«Novemila cubani uccisi dalla dittatura del líder máximo»
Diversi anni fa mi capitò di leggere la testimonianza di un dissidente cubano, poeta noto nel suo paese, che aveva subito delle orribili torture e mutilazioni nelle carceri castriste. Poi un po’ dimenticai sia il fatto che il nome.
Recentemente ho ricevuto una e-mail che mi ha risvegliato il ricordo; una e-mail che riproduceva un articolo sulla condizione dei dissidenti attuali del regime castrista. Lo propongo anche a voi.
In New Jersey un centro raccoglie i nomi di chi è morto in 5 decenni di regime: «A lavoro finito le vittime saranno più di 86mila»
NEW YORK - Alcuni sono morti trafitti dal fuoco dei plotoni d’esecuzione; altri picchiati a sangue dopo torture inenarrabili. Molti si sono tolti la vita nelle spietate carceri dell’Avana immortalate da Prima che sia notte , il film di Julian Schnabel sul poeta gay Reinaldo Arenas, mentre la maggior parte è stata soppressa mentre cercava di scappare dall’isola in barca o in aereo.
Sono alcune tra le migliaia di vittime della dittatura cubana che questa settimana celebra il 47° anniversario dall’ascesa al potere di Fidel Castro, il 10 gennaio 1959.
Mentre il carismatico líder máximo - che in passato è riuscito a sedurre luminari quali Norman Mailer, Jean-Paul Sartre, Jesse Jackson e Ted Turner - festeggia la storia ufficiale, qualcuno ha deciso di onorare i suoi martiri, destinati altresì a restare sconosciuti, ignorati e dimenticati. Da una modesta palazzina in New Jersey, il Cuba Archive Project lavora da anni per documentare il costo, in vite umane, di cinque decenni di dittatura cubana. «È un lavoro monumentale - spiega Maria Werlau, presidente dell’archivio - vogliamo identificare ogni uomo, donna e bambino uccisi dal regime. Perché il mondo conosca la magnitudine della tragedia cubana».
Strappati all’oblio della storia in bianco e nero, sono individui diversissimi tra loro. Come Aida Rosa Pérez, una suora spedita in prigione come «nemica della rivoluzione» e morta d’infarto, dopo inenarrabili torture e lavori forzati.
Estanislao González Quintana è spirato in una caserma di polizia 4 giorni dopo essere stato arrestato per «attività economica illegale». Il suo cadavere era coperto di ematomi e presentava una ferita alla fronte.
I tre fratelli García-Marin Thompson avevano cercato asilo presso l’ambasciata del Vaticano all’Avana, ma sono finiti in mano alle truppe del Ministero degli Interni che li ha fatti giustiziare dopo un processo sommario. La famiglia di Lazo Pastrana, madre, padre e tre figli, è finita in pasto agli squali, dopo che la loro zattera è stata affondata dalla marina cubana.
Fino a oggi l’archivio ha catalogato la morte di 9.240 persone. «Ma si tratta solo della punta dell’iceberg», mette in guardia l'economista Armando Lago, direttore delle ricerche, secondo cui «circa 77.000 cubani hanno perso la vita cercando di scappare dall’isola. Anche loro - precisa - saranno aggiunti all'archivio».
In un articolo sul Boston Globe , Jeff Jacoby ricorda come, durante una conferenza internazionale all'Avana, nel 2001, Castro giurò che «non una singola persona è stata soppressa dal governo rivoluzionario» e invitò il mondo a dimostrare il contrario: «Se lo farete - disse - non parlerò mai più in pubblico». Non immaginava che, un giorno, qualcuno avrebbe accettato la sua sfida.
di Alessandra Farkas
Corriere della Sera 6 gennaio 06
(Altre notizie a questo link)
“Le grandi scimmie” della Spagna di Zapatero e le persone che amiamo.
Recentemente nella Spagna di Zapatero un nugolo di sedicenti scienziati ha chiesto l’approvazione di un disegno di legge che non può lasciarci indifferenti: i socialisti al congresso dei deputati hanno presentato un disegno di legge che pone sullo stesso piano l'uomo e la scimmia paragonando la scimmia con i "deficienti mentali" ed i bambini piccoli: “le scimmie devono essere incluse immediatamente nella categoria di persona per le quali è garantita la protezione morale e legale, un privilegio attualmente riservato solo agli esseri umani".
Benchè ridicola tale decisione di uno stato che ignora i diritti dell’embrione umano e si preoccupa delle grandi scimmie, mi pare estremamente pericolosa in una società come la nostra che ormai ha perso le dimensioni di ciò che è umano e di ciò che non lo è.
Dopo aver saputo di questa notizia cui accennavo qualche giorno fa, mi sono imbattuta in queste parole che mi hanno fatto riflettere:
“L’uomo è un animale razionale”: questa definizione per una madre non basta, per un amante non basta, per un amico non basta, per un uomo morale e buono non basta. Può bastare benissimo per i potenti, per gli sfruttatori, per chi ha come dei l’usura, la lussuria, il potere, come diceva Eliot (Cori da
Nascendo l’uomo dal mistero, - cioè da Dio -, “quello che è, è incommensurabile con quello che sa”, diceva Ricoeur (Gabriel Marcel et Karl Jaspers, Editions du Temp Présent, Paris 1947, pag.49).
Ciò che è deborda infinitamente da quello che l’uomo afferra e definisce; e ciò non toglie che l’uomo posa definire giusto o definire sbagliato, cioè indicare termini esatti che diano una definizione pertinente, o indicare termini falsi per una definizione che non sia pertinente.
(…)Se tu facessi un’analisi di quel che desideri e lo scrivessi su un foglio di quaderno fino al punto in cui non ti viene più in mente niente, proprio niente, il tuo cuore non sarebbe la somma di aui desideri segnati: è infinitamente debordante. E il tempo rivela questo. (L. Giussani, Si può (veramente?!) vivere così?, BUR, pag. 271)
Ecco quel che ci differenzia dalle grandi scimmie: il fatto che se penso a me stesso non riesco a sentirmi definita da un’arida definizione così limitante… ma soprattutto quando parlo con le persone care non le vedo come “animali razionali”, perché c’è all’origine della loro persona un Mistero che nemmeno io riesco a spiegare. So che le conosco, so che di loro mi posso fidare, ma so davvero tutto? E di me so davvero tutto? Ma io chi sono veramente, la somma di tutti i miei desideri? E come potrei sommarli se se ne aggiungono sempre di nuovi? “desideri infiniti”diceva Leopardi. Percepisco in qualche modo di essere più di tutti i miei desideri messi insieme. Ma allora cosa mi definisce? forse qui c'è un tentativo di risposta.
Getsemani
Ieri notte, prima di cadere dolcemente “in braccia a Morfeo”, ho sentito alla radio una frase che evidentemente ha lavorato nel mio cervellino.
Il piccolo Francesco Marto, diceva al voce alla radio, aveva un solo desiderio; quello di consolare Dio.
Stamane, mentre dalla parrucchiera aspettavo pazientemente il mio turno, mi son tornate in mente quelle parole e, insieme, l’esperienza dolcissima di poco più di un anno fa.
Ero in Terra Santa e, come gli altri pellegrini, insieme ai molti miei amici, ho avuto il grande dono di poter baciare
Ricordo che non stavo molto bene fisicamente, ma nulla al mondo mi avrebbe impedito di accostarmi con riverenza e dolcezza a quella santa Roccia. Pensavo che lì Gesù aveva sudato sangue, anche a causa mia... ed era solo… Poco più in là, i prediletti tra i suoi apostoli, Pietro, Giovanni e Giacomo, che non potevano sapere il dramma che a pochi passi da loro dilaniava il cuore del Maestro, si erano addormentati.
Io invece ero là, sapevo cosa in quel luogo santo era successo, e… non potevo far niente per consolare il mio Maestro: era davvero una sofferenza… indicibile… non so spiegare: era dolce e dolorosa insieme, e non potevo far altro che… piangere.
Oggi, sollecitata dalle parole di ieri notte, ripensavo a quella mia impotenza a consolare Gesù e avevo anch’io il desiderio di consolare il mio Dio. Cosa potrò mai fare?
Forse a Lui sarà gradito che gli offra tutto, anche la mia miseria, insieme ad ogni palpito del mio cuore. Ma basterà?
Forse sarà solo una piccola goccia nel grande oceano del Suo infinito dolore… Ma credo che Lui accoglierà almeno il mio desiderio.
Quattro anni fa scrivevo così.
Ora mi trovo in una situazione fisica un po’ complicata che dura ormai da tre mesi e, sorprendentemente, un prete amico mi diceva che questo è il mio Getsemani .
Inutile dire che per me la cosa pare assolutamente incomprensibile: come si fa a paragonare il piccolo guaio capitatomi all’indicibile sofferenza di Gesù?
Però ieri mio marito mi mostrava un passo di Sant’Agostino dal “De vera religione” in cui diceva così: “Infelici quelli che non stimano la facilità dell’azione, e preferiscono il lottare al vincere, mentre la vittoria è il fine della lotta.” E dopo diverse discussioni per capire cosa volesse dire siamo arrivati alla conclusione che non è bene sminuire certe azioni che ci risultano facili: anche quelle possono essere offerte come preghiera; perché la cosa più importante non è l’eroicità della lotta in sé, ma il raggiungimento della meta e se Dio ci consente di raggiungere la meta, anche con sacrifici imperfetti, accettiamo questa mortificazione.
Quindi anche il mio stare temporaneo in una sedia a rotelle con problemi annessi e connessi, pur essendo un sacrificio piccolo rispetto a quello di Cristo, è… (lo dico con infinito tremore) il piccolo contributo che posso dare per far compagnia a Gesù nel Getsemani.
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Da Maggio novità e sorprese a Radio Formigoni
I martiri per la fede in URSS
Ho recentemente letto due importanti libri (Osipova I.,”Se il mondo vi odia... Martiri per la fede nel regime sovietico” e Scalfi R., “I testimoni dell'Agnello. Martiri per la fede in URSS”. R.C. Edizioni "La casa di Matriona") che testimoniano con foto e brevi profili biografici il martirio di tanti nostri fratelli cristiani nei GULag dell’Unione Sovietica del secolo scorso.
Tali profili si possono trovare anche nel web; ed eccone alcuni alcuni:
Abrikosova Anna (1882-1936)
Nacque a Mosca nel 1882. Si laureò all'università di Cambridge. Nel 1903 tornò in Russia, dove sposò Vladimir Abrikosov. Dal 1905 al 1910 viaggiò per l'Europa con il marito. Il 20 dicembre 1908 si convertì al cattolicesimo, nel 1913 prese i voti con il nome di suor Caterina da Siena. Dal 1922 fu superiora della comunità di suore cattoliche di Mosca. Il 12 novembre 1923 fu arrestata nell'ambito dell'inchiesta collettiva sui cattolici russi. Il 19 maggio 1924, per ordinanza del Collegio dell'OGPU fu condannata in base agli articoli 61 e 66 del codice penale della Repubblica federativa Russa a 10 anni di reclusione. Scontò la pena nelle prigioni di isolamento di Ekaterinburg, Tobol'sk e Jaroslavl'. Nel maggio del 1932 fu ricoverata all'ospedale della prigione di Butyrki per subire un intervento chirurgico. Il 9 agosto 1932 fu rilasciata prima del termine stabilito per motivi di salute, con il divieto di abitare nelle dodici città maggiori. Si stabilì a Kostroma. Il 5 agosto 1933 fu arrestata a Kostroma e trasferita a Mosca per ulteriori indagini. Il 19 febbraio 1934 per ordinanza del Collegio dell'OGPU fu condannata, in base agli articoli 58-10 e 58-11 del codice penale della Repubblica federativa Russa a 8 anni di campo di lavoro correzionale. Fu inviata alla prigione politica di isolamento di Jaroslavl'. Nel giugno del 1936 fu trasferita all'ospedale della prigione di Butyrki, dove morì il 23 luglio dello stesso anno.
Ioann (Seleckij Grigorij) (1885 - 1971)
Nasce il 25 gennaio 1885 nella famiglia di un sacerdote ortodosso. Combatte come ufficiale durante la prima guerra mondiale. Nel 1923 è ordinato sacerdote, nella città di Elisavetgrad, dove svolgerà il suo ministero negli anni seguenti, venendo arrestato più volte e detenuto in prigione per brevi periodi. Nel 1927 rompe la comunione con il metropolita Sergij, in seguito alla sua "Dichiarazione" di lealismo: la sua opposizione alla Chiesa ufficiale gli vale l'arresto il 15 gennaio 1930, per "controrivoluzione"; viene condannato a 10 anni di lager. Liberato nel 1938, si stabilisce in provincia di Char'kov, dove però viene riarrestato di lì a poco come "recidivo" e condannato ad altri 5 anni. Il giorno di Pasqua del 1940 viene liberato e fa ritorno clandestinamente a Char'kov; prende i voti monastici con il nome di Ioann. Nel 1941-1944 vive a Poltava, nella regione occupata dai tedeschi, lavorando con il vescovo Veniamin (Novickij). Durante la ritirata delle truppe tedesche viene loro offerta la possibilità di emigrare in Occidente, ma all'ultimo momento decidono di rimanere con il proprio popolo. Veniamin viene arrestato poco dopo a Kiev, mentre padre Ioann viene confinato in soggiorno obbligato a Kremenec fino alla sua morte, avvenuta il 24 agosto 1971.
Daniil (Klimkov Grigorij) (1893 - 1970)
Ortodosso, nasce nel 1893 nel villaggio di Vel'chovec, nei pressi di L'vov. Studia nel seminario di Char'kov e poi all'Accademia teologica di Mosca. Nel 1917 viene ordinato sacerdote e nel 1920 prende i voti monastici, entrando nel monastero di San Daniil a Mosca: proprio qui sarà arrestato nel 1927 e condannato a 5 anni di deportazione nel Nord, per essersi schierato con tutta la comunità monastica contro la "Dichiarazione" del metropolita Sergij. Scontata la pena, non avendo la possibilità di celebrare "legalmente" opera in clandestinità nei dintorni di Mosca. Nel 1942, trovandosi sul territorio occupato dai tedeschi, ritorna in Ucraina e lavora per la rinascita della Chiesa a Zitomir; nel 1945 all'arrivo dell'Armata rossa viene arrestato e condannato a 10 anni di lager. Il duro lavoro in lager era per lui "un'obbedienza affidatagli da Dio". Ripeteva spesso: "In monastero da novizio non ho avuto occasione di sperimentare il lavoro manuale, il Signore ha disposto che ne facessi esperienza ora nel lager". Tornato in libertà, per mantenersi lavora come guardiano in un kolchoz, visitando e sostenendo nel contempo i suoi figli spirituali attraverso una fitta corrispondenza. Aveva il dono della chiaroveggenza ed era considerato da tutti uno starec. Muore a Mosca il 14 febbraio 1970.
Io credo che noi cristiani non dobbiamo abbandonare alla dimenticanza tali martiri per la fede, che furono e sono numerosissimi. Grazie a loro la fede si consolida e si conserva anche per noi. E invito a visitare il blog I morti dimenticati in cui si parla anche di altri martiri ai quali forse dobbiamo la sopravvivenza del mondo. Ricordiamoci delle promesse di Dio che, se avesse trovato almeno dieci giusti, avrebbe salvato Sodoma e non dimentichiamo che il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani: sanguis martyrum semen Christianorum.
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A questo link potrete vedere la cronologia delle repressioni religiose in URSS.
61 anni dall'omicidio di don Enrico Donati
Gli assassini, della stessa scuola di chi uccise successivamente Giuseppe Fanin, rimasero sconosciuti ed impuniti, come tanti altri che nello stesso periodo agirono in disprezzo della fede, e per preparare il terreno all'agognata rivoluzione proletaria.
Le tue campane non ebbero rintocchi per te.
Il tuo grido che ferì il silenzio della notte, il tuo gemito, il sangue che gocciolò nella stradina bianca, la partenza senza ritorno furono l’annuncio della tua morte.
Mancarono i ceri per te.
Le stelle occhieggianti nel firmamento furono le fiammelle che ti vegliarono.
Non fiori per te.
Ma dalle siepi, dalle aiuole i mille fiori del maggio composero la tua corona.
Il tuo corteo? Come quello del Calvario: di coloro che ti tesero agguato e ti avvolsero nell’ampia coltre della buia notte.
Ma iniziò un pellegrinaggio che continua, che ingrossa.
Fosti il buon pastore per i 25 anni del tuo sacerdozio e anche in morte somigliasti a Lui.
C’è da piangere sulla tua tomba.
Per lavare quel sangue.
Per spegnere tanto odio.
Nell’ampio sorriso dei cieli volgiti a noi che rimanderemo il tuo nome per sempre più benedetto.
E nell’amplesso di bontà e di amore del Padre i figli tutti si ritrovino fratelli.
Ringrazio Il Mascellaro perchè ci ricorda un altro episodio del periodo della "Liberazione"
I GULag sovietici
Conosciamo tutti l’orrore dei Lager nazisti dove sei milioni di nostri fratelli ebrei, ed anche altri, hanno sofferto in modo atroce o hanno incontrato la morte nelle spaventose “docce”.
Ma sicuramente non tutti sanno cosa sono i GULag sovietici di cui ho trovato un’interessante documentazione nel sito Gariwo . Copio solo l’introduzione della scheda che ne parla e per l’approfondimento rimando alla pagina del web
GULag: i lager sovietici
QUANDO E DOVE:
GULag è l’acronimo, introdotto nel 1930, di Gosudarstvennyj Upravlenje Lagerej, Direzione centrale dei lager. Nel 1918, con l’inizio della guerra civile, fu creata una vasta rete di campi di concentramento per gli oppositori politici. Nel 1919 venne creata la sezione lavori forzati. Il lavoro coatto era previsto come mezzo di redenzione sociale dalla stessa costituzione sovietica. Oltre alla funzione economica e punitiva, alcuni lager ebbero anche la funzione di eliminazione fisica dei deportati. Comunque, le condizioni generali entro le quali i deportati erano costretti ad operare rendevano naturale la morte per stenti. Disseminati nei luoghi più inospitali dell’URSS, dalle isole Solovki alla Kolyma, una zona mineraria siberiana, i lager sovietici furono 384. Oltre ai lager veri e propri vennero istituite le “zone di popolamento speciale”, per la colonizzazione e lo sfruttamento delle regioni più inabitabili dell’URSS. Il sistema GULag caratterizzò tutto il periodo leniniano e staliniano e cominciò ad essere riformato soltanto dopo la morte di Stalin, avvenuta nel 1953. Nel 1956 ne rimanevano 37. La chiusura dell’intero Arcipelago si avrà nel 1987, con Gorbacev. Si deve allo scrittore A.Solzenicyn l’espressione “Arcipelago GULag”, titolo di un’opera monumentale e fondamentale, pubblicata nel 1971.
Seguono i paragrafi:
- ENTITA’ DELLO STERMINIO
- AUTORI DEL PROGETTO E DELLA MESSA IN ATTO
- PIANIFICAZIONE
- MOVENTI IDEOLOGICI
- MODALITA’ DI ESECUZIONE
Scopro inoltre che a Milano c’è stata l’anno scorso una celebrazione in ricordo delle 1028 vittime italiane dei GULag staliniani con l’inaugurazione di un parco ad esse dedicato: il Parco Valsesia che è stato intitolato "Alla memoria delle vittime italiane del GULag", con deposizione di una lapide a ricordo della loro tragedia.
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Da maggio novità e sorprese a Radio Formigoni
