Una Lettera di J. Carron al Corriere della sera ci invita a riflettere su quel che significa Auchwitz per tutti:
Il discorso di Benedetto XVI ad Auschwitz
Dopo le critiche di vario genere rivolte al Papa a motivo della sua visita e del suo discorso ad Auschwitz, ho visto con gratitudine e sollievo che uno dei più autorevoli editorialisti del Corriere, il professore Ernesto Galli della Loggia, ha colto il punto decisivo (Corriere, 30 maggio).
La vera questione, infatti, mi pare questa: come sconfiggere il male che in quel luogo ha mostrato tutta la sua potenza?
Possiamo dare la colpa, ed è giusto attribuirla, a chi ha, ma accontentarci di questo non è che un altro modo di sfuggire dalla vera sfida che Auschwitz rappresenta per tutti; significherebbe non affrontare il pericolo reale che incombe sugli ebrei così come sui cristiani e su qualsiasi gruppo umano. Sono convinto che senza sconfiggere il vero nemico non potremo stare mai in pace.
Auschwitz resterà per sempre davanti ai nostri occhi come la documentazione tragica e terribile della sconfitta dell’uomo, dell’incapacità di salvarsi da solo dal male, che pur o affascina a causa della sua mortale fragilità. Mi domando se dopo Auschwitz siamo disponibili a imparare dalla esperienza vissuta, mettendo in discussione il dogma fondamentale di una certa modernità: quello secondo cui l'uomo basta se stesso.
Per questo Auschwitz mette tutti noi, cristiani ed ebrei, uomini tutti, davanti alla stessa domanda e alla stessa urgenza:chi ci libera dal male?
E proprio da quel luogo, Auschwitz, che invece di un possibile nuovo contrasto tra cristiani e ebrei dovrebbe uscire un’unità più salda: unità di un grido rivolto al comune Dio:
"Oh Dio, salvaci tu!" .
In questo senso Benedetto XVI ha colto il cuore del problema indicando la strada, perché senza aiuto di Dio noi non saremo in grado di vincere il vero nemico dell’ umanità.
Juliàn Carron
Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione
Sul sito del Pontificio Consiglio per i Laici , trovate tutte le informazioni utili per partecipare all'incontro dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità con Benedetto XVI, che si terrà la vigilia di Pentecoste. (ce lo ricorda Gino)
Pensate! sono attesi in trecentomila per l'incontro di sabato prossimo a Roma: sarà una grande festa!
Se ne avete la possibilità, non perdetevelo.
Il moralismo e la speranza
A conclusione di una breve ma intensa vacanza/ritiro con gli amici della fraternità, una cosa mi risultava più chiara: che il nemico più grosso della nostra speranza (nostra e di tutti) è il moralismo. Ma è un nemico talmente subdolo che nemmeno si riesce ad individuarne i contorni.
In questo campo penso che mille teorie non sostituiscono la verifica personale.
Mi accorgo che siamo sempre preoccupati di essere "brave persone", quasi che il cristianesimo consistesse solo in questo: "seguiamo tutte le regole... e quindi siamo a posto"... No! Questo è farisaismo!
La vera moralità cristiana (non parlo di etica che implica necessariamente delle regole codificate) non è obbedire a una dottrina cristallizzata, ma tutta la sofferenza e il dramma del desiderio e della tensione continua ad un rapporto personale con Cristo con cui discutere, amare, supplicare ("mendicare" direbbe un amico carissimo), chiedere perdono, ringraziare... le circostanze ci sono date per questo rapporto drammatico e stringente.
Solo così può nascere la speranza. (ma occorrono anche altre condizioni che non sto a riferire)
Il moralismo è il nemico della speranza.
Ho capito che il moralismo è un fare i calcoli, un misurare in base ai nostri criteri umani ("fin qui va bene.. oltre non va bene... secondo la mia misura umana").
Così ci impantaniamo perché subiamo lo scandalo del nostro limite o del limite degli altri.
Ho imparato invece che quel che ci rende cristiani lieti è l'atteggiamento di chi è davvero bambino sotto lo sguardo compiaciuto o preoccupato del Padre, che comunque risolve tutto ed è felice se gli rinnoviamo continuamente la nostra fiducia.
Ecco perché il moralismo è nemico della speranza, perché si basa sul nostro progetto di perfezione, che non riusciamo a realizzare e allora ci disperiamo per lo scandalo del nostro limite o per il limite degli altri.
In realtà chi ci salva non sono i nostri calcoli, ma la misericordia di un Dio che ha sete della nostra fiducia incondizionata.
La fiducia, che é sperare contro ogni speranza, è il respiro della nostra reale libertà.
IL NUOVO MINISTRO COMINCIA A COLPIRE
Abbiamo fatto un referendum l’estate scorsa, per difendere la legge 40 che in qualche modo regolarizzava la situazione della ricerca e le sperimentazioni sugli embrioni umani; e quasi tutto il popolo italiano ha manifestato con il doppio no (alla referendum e all’abrogazione della legge) il suo profondo rispetto per la vita umana, che invece i nostri presuntuosi maitres à penser, che pontificano dalle pagine dei quotidiani più venduti (ma evidentemente non letti), hanno disprezzato in modo vergognoso.
Anche in Europa il governo Italiano si era espresso il proprio sostegno ad ''una dichiarazione etica riguardo l'uso della ricerca sulle cellule staminali'', in quanto interprete della volontà del popolo italiano di salvaguardare la vita fin dal suo concepimento.
Ora il governo è cambiato; perciò l’onorevole Mussi, neoministro per l’Università e la ricerca, ha ritirato il suo sostegno a quella dichiarazione etica, per non creare ostacoli alla sperimentazione sugli embrioni umani in altri paesi europei.
Ma stiamo parlando di embrioni umani, non di caramelle.
Di esseri umani che in un referendum di un anno fa gli italiani hanno dimostrato di voler difendere.
Non è che siccome gli altri non sono Italiani ce ne possiamo infischiare.
Si tratta sempre di omicidi.
Notizia appena arrivatami e che potrete conoscere per intero nel blog di Alef:
Nvd alias Nuovi vomitevoli demoni
La nuova formazione si chiama Nvd e chiede che i sedicenni
possano recitare nelle pellicole hard o addirittura prostituirsi.
Olanda, nasce il partito dei pedofili
"Porno infantile e sesso a 12 anni"
Altre proposte: legalizzare ogni droga, viaggiare gratis in treno
poter girare nudi ovunque e poter fare sesso con gli animali.
Al peggio non c'è mai limite....
Grazie a Quidestveritas per la foto
Papa Benedetto XVI ad Auchwitz
Quest’immagine mi ha colpito profondamente: lui, Benedetto XVI, solo, davanti al martirio delle vittime di un manipolo di assassini, sembrava voler portare, lui innocente, tutte le colpe di quegli assassini.
Come Cristo davanti al Sinedrio.
Non si è limitato a chiedere perdono per gli errori di persone che come noi fanno parte della comunità dei peccatori e dei santi: perché nessuno è solo su questa terra. Ognuno porta con sé le sorti della nostra ricca e povera umanità.
Benedetto era lì, in preghiera, in piedi, come un vero figlio di quel Padre che vuole adoratori nella Verità e nella Libertà: la verità di un perdono e una riconciliazione chiesti e offerti ad un’umanità che ormai ha smarrito il suo vero volto.
E l'arcobaleno all'orizzonte era la risposta del Padre, che accoglie ogni preghiera e mantiene sempre quel che promette.
Era un segno per la nostra speranza.
