I MARTIRI CRISTIANI DELLA RIVOLUZIONE SPAGNOLA
C'è un modo molto semplice di falsare la storia: basta censurare certi fatti sgraditi,per la loro gravità, all'ideologia dominante. E' così che per oltre mezzo secolo è stato censurato il martirio di nostri fratelli cristiani operato dalla rivoluzione antifranchista della Spagna del 1936.
Ce lo ricorda Mario Palmaro in un articolo da IlGiornale.it n. 153 del 30/06/2006
Benedetto XVI ha autorizzato questo lunedì la promulgazione dei decreti con cui si riconosce il martirio di 148 religiose e religiosi e di una laica assassinati in Spagna tra il 1936 e il 1937, in piena persecuzione religiosa.
Con questo atto - doveroso e nello stesso tempo coraggioso - Joseph Ratzinger rende il giusto tributo a uomini e donne che hanno testimoniato Cristo fino al martirio. Ma offre al mondo, e soprattutto alla società italiana, l’occasione per una seria riflessione sui fatti che hanno contrassegnato il Novecento.
Inutile nasconderlo: siamo ancora affetti da un curioso strabismo prospettico, quando ci volgiamo a guardare il nostro passato recente. Paghiamo un prezzo
altissimo al pensiero unico accademico e alla conseguente diffusione di
testi di storia nelle scuole che offrono una lettura faziosa e parziale
degli eventi.
È come se qualcuno ci avesse obbligato per anni a guardarci dentro quegli specchi deformanti del Luna Park, che restituiscono un’immagine distorta della realtà.
Così, è accaduto che la mattanza di cattolici consumata in Spagna da anarchici e comunisti sia stata completamente rimossa da quel bagaglio minimo di notizie che uno studente di medio-basso livello dovrebbe possedere.
Qui non si parla dell’approfondimento e della ricerca scientifica, che giustamente concerne un’élite di studiosi. Stiamo parlando più modestamente della «vulgata storica», cioè di quel minimum di avvenimenti del passato che tutti, bene o male
conoscono.
Ora, non c’è studente di terza media che, per quanto ottuso, non sappia qualcosa della shoah, dei lager, del nazismo, delle leggi razziali, del fascismo, di Hitler e di Mussolini.
Si può dire che insieme al latte i nostri infanti abbiano poppato robuste dosi di antifascismo ufficiale, come si fa con le vaccinazioni.
Per decenni, il girone dei cattivi della storia finiva lì: tolto il dente dei nazifascismi, tolto il dolore della storia.
Oggi le cose sono un pochino cambiate, e puoi permetterti perfino il lusso di citare in pubblico Stalin e Pol Pot per metterli nel mazzo dei malvagi della storia.
Rimane più difficile associare il comunismo al nazionalsocialismo, anche perché ci si scontra con il fatto - inconfutabile - che nel governo del Paese ci sono partiti che,
nel nome e nel simbolo, si rifanno esplicitamente alla falce e martello.
Quando poi si tratta di riportare i riflettori della storia sui fatti
terribili della guerra di Spagna, allora il compito è addirittura
proibitivo.
Perché anche qui nella testa del nostro studente medio riaffiorano slogan e immagini prodotte dal conformismo dominante: Guernica di Picasso; i nazisti e i fascisti che bombardano con l’aviazione; Franco, il dittatore cattivo.
Cattolici massacrati? Non ricordo. Franchismo come freno al progetto di eliminazione totale del cattolicesimo dalla Spagna?
Impossibile.
Così, è accaduto che questi poveri morti sono diventati ingombranti. Non solo per chi trova imbarazzante ricordare che «i buoni» - cioè gli anarchici e i socialisti spagnoli - si sono macchiati di orribili delitti.
Ma l’imbarazzo si è insinuato perfino nel mondo cattolico, dove per decenni sono state esercitate pressioni di vario genere sui pontefici affinché evitassero di elevare agli onori degli altari le vittime della guerra civile spagnola.
Avete un’idea di quali siano state le proporzioni di questa persecuzione? Furono assassinati 6845 rappresentanti della Chiesa. Di questi, 4.184 erano sacerdoti diocesani, inclusi seminaristi, 2.365 erano religiosi e 296 religiose di 62 congregazioni.
Hic Rodus, hic saltus. Questi sono i fatti, di qui devono transitare i professori di storia dei nostri figli, i politici che ci rappresentano, i parroci «democratici», i cattolici «impegnati» di ogni tipo. Insomma: tutti gli uomini che non hanno paura della verità.
Ogni settimana mi arriva nella casella della posta elettronica la rassegna stampa settimanale di Giona, con delle notizie davvero utili.
Oggi ve la copio, sottolineando che chiunque può iscriversi gratuitamente a questo servivizo:
NUMERI
Finalmente veniamo a conoscere il numero dei "matrimoni" omosessuali in Spagna nel primo anno di applicazione della legge: 1539, appena lo 0,6% del totale dei matrimoni. E non basta, si può supporre che - nel primo anno di applicazione - in questo numero rientrino anche coloro che da anni attendevano di potere fare il grande passo. Quale sarà il numero delle unioni gay nel prossimo anno: 800, 1000, 1200?
I numeri sono 'autorevoli' e per questo a volte vengono manipolati. Le bugie statistiche sono state spesso al centro di una vera e propria strategia comunicativa. Ad esempio nel caso dell'aborto: sui giornali - scrive Francesco Agnoli - nel 1976 si parlava di un numero di aborti clandestini annuo da 1,5 a 3 milioni. Ma nel 1979, primo anno di applicazione della legge, gli aborti legali furono ufficialmente, 187.752! Quanto poi alle donne morte per pratiche abortive clandestine - nota sempre Agnoli - si parlava di un numero da 20.000 a 25.000 l'anno, ma dal Compendio Statistico Italiano risulta che, nel 1974, in Italia, nell'intero anno, sono morte complessivamente 9.914 donne in età feconda (tra il 14 e i 44 anni)!
I numeri a volte rivelano realtà scomode. Ad esempio potremmo scoprire che in Italia ci sono stati 939.460 infortuni sul lavoro nel 2005 (e 1.195 decessi per infortuni), e 135.133 aborti nel 2000. E potremmo chiederci se la priorità - rispetto ai PACS, da parte di qualsiasi governo - non dovrebbe essere assegnata a fenomeni con questa rilevanza numerica.
E magari potremmo chiederci come mai, con un governo di sinistra, i primi annunci fatti - comunque quelli più eclatanti - abbiano riguardato: i PACS, la dose minima per gli spinelli, il si al finanziamento della ricerca delle staminali embrionali. E scoprire con Ernesto Galli della Loggia che oggi la sinistra politica ha adottato l’«ideologia edonistica del consumo a sfondo individualistico con l’inevitabile appendice del laicismo»; e che sono «coloro che in qualche modo vi si oppongono, a cominciare dalla Chiesa, a sostenere un punto di vista socialmente minoritario e dunque, se non altro per questo, più coraggioso».
Ancora, leggendo dell'allarme della Corte dei Conti sulla spesa pubblica (sempre numeri), potremmo notare che questo è attribuito anche al fatto che: «nei prossimi decenni l'Italia subirà i pesanti riflessi dell'invecchiamento della popolazione sulla spesa». E ricordare i già citati dati dell'ISTAT che parlano della necessità (per motivi di bilancio economico) di accoglire almeno 150.000 immigrati l'anno. E scoprire che questa cifra corrisponde grosso modo alla media annuale degli aborti negli ultimi anni.
Potremmo allora domandarci se non abbia senso, non per motivi etici ma per motivi economici e di buon senso, porsi l'obiettivo di ridurre questo massacro. Essendo pure certi che - in ogni caso - ogni aborto è un trauma, e che ogni donna a cui si offrisse la possibilità di non ricorrervi sarebbe senz'altro una donna più felice.
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Vi presento il bellissimo dramma di O. V. Milosz, Miguel Manara :
Lui solo è.
"Tutto è dove deve essere e va dove deve andare: al luogo assegnato da una sapienza che (il cielo sia lodato!) non è la nostra"
Queste le parole conclusive del dramma sacro di Milosz, che affronta in modo poetico e perciò profondamente vero e affascinante, la vicenda tormentata del don Giovanni storico.
L'ardente cavaliere ci viene presentato proprio nel momento in cui l'insoddisfazione comincia a rodere: "Ah! Come colmarlo, quest'abisso delle vita? Che fare? Perché il desiderio è sempre lì, più forte che mai, più folle che mai".
Ma al culmine dell'insoddisfazione un incontro: Girolama Carillo de Mendoza. Poco più che adolescente essa ama i fiori ma non li recide per ornarsi come le altre fanciulle, perché "Si può benissimo amare, un questo mondo in cui siamo, senza aver subito voglia di uccidere il proprio caro amore, o di imprigionarlo tra i vetri (come si fa con gli uccelli) in una gabbia in cui l'acqua non ha più sapore di acqua e i semi d'estate non hanno più sapore di semi".
E' felice Girolama, felice della semplicità che custodisce il pudore di una giovinezza inconsapevolmente affascinata dal mistero della verità di sé: "mi dicevate poco fa che la mia vita era triste: non condivido affatto il vostro punto di vista. C'è la casa, c'è il giardino, e la lezione quotidiana, e i poveri. C'è molta, molta povera gente a Siviglia. Non ho il tempo di annoiarmi. E poi ci sono i libri (…) Non rimproveratemi questa tranquillità di spirito e di cuore: non trascuro nessuno dei miei doveri".
Nella sua semplicità e giovinezza Girolama accoglie Miguel Manara, pur conoscendone il passato, perché intuisce che nel cuore di lui quella scintilla immortale di bene non si è del tutto spenta, nonostante i suoi trascorsi così burrascosi e quasi immemori: "Non ho paura di voi" (…) "E le donne sanno bene quello che fanno, via, e non si lasciano prendere che quando Dio non è più nel loro cuore, e allora non vale più la pena di prenderle".
I due si sposano, ma dopo tre mesi Girolama muore: il dolore immenso per la morte di lei fa riaffiorare nel cuore di Miguel tutta la consapevolezza della orribile vita che ha preceduto la conversione: è come se il dolore per la perdita delle persona amata portasse con sé tutti i dolori veri della vita, li rendesse più pungenti. E quale dolore più atroce che quello del male che non si può annullare?
Ma il superiore del convento cui si presenta il giovane Miguel non censura nulla di tutto il suo burrascoso passato, perché comprende che il giovane vuole intensamente recuperare la verità di sé.
Miguel entra in convento con questa speranza di redenzione e potrà finalmente acquisire, da figlio del dolore, quella certezza che gli fa dire: "Io sono Manara. E colui che amo mi dice: queste cose non sono mai state. Se ha rubato, se ha ucciso: che queste cose non siano mai state! Lui solo è".
Questo in fondo è il destino di ogni uomo, più o meno malvagio, più o meno consapevole della propria meschinità: se ha la fortuna di incontrare chi glielo comunichi, prima o poi, capisce che quel che conta è soltanto il Fatto che Lui solo è.
Santi Pietro e Paolo, apostoli (Solennità) - Indulgenza plenaria
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Può ottenere in questo giorno l'indulgenza plenaria chi, oltre ai requisiti comuni piamente visita una basilica minore o una chiesa cattedrale e vi recita un Padre Nostro e un Credo.
Pietro e Paolo: due nomi che lungo i secoli hanno personificato la Chiesa intera nella sua ininterrotta Tradizione. Simone è un pescatore di Betsaida. Il fratello Andrea lo introduce al seguito di Gesù. Il Cristo gli cambia nome e lo chiama "Pietro" per fare della sua persona la pietra di fondamento della sua Chiesa. Paolo, dopo la sua conversione sulla via di Damasco, riceve l'elezione divina ad essere apostolo delle genti. Ancora oggi il Papa invoca l'autorità dei santi apostoli Pietro e Paolo quando nei suoi atti ufficiali intende riferire la Tradizione alla sua sorgente: la Parola di Dio.
vedi immagine qui
testo da Agenda Shalom 2006
Scusate se insisto, ma ho trovato in Il Mascellaro il resoconto stenografico della seduta di ieri al senato e mi pare opportuno che sia conosciuta dato che i quotidiani di oggi diranno quel che fa comodo al potere di turno:
(...)
Il resoconto stenografico, particolarmente istruttivo, è il seguente:
PRESIDENTE (Marini). L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 379. Il presidente della 1a Commissione, senatore Mancino, mi ha comunicato che, malgrado tre riunioni della Commissione, non è stato raggiunto un accordo sulla relazione da svolgere in Assemblea e che pertanto non potrà esporre la sua relazione. Ha chiesto di parlare il ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali, onorevole Chiti.
PASTORE (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. No, senatore Pastore. Il rappresentante del Governo ha diritto di chiedere la parola quando lo ritiene.
PASTORE (FI). Ma io ho chiesto la parola!
PRESIDENTE. Ministro Chiti, vada avanti!
MALAN (FI). Presidente, si vergogni! Nessuno lo ha mai fatto. Avevamo chiesto noi la parola! (Vibrate proteste del senatore Pastore, che insieme al senatore Malan e ad altri senatori del centro-destra si avvicina al banco del Governo).
PRESIDENTE. Senatore Pastore, la richiamo all'ordine. (Vivissime proteste dal centro-destra). Invito il Ministro a intervenire.
PASTORE (FI). E' un abuso!
MALAN (FI). Si legga il Regolamento, Presidente!
PRESIDENTE. Senatore Malan, la richiamo all'ordine.
MALAN (FI). Avevo chiesto la parola anche ieri, Presidente! (Vivissime proteste dal centro-destra. Coro dal centro-destra: "Venduti! Venduti!").
CHITI, ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Signor Presidente, come preannunciato nella Conferenza dei Capigruppo di ieri, il decreto-legge n. 181...
ALBERTI CASELLATI (FI). Non è possibile!
MALAN (FI). Ministro, lei non può parlare!
VOCI DAL CENTRO-DESTRA. Fuori! Fuori!
PRESIDENTE. Senatore Malan, la richiamo nuovamente all'ordine.
SCHIFANI (FI). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ha diritto di parlare il rappresentante del Governo.
CHITI, ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Il Governo pone la fiducia sul decreto-legge n. 181, recante disposizioni urgenti in materia di... (Vivissime e vibrate proteste dai banchi del centro-destra).
MALAN (FI). Non può parlare il Ministro! (Il senatore Malan lancia il Regolamento del Senato verso il banco della Presidenza).
PRESIDENTE. Senatore Malan, la censuro e la espello dall'Aula. (Applausi dal centro-sinistra). Senatore Malan, fuori dall'Aula!
GUZZANTI (FI). Vergogna! Golpista! (Vivissime proteste dai banchi del centro-destra. Numerosi senatori del centro-destra si avvicinano ai banchi del Governo).
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per venti minuti.
Leggere questi documenti, e comprenderli, è importante. Perché tantissimi quotidiani racconteranno questa vicenda come l'ennesimo «golpe» della «destra eversiva».
Non sono tagliata per le politica però quel che è successo ieri al Senato nelle due versioni diverse, date da due telegiornali diversi, mi ha messo in allarme, così ho cercato spiegazioni nella stampa e nel web e vi copio quello che ho trovato e mi sembra abbastanza fedele al vero:
Mi pare gravissimo quel che è accaduto al senato, anche in rapporto all’informazione di stato lacunosa e imprecisa, quasi a voler ritorcere le colpe su un’opposizione che chiedeva la parola in modo legittimo. Ma, in modo mai verificatosi prima nella storia italiana, è stato tolto il diritto di parola ad uno che l’aveva chiesta per rappresentare la metà degli italiani che non hanno votato centrosinistra.
Riporto con preoccupazione questo articolo di Gianteo Bordero del 28 giugno preso dal sito RagionPolitica e riproposto da Alef:
Hanno passato la legislatura appena conclusa accusando Berlusconi, il suo governo e la Casa delle Libertà di avere in spregio il Parlamento e la democrazia parlamentare. Hanno detto, scritto, urlato ai quattro venti che il Cavaliere e i suoi, in barba ad ogni rispetto del sistema istituzionale italiano, usavano le Camere come uno stuoino delle volontà del governo. Hanno gridato, a più riprese, al tacito golpe macchinato dall'esecutivo nei confronti del legislativo. Bene.
Oggi che sono diventati maggioranza, che questa sgangherata, divisa ma arrogante sinistra è divenuta maggioranza parlamentare nel modo in cui tutti sappiamo, ci si poteva aspettare che avrebbero dimostrato coi fatti il loro dichiarato amore - sventolato come un sacro vessillo nel corso dell'ultima campagna referendaria - per la Repubblica e per le istituzioni. Ma così non è stato. Già le avvisaglie non erano state delle migliori: hanno chiuso la porta in faccia a chi, dopo le elezioni del 9 e 10 di aprile, dati alla mano suggeriva l'ipotesi di un ragionevole accordo tra le parti in causa su due o tre cose da fare insieme per poi tornare alle urne. Poi sono andati avanti con la famelica occupazione di tutto l'occupabile e, soprattutto, con la manifesta volontà di mettere la sordina all'opposizione e a quella parte di elettorato che essa rappresenta - la metà degli italiani. Non contenti, ma divenuti nel frattempo consapevoli del fatto che non si governa senza i numeri e che l'unica cosa che possono fare sic rebus stantibus è tirare a campare, hanno pensato dapprima di iniziare a ridurre le convocazioni delle due aule parlamentari, poi si sono inventati il «mese corto» [si lavora solo 10 giorni al mese,ndr] su proposta del presidente di Montecitorio Bertinotti.
Infine, tra ieri e oggi, hanno tolto la maschera e hanno mostrato il loro vero volto - roba che fa impallidire in un sol colpo i presunti schiaffi autoritari del governo berlusconiano nei confronti delle Camere. Cosa è accaduto lo spiega il senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti questa mattina su Il Giornale. Il governo manda al Senato due decreti (uno è il cosiddetto «milleproroghe», l'altro quello riguardante lo spacchettamento dei ministeri) e pone la questione di fiducia.
L'opposizione, come da regolamento, «ha diritto di chiedere, prima della fiducia, la discussione e la votazione della pregiudiziale di costituzionalità. È un diritto e serve per costringere la maggioranza a dimostrare che ha i numeri».
Ma il presidente dell'aula di palazzo Madama, Franco Marini, «ha impedito che si votasse la pregiudiziale, abrogando una prerogativa della minoranza... Se tutti i governi hanno fatto ricorso al voto di fiducia per cavarsi dai guai, nessun governo o maggioranza ha mai osato ignorare la pregiudiziale. Ieri è avvenuto lo strappo».
Stamattina, poi, dopo che il governo aveva ottenuto la fiducia sul «milleproroghe» (con due soli voti in più rispetto al quorum), Marini ha impedito al senatore azzurro Schifani di intervenire sull'ordine dei lavori, dando invece la parola al ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, che avrebbe dovuto annunciare la richiesta della fiducia anche per il secondo decreto. Caos in aula. Seduta sospesa.
Ma con la seduta è sospeso anche, come hanno osservato i senatori di Forza Italia, il corretto e democratico funzionamento del Parlamento e, soprattutto, sono sospesi di fatto i diritti - persino quelli minimi - dell'opposizione.
Che a portare avanti questa operazione sia proprio il sedicente «moderato» Franco Marini, che nel suo discorso di insediamento si era riempito la bocca di «dialogo», «confronto», «rispetto reciproco», la dice lunga su quello che è il reale quadro che si presenta agli occhi degli osservatori della politica: un governo tanto debole quanto arrogante in tutte le sue componenti, pronto a qualsiasi cosa pur di non fare i conti con la sua debolezza, con le sue contraddizioni, con la sua impossibilità a svolgere concretamente un qualsivoglia programma, se non - come abbiamo detto - quello del tirare a campare, rimanendo attaccati come patelle allo scoglio del potere.
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DalCorsera di oggi 29 giugno:
Lite sul regolamento, l’azzurro Malan occupa l’aula. Intervento di Napolitano. Berlusconi esulta Battaglia al Senato, poi Marini cede E su Kabul pronti al no 8 dell’Unione. Tensione anche nel Polo
Gazzarra in Senato sulla fiducia chiesta dal governo per lo spacchettamento dei ministeri. Al rifiuto di Franco Marini di discutere, prima della fiducia, le pregiudiziali di costituzionalità, il senatore di Forza Italia Lucio Malan (...) ha tirato addosso al presidente il libro del regolamento del Senato («pesa solo quattro etti...», si è poi giustificato il senatore) e, una volta espulso, si è rifiutato di abbandonare l’aula. «L’occupazione» è durata otto ore e si è poi risolta anche per l’intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Tensioni nell’Unione sull’Afghanistan: otto senatori annunciano il loro «no» alla missione. Malumori anche nel Polo.
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Pera: i Ds ora mi riabilitano. Franco? Vittima di Prodi L’ex presidente di Palazzo Madama: con me non sarebbe mai successo, davo sempre la parola a tutti
ROMA - Nei corridoi del Senato lo fermano i diessini: «Nemmeno tu l’avresti combinata così», gli sorride Cesare Salvi. Poco distante Gavino Angius ammette: «Marini ha fatto un errore».
Marcello Pera ovviamente sorride, minimizza i complimenti («eh sì, ora mi riabilitano, post mortem»), ma non vuole dire una parola contro chi gli è succeduto alla presidenza del Senato. Al massimo concede una critica: «Credo che Marini sia una vittima: di Prodi, della presunzione di questo governo. Detto questo sta dimostrando più ostinazione che flessibilità, facendo un danno all’istituzione Senato oltre che a se stesso».
Allora presidente, come giudica l’incidente?
«Con me una cosa simile non è mai successa, ho sempre dato la parola a tutti».
Lei dirigeva un altro Senato, con altri equilibri numerici.
«È vero, ma qui siamo già alla seconda volta. Marini non può pensare di procedere così, il Senato non può solo votare fiducie e non discutere di nulla».
Si avvicina un altro senatore della maggioranza, chiede a Pera se Marini ha ricevuto consigli dagli uffici giuridici: «Il problema non sono i consigli ricevuti, ma quello che ha chiesto, ovvero come ridurre al minimo la discussione, per non far parlare l’opposizione. E si sa, i precedenti sono come i peccati: a cercarli si trovano sempre».
Colpa di Marini dunque?
«Al contrario. Lo ritengo una vittima di questo governo. Prodi dà l’impressione di voler governare facendo a meno del Senato. Esistono già le date parlamentari per le fiducie. Se le cose stanno così era invitabile che accadesse. E, se Marini non gli farà cambiare idea, succederà ancora».
Tutta colpa di Prodi?
«Certo. E mi meraviglia che non si curi di mettere in difficoltà la seconda carica dello Stato e il Parlamento. Marini si trova coinvolto in un percorso di guerra che è stato definito a Palazzo Chigi. Il ministro Chiti si è dimostrato inesperto».
Anche voi facevate ricorso alla fiducia. E non sarete ricordati come campioni del contributo parlamentare alle leggi.
«Ma non è mai successo che sia stata chiesta una fiducia preventiva. La fiducia arrivava al termine della prima lettura, dopo un percorso che prevedeva ampio dibattito. Prodi al Senato non ha una maggioranza e cerca di porvi rimedio, ma nel peggior modo possibile, creando una ferita istituzionale».
Oggi i senatori del centrosinistra presenti erano 160, ampia maggioranza dunque. In apparenza nessun problema. Che è successo secondo lei?
«Facendo parlare Schifani e Malan, e accettando un dibattito, avremmo perso al più un paio d’ore. Diciamo che a Marini è mancata la prontezza di capire che la forzatura non era necessaria. Il massimo del rischio che correvano era che mancasse il numero legale. Il mio timore è che Marini voglia creare un precedente, ma su questo punto il regolamento è chiaro».
Dice anche che non si possono tirare dei libri all’indirizzo della presidenza.
«Indubbiamente, ma guardi qui il problema è il modo di essere maggioranza non certo il nostro modo di fare opposizione. Qui stiamo parlando di banali decreti, mi chiedo cosa succederà con la Finanziaria. Come pensa Prodi di portarla avanti? Così finirà con l’esautorare la sua stessa maggioranza. Non la vedo la sinistra radicale che vota a scatola chiusa la Finanziaria: sarebbe l’implosione del centrosinistra».
Previsioni?
«Fra qualche mese Prodi arriverà a un bivio: o farsi da parte o trovare un accordo con l’opposizione. Ma non credo che lo farà: andrà via lasciando i pozzi avvelenati».
Marco Galluzzo
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