Religione naturale e Cristianesimo
Recentemente mi è capitato di leggere queste righe: “Gli articoli principali della religione naturale sembrano potersi riassumere in questi punti:
1) vi è un Dio infinito ed eterno, creatore di tutte le cose;
2) egli governa il mondo attraverso la provvidenza;
3) è nostro dovere adorarlo ed obbedirgli, perché è il nostro reggitore;
4) la nostra adorazione consiste nel seguire le regole della corretta ragione, la cui pratica è la virtù morale;
5) dobbiamo aspettarci ricompense e castighi nell’aldilà, che dipendono dalle azioni da noi compiute in questa vita…” (C. Blount, Oracoli di ragione, in Filosofia. I testi, la storia. SEI, Torino 1995)
Si tratta evidentemente di principi molto dignitosi e condivisibili da chiunque guardi la realtà in modo spassionato. Lo stesso san Paolo dice che sono inescusabili coloro che non ammettono l’esistenza di Dio dopo averne visti gli innegabili segni nella creazione. Ma si tratta appunto di una religione naturale, una religione cioè cui può arrivare qualsiasi uomo a partire dalla propria esperienza umana.
Quale la differenza con il Cristianesimo?
Credo sia importante conoscere la risposta, anche perché nella nostra società scristianizzata non è facile avere le idee chiare.
Il cristianesimo non è una religione naturale, ma una religione (sarebbe meglio dire una Verità) rivelata.
Cioè: Dio, l’Essere misterioso, Creatore di tutto ciò che esiste, noi compresi, dopo secoli e millenni di volenterosa ricerca dell’uomo della Verità, accorgendosi che da sola questa creatura da Lui così amata, non sarebbe mai arrivata a conoscerlo ha deciso di prender Lui l’iniziativa e di rivelarsi.
Il primo passo l’ha fatto proprio Lui con Abramo, capostipite del popolo eletto, cioè di quel popolo, all’inizio molto piccolo e insignificante, dentro il quale Lui stesso, dopo secoli di attesa, avrebbe preso carne nel seno di una vergine.
Quindi, in un preciso momento del tempo (duemila anni fa), in uno spazio identificabile geograficamente (
Ma occorre chiarire che questo Dio, che si è rivelato in Gesù, non ha smesso di essere con noi con la morte in croce: è risorto. E se è risorto, non è che l’abbia fatto duemila anni fa e ormai la cosa non ci riguarda più. E’ risorto per restare sempre con noi.
E ci ha lasciato anche il Suo Spirito, dono divino e misterioso segreto della carità infinita del Padre per il Figlio e del Figlio per il Padre, perché ricordassimo e comprendessimo quel che Gesù ha detto duemila anni fa e continua a dirci dentro il suo Corpo misterioso che è
Quindi Dio, che garantisce la vita di ogni istante della nostra giornata, impietosito dalla nostra debolezza che ci rende incapaci di felicità vera, si è manifestato a noi nel volto del Figlio e vuole essere riconosciuto come compagno affettuoso di strada nella nostra personale avventura terrena; e ci parla continuamente attraverso il suo corpo, che è stato di carne duemila anni fa, ed ora è misteriosamente reale e presente nella Sua Chiesa, non solo sotto le Specie Eucaristiche, ma anche nell’unità di coloro che lo riconoscono come maestro da seguire.
Ecco la differenza tra religione naturale e Cristianesimo: la religione naturale ha tutta la dignità di chi con la sola ragione arriva a intuire l’esistenza di un Dio che spieghi il mistero della realtà tutta; il cristianesimo è Dio stesso, Verità eterna, a manifestarsi, a rivelarsi, a rendersi comprensibile perché visibile, udibile, toccabile, sperimentabile nel Suo Corpo.
E chi vorrebbe farsi sfuggire questa occasione unica di poter avere come amico e compagno proprio DIO?
In CulturaCattolica.it trovo questo interessante documento:
Lettera aperta all'Onorevole Emanuela Baio Dossi, alla Senatrice Paola Binetti, al Senatore Luigi Bobba.
Milano, 26 luglio 2006
Carissimo Gigi,
mi rivolgo più direttamente a Te, pur se questa lettera è indirizzata anche alla senatrice Paola Binetti, e all’onorevole Emanuela Baio Dossi, in nome della comune appartenenza alla Chiesa di Cristo.
Mi rivolgo più direttamente a Te per la stima che Ti ho sempre dimostrato e per l’amicizia che spero reciproca.
Stamani Ti ho visto in televisione, a Radio mattina; parlavate delle vicende italiane ed europee che riguardano la possibilità di usare le cellule staminali embrionali per la ricerca, e francamente Ti ho visto in difficoltà. Ad esempio quando Ti è stato obiettato che non è pensabile che solo Voi conosciate cosa è giusto fare, contro l’opinione dell’Osservatore Romano, della Pontificia Accademia per
“Non negoziabili” credo significhi che non possono essere oggetto di scambio alla ricerca del compromesso, neppure nel tentativo della ricerca del “male minore”. A parte questo principio inderogabile, forse dobbiamo anche essere un poco più scaltri: ieri il ministro Mussi in conferenza stampa a Bruxelles, in modo francamente mellifluo, diceva che tutti devono cedere qualcosa per potersi venire incontro.
Pur nel rispetto di tutti, la vita la si difende e non ci possono essere compromessi che tengano. Non c’è nulla da cedere: qui c’è in gioco l’ontologia e l’antropologia che hanno costruito la nostra civiltà, qui c’è in gioco la concezione di una convivenza autenticamente umana. La maggioranza in questo frangente storico potrà anche decidere diversamente, ma la verità non si stabilisce a colpi di maggioranza: proprio per questo meglio una testimonianza dignitosa e ferma, che è un coraggioso servizio a tutti gli uomini, credenti e no, per riaffermare la coscienza dell’autentico bene comune.
Il Presidente Prodi, oggi durante il “question time” ha risposto alla interrogazione dell’on. Volontè ed altri, affermando che si impegna a contrastare la distruzione degli embrioni, dichiarandosi completamente d’accordo con il Ministro Mussi che, in sede europea è stato l’artefice del compromesso che prevede il finanziamento della ricerca sulle cellule staminali embrionali, ma escludendo la istruzione degli embrioni, almeno entro una certa data. Insomma: uccidere gli embrioni, no, ma pagare altri perché li uccidano, si! Questa è l’equivoca ambiguità che è giá stata denunciata e condannata, e non può non risaltare l’ipocrisia necessaria (non tocca noi giudicare se e quanto in malafede) per tentare di far convivere posizioni così antitetiche.
Permettetemi di dirvi, con profondo rammarico, un’altra cosa: ma la storia non ci ha insegnato nulla? Non ci ricordiamo le campagne referendarie per il divorzio e l’aborto? La tecnica è sempre quella:
aprire una piccola breccia, spesso facendo leva sulle buone intenzioni di alcuni, che poi diventa un fiume in piena che travolge l’umana convivenza. Ci ricordiamo quanto si diceva a favore dell’aborto? “Certo è una misura estrema, ma come lo si può negare ad una donna che vive sola, in miseria, magari violentata....?” Oggi gli stessi che dicevano queste cose, e che hanno concordato con Voi questo equivoco compromesso, chiedono a gran voce ed insistentemente che l’aborto sia riconosciuto addirittura “diritto umano fondamentale”! come Voi sapete.
Incredibile!
D’altra parte sono gli stessi che al Parlamento europeo hanno votato più volte per deferire Papa Giovanni Paolo II all’alto Commissario dell’ONU per violazione dei diritti umani. Ovviamente mentre in Italia, per fare l’occhiolino agli elettori cattolici, parlavano della Sua “alta autorità morale”!
Queste sono le Persone con cui avete, con cui abbiamo a che fare. Per affermare sempre più il relativismo, combattono
Qualsiasi compromesso sui principi fondanti “non negoziabili” è un cammino impossibile che porterà mali e guai sempre peggiori. Essere più realisti ed un poco più “scaltri” non ci farebbe male.
Caramente
Giorgio Salina
Presidente Associazione
per
Lunedì, 31.7.2006, dalle ore 18,00, alle 19,30, Salina condurrà la solita trasmissione a Radio Maria, dal titolo "Cristiani per l'Europa". Parlerà della questione della difesa della vita, in Italia ed in Europa. Interverranno Mario Mauro e, quasi certamente, S. E. Mons. Luigi Negri.
Mustafà
Mustafà è un senegalese ultraquarantenne che, durante la sua permanenza in Italia, passa ogni lunedì a casa, a vendere le solite cose che non ci servono; da anni ormai. Così, non potendo fare di più, l’abbiamo “adottato” tra i nostri poveri. Quando non avevo problemi di salute, lo facevo anche sedere e gli offrivo da bere qualche bibita rinfrescante.
Continua sempre a venire e ci racconta sempre della sua famiglia (moglie e tre figli), per poter sostentare e vedere i quali, fa il giro ogni giorno delle case di non so quanti paesi e, d’estate, delle spiagge qui vicino.
Da anni ormai ci chiama mamma e papà… anche se credo che non potremmo essere suoi genitori… ma chiama mamma anche mia cognata che non è sposata… chissà… forse è un modo di chiamare gli adulti o gli amici, proprio del suo paese.
Noi capiamo come sia triste avere la propria famiglia lontana e vorremmo tanto che la sua famigliola si ricomponesse. Ma sappiamo anche in quali condizioni vive Mustafà quando è qui: un vecchissimo appartamento del capoluogo, che divide insieme ad altri immigrati; e ci chiediamo: come farà a mantenere moglie e figli vendendo, o meglio, raccogliendo l’elemosina di persone che per lui non possono procurare un lavoro?
Non credo affatto che il suo sia un caso isolato; eppure leggo con preoccupazione questa notizia de “Il giornale” di oggi:
Pronti a sbarcare due milioni di immigrati
Con il nuovo decreto sui ricongiungimenti familiari approvato venerdì dal Consiglio dei ministri potrebbero entrare in Italia due milioni di immigrati. Il Viminale non ha ancora elaborato una stima esatta ma secondo Maurizio Gasparri di An, si tratta di un «numero potenziale». In Italia vivono oltre 3 milioni di stranieri. Se ognuno di loro portasse con sé in media un parente a testa, il numero degli extracomunitari verrebbe automaticamente raddoppiato. È indicativa una ricerca svolta dalle Acli in queste settimane dal titolo «Famiglie migranti», da cui risulta che il 65% delle famiglie di extracomunitari ha intenzione di rimanere in Italia in via definitiva. E a ricomporre dunque il nucleo familiare nel Paese ospitante.
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AGGIORNAMENTO: ulteriori preoccupanti approfondimenti cliccando qui, dove troverete un esame dei possibili scenari che si profilano all'orizzonte.
LA FIABA DI BENEDETTA
"Ero andato mendicando di uscio in uscio lungo il sentiero del villaggio, quando, nella lontananza, apparve il tuo aureo cocchio come un segno meraviglioso; io mi domandai: Chi sara' questo Re di tutti i re?
Crebbero le mie speranze e pensai che i miei giorni tristi sarebbero finiti; stetti ad attendere che l’elemosina mi fosse data senza che la chiedessi, e che le ricchezze venissero sparse ovunque nella polvere.
Il cocchio mi si fermo' accanto.
Il tuo sguardo cadde su di me e scendesti con un sorriso.
Sentivo che era giunto alfine il momento supremo della mia vita.
Ma Tu, ad un tratto, mi stendesti la mano dritta dicendomi: - Cosa hai da darmi?-
Ah!, qual gesto regale fu quello di stendere la tua palma per chiedere a un povero!
Confuso ed esitante tirai fuori lentamente dalla mia bisaccia un acino di grano e te lo diedi.
Ma qual non fu la mia sorpresa quando, sul finir del giorno, vuotai per terra la mia bisaccia e trovai nello scarso mucchietto un granellino d’oro!
Piansi amaramente di non aver avuto il cuore di darti tutto quello che possedevo".
(Rabindranath Tagore)
Era la fiaba preferita di Benedetta Bianchi Porro e pare la sintesi della vita di ciascuno: Dio tende la mano come Gesù con
Non sappiamo che tutto quello che gli restituiamo – perché tutto gli appartiene – Lui lo trasforma in oro prezioso.
IL RISCHIO EDUCATIVO
Papà, assicurami che valeva la pena venire al mondo
(...)Il problema dei giovani d’oggi è che fanno fatica ad avere un padre, un maestro, un adulto da seguire, del quale possano dire: voglio essere come lui, perché vedono un positivo, un di più nella sua vita che affascina ed attira tanto da sentirsi sicuri seguendolo. La responsabilità reale degli adulti verso i propri figli è quindi quella che essi stessi hanno verso la propria vita. Ai propri figli, o agli allievi, si può trasmettere solo ciò in cui si crede, ciò per cui si impegna e si rischia la propria vita. Solo così si possono dare le ragioni, nell’articolarsi della vita quotidiana, del perché essere buoni, rispettare le leggi, lavorare, sacrificarsi per un ideale.
Ho trovato quest’affermazione in un articolo di presentazione del libro di Luigi Giussani, Il rischio educativo, Rizzoli.
Si tratta di uno strumento preziosissimo per riappropriarci del nostro compito di educatori e ne consiglio la lettura a genitori, insegnanti ed educatori, e in fondo a tutti, perché tutti noi adulti siamo responsabili dei giovani che incontriamo nella nostra vicenda umana.
Come sapete nell’ultima settimana di agosto (20-26 agosto) si terrà il consueto appuntamento riminese del Meeting per l’amicizia tra i popoli. Qui potrete trovare il programma.
Trascrivo un articolo, da ilGiornale.it n. 176 del 27/07/2006, che lo presenta:
Al meeting di Cl riflettori su bioetica e Islam
Si parlerà di islam, bioetica, liberalizzazioni e molti altri temi di strettissima attualità alla XXVII edizione del Meeting di Cl, in programma alla Fiera di Rimini dal 20 al 26 agosto.
Tutto unito idealmente da un filo rosso che parte dal concetto di ragione e approda a quello di incontro. Due estremi che si ricongiungono, a simboleggiare una visione del mondo e della realtà che superi l’apparenza delle cose per porsi domande sull’altro, che generi il dubbio e il confronto, che si apra al mistero dell’ignoto.
Lo spunto è, come sempre, il pensiero di don Luigi Giussani: «La ragione è esigenza di infinito e culmina nel sospiro e nel presentimento che questo infinito si manifesti».
Una citazione liberamente tratta da una conversazione del fondatore di Cl con alcuni studenti universitari, che è diventata il titolo dell’appuntamento di quest’anno e che vuole togliere alla ragione lo status di misura di tutte le cose. Per assegnarle quello di chiave che apre le porte dell’infinito.
Una settimana di dibattiti, mostre, spettacoli che faranno incontrare diverse visioni del mondo e della realtà.
E allora, a raccontare l’islam ci saranno personaggi come il giornalista Magdi Allam e Souad Sbai, presidente dell’associazione donne marocchine in Italia.
A portare il punto di vista della scienza in materia bioetica e di evoluzione dell’Universo, Giorgio Israel, docente di matematica all’Università
A raccontare come e se sia possibile mantenere uno spazio di libertà per la persona nel tempo del libero mercato, ci saranno, tra gli altri, Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria, il senatore Tiziano Treu, il vicepresidente della Camera, Giulio Tremonti, e il vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli.
A questi, si aggiungono altri importanti nomi, ospiti più o meno abituali del Meeting, come Giulio Andreotti, Savino Pezzotta, Rocco Buttiglione.
«Vagliate tutto e trattenete il valore» diceva San Paolo. È a questa filosofia, riproposta da Papa Wojtyla proprio al Meeting del 1982, che si ispira l’appuntamento di Rimini. E lo fa dando voce a personaggi che possano rappresentare la realtà in tutte le sue possibili sfaccettature e che diano l’occasione per un confronto che permetta di valorizzare il positivo e multiforme che esiste nella realtà.
«Il tema di quest’anno - ci dice Emilia Guarnieri, presidente del Meeting - è una sfida rivolta al tabù della cultura contemporanea, quello dell’inimicizia tra ragione e mistero. Perché o accettiamo che sia proprio della natura umana tendere oltre, aprirsi a ciò che non conosce, o dobbiamo dire che l’uomo è sbagliato, è nulla».
Insomma, le premesse per stimolare i giovani che ogni anno partecipano all’appuntamento riminese (700mila nella scorsa edizione) ci sono tutte.
Sarà un viaggio «nell’altro», del quale possono essere una buona metafora la figura e la vicenda di Cristoforo Colombo.
Non a caso al navigatore genovese, che non si è accontentato delle risposte che la sua ragione presumeva di conoscere e si è lanciato verso «l’oltre» dell’ignoto, è dedicato «Datemi tre caravelle», lo spettacolo d’apertura del Meeting.
Barbara Benini
