Speriamo di non arrivare anche in Italia a questo:
Francia, docente minacciato di morte per articolo sull’Islam: «Lasciato solo»
Professore di filosofia accusa il ministro dell’Istruzione («neanche una telefonata») e l’Unione insegnanti: sono sempre pronti a congratularsi solo se attacchi la Chiesa
Alberto Toscano
«Io sono oggi in una situazione personale catastrofica», dice il professor Robert Redeker, un docente francese di Filosofia, ormai costretto a nascondersi per aver osato esprimere pubblicamente la propria opinione sull’Islam e in particolare sull’estremismo islamico. La settimana scorsa Redeker ha scritto - nelle pagine «Opinioni» del quotidiano parigino Le Figaro - un articolo in cui difendeva il Papa e criticava il Corano («libro di incredibile violenza») e Maometto, un testo definito insultante dai musulmani transalpini. Da quel momento sono piovute su di lui minacce d’ogni genere. «Numerose minacce di morte, ben precise e circostanziate, mi sono state indirizzate in continuazione; su di me pesa una pena capitale decisa da organizzazioni che si muovono nel solco di al Qaida», ha scritto Redeker in un messaggio all’amico filosofo André Glucksmann.
Molti media francesi hanno tentato di passare sotto silenzio o comunque di trattare con estrema discrezione questa imbarazzante vicenda. Ma ieri Robert Redeker è tornato all’attacco con una pubblica denuncia in cui afferma di sentirsi abbandonato. Secondo lui il ministro dell’Istruzione Gilles de Robien ha evitato d’impegnarsi in modo adeguato per difendere la sua persona, la sua causa morale e i suoi interessi materiali. «Non si è degnato di contattarmi per chiedermi se avevo bisogno di aiuto». Lo sfogo del coraggioso docente, che insegna nella regione di Tolosa, riguarda anche i suoi colleghi dell’Unione insegnanti, colpevoli d’averlo abbandonato a se stesso e persino d’aver approfittato della sua drammatica situazione per criticarlo in ogni modo. Secondo Robert Redeker la cosa più incredibile e che molti docenti francesi sono sempre pronti a inscenare proteste contro la Chiesa cattolica, mentre hanno un atteggiamento servile verso il fondamentalismo islamico, che dovrebbe invece provocare l’inquietudine degli intellettuali e di tutta la popolazione.
«I servizi segreti si occupano della mia protezione e io non ho più il diritto di vivere a casa mia, visto che sui siti internet in cui si parla della mia condanna a morte ci sono cartine topografiche indicanti come arrivare alla mia abitazione per assassinarmi. C’è anche una mia foto e quella dei luoghi in cui io lavoro», scrive ancora il docente di Filosofia a Glucksmann. «Ormai - aggiunge - io sono costretto a dormire un po’ qua e un po’ là». Questo è il destino di un uomo «colpevole» unicamente d’aver espresso un’opinione a proposito dell’Islam e in particolare del rapporto tra Islam e violenza. Il governo, che teme una nuova ondata di protesta nei quartieri prevalentemente popolati da persone di origine maghrebina, è stato estremamente prudente fino a ieri, quando - finalmente - il premier Dominique de Villepin ha espresso la propria solidarietà al professore incredibilmente perseguitato.
La comunità islamica di Tolosa ha assunto una posizione perlomeno ambigua. Un suo esponente - intervistato ieri da radio France Info - ha dichiarato: «Alcune delle frasi dell’articolo comparso sul quotidiano Le Figaro sono molto gravi a causa del loro contenuto nei confronti del Profeta e dei nostri libri sacri». Nonostante questo rilievo critico, i rappresentanti ufficiali dell’Islam francese condannano - bontà loro - le minacce di morte nei confronti del filosofo. Il ministero dell’Interno prende molto sul serio la situazione e sembra temere che il professor Robert Redeker possa fare la fine del regista olandese Van Gogh, assassinato da un fanatico islamico.
La delirante «fatwa» a carico del docente di Filosofia comincia comunque a provocare una reazione di sdegno da parte di numerosi intellettuali dell’Europa intera, impressionati dall’ondata di crescente intolleranza che si sta diffondendo. Il nome di Robert Redeker è noto al di fuori dei confini francesi anche perché egli è stato a lungo il capo della redazione di una delle più celebri riviste culturali transalpine: Les Temps Modernes, ossia il mensile fondato da Jean-Paul Sartre subito dopo la guerra mondiale.
Da Il Giornale di oggi
Il mio amico Fabio mi stupisce sempre più con le sue intuizioni e le sue iniziative: stavolta ha fatto un esperimento molto interessante e ne è nato un articolo pubblicato su Tempi num.37 del 28/09/2006:
Ateo papista spiega Ratisbona ai colleghi islamici. Solo le donne capiscono
Chi ha letto il discorso di Benedetto XVI a Ratisbona? Eppure molti illustri hanno sentenziato che il Papa è stato incauto e inopportuno. Mentre il mondo islamico è stato duramente critico. Ma i musulmani che vivono in Italia cosa hanno compreso della lezione di Ratzinger? Tento un esperimento. Nell'azienda dove sono impiegato, lavorano sei extracomunitari provenienti dal Marocco. Mi propongo di leggere il testo del Papa insieme a loro. Premesso che utilizzano come unica fonte d'informazione Al Jazeera, due dei miei interlocutori sono osservanti, intelligenti e si esprimono bene in italiano. Sul posto di lavoro sono affidabili e rigorosi. Gli altri quattro invece rispettano il ramadan ma vivono da occidentali. I due "integralisti" (Kamal e Ahmed) accettano subito la mia proposta. Gli altri quattro tentennano, adducono scuse e alla fine solo uno (Mustafa) accetta ma vuole incontrarsi con me senza gli altri due.
L'incontro con Kamal e Ahmed mi riserva subito una sorpresa. Io non sono un credente e perciò loro non mi stimano. Me lo dicono a chiare lettere. Quando spiego che non sono credente ma che «non posso non dirmi cristiano», si fanno diffidenti. Le parole di Benedetto XVI, che cerco di spiegare con calma, non vengono quasi prese in considerazione. Ripetono che l'islam è istanza divina, mentre il cristianesimo è proiezione terrena. Cerco di chiarire il concetto di "ragione", ma il loro precetto è "obbedienza". Punto. Neppure se messi sotto pressione riescono a condannare per intero il terrorismo. Non c'è dialogo tra noi. Con Mustafa, invece, l'incontro è molto più semplice. Lui è islamico, ma l'occidente lo ha contaminato per intero. Vive come la maggioranza dei ragazzi italiani. Si sente vittima e professa uno stato senza religione. Si sofferma sulla frase dell'imperatore bizantino e mi dice che un Papa non dovrebbe dire certe cose. Per lui il cristianesimo dovrebbe essere un'associazione umanitaria. Anche lui, però, svicola dalla condanna della jihad e del terrorismo.
Considero fallito il mio esperimento. Mentre rientro a casa passo davanti a un internet cafè dove si ritrovano spesso molti immigrati. Vedo Naima. Sino a qualche anno fa anche lei lavorava nella stessa azienda dove sono occupato anch'io. Ora vive in Piemonte e torna in zona solo per visitare una sorella. Naima è una donna incantevole. è molto socievole e mi chiede se finalmente sono riuscito a fare il giornalista. Le rispondo che la strada è ancora molto lunga. Mi dice di aver pazienza, anzi precisa: «Devi aver fede». Sorridendo le chiedo se in Allah o in Dio. Diventa seria e mi prega di non scherzare: «Ha ragione il vostro Papa. L'islam sarà pure una religione di pace, ma gli islamici non sono in grado di pensare. Aderiscono solo alla parola scritta nel libro. Non ragionano proprio. Basta osservare la condizione di noi donne. Esiste una violenza profonda, sotterranea, invisibile, che umilia e limita spaventosamente la nostra libertà. Non esiste nessun dialogo. C'è solo l'obbligo di rispettare la legge coranica. Io non capisco perché non difendete il vostro Papa. Ma se devo dirle io queste cose, vuole dire che c'è qualcosa che non funziona».
Il dolore
Il dolore è uno dei sentimenti più intimi e personali che esistono. Non si può condividere il dolore, ma si può condividere la domanda.
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La preghiera
La preghiera diventi, sull’orlo del nostro orizzonte, l’avamposto, l’avamposto della nostra umanità, della nostra umanità in battaglia, perché la condizione della battaglia è inevitabile e inesorabile, anzi, per il Signore è stata la croce: la croce, ciò che ha definito il Mistero eterno (don Giussani)
Se è vero che Dio esiste e noi siamo sue creature, l’atteggiamento più ragionevole è riconoscere che “senza di Lui non possiamo fare nulla” e, per questo, l’unica cosa che possiamo fare è rivolgerci a Lui perché provveda alla nostra incapacità di salvarci da soli.
Questo mi è venuto in mente leggendo della sorte di un giovane cristiano detenuto per l’accusa di blasfemia contro il Corano in un carcere pakistano (insieme alla considerazione che le nostre carceri, se avessimo un’analoga legge sulla dissacrazione della Bibbia, sarebbero incapaci di contenere tutti i detenuti):
La giustizia del Pakistan contro un giovane cristiano
Faisalabad (AsiaNews) – Per la prima volta da quando è stato arrestato per blasfemia, Shahid Masih, cristiano di 17 anni, ha incontrato la famiglia nel carcere distrettuale di Faisalabad. Intanto il suo avvocato, il cattolico Khalil Tahir, ha chiesto ai giudici competenti un’indagine più accurata sul caso del ragazzo, contro cui sono state mosse accuse “infondate”.
La madre e la sorella di Shahid, gli hanno fatto visita in prigione per la prima volta ieri. Lo scorso 11 settembre la polizia ha arrestato il ragazzo insieme all’amico musulmano, Muhammad Ghaffar, per aver strappato pagine dal tafseer, un libro che spiega i versi del Corano. I due sono accusati di aver violato la sezione 295 B del Codice penale, meglio conosciuta come Legge sulla blasfemia, che prevede l’ergastolo per chi dissacra il Corano.
Artefice della denuncia Arshad Masood, il dottore di una clinica vicino all’abitazione del giovane cristiano. Secondo il medico, i due avrebbero agito di notte, in sua assenza, stracciando il volume che lui teneva per studio nella sua clinica. In realtà alcuni ritengono che il dottore volesse semplicemente punire i due tossicodipendenti per il furto di alcuni medicinali dalla clinica stessa.
Alice Munawar, la mamma, racconta ad AsiaNews che durante tutto l’incontro, durato solo 10 minuti, il figlio ha parlato poco sopraffatto dal pianto. “Ha chiesto notizie su tutti noi – riferisce la donna – specialmente dell’anziano padre”. “Anche io ero piena di dolore – continua – e non sono riuscita a dirgli molto, ma è stato bello vederlo ancora vivo, in piedi di fronte a me, pur se dietro le sbarre”.
La sorella maggiore di Shahid, Elizabeth Munawar, 45 anni, ammette che la famiglia “è spaventata da possibili azioni degli estremisti islamici”. “Ricordiamo tutti – aggiunge – l’incendio del villaggio cristiano di Shanti Nagar nel 1997 o il caso Sangla Hill dello scorso novembre, ma ci siamo fatti coraggio e siamo arrivati al carcere di mattina presto; abbiamo incontrato mio fratello solo all’ora di pranzo e dopo appena 10 minuti che parlavamo, la polizia lo ha portato via”.
La famiglia, intanto, continua a muoversi anche sul piano legale. Ieri l’avvocato Tahir, che difende in modo gratuito il giovane cristiano, si è presentato davanti al giudice della Corte distrettuale di Faisalabad. Il legale, esperto in casi di blasfemia, ha dichiarato “inaccurata” l’indagine sul suo cliente e chiesto l’intervento di “un’autorità più alta”. Il giudice Najam ul Hassan Bukhari riferirà ora alla Commissione permanente, che comprende alti ufficiali di polizia. “Sono ottimista – ha dichiarato Tahir – contro il ragazzo non ci sono prove concrete”.
Intanto con un comunicato stampa Ejaz Ghauri, presidente della Human Dvelopment Net in Pakistan, ha invitato tutti i cristiani del mondo a pregare per Shahid Masih, la sua famiglia e il loro avvocato.
Il Forum delle associazioni familiari interviene sulle ipotesi di Finanziaria che circolano in queste ore, pochi scampoli di informazioni che non consentono un’analisi completa della manovra sui cui contorni la società civile è ancora mantenuta all’oscuro. Il Forum, che rappresenta oltre tre milioni di famiglie, si augura ancora di essere consultato dal governo come è sempre stato finora nelle ultime Finanziarie.
Un’aliquota Irpef al 45% sui contribuenti con redditi di 70mila euro lordi perché considerati cittadini ricchi. Ma quegli stessi cittadini, se hanno 2, 3 o 4 figli a carico, sono sempre ricchi? Carico familiare e reddito non sono variabili indipendenti. Le spese vitali per il mantenimento dei figli non possono essere tassate, è indispensabile poterle dedurre dall’imponibile (com’è oggi) o almeno detrarle dall’imposta (com’era ieri). Oppure ritorna la concezione del figlio come bene privato, un lusso per ricchi? Dove sta l’equità orizzontale, dove sta l’investimento sulle nuove generazioni, dove sta la sussidiarietà? E non si possono neppure sostituire misure di risparmio fiscale (deduzioni o detrazioni) che ridanno al cittadino la dignità di stabilire la sua effettiva capacità contributiva (art. 53 della Costituzione) con misure di tipo erogativo-assistenzialistico (assegni familiari) che lo rendono dipendente dallo Stato... o si vuole proprio questo?
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Daniele Nardi
Capo ufficio stampa
Forum delle associazioni familiari
via di Parione 7, 00186 ROMA - tel. 06.6830.9445 - fax 06.6830.9447
Grazie Anerella!
