La preghiera come mendicanza
Copio da Bitsolitario questo bellissimo stralcio da una conversazione di don Giussani:
Occorre una grande anima, un grande cuore, quello dei bambini, perché il Signore ha detto nel Vangelo non«se voi non sarete studiosi, come tanti studiosi, scienziati, come tanti scienziati, bravi, come tanta gente brava…», ma «se voi non sarete come bambini non entrerete mai».
E il bambino come si dimostra presente?
Piangendo, o ridendo, sorridendo,compiangendo.
L’espressione del bambino è ultimamente quella che dice:«Mamma!».
«Mamma»: dentro questa parola c’è tutto quello che è venuto fuori dal nulla, c’è tutto quello che viene fuori giorno per giorno, ora per ora,momento per momento, dal nostro nulla.
Io mi esorto, mi sono sempre esortato tutte le mattine delle mie giornate a pregare Iddio, cioè ad essere bambino, perché l’essere bambini vuol dire accusare questa totalità di presa, questo possesso che di noi ha un Altro. Un Altro: il Mistero.
L’espressione di questo Mistero in noi è la domanda, è la preghiera, cioè la domanda della preghiera, la preghiera come domanda, come mendicanza: l’uomo mendicante di Cristo, come Cristo è mendicante dell’uomo.
C’è questo messaggio che la nostra carne, rivivendo ogni mattina il suo lavoro, l’inizio del suo lavoro giornaliero, deve dare. Il Signore ci accompagni a capire questo.
Chiediamo alla Madonna, alla Madonna nostra madre, per tanti anni così generosa ed efficace, alla Madonna noi chiediamo questa grazia: di continuare la sua pietà, di continuare il suo perdono, di continuare la sua misericordia, come dice la preghiera di Dante, rivivendo così in noi il fiato di tutti i secoli passati.
Se non comprendiamo le parole che diciamo, usiamole lo stesso: non abbiamo nessun motivo per poter dire, non so: «Sono inutili» o «Non hanno senso».
Così che la preghiera diventi la domanda, si attui nella sua essenza che è la domanda.
La preghiera diventi, sull’orlo del nostro orizzonte, l’avamposto, l’avamposto della nostra umanità, della nostra umanità in battaglia, perché la condizione della battaglia è inevitabile e inesorabile, anzi, per il Signore è stata la croce: la croce, ciò che ha definito il Mistero eterno. L’infinito Mistero si è prodotto nella nostra vita: per imporsi alla nostra vita è morto in croce, si è fatto morire in croce. Ma nessun momento del suo dolore gli ha tolto la gioia ultima che lo attendeva oltre l’orizzonte,oltre l’orizzonte dei suoi occhi umani: l’amore del Padre.
Viviamo la preghiera come il primo avamposto, l’estremo avamposto della battaglia nella nostra vita. Qualsiasi errore, qualsiasi recidività nei nostri errori non ci fermi. Non ci fermi, perché Dio è misericordia.
Dio è misericordia, l’Eterno è misericordia: noi vedremo tutto.
Madonna, aiutaci, tu che sei stata fatta madre di tuo figlio!
Noi, figli tuoi, vogliamo seguir te e nascere, rinascere al sapore del tuo profumo e del tuo volto. Aiutaci, Madre nostra, ad essere sicuri nella evidenza della giornata che dobbiamo vivere: dolore o gioia; o dolore e gioia.
Madre, Vergine, «Vergine madre, figlia del tuo Figlio, umile ed alta più che creatura, termine fisso d’eterno consiglio».A noi il Mistero si è rivelato e si rivela quotidianamente come l’Essere,come amore.
L’Essere vuol dire amare, e per l’uomo ancora in vita, nella vita terrena, questo essere amato vuol dire essere perdonato.
Il Signore ci aiuti, per l’intercessione di Maria, sempre nostra Madre.

Questa è la locandina del terzo convegno del ciclo "Vita e Persona", che si terrà a Cagliari nella sala conferenze del Banco di Sardegna in data 3 novembre 2006. Parteciperanno il dr. Giovanni Battista Guizzetti, esperto in riabilitazione dei pazienti in stato neurovegetativo persistente, ed il prof. Salvatore Pisu, docente di bioetica presso l'Università di Cagliari ed autore di un saggio sull'eutanasia. A loro abbiamo chiesto di approfondire le tematiche relative alla dignità della persona negli stati di "confine" - malattie in fase terminale, croniche e totalmente invalidanti, etc - perchè riteniamo che chi opera nella medicina non debba mai uccidere ma accompagnare la persona ammalata ed alleviarne le sofferenze, senza accanimenti ma anche senza cedimenti ad irresponsabili scorciatoie eutanasiche. L'incontro sarà senz'altro interessante per tutti gli operatori della sanità (medici, infermieri, personale ausiliario) ma anche per i non addetti ai lavori, vista la stringente attualità del tema.
«Io, prof ebrea nella scuola egiziana»
Trovo, nell’interessante sito Informazione corretta, questa lettera di Daniela Santus, docente all’Università di Torino, a
Sgarbi si dice pronto a insegnare nella scuola italo-egiziana di Milano.
Anch’io!
Nel momento in cui la scuola potrà legalmente aprire i battenti, spero che vorrà considerare la mia proposta di collaborazione. D’altra parte, quale migliore testimonianza di rispetto che accogliere, tra i suoi docenti, anche un’insegnante ebrea? Sono professore di Geografia culturale presso l’Università di Torino, ma da anni svolgo anche (a titolo gratuito!) lezioni sulla questione mediorientale e sull’antisemitismo presso scuole elementari, medie e superiori.
Dal momento che sono convinta che la vera integrazione passi attraverso l’ascolto delle ragioni altrui, mi sono posta alcune domande.
Sarà in grado la scuola italo-egiziana milanese di demolire gli infamanti stereotipi contenuti nei Protocolli dei Savi Anziani di Sion?
Per chi non lo conoscesse, si tratta di un testo creato dalla polizia zarista per rafforzare l’antisemitismo del periodo, che è attualmente utilizzato come base per la sceneggiatura di una fiction molto seguita in Egitto.
Sarà in grado la scuola italo-egiziana milanese di far conoscere ai suoi allievi la realtà della Shoà e di demolire le accuse di vampirismo che i quotidiani egiziani lanciano costantemente contro gli ebrei?
Qualsiasi mezzo di comunicazione egiziano diffonde, oggi, materiale antisemita.
Su Al-‘ilm, mensile scientifico egiziano, ritorna ad esempio un’antica accusa medievale e infatti si legge: «Turisti ebrei malati di Aids viaggiano nei Paesi asiatici e africani per propagare l’infezione».
Non dimentichiamo, poi, che Odio Israele è il titolo della canzone che, nel
Per cui, se la scuola italo-egiziana vuole dare un segnale di moderazione non possiamo che ritenerlo ben accetta. Presso la scuola ebraica di Torino - giusto a titolo di esempio - vengono accettate iscrizioni di bambini di qualsiasi fede, sarà così anche presso la scuola di Milano?
Saprà, la nuova scuola interculturale, essere così democratica e italiana da accettare anche un’insegnante ebrea?
Lunedì 6 novembre 2006 alle ore 21.00
AULA MAGNA DEL COLLEGIO ROTONDI
Via San Maurizio 4 - Gorla Minore (VA)
FEDE RAGIONE DIALOGO
interverranno:
Sua Eccellenza Mons. Luigi Negri
Vescovo di S. Marino - Montefeltro
Souad Sbaj
Membro della Consulta Islamica
Presidente Donne Marocchine in Italia
Avv. Claudio Morpurgo
Presidente Comunità Ebraiche Italiane
moderatore:
Dr. Matteo Inzaghi
Direttore di Rete 55
*****
"Nel mondo occidentale domina largamente
l'opinione, che soltanto la ragione positivista e le
forme di filosofia da essa derivanti siano universali.
Ma le culture profondamente religiose del mondo vedono
proprio in questa esclusione del divino
dall'universalità della ragione un attacco alle loro
convinzioni più intime. Una ragione, che di fronte al
divino è sorda e respinge la religione nell'ambito
delle sottoculture, è incapace di inserirsi nel
dialogo delle culture. (...)"
BENEDETTO XVI - da "Fede, ragione e
università" - Regensburg, 13.9.2006
Una difficoltà
C’è una difficoltà con cui mi confronto quasi ogni giorno, cari amici.
Non so se vi siate accorti della fatica che faccio per sostenere le mie posizioni, fatica abbastanza inutile, mi sembra.
Credo sappiate benissimo che sono cattolica e che cerco di seguire
Orbene la cosa che ho osservato è che mi pare si abbia la pretesa di considerarsi cattolici perché ci si ispira a qualche idea appresa con il catechismo delle prima Comunione, oppure sentita alla tv o letta nei giornali patinati.
Il cattolico è colui che segue il successore di Pietro, Vicario di Cristo in terra, secondo la definizione che di sé dà
Leggere e capire.
Perciò quando ripropongo il dialogo che il Papa sostiene, non mi riferisco ad una rinuncia alle mie idee per dialogare con chicchessia, ma mi baso esattamente sul suo invito ad usare la ragione.
Che è l’unica che può garantire, se usata correttamente, un dialogo con tutti coloro che vogliono usarla.
Non certo con i prepotenti o con i perditempo.
Un altro aspetto che mi pare risulti confuso, per molti che conoscono il cattolicesimo solo per sentito dire senza averlo sperimentato, è che il Cristianesimo –come ha detto il Papa a Verona – non è un soggetto politico, perché il motivo per cui l’ha voluto Gesù Cristo non era assolutamente politico; ma ha il compito di educare ogni uomo ad essere veramente uomo, e quindi ad occuparsi anche di politica in modo degno di un uomo ragionevole.
Per cui se l’Occidente in gran parte ha perso la sua identità cristiana e non sa affrontare in modo ragionevole le sfide di questi ultimi anni non è colpa del Cristianesimo certo, ma di tutti quei cristiani che usurpano il nome per farne un pretesto che giustifichi ogni loro scelta politica, anche sbagliata.
Davanti a questo mi piacerebbe che si facesse un po’ di chiarezza: non è obbligatorio per nessuno essere cattolico: si può essere atei, agnostici, marxisti, liberali, ecc.
Però autodefinirsi cattolico senza seguire il Papa, mi pare davvero un’operazione scorretta e fuorviante per chi vuole avvero incontrare la “gioia” del cristianesimo che Benedetto XVI ci ripropone così di frequente.
Lo spettro dell’umanitarismo
Mi riferisco all’umanitarismo di cui si parla ne “Il padrone del mondo” di R. Benson.
In realtà c’è una preoccupante avanzata della nuova religione, la scienza, in nome della quale (basta non chiamarla religione) eliminare tutte le religioni fonti di violenza.
La scienza (e non il Cristianesimo con la proclamazione della carità come legge dell’esistenza) sarebbe alla base dei principi egualitari ed umanitari, per cui non è nemmeno lecito essere indifferenti: occorre convertirsi alla scienza, vera religione obbligatoria di cui i sacerdoti sarebbero gli scienziati.
Leggete qui e vi renderete conto di come si possa sragionare quando ci si crede onnipotenti… ma la disillusione arriva presto per tutti: quando anche gli illustrissimi scienziati di Oxford dovranno fare i conti con il dramma di una vita reale che non possono controllare.
