mercoledì, 28 febbraio 2007

Questa è una notizia spaventosa; per ora ve la offro senza commento:

Embrioni uomo-animale.  
L’orrore diventa realtà

di Eugenia Roccella - Il Giornale di mercoledì 28 febbraio 2007

In Inghilterra gli embrioni-chimera si faranno. Lo annuncia trionfalmente il Times, il giornale che con più convinzione ha condotto la campagna per la creazione degli ibridi uomo/animale, ospitando il mese scorso l'appello di 45 scienziati, bioeticisti e politici - tra cui tre premi Nobel - che con toni accorati chiedevano di «non fermare la ricerca». Quella del Times è ancora soltanto un'indiscrezione, lanciata nel dibattito pubblico per premere ulteriormente sul ministro della Sanità, Caroline Flint, ma l'orientamento del governo inglese sembra chiaro. La Gran Bretagna deve mantenere a qualunque prezzo il suo ruolo di leader della ricerca selvaggia, definita eufemisticamente «libera». Il rischio è grave: se entro qualche anno la sperimentazione sulle cellule staminali embrionali non avrà dato ancora nessun risultato, l'enorme rete di progetti di ricerca messa in piedi a livello internazionale si disgregherà, le aspettative dell'opinione pubblica si sgonfieranno, i flussi di denaro si indirizzeranno altrove, e il fallimento scientifico trascinerà con sé strutture e carriere.
L'obiettivo mitico e sfuggente, il Santo Graal che tutti inseguono, è la clonazione terapeutica, che sulla stampa viene in genere dipinta come una prospettiva concreta, che permetterà di curare molte malattie degenerative. In realtà la tecnica del trasferimento nucleare, che si adotta sia per la clonazione terapeutica che per la creazione degli embrioni-chimera, non ha mai funzionato nell'uomo. Ogni volta che qualcuno ha annunciato di esserci riuscito ha dovuto poi ritrattare, oppure, come nel caso del coreano Woo-Suk Hwang, è stato ingloriosamente smascherato. È per questo che si vuole abbattere la frontiera naturale tra umano e non umano: per incrementare le probabilità di successo della tecnica bisogna moltiplicare i tentativi, quindi diventa vitale disporre di un gran numero di ovuli, di mucca o di donna poco importa.
Nella gara tra i diversi gruppi di ricerca l'opinione pubblica gioca un ruolo cruciale; blandirla, orientarla, rassicurarla, è decisivo per ottenere i fondi. L'immensa pubblicità data alle speranze di cura associate alle cellule staminali embrionali è stata finora l'elemento vincente, ma le ultime novità, dalla compravendita degli ovociti umani fino agli embrioni Frankestein, aprono squarci inquietanti sul nostro futuro. L'umano viene ridotto a un calcolo percentuale, un tasso variabile: è solo una qualità che può essere presente in misura diversa nelle creature indefinibili che usciranno dai laboratori. Benché gli esperti si affannino a ripeterci che gli ibridi serviranno solo a scopi di ricerca, e dunque saranno rapidamente distrutti per ricavarne linee cellulari, il dubbio è lecito: se davvero si riuscirà a produrre gli embrioni-chimera, non ci sarà qualche scienziato che vorrà impiantarli nell'utero di una donna o magari di una mucca? Non sarà inevitabile scavalcare il limite successivo, e andare avanti nella manipolazione della vita umana? La risposta è unanime: naturalmente non sarà così, e la logica del piano inclinato, secondo cui una volta preso l'abbrivio si scivola insensibilmente verso il basso, è solo lo spauracchio con cui si vuole bloccare il progresso della scienza.
Eppure l'ultimo numero di Nature, notissima rivista scientifica, si apre con un articolo che spiega chiaramente come quello che viene ritenuto un invalicabile limite etico, dopo un certo tempo è percepito come un ostacolo obsoleto. A dieci anni dalla nascita della pecora Dolly, la clonazione umana, universalmente condannata, comincia a diventare non solo un obiettivo possibile, ma secondo la rivista, addirittura inevitabile. La ricerca, insomma, non si può fermare, o almeno, non si può fermare da sola: se non ci sarà un movimento di opinione, se non saranno i governi democratici a riportare in equilibrio il piano inclinato, gli embrioni-chimera tra dieci anni saranno pura normalità.

postato da AnnaV alle ore febbraio 28, 2007 07:32 | link | commenti (6)
categorie: bioetica, attualitĂ 
mercoledì, 28 febbraio 2007

Il Commissario Calabresi

 

Erano gli anni 70 ed io ero in tutt’altre faccende affaccendata visto che avevo due figli piccolissimi e per di più insegnavo, e seguii solo l’eco di quei fatti terribili.

In questi giorni, con un articolo inviatomi con le news di Socci, mi arriva la ricostruzione di quegli anni terribili e del martirio di questo giovane Commissario di polizia di cui Avvenire ha parlato in modo molto commovente (link). E’ stato chiesto di avviare per lui la causa di beatificazione, ma il Vescovo titolare non lo ritiene opportuno, nonostante il card. Ruini pare caldeggi la cosa.

Ecco alcune parole di Socci, che ricostruisce quel travagliato periodo storico in cui la violenza stava dilagando nella nostra Italia, ed ora il fenomeno sta ricominciando in modo sempre più drammatico:



Cosa c’entra Luigi Calabresi con questa opaca e avvilente crisi di governo? C’entra per uno scritto inedito che è appena venuto alla luce (lo vedremo) e per una clamorosa notizia che ieri si è curiosamente intrecciata con quelle del Palazzo. Ma prima bisogna considerare la parabola di una generazione, quella Sessantottina, dalla quale vengono i protagonisti di questa spregiudicata contesa di potere cui è ridotta la politica italiana. Dalla lotta di classe al salotto di governo. Pretendono il potere a tutti i costi, con tutti i compromessi di corridoio, ma non intendono rinunciare alla gloria, alla mitologia, alla canonizzazione epica. E al romanticismo della piazza di ieri e di oggi (vicentina o genovese). Perfino Fabio Mussi, oggi ministro dell’Università, rivendica il suo “amarcord” barricadero. L’ha consegnato a “Magazine”. Ha raccontato il primo incontro con Massimo D’Alema in una rissa con “i fascisti” all’Università di Pisa (“ci buttammo nella mischia”), poi ha evocato l’epico “scontro con la polizia”, l’impatto – sempre a Pisa – col tagliente leader di Lotta continua, Adriano Sofri (“un uomo molto duro. Avevamo rapporti tesi”). E pure Mussi ha voluto “aggiustare” la sua biografia politica dando ad intendere – pure lui – di non essere mai stato comunista: “Chi è entrato nel Pci nel ’68 respirava una suggestione libertaria e anti-autoritaria”.

Insomma a Botteghe Oscure c’era un covo di liberali e libertari e non ce n’eravamo accorti. Il plumbeo Pci di Longo, prono a Breznev, era un allegro circolo di anticomunisti e non l’avevamo capito. In realtà anche il libro – appena uscito – di Andrea Romano, “Compagni di scuola”, intrecciando le biografie degli altri rampolli del Pci di allora (D’Alema, Veltroni, Fassino), racconta un’altra storia e ricorda impietosamente detti e fatti memorabili. L’autore – che è dell’ambiente, è stato collaboratore di D’Alema – traccia un bilancio desolante di questa leva “sessantottina”.

Ma forse c’è pure di peggio. Che dire dei Bertinotti e dei Diliberto – tuttora comunisti, che si baloccano ancora con le piazze e le mitologie guevariane – i quali in queste ore si mostrano i più accaniti nel tenere in vita l’agonizzante governo Prodi pur di non perdere la poltrona e il potere? Secondo le cronache si ricorre al mercato delle vacche parlamentari per sopravvivere: dov’è l’idealismo, dov’è la bandiera dell’ideale senza se e senza ma? E lo slogan, che piace tanto a Bertinotti, “un mondo nuovo è possibile”? Sarebbe questo? Francamente pare il vecchio mondo del potere, delle auto blu e della poltrona. Perfino Raffaele Lombardo – a quanto si legge - andrebbe bene a questa Sinistra pur di restare in sella. E cosa gli hanno offerto? “Quello che si offre in questi casi, poltrone”, spiega impietosamente il politico siciliano.

Il regimetto dei Bertinotti, dei Diliberto, dei D’Alema e dei Fassino non sembra proprio “la fantasia al potere”, ma la fantasia del potere nel conservare se stesso. Un misto di doroteismo, cinismo, spregiudicatezza che – a parer loro – non stride con la rappresentazione che amano dare di sé, favoleggiando di grandi ideali. In effetti gli ex-giovani del ’68 che dominano nella politica, nei media, nel cinema, hanno in mano le leve del discorso pubblico e sono davvero riusciti a rappresentare la propria generazione come “La meglio gioventù”.

 

Non lo è mai stata e basta ricordare lo sfacelo e l’orgia di violenza che si scatenò dal Sessantotto. Ma il mito romantico della rivolta giovanile ormai è stato imposto dalla pubblicistica e dalla storiografia ufficiale, è il nuovo conformismo, è l’autorappresentazione del potere, è la sua autocanonizzazione. L’arroganza del potere di oggi era già tutta presente nell’arroganza dei “rivoluzionari” di ieri.

 

In realtà se fosse possibile tornare indietro nel tempo, a quegli anni, i veri idealisti dovrebbero essere cercati del tutto altrove. Un bellissimo documento inedito, appena riemerso, ci indica un nome (a lungo infangato): Luigi Calabresi, più noto come “il Commissario Calabresi”, il giovane poliziotto massacrato a 34 anni dalla violenza estremista. Sì, lui davvero era un grande idealista.

 

In questo suo bellissimo scritto – anticipato ieri da Avvenire – si legge: “Ancora qualche settimana e sarò Commissario di Pubblica Sicurezza. Lo dico perché sappiate in quale mondo sto per entrare con queste mie idee. Ma è una strada che ho scelto per vocazione, perché mi piace, perché sono convinto, perché costituisce una prova difficile. Avrei molti altri modi di guadagnarmi uno stipendio, ma sono affascinato dall’esperienza che può fare in polizia uno come me, che vuol vivere una vita profondamente, integralmente cristiana. Io sono giovane. Ma riandando indietro con la memoria, mi pare che un tempo il metro con cui si valutavano gli uomini era diverso. Si valutavano per ciò che erano, per ciò che rappresentavano, per la posizione e la stima di cui godevano, per il gradino che occupavano nella scala sociale e così via. Oggi invece conta il successo, questa medaglia di basso conio che su una faccia porta stampato il denaro e dall’altra il sesso”. Sappiamo come Calabresi fu accusato dopo la tragica fine di Pinelli, pur non entrandoci affatto. Il linciaggio morale a cui fu sottoposto, a rileggerlo sui giornali della Sinistra del tempo (e a ricordare le piazze di allora), fa spavento. A Giampaolo Pansa confidò: “Se non fossi cristiano, se non credessi in Dio, non so come potrei resistere”. Anche Enzo Tortora fu testimone di questi fatti e scrisse di Calabresi: “Credeva in Dio, fermamente. Quando una volta gli chiesi, nel periodo più buio delle accuse, degli attacchi, degli insulti, come faceva a resistere, senza mai un cedimento di nervi, senza uno scatto, a quell’autentico linciaggio morale a cui era sottoposto, mi rispose sorridendo: ‘E’ semplice, credo in Dio. E credo nella mia buona fede. Non ho mai fatto nulla di cui possa vergognarmi. E non odio nemmeno i miei nemici; ho angoscia per loro, non odio. E’ una parola – odio – che proprio non conosco’ ”.

 

Era vero. Calabresi era sempre stato un eroico servitore dello stato, pieno di sensibilità cristiana. E’ nota la foto uscita sul Corriere della sera il 22 novembre 1969 dove si vede il giovane commissario che soccorre Mario Capanna, sottraendolo all’aggressione di alcuni suoi avversari. Poi arrivò l’attentato di Piazza Fontana e il caso Pinelli. Poi arrivò l’assassinio di Calabresi, il 17 maggio 1972. Il suo nome ha continuato a essere un tabù per il pensiero dominante (nessuna sala del Senato gli è dedicata come invece è accaduto per certi “manifestanti”). La generazione del Sessantotto è da tempo al potere e con il potere pretende anche la gloria. Ma la gloria non le spetta. La gloria spetta a un uomo buono e infangato come Calabresi. Morto ammazzato. E la gloria vera. E’ notizia di ieri infatti che il cardinal Ruini ha dato il nulla osta per l’avvio del processo di beatificazione del commissario (la bella pagina di Avvenire di ieri evidentemente preparava questo annuncio). Per decenni né le istituzioni, né i moderati, né i cattolici hanno ricordato quest’uomo. E’ emblematico che la notizia sia uscita ieri mentre andava in scena l’avvilente sceneggiata della Sinistra per tenere le sue poltrone.

 

Dobbiamo dirlo e forse gridarlo: “la meglio gioventù” fu incarnata da Luigi Calabresi. Ed è giusto che sia la Chiesa a farcelo capire, nel nome di quel Dio che “disperde i superbi nei pensieri del loro cuore, che rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili”.

 

Da “Libero” 24 febbraio 2007 

postato da AnnaV alle ore febbraio 28, 2007 07:17 | link | commenti
categorie: vita, attualitĂ , conoscere la storia, conoscere la realta
martedì, 27 febbraio 2007

Non amo intromettermi nel dibattito puramente partitico, anche perchè non me ne intendo granché, però questo articolo di Massimo Caprara mi pare interessante e lo propongo:

Il colpo d’ala che serviva a una sinistra impaurita

di Massimo Caprara - Il Giornale di martedì 27 febbraio 2007

Ci sarebbe voluto un autentico colpo d’ala, una maggioranza inventiva al posto di usurati ripetitori come D’Alema, Marini e soprattutto Prodi. Ci sarebbe voluta una formula nuova e coraggiosa con risposte di rinnovamento al Paese. Se soluzioni di ordinaria dialettica come quelle tedesche, con intelligenza e fantasia, reggono a Berlino, perché non potrebbero reggere a Roma, tra cattolici, socialisti-democratici e popolari, senza reciproche animosità o cattiverie? È una necessità che non può essere mistificata. «Io amo l’Italia. Ma gli italiani la amano?», disse il Poeta. Ma la amano con il rinnovamento?
Basta coi vecchi giochi di potere e coi vecchi tradimenti, come tra D’Alema e Prodi, come tra vecchi catto-comunisti e neo-comunisti. Entrambi vadano finalmente al cantone come a loro spetta da tempo. Anche le elezioni politiche generali sarebbero una cura incompleta. Bisogna cambiare un programma con idee nuove e forze non usurate. Non alla maniera della vecchia Dc che si rinnova senza cambiare niente. È invece necessaria una svolta che si rinnovi dal profondo, dall’inizio di un programma. Capisco che l’attuale presidente della Repubblica ne rimarrebbe almeno sbigottito, ripetitivo com’è e senza fantasia. La legislatura sarebbe senza fine utile e senza sbocco. È necessario un nuovo coraggio. Non è stato forse suggerito dopo le ultime elezioni un cambiamento di nuove e grandi alleanze come quelle proposte da Forza Italia?
La questione non è a Palazzo Chigi solamente, ma al Quirinale. Sembra per ora non solubile, ma invece bisogna che i partiti premano perché si realizzi un cambiamento che sembra drammatico solo al Presidente Napolitano. Può esserlo se l’immaginazione non va al di là di una mente statica e senza fantasia come noi immaginiamo quella del comunista togliattiano che sta ora a Palazzo del Quirinale: una statua di marmo senza avvenire.
Il Papa da tempo ripete che bisogna proteggere e rinnovare il matrimonio culturale e spirituale della famiglia e non inventare una nuova famiglia fondata sui Pacs. Già questo sarebbe un avvenire grande e spazioso, come la lotta contro l’eutanasia, anziché la «colpa» presunta del cardinale Ruini per lesa maestà, del governo. Che c’è, invece, di più utile ed unitario, condiviso, di una vita sociale all’ombra del Concordato firmato da Benito Mussolini e dal cardinale Pietro Gasparri nel 1929 e rinnovato da Bettino Craxi e dal cardinale Agostino Casaroli, tra laici e cattolici aperti alla religione? Molti scheletri presunti chiusi nell’armadio non sono tali, ma semplici minacce di regresso inaccettabile.

postato da AnnaV alle ore febbraio 27, 2007 10:58 | link | commenti (18)
categorie: politica, attualitĂ 
martedì, 27 febbraio 2007

Leonardo Marino: chi si ricorda di lui?

 

Non ricordavo più la sua storia ma Pepe me l’ha dopo tanti anni rinfrescata: è la storia di Leonardo Marino:

 

Una storia cestinata


Solo 30 anni fa, migliaia di giovani ubriacati dalle luccicanti ragioni del comunismo creavano un’atmosfera di terrore nel paese, (arrivando ad uccidere barbaramente commissari di polizia, magistrati e giornalisti). Solo 5-10 anni fa, i loro figli hanno ucciso ancora a sangue freddo uomini onesti come D’Antona e Biagi.
Oggi, su tutti i giornali e le televisioni, i cattivi maestri - come Adriano Sofri e Toni Negri - di queste deboli menti, oltre a tantissimi ex-brigatisti, sono ascoltati e riveriti, in nome di un passato “da dimenticare”.
Uno solo di loro non merita nemmeno un cenno: Leonardo Marino, ovvero - per uno strano caso - l’unico che, dopo essersi convertito al Cristianesimo, si è pentito fino in fondo di quel che ha fatto, arrivando addirittura ad auto-accusarsi di un omicidio (commesso con il Sofri di cui sopra).
In queste righe vi presentiamo brani tratti dalla sua toccante autobiografia, “La verità di piombo” (Edizioni ARES), sperando che, invece di dimenticare, qualcuno voglia capire le tremende - ma anche attraenti - ragioni che possono portare, ancora oggi, all’odio puro:
 

 

L’unico terrorista comunista pentito di quel che ha fatto
Sono l’uomo che, dopo sedici anni, ha permesso con la propria confessione, di far luce su quello che è ormai tragicamente noto come il primo delitto del terrorismo italiano, l’uomo che i giudici hanno definito l’unico, vero pentito degli anni di piombo, perché ero libero, incensurato, insospettabile e mai gli inquirenti sarebbero giunti a me se non mi fossi presentato spontaneamente a rendere la mia confessione.
Non sono un mitomane, né un millantatore, né un sadico, né un masochista, né tantomeno un pazzo. Sono stato educato, da bambino e da ragazzo, nella fede cristiana, poi, nel corso della vita, ho abbracciato altri ideali, ma a un certo punto, proprio come il figliol prodigo, ho sentito, nel profondo dell’anima, come un imperativo, il bisogno di riabbracciare la fede in Cristo, da cui la necessità di ottenere il perdono per il male fatto. E non si pu? ottenere perdono, da Dio e dagli uomini, senza confessione. (pagg. 11, 12)

La dura condizione operaia
Mi sembrava di essere Charlot nel film “Tempi moderni” (…). Un aggettivo solo può rendere l’idea: infernale. (…) Le otto ore erano interrotte da mezz’ora per il mangiare. (…) Oltre a questa mezz’ora, si aveva diritto a 10 minuti di cambio, nelle otto ore, per andare a prendere il caffé (c’era un distributore di caffé, coca cola e aranciata), per fumare una sigaretta, ma soprattutto per andare al gabinetto. (…) Ora, bisogna tener presente che, per chi non riusciva a completare il proprio pezzo nei 50 secondi, erano guai. (…) E dopo due ritardi così c’era la sospensione. E poi il licenziamento. (pagg. 21, 22, 23, 25, 26)

Primo passo: la protesta contro lo sfruttamento
Un fatto fondamentale fu il maggio francese del ‘68 e il movimento studentesco in Italia di riflesso.(…) Leggere quelle cronache ci faceva capire che si può anche protestare, far sentire la propria voce. (…) Finché ci giunge voce che al reparto presse sono entrati in sciopero, uno sciopero spontaneo, non organizzato dai sindacati, anzi contro il volere dei sindacati. E allora che incominciamo a discutere. Qualcuno propone: se un reparto ferma tutta la Fiat, quando loro ricominciano a lavorare possiamo fermarci noi. Io ero sicuramente uno degli elementi trainanti. Sono infatti io che propongo lo sciopero, e una decina di compagni si dichiara subito d’accordo. Seguono tutti gli altri. E una grossa esperienza, perché ci sentiamo protagonisti di una grande sfida contro chi credeva di poterci sfruttare senza alcun riguardo per l’elemento uomo. (pagg. 29, 30, 31)

Un altro passo: completare la Resistenza, ovvero la rivoluzione comunista in Italia
Io non sapevo neanche chi fosse Marx, né tantomeno Lenin. La politicizzazione è una cosa che arriva per gradi. Si comincia a frequentare le loro case, vedi che hanno decine di libri, (…) su Mao Tse Tung, Castro e Che Guevara, e allora ti viene voglia di sapere, di informarti, di leggere. Soprattutto di Mao, della Rivoluzione Culturale cinese e delle Guardie Rosse. E quello il modello. Non l’Urss, che è uno Stato “riformista” e, come tale, ha rinunciato alla rivoluzione. Alla stessa stregua, il massimo disprezzo va al Pci, che ha tradito la classe operaia, rinunciando a instaurare in Italia la dittatura del proletariato. (…) E poi i libri: il “Che fare”? di Lenin, la “Guerra di guerriglia” di Che Guevara, ma soprattutto il libro di Giovanni Pesce “Senza tregua: la guerra dei Gap”. Era il nostro vangelo. Ci coinvolgeva perché era una storia tutta italiana, e non c’era bisogno di essere cinesi, o di vivere nel centro America. (…) Sentivamo rammarico e rabbia per il fatto che quei partigiani comunisti, quei combattenti dei Gap, erano stati traditi dai capi del Pci che avevano accettato di cedere le armi. Per noi c’era stata, e c’era, una sola Resistenza: quella che avrebbe dovuto portare alla rivoluzione bolscevica, ai soviet. Il fatto che ci fosse stato il tradimento della Resistenza, non voleva perciò dire che non si potesse di nuovo riprendere la lotta, tanto più che si sapeva che non certo tutti i partigiani avevano restituito le armi, e che nelle sezioni del Pci molti ex combattenti mordevano il freno e aspettavano soltanto un segnale da noi, la nuova generazione. (pagg. 31, 32)

L’attrazione per un carisma affascinante
Sofri. Sofri era tutt’ altra cosa. Mi resi subito conto che aveva un modo speciale di esprimersi, di parlare, di esporre le cose. E poi, era molto simpatico: nel modo di fare, nel modo di trattare la gente. (…) lo vedevo tutti i giorni, mangiavamo assieme, lo portavo in giro per Torino sulla mia “124”. Per essere sincero, eravamo diventati inseparabili nel senso che ero io che cercavo di stare tutto il giorno con lui. (…) Sofri, che al processo dirà poi che quei programmi rivoluzionari erano “gargarismi”, allora era per noi un capo rivoluzionario. Noi credevamo in lui esattamente come i bolscevichi avevano creduto in Lenin. Noi sapevamo, credevamo, che faceva sul serio. Per questo, io, personalmente, lo veneravo, per questo diedi il suo nome a mio figlio. (pagg. 33, 45)

(…)

 

Ecco perché divenne necessario uccidere
Ero convinto, come tutti, che l’anarchico Pino Pinelli fosse stato ucciso nella questura di Milano da Calabresi o comunque per ordine di Calabresi. (…) Ognuno di noi pensava che la strage di piazza Fontana fosse stata orchestrata da gente molto abile e pericolosa per creare un motivo di repressione della sinistra in generale e di noi extraparlamentari in particolare. Da qui la necessità di far cadere la colpa sugli anarchici e quella di ammazzare Pinelli, che, come scrivevano ormai anche i giornali del Pci e un grande settimanale come L’Espresso, “aveva capito tutto e avrebbe potuto smascherare la trama di Stato”. (…)
In sostanza, sapevamo che era impossibile sviluppare azioni di massa senza stimolarle con azioni individuali che dessero la carica, che facessero capire che il movimento rivoluzionario era passato all’offensiva.
E qui entriamo direttamente nel motivo principale dell’assassinio di Calabresi. La campagna di stampa che fu fatta da Lotta Continua contro Calabresi servì per far capire alla massa che quello era l’obiettivo da colpire.
In un memoriale che Sofri consegnò ai giudici della Corte d’assise pochi giorni prima della sentenza, c’è scritta una frase giusta: “Quando scrivevamo provocatoriamente le nostre denunce, ci chiedevamo se avrebbero suscitato la chiusura del giornale, o il nostro arresto, o una violenza diretta contro di noi. Dopo un po’ capimmo che dall’altra parte si era deliberato di ignorare la nostra sfida. Che questo ci apparisse come una conferma della nostra denuncia non occorre dirlo: del resto, non lo era?”.
Calabresi ci era stato praticamente “consegnato” dallo Stato. Dopodiché, non si può pensare che cinquecento o mille persone si muovessero per linciare Calabresi. Ci voleva un’avanguardia organizzata, preparata per colpire. (…)
[Il commissario Calabresi] era solo un poliziotto che faceva il suo mestiere. Ma allora, per noi, il poliziotto “buono” non esisteva. Tanto più Calabresi, che ci avevano insegnato a odiare non solo come l’assassino di Pinelli, ma anche come il persecutore dei compagni, l’organizzatore della repressione poliziesca contro la sinistra extraparlamentare di Milano, l’agente della Cia.
Fondamentale e determinante, nel creare in noi questa convinzione, questo odio, fu l’atteggiamento dei grandi nomi della cultura del tempo. Non passava settimana che L’Espresso non pubblicasse pagine intere su Calabresi, contro Calabresi. Lo attaccavano a fondo “L’Unità”, “Vie Nuove”, “l’Avanti!”. Leggevamo quegli articoli, e non era come leggere “Lotta Continua”, di cui sapevamo che era un foglio di propaganda, e che, per fare propaganda, poteva anche esagerare un po’. Ma il vedere le stesse cose scritte sui giornali borghesi, sui grandi quotidiani, ci faceva dire: “Ma allora è tutto vero!”. (…)
Quando poi uscì sull’Espresso, giornale che in sede leggevamo tutti, l’appello degli Ottocento, firmato da grandi pensatori come il professor Bobbio, grandi registi come Federico Fellini, scrittori e poeti come Pier Paolo Pasolini, giornalisti famosi come Giorgio Bocca, uomini politici e grandi combattenti antifascisti come Umberto Terracini, leggere quei nomi sotto un appello che chiedeva l’allontanamento di Calabresi dalla polizia, e dei giudici che lo avevano assolto dalla magistratura, e che definiva apertamente il commissario “assassino di Pinelli”, ebbe per noi tutti un’importanza enorme. Anche se non conoscevo tutti quei nomi, alcuni sapevo perfettamente chi erano.
Nomi di quel calibro scendevano in lizza contro Calabresi. Era dunque lui l’obiettivo principale. Come se, togliendo di mezzo lui, si fosse fatta la massima operazione possibile di giustizia. (pagg 44, 45, 46, 48, 49)

La decisione di passare ai fatti
Il primo a parlarmi della possibilità di far fuori Calabresi fu Bompressi, nell’autunno del ‘71. (…) Avremmo dovuto rubare una macchina e io avrei dovuto guidarla. Quella era la mansione adatta per me, visto che l’avevo fatto bene altre volte, durante le rapine. In seguito me ne parlò più volte Pietrostefani, durante i nostri incontri a Torino. (…)
In più di una riunione con Bompressi e Pietrostefani fu messo a punto il piano d’azione. (…) Se ci avessero fermati prima, avremmo dovuto dire che volevamo soltanto minacciare e spaventare il commissario. Se ci avessero catturati dopo, avremmo dovuto dire di essere estranei a Lotta Continua e di aver voluto vendicare Pinelli. (…)
Ai primi di maggio ‘72, a seguito di scontri con la polizia a Pisa, morì il compagno Serantini. Il clima divenne rovente e Pietrostefani mi annunciò che si dovevano anticipare i tempi e ammazzare subito Calabresi. Fino a quel momento avevamo solo parlato, ma adesso si trattava di passare dalle parole ai fatti e io fui messo bruscamente di fronte agli impegni che ormai avevo preso. Un conto era fare delle rapine, un conto era ammazzare un uomo a freddo, colpendolo alla schiena, anche se non sarei stato io, ma Bompressi, quello che avrebbe sparato. Per la prima volta sentii un senso di sgomento e volli essere certo di non fare una cosa avventata. Per questo chiesi ripetutamente a Pietrostefani di confermarmi se Sofri davvero era d’accordo, e lui mi disse che potevo accertarmene di persona andando a parlare con lui al comizio per la morte di Serantini. Parlai con Sofri subito dopo la fine del comizio. Pur confermandomi che la decisione era stata presa e che la cosa andava fatta, e tutte le altre cose che ho raccontato al processo, (…) io ricavai da quel breve colloquio l’impressione abbastanza netta che Sofri, nel suo intimo, esitasse. L’impressione che mi fece fu quella di essersi lasciato trascinare da Pietrostefani in quella decisione, insomma di aver detto sì controvoglia. E mi sembrò di averne una conferma nelle parole che mi disse accomiatandomi: “Speriamo vi vada bene, sennò siamo fottuti”.

Ultimo passo: l’assassinio nudo e crudo
Il 17 [maggio 1972] tutto si svolse secondo il nostro piano. Arrivammo sul posto parecchio tempo prima dell’ ora in cui sapevamo che il commissario usciva di casa (tra le 9 e le 9,20). (…) Di polizia sapevamo dall’ “inchiesta” che non ce n’era mai sotto casa, e su quello andavamo tranquilli. (…)Proseguii facendo un lungo giro per portarmi in prossimità del portone del dottor Calabresi, e vidi Bompressi che, calmo e tranquillo, passeggiava sul marciapiede col giornale in mano. Vedere Bompressi mi riportò di colpo alla realtà e a quello che stavamo per fare e di nuovo mi riprese l’angoscia. (…)
A un tratto, ecco che esce il dottor Calabresi. Lo riconosco subito, dalle foto sui giornali. Vorrei guardare dall’altra parte ma non riesco. Innesto la retromarcia e lentamente retrocedo, per portarmi il più vicino possibile a Bompressi e favorire così la sua fuga. Ho di nuovo la tentazione di non guardare, ma è più forte di me. Giro gli occhi a sinistra e vedo Calabresi e Bompressi che attraversano la strada tra le auto. Enrico si è accodato per passare in due. Ora sono arrivati. Ecco, ci siamo, penso. E infatti Calabresi fa per aprire la portiera della “500”, ma Bompressi estrae la “Smith and Wesson” e gli spara a bruciapelo un colpo alla nuca e subito dopo uno alla schiena.
Quell’immagine è sempre nei miei occhi. Non riuscir? mai più a scordarmela. Subito dopo, Bompressi riattraversa la strada in diagonale, tenendo la pistola in pugno, passando in mezzo alle macchine che si sono fermate, mi raggiunge, sale a bordo e si butta sul sedile dicendo: “Che schifo!”. Non una parola di più.

Infine, la confessione e la pace (ma non quella facile del mondo…)
E’ stato detto che il movente della mia confessione siano stati i problemi spiccioli di ogni giorno (…). E io dico che tutto fa. Ma alla base della decisione di confessare non c’è solo questo. Per esempio c’è il desiderio di uno stacco, di una rottura traumatica (…).
Io credo che l’educazione giovanile che uno ha ricevuto finisca per influenzarlo tutta la vita e (…) gli rimane dentro il fatto che Dio è misericordioso, capisce e tollera tutto, e che noi abbiamo la possibilità, la facoltà di sbagliare, ma possiamo essere perdonati andando a confessarci. (…) Scelsi un vecchio prete (…).
Dopo aver pronunciato le commoventi parole del sacramento, quel sacerdote mi assegnò come penitenza di sopportare tutte le calunnie e le accuse che mi sarebbero state certamente rivolte. (pagg. 85, 86, 87, 88)

Le testimonianze riportate da Pepe, relative a quegli anni bui della nostra storia potete leggerle interamente qui.

Domani vi parlerò del commissario Calabresi e del suo processo di beatificazione che sembra non poter partire per motivi sconosciuti. 

postato da AnnaV alle ore febbraio 27, 2007 07:55 | link | commenti (3)
categorie: fede e vita, leonardo marino
lunedì, 26 febbraio 2007

La politica una cosa sporca? Dipende dai punti di vista!

 

 

Di passaggio dal mio amico Gino ho letto questo post e mi sono spaventata: c’è di che mandare tutti a quel paese e rifugiarsi in un’isola deserta.

Come si può riuscire a non disamorarsi dalla politica davanti a questi balletti indecenti?

Ho pensato allora che solo la roccia sicura offerta dalla Chiesa, che ci ricorda cosa sia l’uomo, quale sia la sua dignità, quali sono le priorità da affrontare, mi può aiutare a non mollare tutto.

E così continuerò a sostenere chi mi garantisce il rispetto dei “principi non negoziabili” e denunciare tutte le volte che la dignità dell’uomo è vilipesa, disprezzata, nullificata.

Per meno di questo non val la pena di informarsi su questi giochetti per il potere che allontanano dalla politica chiunque sia in cerca di autenticità.

In realtà mi pare che se ci si allontana si fa il loro gioco.

Per cui, con nausea, ma: avanti tutta! diamoci da fare per ciò che davvero vale! anche in politica!

postato da AnnaV alle ore febbraio 26, 2007 18:51 | link | commenti (9)
categorie: vita, fede e politica
lunedì, 26 febbraio 2007

Chi fosse interessato a protestare presso le autorità competenti  per quanto scritto qui mi contatti tramite Splinder e farò avere gli indirizzi.

postato da AnnaV alle ore febbraio 26, 2007 10:38 | link | commenti
categorie:

***
Clicca sull'immagine per vedere il video

Veni Sancte Spiritus
Veni per Mariam
La Madonna è proprio la figura della speranza. Che questa fontana vivace di speranza abbia ad essere ogni mattina il senso della vita immediato più mordace e più tenace che ci possa essere.
Non esiste niente di sicuro al mondo se non in questo. (Luigi Giussani)
UN ALTRO MONDO IN QUESTO MONDO
Padre Aldo Trento a Cagliari

Clicca qui per sapere come sta Caterina e,
sull'immagine,
per ascoltare il suo canto-preghiera.
Accompagniamola attraverso la grande prova


Eccomi
Blogger: AnnaV
Forse che il fine della vita è vivere?
Forse che i figli di Dio resteranno con piedi fermi su questa miserabile terra?
Dare in letizia ciò che abbiamo.
Qui sta la gioia, la libertĂ , la grazia, la giovinezza eterna!
Che vale la vita se non per essere data? E perché tormentarsi quando è così semplice obbedire?
(P. Claudel)

*



il Mascellaro.it ...quando la Bassa è anche un punto di vista


***
Guarda il video clip
cliccando sull'immagine

***

I SANTI
PICCOLE STORIE DAL PARAGUAY
*
Vale la pena di vivere così?
*
Padre Aldo Trento
e il vento di Dio
clicca sulla foto

Il video della testimonianza di MARIO MELAZZINI affetto da SLA



Feedbox


SPECIALE
TESTAMENTO BIOLOGICO


RU486 dossier
la kill pill
Clicca sulla foto di Holly,
una delle prime vittime della RU486
ru486 bocciata


********
Leggi alcune meditazioni
di Don Giussani
cliccando sulla foto










Maurizio Lupi
















d32afcc4ee39057551700a33e81b1cd2.gif


Frammenti di saggezza


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Categorie

11 settembre
194
1984
1 maggio
25 aprile
2 novembre
5 per mille
68
abc
aborto
abruzzo
accanimento terapeutico
accoglienza
acqua
ada negri
afghanistan
africa
agenzia delle entrate
agesc
aids
aiuto ala vita
albacete
alda merini
aldo trento
alexis carrel
alimentazione e idratazione
alitalia
alla sua donna
alzheimer
ambiente
amenitĂ  varie
amicizia
amicusplato
amnesty international
amniocentesi
amore
amore alla vita
amore coniugale
anarchici
angelo scola
angelo vescovi
angelus
anpac
antidoti
antisemitismo
apocalypto
apostolo del web
appello
aprea
armeni
arte
artisti
ascensione
astrofisica
attentato di kabul
attualitĂ 
auschwitz
autodeterminazione
avsi
avsi - cdo
avvenimento
avventura
«torah di yanov»
babelgum
bagnasco
bakhita
ballottaggio
bambini
bambini soldato
banalizzazione dell aborto
banco alimentare
banco di solidarietĂ 
bandiera della pace
bariona
bellezza
bellieni
benedettoxvi in africa
benedettoxvi in sardegna
benedettoxvi in terra santa
benedetto xvi
benson
beran
berlusconi
bernanos
bernhard scholz
bersanelli
bersani
bertolaso
bibbia giorno e notte
billings
bioetica
biopolitica
biotestamento
birmania
blair
blanca
blogger
boffo
bonaria
brandirali
brasile
brigata sassari
buon anno
burqa
cai
cambiamento
camilla
camisasca
campania
canzone
canzoni
caprara
carcerati
carcere
carfagna
caritas in veritate
caritĂ 
carron
cascioli
catastrofismo
caterina
caterina da siena
catilina
cattedrali
cattivi maestri
cattolicesimo
cattolici
cavallari
cdo
celeste
censimento dei minori
cesana
chernobyl
chiesa
chimere
cicerone
cilla
cina
citazioni
civiltĂ 
claudel
claudio chieffo
claudio risé
cleuza e marcos
club papillon
cluny
cl
coletta
colletta alimentare
coma
cometa
compagnia delle opere
compito
comunicazioni sociali
comunismo
concretezza
conflitto arabo-israeliano
conoscenza
conoscere la realta
conoscere la storia
consenso informato
convivenze
coppia
correttezza
corrispondenza
corte europea
coscienza
costantino imperatore
creazione scienza
cren
crisafulli
cristianesimo
cristiani
crocifisso
cuba
cultura
culturacattolicait
cure palliative
cusl
dat
david jaeger
democrazia
depressione
de musset
de wohl
dialogo
dico
dieci domande
diesse
difesa della vita umana
diritti umani
disprezzo
disprezzo per la vita
dissenso in urss
dittatura
dittatura del desderio
dolore
donazione di organi
donna
don bosco
don camillo
don giussani
don gnocchi
dorina bianchi
dottor house
dottrina sociale
down
duomo di milano
durban 2
e-campagna
ebrei
economia
edith stein
educazione
educazione sessuale
einstein
elezioni
elezioni europee
eliot
embrione
embrioni chimera
emergenza educativa
emmanuel exitu
energia
epifania
eric liddell
ermanno lo storpio
esercizi fraternitĂ 
esodo
esperienze
etsuro sotoo
etty hillesum
eugenetica
eugenio corti
euresis
europa
eutanasia
evoluzione
fabiana
famiglia
famiglia cristiana
famiglia materna
famiglie in cammino
famiglie per laccoglienza
family day
fanatismo
fao
fatti
faustina kowalska
febbre suina
fecondazione artificiale
fede
federalismo
federica pellegrini
fede e cultura
fede e nichilismo
fede e opere
fede e politica
fede e ragione
fede e scienza
fede e societĂ 
fede e storicitĂ 
fede e vita
fedro
felicitĂ 
felicitĂ  di stato
feltri
feltri-boffo
femminismo cristiano
ferrara
feto malformato
fiamma nirenstein
figini
figli
figlio
figuracce
filippetti
finanziaria
fine vita
firenze
fisco
fisica
florenskij
foibe
fondamentalismo
fondazione russia cristiana
fondazione san rafael
formigoni
franceschini
francis
franz werfel
g8
galileo
gaudì
gaza
gelmini
genetica
genitori
geore gray
georgia
getsemani
giampaolo
gianna beretta molla
giannino
giappone
gioia
giopvani
giorgio la spisa
giorgio pontiggia
giornata della memoria
giotto
giovinezza
girotondi
giulia
giuseppe noia
giussani
giustizia
gloria riva
governo
gramsci
gratitudine
grillo
grossman
ground zero
guareschi
gulag
havel
holly patterson
holodomor
homo homini lupus
honduras
ibridi
identita di un popolo
identitĂ 
ideologia
il giardino
il padrone del mondo
il papa a verona
il potere dei senza potere
il sonno della ragione
immacolata concezione
immigrazione
immunitĂ 
imprevisto
inchiesta
india
informazione
ingrid betancourt
inquinamento
inquisizione
insegnamento religione islamica
integrazione
internet
intolleranza
introvigne
ionesco
iran
irc
irena sendler
islam
israele
jacques testart
jannacci
jan dobraczynski
jan palach
john mather
kabul
karl unterkircher
karol wojtyla
katyn
kenia
kenya
kipling
klinefelter
kolyma
kulaki
kung
lagerkvist
laicismo
laicitĂ 
laogai
lavoro
la ragione
la straniera
legge 40
legge truffa
leggi e blog
leonardo marino
leopardi
lepanto
lepori
letizia
lettere anonime
lettere di nicodemo
letture consigliate
le mie letture
liberi di vivere
libertas ecclesiae
libertĂ 
libertĂ  dinformazione
libertĂ  di educazione
libertĂ  dopinione
libertĂ  religiosa
libia
limite
li lu male
lodo alfano
lorenzo odone
lotta alla droga
lotta al neuroblastoma
lubjanka
lucia annunziata
luigi negri
luis
lultima cena
macerata-loreto
mac arthur
madre di dio
maestro unico
magdi cristiano allam
maggiolini
malafede
malika
malinconia
mamma
manzoni
marcello pera
maria
mario mauro
marrazzo
martin niemöller
martirio
martiri dotranto
martitri cristiani
marziana
maschio e femmina
massimiliano kolbe
massobrio
mas media
maternitĂ 
matrimonio
matrimoni misti
maurizio lupi
medioevo
medio evo
medio oriente
meditazioni
meeting di rimini
melazzini
mentalitĂ 
menzogna
mereghetti
messina
michael jackson
miguel manara
milosz
minzolini
mirna
mistero
mombai-bombay
monachesimo
mondo arabo
monsnegri
moralismo
moralitĂ 
morresi
morte
mounier
movimenti
muro di berlino
musei
musica
muti
namrata
napoli
nassiriya
natale
natura matrigna
nazismo
negazionismo
neuroetica
newman
nichilismo
niebuhr
nigeria
nobel
non-profit
novena
novitĂ 
nubifragio in sardegna
nucleare
nuvoli
obama
odio
okkupazione
olanda
olimpiadi
olivier clément
onesta intellettuale
onna
opinioni
ora di religione islamica
orissa
orizzonte perduto
orrore
orwell
oscar wilde
osservazione
ossezia
pace
pacifinti
pacs
padre bertaina
padre bossi
palestinesi
pandolfi
pansa
paolo sanna
papa
papĂ 
paracdutisti della folgore
paraguay
paraolimpiadi
pars
pasolini
pasqua
peccato
peguy
perdono
perelandra
persecuzioni
petizione
petizione popolare
pgheddo
piccinini
piccolo principe
pierolga
piero gheddo
pillola abortiva
pillola del giorno dopo
pillole
pioxii
plinio
poesia
pogrom anticristiano
poligamia
politica
politica estera
politica internazionale
politicus
popieluszko
positivitĂ 
posto fisso
povertĂ 
ppe
pre-persone
preghiera
prematuri
preocccupazione
presepe
preservativo
primavera di praga
privacy
provvidenza
punto di fuga
p claudel
p pezzi
qaly
quercia millenaria
qui e ora
quote rosa
quoziente familiare
rachida dati
radici cristiane
radioformigoni
radio bonaria
raffaello vignali
ragionamento
ragione
rapporti tra noi
ratisbona
ravasin
razzismo
realtĂ 
reato
recensione
reducciones
referendum
relativismo
relazione
religione e potere
religione naturale
religiositĂ 
renato farina
resistenza
responsabilita
ridiamo per non piangere
riduzioni
riflessioni
rischio educativo
risorgimento
rispetto
rispetto per la vita
risurrezione
roccella
rock
rolando rivi
romania
rom houben
ronchi
rosa bianca
rose
rosetta brambilla
ru486
russia
sacconi
safe
sagrada familia
saint exupery
salute
samar
samizdat
samizdatonline
sandri
santagostino
santanché
santa monica
santi innocenti
santoro
san pietro
sardegna
sartre
scalfari
schiavitĂą
scienza
scienza e fede
sciopero
scomunica
scuola
scuola di comunitĂ 
seneca
senso religioso
senso religioso e fede
seveso
se
shoah
sicilia
silone
simona atzori
sindone
sinodo africano
sky
sla
slewis
soby mckoul
socci
socialismo sudamericano
societĂ 
solidarietĂ 
solidarnosh
solitudine
solĹľenicyn
sol
sondaggi
soru
souad sbai
spagna
speranza
spermatozoi sintetici
spe salvi
spina bifida
staminali
staminali adulte
stati uniti damerica
stato etico
stato vegetativo
sterilitĂ 
storicitĂ  del vangelo
stranocristiano
stupore
sudan
suicidio
suicidio assistito
sussidiariet
sussidiarietĂ 
sylivie menard
talebani
tarak ben ammar
tar
tecnologia
tecnoscienza
tempi
tende di natale
terra santa
terremoto
terri’s foundation
terri schiavo
terrorismo
testamento biologico
testimonianza
the road
thor
tibet
tiboni
tienanmen
tolleranza
tony blair
torino
totalitarismi
tracce
traiano
trappa
trattato di lisbona
trifoglio
ts-eliot
tseliot
turchia
tu che mhai preso il cuor
tv
twitter
ue
uganda
ugolini
unione europea
unitĂ  ditalia
universitĂ 
un po di relax
uomo e donna
urss
vacanza
valori
valutazione
vandea
vaticano
vedova calabresi
vendetta
venezuela
ventorino
verginitĂ 
veritĂ 
veronica
vescovi lefebvriani
via crucis
vicky
villocentesi
violenza
vita
vita e destino
vittadini
vivamente consigliato
vocazione
von galen
vopos
waida
welby
xenofobia
xinjiang
zambrano
zavoli
zetesis

Partecipano

 Il mio profilo ContattamiAnnaV

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading*volte

DISCLAIMER

L'autore dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, non sono da attribuirsi all'autore, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima o criptata. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001. Le immagini pubblicate sono quasi tutte tratte da internet: qualora il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione.







Heracleum blog & web tools