Appello del PIME per la liberazione di P. Bossi
Riportiamo qui il testo integrale di un messaggio diffuso dal Pontificio Istituto Missioni Estere nelle Filippine. In esso si chiede a tutti, cristiani e musulmani, di aiutare a ritrovare il sacerdote rapito il 10 giugno scorso, dopo che tutte le informazioni di questi giorni si sono mostrate false o infruttuose.
Zamboanga (AsiaNews) - Il Signore disse a Caino: “Dov’è Abele, tuo fratello?”. Egli rispose, “ Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?”. (Gen 4,9)
Noi, missionari del PIME nelle Filippine, ora chiediamo: “Dov’è nostro fratello Giancarlo Bossi?”
Egli è stato rapito lo scorso 10 giugno in Payao, Zamboanga, Sibugay. Da allora ci è stato detto che sarebbe stato rilasciato entro poche ore, entro pochi giorni…
Ci è stato detto che sia le forze governative che i contatti del MILF stavano sorvegliando tutte le aree possibili, tutti i possibili gruppi armati, e tutti i possibili testimoni, perfino i nascondigli più segreti, usando strumenti tecnici di ultima tecnologia.
Ci è stato detto che emissari sono stati mandati con cellulari per verificare se Giancarlo fosse vivo, ci è stato detto che sono state procurate medicine per la sua ipertensione, ci è stato detto che sta bene e si sposta a cavallo. Ci è stato detto che i sequestratori chiedono 15 millioni di pesos…
Ma quando noi cerchiamo di verificare tutte queste notizie, noi siamo arrivati alla conclusione che sono tutte false notizie.
Militari, civili e autorità religiose chiedono una “prova di vita”, ma fino ad ora non abbiamo prove (che sia in vita), non c’è chiara identificazione dei sequestratori, non c’è conferma di avvistamento, non c’è richiesta di riscatto, non c’è rivendicazione e motivazione del suo improvviso rapimento. Noi sappiamo che Giancarlo non può sparire come un fantasma. E’ troppo grosso e deve essere difficile nasconderlo.
Noi siamo molto preoccupati per lui.
Dai fatti sappiamo che i suoi sequestratori sono un numeroso gruppo armato che certamente ha cellulari e connessioni con varie personalità influenti e organizzazioni. Perché non possono essere identificati? Perché non dichiarano il loro scopo?
A questo punto, noi crediamo che si tratti di una perversa messa in scena, le false notizie sono parte di questa messa in scena, e coloro che fabricano queste notizie sanno che stanno solo ingannando la pubblica opinione. Perché?
Si tratta di un tentativo per coprire qualche altro scopo?
Abbiamo ricevuto molte dichiarazioni di solidarietà e molta gente sincera di tutte le fedi sono uniti in preghiera. Siamo molto grati a ciascuno di loro. Siamo stati toccati dalla dichiarazione del Consortium of the Bangsamoro Civil Society (CBCS) che ha posto una domanda: “Chi ci guadagna dal rapimento di un prete?” La loro domanda certamente merita una risposta. La gente comune già capisce al di là delle molte bugie.
Noi siamo convinti che parecchia gente ed organizzazioni conoscano la verità. Perché essi rispondono come Caino, “NON LO SO. SONO FORSE IL GUARDIANO DI MIO FRATELLO?” Sono forse loro i responsabili di quanto è successo a Giancarlo, come Caino era responsabile di ciò che era successo ad Abele?
Noi ancora crediamo, speriamo e preghiamo che Giancarlo sia vivo. Preghiamo anche che fra quelli che conoscono cosa è veramente successo ci sia qualcuno che possa dire la verità. Gesù ha detto “ la verità vi farà liberi”. Allo stesso modo Allah, il Misericordioso e il Clemente, non può sopportare i falsi, perché Egli è un amante della verità.
I missionari del PIME nelle Filippine
29 Giugno 2007
Il Re del Portogallo
di Luigi Giussani
Figuriamoci un paesino di montagna, alcuni decenni fa. Un'unica mulattiera unisce il villaggio al paese più grande, giù a fondo valle. Non c'è un medico stabile, ma c'è il comune, con un sindaco. Tutti vivono del bosco, qualche gallina, qualche mucca, nessun nesso col mondo. Un paesino chiuso, degradato. Nell'unica casa un po' bella del paese una famiglia venuta dalla città viene a stabilirsi. Un signore e una signora molto distinti, due bambini. Sono gentilissimi, ma tutto il villaggio si ritrae di fronte a loro. Li spiano dalle fessure delle persiane quando passano, nell'unica botteguccia del paese non accettano alcun tipo di conversazione, nessuno li saluta. Accade un giorno che un abitante del paese si infortuna gravemente. La signora è medico e si adopera in tutti i modi fino alla sua completa guarigione. Così il ghiaccio si rompe e via via, molto lentamente, si crea non tanto un affiatamento a parole, ma un affiatamento pratico. Anche lui si rende disponibile a ogni necessità: un camino si rompe, un macchinario da riparare..., quel signore di città sa sempre come intervenire. «Sarà un ingegnere», dicono tra loro in paese. Lui la sera andava sempre nell'unica osteria del villaggio dove gli uomini giocavano a carte avvolti in una nuvola di fumo. E, dapprima, se ne stava lì a guardare, poi nell'impaccio generale chiede di poter giocare anche lui, e gli uomini del paese scoprono che è anche un ottimo giocatore. Insomma, dopo qualche settimana quella era la famiglia più amata del paese. Una domenica, mentre stavano giocando a carte, si interrompe per raccontare di quando aveva viaggiato nella Terra del Fuoco e tutti se ne stavano lì con le carte in mano e la pipa in bocca ad ascoltarlo, perché parlava in modo affascinante, sapeva una infinità di cose. A un certo punto il più vecchio di tutti tira fuori la pipa dalla bocca, mette giù le carte e dice:
«Senti, tu devi rispondere alla nostra curiosità. Molti fra noi dicono che sei un ingegnere, molti dicono che sei uno scienziato, altri dicono altre cose. Ma tu chi sei? Come fai a essere così bravo in tutto, a sapere tante cose?».
Allora lui dice: «Amici, adesso che siamo veramente in confidenza ve lo posso dire. Però non dovete tradirmi, perché per una serie di ragioni la mia posizione è delicata nei confronti della legge, e se si sapesse che sono qui mi arresterebbero subito. Io sono il re del Portogallo in esilio».
A nessuno lì nell'osteria viene in mente di mettere in dubbio questa risposta: la sua risposta, inimmaginabile, s'addiceva al suo tipo di persona. (fonte)
Con questa "parabola" don Giussani spiegava come il percorso della persuasione e della certezza su Gesù abbia avuto un itinerario.
E solo dopo questo itinerario di convivenza i discepoli hanno potuto raggiungere la certezza che Gesù era l'amico straordinario di cui potevano fidarsi.
E solo con il dono dello Spirito Santo la persuasione su Gesù è arrivata fino alla testimonianza del martirio.
Analogamente, per comprendere Gesù occorre un percorso anche per noi; un percorso di "convivenza" che si attua appartenendo concretamente e lealmente alla realtà fisica della Chiesa che è il prolungamento della presenza di Cristo nella storia.
Senza tale percorso non si dà comprensione vera di Cristo e della sua divinità.
La maggior parte dei cristiani
Temo davvero che la maggior parte di coloro che si chiamano cristiani, qualunque cosa possano professare di credere, qualunque cosa possano credere di sentire, qualunque calore, e illuminazione, e amore essi possano pretendere di possedere come cosa loro propria, proseguirebbero per la loro strada quasi come fanno ora, né molto meglio, né molto peggio, se credessero che il Cristianesimo fosse una favola. Quando sono giovani essi soddisfano le loro voglie o, almeno, vanno in cerca delle vanità del mondo; via via che il tempo passa, si mettono in qualche promettente carriera di affari, o qualche altra maniera di far danaro; poi si sposano e si sistemano; e quando il loro interesse coincide con il loro dovere, sembrano essere, e si credono di essere uomini rispettabili e religiosi. Crescono attaccati alle cose così come sono; cominciano a mostrare un certo zelo nel combattere il vizio e l'errore e seguono l'idea della pace verso tutti gli uomini. E una condotta questa che, fin dove può giungere, è giusta e degna di lode. Io dico soltanto che essa non ha necessariamente nulla affatto a che fare con la religione. (...) Non arrischiano nulla, non rischiano, non sacrificano, non abbandonano nulla per la fede nella parola di Gesù Cristo.
(da “Il cuore del mondo” di John Henry Newman)
Grazie Giacabi!
Ripropongo un post recente perchè attuale, molto attuale; con invito a sottoscrivere l'appello, in prossimità della manifestazione del 4 luglio:
In difesa della libertà religiosa nel mondo
Aderiamo alla manifestazione nazionale contro l’esodo e la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, per la libertà religiosa nel mondo:
A Roma il 4 luglio la "Manifestazione nazionale contro l'esodo e la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, per la libertà religiosa nel mondo"
Dopo aver ascoltato e fatto nostro l’ “accorato appello” del Papa Benedetto XVI ad agire per porre fine alle “critiche condizioni in cui si trovano le comunità cristiane”, abbiamo deciso di promuovere una “Manifestazione nazionale contro l’esodo e la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, per la libertà religiosa nel mondo”. Noi non possiamo più continuare ad assistere inermi alle barbarie che stanno costringendo milioni di cristiani negli Stati arabi, musulmani e altrove nel mondo a fuggire dalle loro case e dai loro paesi. Al contempo noi denunciamo le violenze contro i religiosi e i fedeli cristiani che pagano con la vita l’impegno e la fedeltà a testimoniare la propria fede. La presenza dei cristiani si va assottigliando sempre più: dalla prima guerra mondiale circa 10 milioni di cristiani sono stati costretti a emigrare dal Medio Oriente. Una fuga simile alla cacciata degli ebrei sefarditi che, da un milione prima della nascita dello Stato di Israele, si sono ridotti a 5 mila. Invitiamo pertanto tutti gli uomini di buona volontà, al di là della loro fede, etnia e cultura, a partecipare alla manifestazione nazionale che si terrà mercoledì 4 luglio a Piazza Santi Apostoli a Roma alle ore 21. Sarà una grande manifestazione per la vita, la dignità e la libertà dei cristiani e per il riscatto dell’insieme della nostra civiltà umana.
Primi firmatari:
Allam Magdi, Maurizio Lupi, Mario Mauro, Antonio Tajani, Roberto Maroni, Sandro Bondi, Giorgia Meloni, Luca Volontè, Alfredo Mantovano, Stefania Prestigiacomo, Stefania Craxi, Daniela Santanché, Andrea Ronchi, Valentina Colombo, Diego Volpe Pasini, Luigi Amicone, Camillo Fornasieri, Giorgio Vittadini, Alberto Savorana, Giancarlo Cesana, Alessandro Rossi,Mons. Luigi Negri, Souad Sbai,Khaled Fouad Allam, Andrea Pamparana, Elio Vito, Margherita Boniver, Michaela Biancofiore, Antonio Leone, Guido Crosetto, Marco Zacchera, Fabrizio Cicchitto, Gioacchino Alfano, Angelino Alfano, Chiara Moroni, Carla Castellani, Angelo Maria Sanza, Giuseppe Palumbo, Gerardo Bianco, Manuela Di Centa, Elisabetta Gardini,Luca Volontè, Luigi Fedele, Paola Frassinetti, Mariella Bocciardo, Luigi Vitali, Maurizio Bernardo, Domenico Di Virgilio, Paolo Uggè, Jole Santelli, Giuseppe Fallica, Raffaele Fitto,Gabriele Boscetto, Giuseppe Cossiga, Giacomo Baiamonte, Isabella Bertolini, Patrizia Paoletti Tangheroni, Giorgio Simeoni, Maurizio Ronconi,Luigi Lazzari,Federico Bricolo, Valentina Aprea,Guido Dussin, Giuseppe Angeli, Paolo Grimoldi, Fabio Rampelli, Silvano Moffa, Riccardo Conti, Battista Caligiuri, Sergio Pizzolante, Massimo Romagnoli, Ettore Peretti, Roberto Menia, Carlo Ciccioli, Salvatore Ferrigno, Francesco Stagno D’Alcontres, Riccardo Pedrizzi, Guglielmo Picchi, Gregorio Fontana, Piero Testoni, Antonio Verro, Carmelo Porcu, Basilio Germanà, Salvatore Buglio, Alessandro Forlani,Pietro Armani, Walter Zanetta, Pierfrancesco Gamba, Gaetano Fasolino, Ugo Lisi, Luigi Cesaro, Carmine Patarino, Donato Bruno, Fiorella Ceccacci Rubino, Mariastella Gelmini, Luigi Casero, Simonetta Licastro Scarpino, Lorena Milanato, Italo Tanoni, Marino Zorzato, Luigi D’Agrò, Giuseppe Drago, Antonio Mereu,Angelo Compagnon, Annateresa Formisano, Francesco Lucchese, Vittorio Adolfo, Ciro Alfano, Emerenzio Barbieri, Francesco Bosi,Luisa Capitanio Santolini, Pier Ferdinando Casini, Lorenzo Cesa, Luciano Ciocchetti, Giampiero D’Alia, Rodolfo Delaurentis, Teresio Delfino, Armando Dionisi, Giuseppe Galati, Gianluca Galletti, Carlo Giovanardi, Salvatore Greco, Pietro Marcazzan, Leonardo Martinello, Erminia Mazzoni, Cosimo Mele, Giorgio Oppi, Michele Pisacane, Francesco Romano, Giuseppe Ruvolo, Bruno Tabacci, Mario Tassone, Michele Tucci, Michele Vietti, Domenico Zinzi, Roberto Tortoli, Adriano Paroli, Stefano Saglia, Pietro Franzoso, Antonio Palmieri.
Per aderire:
Leggi anche il post di Alef

Preghiamo per la liberazione di Padre Giancarlo
Guerre sante asimmetriche
Un’interessante intervista di ZENIT che ci aiuta a capire la differenza tra il jihad e la crociata:
Intervista a Marco Meschini
MILANO, domenica, 3 giugno 2007 (ZENIT.org).- Attenzione a non confondere jihad e crociata. Sono guerre sante, ma non sono la stessa cosa. Lo spiega in un nuovo volume – Il jihad e la crociata (Ares, www.edizioniares.it, pagg. 160, euro 12) –, apparso dopo il famoso discorso di Benedetto XVI a Ratisbona, lo storico Marco Meschini.
Marco Meschini è storico medievalista e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. In questa intervista rilasciata a ZENIT, chiarisce i concetti fondamentali per vedere le differenze tra jihad e crociata: mentre il jihad è essenziale per l’islam, la crociata non lo è per il cristianesimo.
In che senso il jihad e la crociata sono «guerre sante»?
Meschini: Per «guerra santa» intendiamo una guerra con due elementi caratterizzanti: innanzitutto, per chi vi aderisce, è una guerra volta da Dio e promossa dai suoi legittimi rappresentanti; in secondo luogo, parteciparvi apre le porte del Paradiso.
Per il jihad si deve ricordare un passo coranico fondamentale: «Combattete coloro che non credono in Allah e che non ritengono illecito quel che Allah e il suo messaggero han dichiarato illecito» (9,29). È Allah a volere il jihad, Allah è santo, dunque il jihad è santo, una guerra santa.
Per il secondo aspetto, va richiamato un hadit (cioè un detto di Maometto con valore normativo): «Sappiate che il Paradiso è all’ombra delle spade».
Inoltre il mujahid, il «combattente del jihad», in caso di morte è considerato un «martire», shahid, «testimone», lo stesso senso letterale della parole greca martyr, «martire». Costui è ritenuto così santo che il suo corpo non deve essere lavato prima dell’inumazione, come prescriverebbe la legge islamica, e può persino trasferire parte della propria santità ai parenti.
Lei però le definisce anche «asimmetriche»: cosa le distingue?
Meschini: Anche la crociata – per i cristiani del Medioevo – era voluta da Dio, nel senso che i Papi la vollero e la predicarono, connettendovi la remissione delle pene per i peccati commessi dai partecipanti. E il grido di battaglia dei crociati era: «Dio lo vuole!».
Una prima asimmetria è però proprio questa: il jihad apre direttamente le porte del Paradiso, la crociata no, perché è intesa come parte del processo che può condurre l’uomo peccatore in Paradiso.
Vi sono però altre asimmetrie più forti.
Anzitutto, il jihad è sia difensivo sia aggressivo, cioè strumento di diffusione della religione islamica che – ricordiamolo – significa «sottomissione» ad Allah.
La crociata, invece, nacque solo dopo oltre un millennio di cristianesimo e con uno scopo limitato: recuperare Gerusalemme e la Terrasanta, ingiustamente occupate dai musulmani.
Va però aggiunto che, nel corso di una storia plurisecolare, vi furono anche crociate di espansione, pur senza che l’idea originaria si perdesse completamente.
Lei inoltre sostiene che, mentre il jihad è coessenziale all’islam, la crociata non lo è per il cristianesimo.
Meschini: È l’asimmetria più radicale. Come detto, la guerra santa è una prescrizione coranica – e il Corano è la Parola di Allah, eterna e immutabile – praticata da Maometto e dotata di tutta una serie di regole accessorie per definirne modi e condizioni.
Ancora oggi, per tutti gli islamici, il jihad è il «sesto pilastro» dell’islam, cioè uno dei precetti identitari della loro religione.
Viceversa, non esiste alcun testo sacro cristiano che parli di una simile guerra, né il modello che è Cristo la prevede, anzi! Per questo la crociata, certamente sorta in un contesto cristiano, non è necessario che si ripresenti in altri contesti cristiani; né, soprattutto, ha a che fare con il kerigma, il «nocciolo» della rivelazione cristiana.
Avrebbe senso, oggi, una sorta di crociata cristiana?
Meschini: Non credo. Tuttavia ha molto senso un’azione di resistenza salda – che ricorra quindi non solo ma anche alla forza – per contrastare chi minaccia manu armata la pace internazionale.
Parlare di jihad e crociate oggi non rischia di rendere più difficile il dialogo tra cristianesimo e islam?
Meschini: Qual è lo scopo del dialogo? Io penso conoscersi meglio e, se possibile, giungere a un livello superiore di verità. Dunque la verità o almeno l’onestà intellettuale è una premessa, anzi una condizione irrinunciabile del dialogo.
Per questo ho voluto smascherare alcuni commentatori che, dietro contorsioni verbali, cercano di camuffare la verità storica, giuridica e teologica insita nel tema del jihad.
Cosa voleva dire il Papa a Ratisbona quando ha parlato del discorso di Manuele II Paleologo su questi temi?
Meschini: Benedetto XVI è stato molto chiaro: la fede e la verità si possono proporre e diffondere solo da intelletto a intelletto e da cuore a cuore, in un mutuo scambio di ragione e credo.
E quindi espandere la propria religione «con la spada» è una mostruosità antitetica al Logos, alla Ragione, cioè a Dio. E la violenta reazione di tanti alle sue parole è stata – drammaticamente – un’involontaria ma “perfetta” risposta di conferma al suo discorso.
Nulla da aggiungere
(Basta e avanza)
Da Il Giornale un articolo di Mario Giordano:
Pagare il biglietto? Ma quando mai? Ci vuole un biglietto per salire sul treno? Ma stiamo scherzando? Avanti, si occupino i binari, si paralizzi l’Italia, si tengano in ostaggio i passeggeri. E se qualcuno si sente male, che importa? Lo ricoveriamo in ospedale. Sempre ammesso che l’ospedale non sia chiuso nel frattempo per lo sciopero degli infermieri cui è stato chiesto (udite udite) di allungare l'orario di lavoro. Ma vi rendete conto? Allungare l'orario di lavoro? A un infermiere? Anche qui, come in stazione, la risposta non può che arrivare forte e dura: diserzione di massa, sale operatorie chiuse. E se c'è qualche malato grave? Pazienza. Tanto nessuno è più malato di quest'Italia: moribonda, eppure ancora piena di risorse suicide.
Benvenuti nel Paese dove tutto è permesso. Ma solo a chi urla più forte e, possibilmente, sfascia un paio di vetrine. Lavori onestamente? Paghi le tasse? Tutte le mattine alle sei e un quarto ti suona la sveglia, caffelatte, colazione e poi otto ore a dire di sì al capufficio? Se prendi il tram obliteri? Se vai al supermercato fai la coda alla cassa e non rubi? Razza di un pirla, non hai capito nulla. Ma proprio nulla. Obliterare? Lavorare? Caffelatte? Non senti come suona male: tutta roba del passato, tutti generi che non tirano più. Ora per essere qualcuno, come minimo, devi dare l'assalto a un bancomat. Devastare un locomotore. Aggredire un capotreno. Che ne so? Se proprio non ti viene niente di meglio inneggia alle Br: W la Lioce, abbasso lo Stato, uccidere un carabiniere non è un reato. Nella vecchia Nassirya ya ya oh.
Benvenuti nel Paese dove è possibile scendere in piazza a celebrare i terroristi con il permesso delle autorità. Prego, accomodatevi, per carità. Chi volete insultare oggi? Gli eroi di guerra? Il capo della Polizia? Le vittime delle Br? Ma per carità, fate pure, le forze dell'ordine assisteranno e non interverranno, non vogliamo mica rovinare lo spettacolo. Se aspettate un attimo vi stendiamo pure il tappeto rosso, che essendo rosso fa pure molto pendant.
Benvenuti nel Paese dove ormai non c'è più niente di sacro, a parte l'osso dove si prendono i calci. Il Paese dove lo sciopero ferma i treni di chi paga il biglietto, ma non quelli dei sindacati che viaggiano gratis. Il Paese dove chi lavora viene bastonato, ma chi non fa nulla viene sempre perdonato. Hai stuprato una scolaretta? Per carità: continua pure a fare il bidello. Hai rubato denaro pubblico? Per carità: continua pure a lavorare al ministero. Se insulti il tuo superiore poco ci manca che ti diano un premio. Una volta hanno provato a licenziare un impiegato statale che entrava in ufficio bevuto come una spugna. L'hanno dovuto riassumere. Motivazione: «È troppo ubriaco per rendersi conto che sbaglia». Benvenuti nel Paese in cui ormai nessuno è più sobrio. Nemmeno le sentenze.
Ma vi pare? Se c'è l'emergenza rifiuti, si organizzano blocchi stradali. E se i blocchi stradali non bastano? Si dà l'assalto ai camion. E se i camion non bastano? Si dà l'assalto direttamente al commissario straordinario Bertolaso. Perfetto: ora che ci siamo dati una manica di botte tutti quanti, la discussione può iniziare. Dove siamo rimasti? A vent'anni fa? All'età della pietra? Una volta se un pargoletto veniva bocciato il genitore s'infuriava e lo metteva in castigo: «Quest'estate non vai al mare e studi l'algebra». Ora invece guardate che succede nelle scuole: i genitori s'infuriano sì, ma vanno a menare i professori. Come osano pretendere che i nostri gioielli si applichino all'aritmetica togliendo tempo alla playstation e al calendario della Arcuri? Leopardi e Dante Alighieri sono forse meglio dell'iPod e dell'ultimo telefonino?
Ma sì, avanti, giù botte al commissario straordinario, giù botte ai prof, giù botte a chiunque osi ricordare che oltre ai diritti esistono pure, sommessamente, alcuni doveri. Ormai tutto è permesso. Benvenuti nel Paese dove l'unica cosa che sembra fuori dal tempo è rispettare la legge. Fai un corteo senza sfasciare la testa a un poliziotto? Non sei nessuno. Organizzi una manifestazione senza insultare un carabiniere? Sei un fallito. Magari (che tenerezza) sei pure uno di quelli che parcheggiano dentro le strisce, e come se non bastasse sprechi pure la monetina dentro il parchimetro. Razza di un imbecille. Ma non lo vedi che sei rimasto una bestia rara? Adesso si usa così: salire sui treni senza pagare il biglietto, e tanti saluti. Una volta se i controllori beccavano uno senza biglietto, costui si sentiva un verme per la vergogna. Ora invece rivendica il diritto a violare la legge e per ribadirlo non trova di meglio che interrompere la circolazione ferroviaria sull'intero territorio nazionale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: i treni si fermano. E comunque, anche ora che sono ripartiti, andare avanti è sempre più difficile.
Mario Giordano
Libertà e desiderio
E’ successo una decina d’anni fa: il giovane Alberto ha scelto la morte in un mondo che già allora non sapeva dare risposte ai giovani:
"Metto in atto questo gesto per
vedere che cosa c'è dopo la morte
e chi ha ragione.
In questo mondo ci sono poche
speranze per i giovani e spero
che il mio gesto serva perché
il mondo si accorga che esistiamo
anche noi con i nostri problemi.
Chiedo perdono ai miei genitori
che sono stati con me molto
affettuosi e non mi hanno fatto
mancare mai nulla.
Chiedo scusa anche ai responsabili
della scuola verso i quali non ho
niente da recriminare.
La mia ultima volontà è quella di
essere cremato. Addio."
Alberto
Mentre Luca esprime il suo desiderio di infinito davanti al cielo profondo:
Io rimango sempre affascinato
dal cielo, non importa se sereno,
nuvoloso, stellato. Il cielo, con la
sua inconsistenza e con la sua
infinita grandezza, mi dà un senso
di potenza e, nello stesso tempo, di
libertà quella libertà che mi manca
a scuola e che non trovo a casa.
Luca
Ho trovato queste due riflessioni, che descrivono lo stato d’animo di due giovani, nella Mostra della libertà dei ragazzi di Gioventù studentesca.
Propongo anche la struggente poesia riportata sempre nel secondo pannello:
Desiderio,
ti ho trascinato per le strade,
ti ho desolato nei campi,
ti ho ubriacato nelle città,
ti ho ubriacato senza dissetarti,
ti ho bagnato nelle notti piene di luna,
ti ho portato in giro ovunque,
ti ho cullato sulle onde,
ho voluto addormentarti sui flutti,
desiderio, desiderio che vuoi dunque?
Quando ti stancherai?
Field
E’ tempo di vacanze e di riflessione. Forse questi pensieri espressi da dei giovani studenti possono coinvolgerci ed interrogarci.
Libera padre GiancarloSignore,
tu ci hai detto di non scoraggiarci mai,
per questo ad ogni istante che passa
con più intensità di quello trascorso,
con insistenza sempre più crescente
ti chiediamo
LIBERA PADRE GIANCARLO
Questo è il nostro grido,
la nostra implorazione di figli
che pregando
diventano più certi
che sarai tu a strapparlo
dalle mani dei suoi rapitori. Amen
(Gianni Mereghetti)
Come spesso accade, mio marito legge le notizie e poi me le segnala e non si sbaglia mai circa l’interesse degli argomenti trattati. Quella di ieri è una notizia allucinante, soprattutto se si pensa che a farne le spese è una persona assolutamente innocente.
Certo che esistono anche pedofili travestiti da preti e che sarebbe meglio che non fossero mai diventati preti. Ma da qui ad usare la calunnia per rovinare non solo la reputazione di un prete, ma inficiare anche la fiducia che la dedizione dei preti che conosciamo e che stimiamo ci suscitano è estremamente grave. Se non possiamo fidarci nemmeno dei preti che conosciamo, di chi dovremmo fidarci?
Comunque leggete la vicenda che Stefano Lorenzetto ci racconta:
V’interessa sapere come si monta un presunto scandalo sessuale che coinvolga la Chiesa, una di quelle storiacce di pedofilia che mandano in brodo di giuggiole Michele Santoro? Seguitemi, e ve lo spiego. Il 25 marzo intervisto su questo giornale Bruno Zanin, l’attore che interpretò Titta Biondi nell’Amarcord di Federico Fellini. Una persona seria, mite, con una storia personale sconvolgente. Lontano
L’intervista con l’ex attore era stata linkata in parecchi siti Internet, insomma ha fatto il giro del mondo. E così mi è giunta da Regina, città del Canada, 180.000 abitanti, una mail firmata con tanto di nome e cognome. Me l’ha scritta un signore che, dopo aver letto Il Giornale in Rete, aveva chiesto a una cugina di spedirgli dall’Italia il libro autobiografico di Zanin, Nessuno dovrà saperlo. «Sono italo-canadese (mezzo veronese, un quarto udinese, un quarto padovano)», si presentava, «mi scuso per italiano così scolastico, ma io sono nato qui e a parte tre anni studente in teologia a Roma (Collegio Capranica) faccio mio meglio per praticare la buona lingua di Dante». Dopodiché mi spiegava che avrebbe «comprato all’istante un fucile per andare a Roma in Vaticano e uccidere un alto prelato che anche a me ha rovinato la vita come a Bruno Zanin». Ed entrava nei dettagli: «L’altissimo uomo della Curia vaticana mi ha abusato per tre anni come se io fossi una sua creatura di piacere e basta. Ero il più bravo e diligente studente di latino, greco, teologia, esegesi e a 15 anni appena arrivato da seminario di Toronto quel prete che era semplicemente vicedirettore mi ha sedotto e portato ad esaudire ipso facto ogni piccolo capriccio e fantasia sessuale che gli passava per la testa. Oggi sono in cura coatta psichiatrica perché maniaco sessuale-predatore con tendenze verso adolescenti maschi». Da pelle d’oca.
Senonché più avanti nel racconto gli erano sfuggite (sfuggite?) le iniziali di questo cardinale che «se la spassa agli alti vertici della politica vaticana, certamente del mio malessere, del mio naufragare io credo non gli frega niente». Mi sono messo a indagare e, con mia grande sorpresa, ho scoperto che uno solo, fra i 183 cardinali del Sacro collegio, ha quelle iniziali. Anche invertendo l’ordine di nome e cognome, non c’era possibilità di equivoco. La circostanza mi ha arrecato un qualche turbamento: si tratta di uno dei più stretti collaboratori di Papa Ratzinger. Ma c’è voluto poco per accorgermi che la biografia di questo cardinale era assolutamente incompatibile con una sua presenza all’Almo Collegio Capranica negli anni in questione.
L’ho fatto presente al mio corrispondente canadese, chiedendogli ragione di questa clamorosa discrepanza. Mi ha subito risposto: «Sono qui a correggere un errore di trascrissione di data, non era 63/67 ma il 73/76, sono lievemente dislessico. Ed è esatto il nome del prelato, era mio professore (...) All’Almo Collegio aveva una sua stanza messa a disposizione dal Cardinale Protettore perché faceva anche a lui da collaboratore-segretario (...) Perché Dio vede e tollera queste aberrazioni?». Non che il cambio di date mutasse qualcosa: nel curriculum del cardinale non v’era traccia di questo incarico. Pur perplesso per la disinvolta correzione di tiro (ma come, dici che ti violentava e non ti ricordi in che anno?), gli ho risposto: «Cercherò di saperne di più. Magari è questo che Dio, il quale vede ma non tollera, s’aspetta da un giornalista».
Non l’avessi mai fatto! «Lei crede forse che sono millantatore?», ha replicato stizzito l’italo-canadese. Evidentemente s’aspettava che prendessi per oro colato il suo racconto, e magari che glielo pubblicassi incorniciato in prima pagina, sotto la testatina «La storia», come usa oggidì nei giornali. Mi ha intimato: «Guardi qui sotto, ne avrà conferma, la regola è non dare scandalo, non farsi scoprire, non rendere pubblico il proprio privato». Conferma? Seguiva il link di un sito Web avente per suffisso «tk», che sta per Tokelau, arcipelago corallino di 1.500 abitanti in mezzo al Pacifico, nella Polinesia, vicino alle isole Samoa. Accidenti, o tutti i preti sporcaccioni del mondo si sono rifugiati lì, beati loro, oppure la fantasia del diavolo davvero non ha confini, mi sono detto.
Ho cliccato sull’indirizzo con comprensibile riluttanza. Mi sono uscite in rapida sequenza tre finestre di Explorer con annunci senza capo né coda, il primo dei quali era: «Laudetur Iesus Christus... et Prudentia. Venerabilis è moderato... is moderated... est modéré» e l’ultimo: «La Fraternità sacerdotale Venerabilis non condivide la cultura gay attuale diffusa dai tanti gruppi gay e dai mass-media ostili alla Chiesa Cattolica Romana. La Fraternità Venerabilis sarà sempre PER e CON la Chiesa Cattolica Romana e dalla parte del Vicario di Cristo in Terra, Sua Santità Benedetto XVI. Diciamo NO alla strumentalizzazione e alla ricuperazione dei sacerdoti gay dal lobbying gay e dalle logge massoniche». Roba da legge 180. Vi risparmio la descrizione dell’immondizia che ho trovato dentro il sito. Ce n’era per l’intera gerarchia vaticana, fino all’ultimo dei cerimonieri pontifici, e con tanto di foto. Niente male per un sito moderato, moderated, modéré.
Nella home page faceva bella mostra una foto del Pontefice con l’esortazione «Orate pro eo!». L’orologio scandiva l’ora di «Vatican City» e sotto c’era persino la bandiera giallobianca, sormontata dalle chiavi di Pietro, che garriva al vento. Il tutto per la gioia di Eoliano, «sacerdote molto dotato» che cercava «seminaristi estimmatotori esperti», di Mik che si accontentava di «prete o sacerdote maturo in Calabria» (evidentemente pensa che si tratti di due figure diverse: le vuol provare proprio tutte) e altri squinternati del genere.
Per concludere, martedì scorso ne ho finalmente saputo di più sull’illustre porporato che avrebbe traviato seminaristi in anni lontani: mai avuto niente a che fare con l’Almo Collegio Capranica. Il quale nel 2007 può dunque celebrare in serenità il 550° di fondazione preservando intatta la propria reputazione. Nell’albo d’oro del Capranica, dove studiarono Benedetto XV e Pio XII, il nome del cardinale ingiustamente diffamato non figura né come allievo, né come insegnante, né come convittore, né come collaboratore-segretario. Accertato senz’ombra di dubbio.
Per cui il «maniaco sessuale-predatore» sarà anche dislessico, ma le bugie riesce a scriverle benone. Se impara anche a raccontarle davanti a una telecamera, una comparsata ad Annozero non gliela negheranno di sicuro.
Stefano Lorenzetto
stefano.lorenzetto@ilgiornale.it
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