Ma… esiste ancora il buon senso?
Alquanto sprovveduto a dire il vero il povero Mele colto con le mani nel sacco. Qualcun altro è implicato in vicende ben più gravi, almeno per quanto riguarda il bene comune di tutti gli italiani, e non fa tanto scalpore.
Secondo me le scelte private di un parlamentare non devono essere il criterio con cui giudicarlo come parlamentare. Caso mai uno va giudicato su come usa i soldi pubblici e come gestisce il bene comune.
Perché se andiamo a verificare la vita privata di ogni singolo italiano… beh… sarò breve: chi è senza peccato scagli la prima pietra!
A meno che non si voglia amplificare una notizia pruriginosa per coprire lo scandalo di fatti molto più gravi su cui è meglio che gli elettori non siano informati…
Un gradevolissimo Antidoto di Rino Cammilleri:
Lei
Ogni giorno ricevo da un sito francese una breve meditazione sulla Madonna. Il 29 luglio 2007 mi è stato mandato un aneddoto riguardante un pastore protestante di Scozia che aveva nel circondario della sua parrocchia diversi irlandesi. Poiché questi ultimi erano cattolici, il pastore le studiava tutte per «convertirli».
Un giorno incontrò per strada una bambina irlandese di circa otto anni. Dopo qualche convenevole, le promise qualche moneta se avesse ben recitato davanti a lui le preghiere che sapeva.
Quella disse il Paternoster. Il pastore le chiese se ne conosceva altre. E lei cominciò con l'Avemaria. Ma fu interrotta dal pastore: Maria è una semplice donna, bisogna pregare solo Dio. La bambina, allora, recitò il Credo.
Ma, giunta a «nato da Maria Vergine», si bloccò: eccola di nuovo, disse, che ci posso fare? Il pastore rimase di sasso.
Lui stesso aveva ripetuto il Credo tantissime volte senza mai far caso al fatto che al centro della fede cristiana ci fosse lei, Maria. Da quel momento cominciò per lui un lungo lavorio interiore che lo portò a farsi sacerdote cattolico. E a raccontare a tutti il singolare inizio della sua conversione.
Le vie del Signore sono infinite!
Se penso che ho cominciato la mia conversione con la lettura di una pagina de "L'espresso" non troppo tenera con i cattolici!
Lui solo è
Mi ha sempre affascinato la storia di Miguel Manara, il don Giovanni storico che in realtà si chiamava proprio Miguel Mañara e che Giovanni Paolo II ha proclamato beato.
Questa la recensione fatta qualche anno fa:
"Tutto è dove deve essere e va dove deve andare: al luogo assegnato da una sapienza che (il cielo sia lodato!) non è la nostra"
Queste le parole conclusive del dramma sacro di Milosz, che affronta in modo poetico e perciò profondamente vero e affascinante, la vicenda tormentata del don Giovanni storico.
L'ardente cavaliere ci viene presentato proprio nel momento in cui l'insoddisfazione comincia a rodere: "Ah! Come colmarlo, quest'abisso delle vita? Che fare? Perché il desiderio è sempre lì, più forte che mai, più folle che mai".
Ma al culmine dell'insoddisfazione un incontro: Girolama Carillo de Mendoza. Poco più che adolescente essa ama i fiori ma non li recide per ornarsi come le altre fanciulle, perché "Si può benissimo amare, un questo mondo in cui siamo, senza aver subito voglia di uccidere il proprio caro amore, o di imprigionarlo tra i vetri (come si fa con gli uccelli) in una gabbia in cui l'acqua non ha più sapore di acqua e i semi d'estate non hanno più sapore di semi".
E' felice Girolama, felice della semplicità che custodisce il pudore di una giovinezza inconsapevolmente affascinata dal mistero della verità di sé: "mi dicevate poco fa che la mia vita era triste: non condivido affatto il vostro punto di vista. C'è la casa, c'è il giardino, e la lezione quotidiana, e i poveri. C'è molta, molta povera gente a Siviglia. Non ho il tempo di annoiarmi. E poi ci sono i libri (…) Non rimproveratemi questa tranquillità di spirito e di cuore: non trascuro nessuno dei miei doveri".
Nella sua semplicità e giovinezza Girolama accoglie Miguel Mañara, pur conoscendone il passato, perché intuisce che nel cuore di lui quella scintilla immortale di bene non si è del tutto spenta, nonostante i suoi trascorsi così burrascosi e quasi immemori: "Non ho paura di voi" (…) "E le donne sanno bene quello che fanno, via, e non si lasciano prendere che quando Dio non è più nel loro cuore, e allora non vale più la pena di prenderle".
I due si sposano, ma dopo tre mesi Girolama muore: il dolore immenso per la morte di lei fa riaffiorare nel cuore di Miguel tutta la consapevolezza della orribile vita che ha preceduto la conversione: è come se il dolore per la perdita delle persona amata portasse con sé tutti i dolori veri della vita, li rendesse più pungenti. E quale dolore più atroce che quello del male che non si può annullare?
Ma il superiore del convento cui si presenta il giovane Miguel non censura nulla di tutto il suo burrascoso passato, perché comprende che il giovane vuole intensamente recuperare la verità di sé.
Miguel entra in convento con questa speranza di redenzione e potrà finalmente acquisire, da figlio del dolore, quella certezza che gli fa dire: "Io sono Mañara. E colui che amo mi dice: queste cose non sono mai state. Se ha rubato, se ha ucciso: che queste cose non siano mai state! Lui solo è".
Questo in fondo è il destino di ogni uomo, più o meno malvagio, più o meno consapevole della propria meschinità: se ha la fortuna di incontrare chi glielo comunichi, prima o poi, capisce che quel che conta è soltanto il Fatto che Lui solo è.
Ebbene questo dramma ci è stato presentato durante la minivacanza e ho avuto modo di gustarlo ancora di più. Cercherò di riferire i nuovi aspetti che ad una prima lettura mi erano sfuggiti:
Molti contemporanei non riescono a porre un atto di fede appassionato, perché sono convinti che nell’adorazione di Dio ci sia la sublimazione di una debolezza: il problema religioso sarebbe quindi un’artificiosa consolazione per gente “sfigata”; un uomo che ha l’ingegno, per realizzarsi non ha bisogno di Dio.
Il Miguel Mañara può essere dunque un libro che contesta la concezione secondo cui Dio si offre come risposta consolatoria laddove non c’è via di scampo, perché si è deboli, incapaci, inetti, “sfigati” appunto.
In realtà vi è qualcosa di sospetto in "chi crede in Dio perché non si sa mai"… e dire che Dio salva solo ed esclusivamente dove finisce ogni attesa umana non è conforme alla fede cristiana. Anche perché il disprezzo della felicità terrena non è esente dall’incapacità di amare, mentre l’essenza del Cristianesimo è appunto l’amore.
Incontriamo Miguel in un banchetto di avvinazzati e lo sentiamo al culmine della noia, dell’amaro disgusto per l’abiezione in cui ha disperatamente cercato di colmare la sua sete di infinito.
Non ha ritegno alcuno nel confessare la nausea per una vita che “cerca la donna pura per macchiarla e l’impura per esserne macchiato” (come è stato detto da un critico a proposito del poeta maledetto Baudelaire).
Chi non teme di sfidare il coraggioso Miguel, famoso per le sue imprese non solo amatorie, è il vecchio amico di suo padre che dettaglia in modo deciso tutte le indegne imprese del giovane trentenne. Lo distruggerebbe perché Miguel non ha nemmeno la voglia di reagire, immerso com’è nella nausea per una vita che non ha mantenuto le promesse di felicità che si aspettava; ma subito dopo gli indica una alternativa: la possibilità di un’incontro con una donna vigorosa e casta, Girolama.
Segue la vicenda dell’incontro fra i due e Miguel non ha certo ancora perso il suo istinto di “cacciatore”, ma questa volta trova in qualche modo pane per i suoi denti. Non lo disarma la scaltrezza di Girolama, ma la sua trasparente innocenza:
Il fatto che incomincerà a spianare più decisamente la strada verso la conversione è la morte di Girolama.
La giovane sposa ha aperto una strada nuova nella vita di Miguel. Il suo breve apparire luminoso ha ridestato in lui una sete di assoluto e gli ha mostrato un oggetto degno. La morte di Girolama significherà il dolore e il ritrovamento di se stesso.
Chi ha provato un grande amore non si rassegna a un di meno: vuole ritrovare quella bellezza la cui perdita rende la vita insopportabile.
Così accade per Miguel.
Dopo qualche mese lo vediamo alla porta di un convento a dire tutta la sua amarezza e il disgusto per la vita piena di peccato che ha preceduto l’incontro con Girolama.
Ma il disgusto sembra riempire tutto l’orizzonte e gli impedisce il vero pentimento; il passato è troppo carico delle sue avventure amorose che il vero amore per Girolama illumina di tutta la loro mediocrità.
“Tu non hai il volto… perché ascolti il tuo dolore… penitenza non è dolore: essa è amore” Gli dice il superiore del convento. La vera penitenza, il pentimento non può venire dal dolore, ma dal riconoscimento che la sete di infinito e di amore non è stata colmata dall’errore e tale riconoscimento è reso più facile quando nell’esperienza c’è stato un amore vero e bello come quello per Girolama.
Dio dunque non è risposta agli animi mediocri, ma anche risposta ad uomini della statura di Miguel che ha giocato tutta la sua vita nella ricerca dell’amore e dell’appagamento vero. Perché Dio è amore e totale felicità e ci ha fatto per l’amore e la felicità.
La paura si vince lentamente se...
La paura – che poi è la paura di vivere una vita vera – si vince lentamente, come con passi microscopici si vince la paura di morire, se si resta attaccati a una presenza veramente coraggiosa, d’un coraggio più forte della morte.
È qui il punto.
Possiamo riconoscere nella vita questa presenza talmente forte da essere più forte della morte, ma, finché non arriviamo a questo riconoscimento, la paura sarà come un’ombra più o meno devastante; e questo dipende dalla profondità intellettuale e affettiva della persona. Non è che un troglodita – che ignora la profondità della vita, non ha mai amato nessuno, che ha meno paura perché non ha nulla cui è attaccato – abbia una maturità umana più grande; ma una maturità grandissima che non ha un centro affettivo più forte della morte, poco o tanto è succube della paura; se uno è ricco, si può permettere romanzi, discussioni da salotto, “ma la notte no” (e la notte, il buio, può essere anche in pieno mezzogiorno).
I più raffinati del XX secolo, che sentivano l’incolmabile distanza aperta con Cristo, hanno iniziato a parlare di angoscia, che è il troppo della paura. L’unico sentimento di un uomo cosciente, dato che la solitudine e la paura non si può superare e la ricchezza ti imprigiona, l’unica possibilità di coscienza è l’angoscia.
L'Angelus

La preghiera dell’Angelus è la preghiera della fede, perché siamo posti davanti a una presenza attuale nella memoria di un fatto, e la fede è questo porre la vita davanti alla presenza di un Altro. Questo è un atto di vero amore e di vera speranza, e segue l’alternativa: o davanti a se stessi, in ogni caso curvi su di sé; o guardare a una presenza più grande, riconosciuta come verità della vita. Questa presenza più grande si chiama Cristo: presenza, perché non è solo un racconto, ma concezione, fecondità, vita che si dilata. L’Angelus è la nostra preghiera, che più di tutte le altre conforma la nostra vita a quello che abbiamo incontrato (dagli appunti della mini-vacanza).
L'Angelo del Signore portò l'Annuncio a Maria
Ed Ella concepì per opera dello spirito Santo.
Ecco la serva del Signore
Mi accada secondo la Tua parola.
E il Verbo si è fatto carne
Ed abita in mezzo a noi.
Ave Maria...
Prega per noi Santa Madre di Dio
Perchè diventiamo degni delle promesse di Cristo.
Preghiamo:
Infondi nel nostro spirito la Tua grazia o Padre; Tu, che con l'annuncio dell'Angelo ci hai rivelato l'incarnazione del Tuo figlio, per la Sua passione e la Sua croce, guidaci alla gloria della risurrezione.
Per Cristo Nostro Signore.
Amen
AVSI AL 7° POSTO DELLA CLASSIFICA NAZIONALE...
Ho ricevuto questa comunicazione a proposito della ONG AVSI:
Cari amici,
Vi trasmettiamo una ricerca pubblicata dal “Corriere Economia” sul mondo del non profit. Lo studio prende in esame 48 tra le più importanti ong e onlus italiane per bilancio, requisiti e posizionamento. AVSI è AL 7° POSTO DELLA CLASSIFICA NAZIONALE, tra i grandi colossi come Unicef Italia, lega dei tumori, Telethon e Save the children.
E’ un risultato che ci onora e che rende merito anche al vostro lavoro di tutti questi anni, e per questo lo vogliamo condividere con voi. Sappiamo bene infatti che anche il contributo di ciascuno di voi ci ha portato a questo esito, e ve ne siamo grati. Potete utilizzare questo strumento tra tutti i Vostri contatti con amici, donatori e istituzioni per proseguire con vigore e gioia questa nostra presenza importante nel mondo. [Ecco gli articoli qui, qui e qui]
Segreteria Retesostenitori
Copio le prime righe della home del sito AVSI con i titoli degli articoli che illustrano le numerosissime iniziative e naturalmente rimando al sito per leggerle tutte:
Direttore Generale Cooperazione Italiana da AVSI a Salvador
ROMANIA Il Comune di Milano per 800 bambini rom
AVSI AL MEETING DI RIMINI con una mostra sulle donne
A Brescia incontro con Bazoli su Sviluppo e Solidarietà
LIBANO, AVSI riprende le attività dopo l’attacco all’Unifil
SPAGNA Ciclo di incontri sugli ex bambini soldato
L’UNICEF “Il Cren di San Paolo riferimento nella lotta alla malnutrizione”
UNA MISSIONE in Kazakhstan: obiettivo lavoro
IL PILOTA BAYLISS campione di solidarietà
L’uomo, ultimo tribunale?
Dedicato ad un amico un po' triste:
Il criterio con cui giudicare il proprio rapporto con sé stesso, con gli altri, con le cose e con il destino è totalmente immanente all’uomo(…). Ma nella convivenza umana ci sono miliardi di individui che si paragonano con le cose e con il destino: come sarà possibile evitare una generale soggettivizzazione? Vale a dire: il singolo uomo avrebbe tutto il potere di determinare il suo significato ultimo e quindi delle azioni ad esso tese: non sarebbe un’esaltazione dell’anarchia, intesa come idealizzazione dell’uomo quale ultimo tribunale?
(….) Del resto, come il panteismo dal punto di vista cosmologico, l’anarchia dal punto di vista antropologico costituisce una delle tentazioni più grandi e affascinanti dell’umano pensiero.
Infatti, a mio avviso, solo due tipi di uomini salvano interamente la statura dell’essere umano: l’anarchico e l’autenticamente religioso.
La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito: l’anarchico è l’affermazione di sé all’infinito e l’uomo autenticamente religioso è l’accettazione dell’infinito come significato di sé.
(….) Ho intuito ciò con chiarezza molti anni fa quando un ragazzo è venuto a confessarsi da me spinto dalla madre: Egli in realtà non aveva fede. abbiamo cominciato a discutere e, a un certo punto, di fronte alla valanga dei miei ragionamenti, ridendo mi dice: “Guardi, tutto ciò che lei si affatica ad espormi non vale quanto sto per dirle. Lei non può negare che la vera statura dell’uomo è quella del Capaneo dantesco, questo gigante incatenato da Dio all’inferno, ma che a Dio grida:’Io non posso liberarmi da queste catene perché tu i inchiodi qui. Non puoi però impedirmi di bestemmiarti, e io ti bestemmio’ (cfr Dante, Inferno, canto XIV, vv 43-72). questa è la statura vera dell’uomo”.
Dopo qualche secondo di impaccio ho detto con calma: “Ma non è più grande ancora amare l’infinito?”.
Il ragazzo se n’è andato. Dopo quattro mesi è tornato a dirmi che da due settimane frequentava i sacramenti perché era stato “roso come un tarlo” per tutta l’estate da quella mi afrase. quel giovane sarebbe morto di lì a poco in un incidente automobilistico.
Realmente l’anarchia costituisce la tentazione più affascinante, ma è tanto affascinante quanto menzognera. E la forza di tale menzogna sta appunto nel suo fascino, che induce a dimenticare che l’uomo prima non c’era e poi muore. E’ pertanto pura violenza ciò che può fargli dire: “Io mi affermo contro tutto e contro tutti”
E’ molto più grande e vero amare l’infinito, cioè abbracciare la realtà e l’essere, piuttosto che affermare sé stessi di fronte a qualsiasi realtà.
Perché in verità l’uomo afferma sé stesso solo accettando il reale; tanto è vero che l’uomo comincia ad affermare se stesso accettando di esistere: accettando cioè una realtà che non si è dato da sé. (L.Giussani, Il senso religioso, Rizzoli, pag.12)
... non è un ragionamento che vince la paura
Trascrivo un passaggio degli appunti presi durante la minivacanza:
La paura, nella Bibbia, nell’AT e nel NT, emerge sempre quando si è a distanza ravvicinata col mistero. “Non aver paura” è la mossa che Dio fa nell’AT quando avvicina una persona per chiamarla a Lui; così anche Gesù: “Non aver paura, piccolo gregge”.
La paura non è un problema intellettuale non risolto, perché intellettualmente possiamo dire che quello che ci viene proposto è più grande di quello che possediamo e possiamo perdere: Cristo – ripete il Papa – non toglie nulla ma dona tutto.
E allora perché sei così attaccato al tuo nulla? Se rimani così attaccato al tuo nulla ti perdi il meglio.
(Un esempio: Nello sposalizio di una famiglia ricca, ci sono già tantissimi confetti, doni e spiccioli lanciati ai bambini. Un bambino si attacca al confetto temendo che glielo rubino; non deve però guardare cos’ha raccolto, ma raccogliere il più possibile...)
Il conto lo devi fare alla fine, ma, se ti attacchi al particolare finalmente ghermito, perdi il resto. Noi siamo spesso attaccati a un particolare, e capiamo col ragionamento che mille confetti è meglio di uno; ma se il ragionamento può aiutare, comunque non è un ragionamento che vince la paura...
Una lettera di Padre Bossi
Non alimentiamo l’odio, impariamo a convivere. Io li ho già perdonati, fatelo anche voi.
Mi è stato comunicato ieri di questa lettera scritta da Padre Giancarlo Bossi a Articolo 21 e, poiché siamo tra coloro che hanno trepidato e pregato per la sua sorte e gioito per la sua liberazione, penso che vi farà piacere leggerne il contenuto:
Sto vivendo un momento particolare, importante. Il Signore, con quello che mi è successo, mi ha mandato molti segnali, ma devo ancora capire cosa mi vuole dire. Se saprò darmi una risposta, forse conoscerò anche il mio futuro nelle Filippine. Ma di una cosa sono sicuro ed è emozionante: ho scoperto di avere tanti amici. Mio fratello Marcello me lo ripete ogni giorno: ma quanti amici hai? Non pensavo di essere stato così tanto amato in quei quaranta giorni in montagna. Non sapevo di quanta gente stesse pregando e battendosi per me. Io pregavo: per me e per i miei rapitori, ma pensavo di essere solo. Invece quando sono tornato finalmente alla luce i miei confratelli mi hanno raccontato e poi ho visto quello che era stato fatto per la mia liberazione. Non me l’aspettavo, perché niente era successo per Luciano e Giuseppe e neanche per quelle quattro suore: tutti rapiti come me. Ho saputo che il sindaco di Roma ha messo in Campidoglio una mia foto ed è stato un gesto straordinario, di grande vicinanza, e lo ringrazio con il cuore. Ho visto l’appello di Articolo 21 e per questo vi scrivo. Ho letto e riletto tutti i nomi che hanno firmato come per imprimerli nella mente: vorrei abbracciarli tutti perché non mi conoscono eppure hanno sofferto per me. Ho letto anche gli articoli di Pino e di tutti gli altri amici e vorrei allora dirvi una cosa. Il mio rapimento non c’entra niente con la religione: sono stati criminali e basta che volevano far soldi. Anzi, poveri disgraziati ostaggi (loro, più di me) di chi li manda avanti a fare del male. La sera, lassù in montagna, li vedevo pregare e allora gli chiedevo: ma che Dio è il vostro Allah se pregate con il fucile mitragliatore e tenete prigioniero un povero prete? E loro rispondevano: Allah è Allah, ma non c’entra con il lavoro, questo è lavoro e basta. Nella mia parrocchia di Payao la metà sono musulmani e c’erano tutti, cristiani e musulmani, per il mio ritorno. Non alimentiamo l’odio, impariamo a convivere. Io li ho già perdonati, fatelo anche voi.
Poveri: certi di alcune grandi cose
"Il povero è chi è certo di alcune grandi cose, per cui – certo di alcune grandi cose – ti costruisce la cattedrale e vive nelle catapecchie, centomila volte più uomo di chi ha come orizzonte ultimo l’appartamento totalmente confortevole e poi, se viene, dà anche l’obolo alla Chiesa.
Poveri: certi di alcune grandi cose.
Perché povertà è essere certi?
Perché la certezza vuole dire un abbandono di sé, vuole dire superamento di sé, vuole dire cvhe io sono piccolino, sono niente, e la cosa veramente grande è un’altra: questa è la povertà.
E’ questa povertà che rende pieni e liberi, che rende attivi, vivi, appunto perché la legge dell’uomo, cioè il dinamismo stabile del meccanismo naturale che si chiama uomo, è l’amore, e l’amore è affermazione di qualcosa d’altro come significato di sé.
Per questo, se non è facile trovare tra noi gente certa, è perché non c’è ancora povertà tra noi.
La povertà infatti è una conquista molto adulta". (TRACCE, luglio/agosto 2007, Pagina uno)
