Ieri finalmente ho visto un programma interessante!
Credo che ogni italiano che ieri sera ha visto Benigni debba aver pensato così. Eppure la seconda parte del suo monologo era estremamente impegnativa! e se avesse iniziato con la seconda parte forse non avrebbe avuto lo stesso successo. Perché mai?
Devo dire che – cosciente o no del suo genio – Benigni abbia applicato le regole della comunicazione.
Per comunicare occorre mettersi in sintonia con chi ascolta; e se in uno studio televisivo, abituato alle superficialità più disimpegnate, si arriva con la veste da professoroni pronti a pontificare, la gente si prepara a… dormire vista l’ora antecedente il sonno ristoratore…
Se invece si inizia con il bersaglio nazionale di tutti gli strali, Berlusconi, se si fa una garbata satira un po’ di tutti gli uomini politici più in voga, con quel fare un po’ umile finalizzato alla captatio benevolentiae, ch eperò non risparmia le frecciate, ecco che il pubblico è subito conquistato.
n fondo la satira politica se è benevola e rispetta la par condicio (per usare l’orribile termine politicamente corretto) e se chi parla lo fa con il cuore, il pubblico lo si conquisa facilmente.
Ma la grande abilità di Benigni è stata nel passare, quasi senza che ce ne accorgessimo, dalla satira politica, all’esaltazione della nostra bella civiltà italiana, all’argomento più importante: L’amor che muove il sole e le altre stelle. L’amore che muove tutto, che è l’origine, la consistenza, il significato, il fine di tutta la realtà.
Non poteva non conquistare totalmente il pubblico che più volte ha applaudito: perché abbiamo bisogno di sentirci dire certe cose che non dice più nessuno, abbiamo bisogno di capire fino in fondo la profondità di questo capolavoro mondiale della letteratura he è la Divina Commedia, abbiamo bisogno di uno che comunichi il suo cuore quando parla.
Benigni c’è riuscito egregiamente e mi piace pensare che abbia comunicato anche il desiderio di una tv finalmente viva e coinvolgente.
C’è un’ultima cosa che vorrei far notare: il Cristianesimo così umano, così reale, così carnale che lui ci ha comunicato non ha infastidito nemmeno gli atei, secondo me.
Ma perché quello che ha comunicato è il Cristianesimo vero.
***
Ascolta anche questa intervista a Paolo Valentini presidente dell'Ass. CentoCanti:
Ne avevo già parlato qui e oggi scopro gli ultimi sviluppi dell'attualità venezuelana da CulturaCattolica.it; ve la riporto perchè la situazione è grave e, in margine, ci verrà proposta una semplice iniziativa per essere vicini ai nostri fratelli del Venezuela:
La minaccia ai Vescovi di Chavez segue l’invito dell’episcopato che riassumiamo da un articolo di Nacional y Política (Caracas, martes 27 de noviembre, 2007)
di JUAN FRANCISCO ALONSO (EL UNIVERSAL)
…la CEV ha chiamato tutti i cittadini venezuelani perché domenica prossima si rechino alle urne a “esprimersi libera e coscientemente”
La gerarchia della Chiesa cattolica ha avvertito i cittadini che i 69 cambiamento alla Carta Magna, “oltre che restringere molti diritti umani civili, sociali e politici consacrati nella Costituzione, crea motivi di discriminazione politica e introduce nuovi campi di affronto”
La direzione della CEV ha anche espresso il suo più energico ripudio agli insulti e le minacce che, contro l’arcivescovo di Caracas, cardinale Jorge Urosa Savino, ha sputato il capo dello stato venerdi scorso in un programma trasmesso da Venezolana de Televisiòn (rete dello stato, ndt), in risposta al documento dove l’Episcopato ha messo in questione la sua proposta di modificare il testo fondamentale.
“Tutti i cittadini hanno diritto ad avere un’opinione sulla proposta di riforma e a esprimersi democraticamente. Per cui, nessuno ha il diritto di aggredire o insultare quelli che dissentono da questa. Rifiutiamo gli attacchi diffamatori e ingiuriosi contro il cardinale Jorge Urosa, i vescovi in generale e altre personalità”, si legge nel documento.
In termini simili si sono pronunciati i vescovi ausiliari e membri del Consiglio Presbiteriale della Arcidiocesi di Caracas, i quali hanno ricordato che Urosa, nel momento di esprimere qualche obiezione su una determinata proposta governativa, “non ha mai offeso né mancato di rispetto” nessun funzionario pubblico.
Invece, il primo mandatario, nel partecipare a La Hojilla (la hojilla è la lama del rasoio, ndt), ha chiamato il porporato “leccapiedi, malvivente, stupido, ritardato mentale e difensore dei più scuri interessi”
Anche se disposti a perdonare chi li offende, i religiosi gli hanno chiesto “di cambiare atteggiamento”, per così promuovere una “convivenza umana più degna”
INTANTO questa è la situazione che si respira (brani tratti da lettere ricevute)
…ci sono proteste tutti i giorni in tutte le parti del Venezuerla. I medici degli ospedali scendono in piazza perché, oltre a percepire un miserrimo stipendio (Bs. 840.000 circa, sarebbero $ 140), il governo deve loro non so quanti mesi di arretrati.
…Lo stesso con gli autisti di mezzi pubblici, che hanno scioperato, tranne quelli del trasporto bolivariano, perché non possono aumentare le tariffe e soprattutto, perché chiedono più sicurezza. Sono continuamente rapinati e sequestrati. Sono quasi un centinaio i tassisti e autisti ammazzati in mano ai delinquenti.
… I dipendenti di un casello che entra a Caracas dall’occidente del paese, sono stati licenziati su due piedi, durante la trasmissione di un “Alò Presidente” 3 settimane fa. Durante questa trasmissione il presidente ha detto al Governatore della Regione Miranda, Diosdado Cabello, di dare ordine immediata al casello di non incassare più il pedaggio. In meno di un’ora l’ordine era stato messo in atto con grande stupore dei dipendenti. Dopo una settimana, si sono riuniti tutti e hanno bloccato l’entrata e uscita per e da Caracas, provocando anche
…Gli studenti si stanno muovendo con manifestazioni, marce e dibattiti per il NO alla riforma. … uno studente di Legge, Yon Goicoechea (di origine spagnola), dell’Università Cattolica André Bello, dirigente del movimento degli studenti, è stato preso a botte all’uscita del Pedagocico, dove si stava svolgendo un foro di studenti e quelli chavisti, si sono intrufolati e volevano salire sulla pedana per menarlo. Pensa che lì dentro, nell’Aula Magna, hanno pure fatto scoppiare una molotov. Quando Goicoechea è stato fatto uscire, semi custodito, l’hanno comunque inseguito e gli hanno rotto il naso.
…A parte tutte queste cose, il fatto più grave è la mancanza di generi alimentari di base che scarseggiano dappertutto. Forse te lo avevo già accennato, ma è una vera caccia al tesoro, trovare latte, uova, olio di semi, zucchero. Il problema sta nel fatto che da 3 anni il governo ha “congelato” i prezzi di vendita. Ma i costi da tempo ormai hanno superato gli stessi, per cui i produttori semplicemente preferiscono destinare la materia prima ad altri prodotti il cui prezzo non è regolato. Quindi abbiamo bibite a base di latte e riso (chicha), delle miscele in polvere a base di latte, soia, olii vegetali, proteine e zuccheri.
…Olio di mais, scomparso. Trovi solo quello di soia e una grande quantità di olio vegetale.
… Lo zucchero... Un paese che è produttore di canna da zucchero!!! Ma ti rendi conto??? Io ancora no. Non so che sta succedendo… è tutta una manovra del governo mirata a destabilizzare il popolo per proclamare finalmente il tanto anelato “stato di eccezione” e così sospendere le garanzie costituzionali?????? (il discorso dello zucchero vale anche per il mais, qui si produce mais e la famosa “arepa” tipo pagnottella calda alla brace o fritta, poi farcita con formaggi, o spezzatino di pollo, di carne (carne mechada), prosciutto...noi le prepariamo in casa e sono veramente buone!).
…tra le donne ormai è una rete di sms: chi va in uno dei tanti supermercati o piccoli venditori di generi alimentari e trova per esempio il latte, che è il prodotto più ricercato, passa parola a tutte e se possiamo, corriamo a fare file alla cassa di ore, per poter acquistarne soltanto UN litro a persona.
…L’anno non è finito e abbiamo già raggiunto la soglia di 10 mila morti per delinquenza e incidenti. Non si contano le morti naturali e non si contano tutti i morti. Cioé, non viene pubblicata la cifra ufficiale perché da due anni il governo proibito ai mezzi di comunicazione di dare questi dati. Ma se i weekend l’obitorio o il deposito dei cadaveri, non trovo la parola giusta in italiano, è stracolma che non sanno dove mettere i corpi!!!
Ed ecco come possiamo aiutarli:
Un gradevole post dell’amico Comicomix mi ha ricordato il bellissimo libro di Saint Exupery, del quale addirittura viene fornito il link! (per cui raccomando caldamente la lettura ai pochissimi che ancora non l’avessero letto, visto che lo si può trovare nel web)
Di tale piccolo capolavoro feci una presentazione qualche anno fa e la ripropongo:
“Il piccolo principe” di A. de Saint Exupery
A LEONE WERTH
Domando perdono ai bambini di aver dedicato questo libro a u a persona grande.
Ho una scusa seria: questa persona grande è il miglior amico che abbia al mondo. Ho una seconda scusa.
Questa persona grande può capire tutto, anche i libri per bambini; e ne ho una terza: questa persona grande abita in Francia, ha fame, ha freddo e ha molto bisogno di essere consolata.
E se tutte queste scuse non bastano, dedicherò questo libro al bambino che questa grande persona è stato. Tutti i grandi sono stati bambini una volta (ma pochi di essi se ne ricordano).
Perciò correggo la mia dedica:
A LEONE WERTH
Quando era un bambino
Così inizia la bella favola, per bambini e grandi con occhi di bambino, che è questo piccolo capolavoro di A. de Saint Exupery.
Basterebbe questa dedica così apparentemente semplice ad incuriosire il lettore: l’autore dedica la sua operetta al suo migliore amico e al migliore amico cosa si dona? Si dona solo ciò che per noi è prezioso. Quindi il tema del racconto sarà innanzitutto l’amicizia.
Il secondo motivo è che questo amico capisce tutto, anche i libri per bambini: come mai? Verrebbe da chiedersi. Il fatto è che spesso i bambini intuiscono pur senza saper dare spiegazioni o senza esprimersi esplicitamente, ciò che veramente è essenziale nella vita… e questo preme anche agli adulti seri con la propria esperienza umana.
Il terzo motivo è che un libro che comunica l’essenziale della vita può aiutare chi ha fame, freddo, bisogno di consolazione. Perché la solitudine e il non senso sono fonte di immenso sconforto per tutti, grandi e piccini.
Ricordo che me lo fecero leggere nelle scuole medie, ma allora non lo compresi: Ora, tutte le volte che lo rileggo ritrovo nuove intuizioni e nuove perle per la mia meditazione; perciò mi sento di invitare i grandi ad accostarsi o riaccostarsi a questo piccolo capolavoro per farlo gustare anche ai propri figli o alunni… perché certe cose si gustano solo se si comprendono e … si comprendono se recuperiamo lo sguardo stupito del bambino davanti alla realtà che sempre ci deborda e ci affascina; come dice a un certo punto uno dei personaggi: “Solamente i bambini schiacciano il naso contro i vetri. Quelli sì, che sono fortunati”.
(…) Il desiderio della felicità, fino all’angoscia, è inesauribile: non c’è delusione che tenga, non c’è peccato che arresti. Risorge. Il desiderio della purità, il desiderio della perfezione, cioè il desiderio di vivere, non è arrestato dal peccato, da nessun peccato. Può essere arrestato soltanto togliendosi la vita. (L.Giussani, Certi di alcune grandi cose, BUR, pag.48)
E’ vero: non c’è peccato che tenga, non c’è delusione che tenga... il desiderio di pienezza di vita si riaccende naturalmente nel nostro cuore, quel cuore che non tradisce mai.
Forse è l’unico che non ci tradisce.
Certo possiamo censurarlo, possiamo fingere di riuscire a tacitarlo, ma poi quello struggimento che ti prende quasi a tradimento, malgrado te, riemerge sempre.
Come una nostalgia, come una malinconia, come una musica dolcissima.
Il male è non sapere dare un nome a quello strano sentimento: ma se riusciamo a capire che non è fine a sé stesso perché noi ci fermiamo sugli spalti della contemplazione estetica, ma segno del nostro bisogno di Infinito che rasenta l’angoscia, diventa più sopportabile: “Ci hai fatti per Te, signore, e il nostro cuore è inquieto, finché non riposi in Te”
Ecco la preziosa lettera, con i santi di ottobre - i suoi santi, malati di AIDS - di Padre Aldo Trento, che, venerdì prossimo, sarà a Cagliari all'Hotel Mediterraneo per una sua testimonianza sulla sua missione in Paraguay:
Carissimi amici,
Questa volta vi mando la foto dei “santi” del mese di Ottobre, essendo questo mese dedicato dalla chiesa alla preghiera e all´aiuto ai missionari.
Che cosa significa essere missionari? Respondo con la mia esperienza. Io non sono stato mandato in missione per fare opere sociali, né per aiutare lo sviluppo socio-economico di questi popoli al limite della sopravivenza.
Quando mi hanno mandato ero un uomo psicologicamente distrutto e ne avevo abbastanza per riuscire con la grazia di Dio a mettere insieme me stesso, cosa che è durata 15 anni e che ancora oggi sto cercando di fare.
Sono qui solo per anunciare il grande e unico amore della mia vita: Gesù Cristo, perché io e la migliaia di persone incontrate hanno bisogno solo di questo.
Avevo perso il senso della vita e in missione l´ho ritrovato: la passione per la gloria umana di Cristo. Le persone che incontro mi domandano sempre e solo questo: “Padre perché soffro, padre ho cercato di togliermi la vita, padre perché il cancro, l´AIDS etc?”.
Guardo a Gesú e alla Madonna e li invito, assieme con me, a fissare lo sguardo su di loro, e da lì comincia la vita nuova. Nella foto che vi mando è racchiusa una storia di disperazione e santitá.
Questa foto é stata fatti ieri, domenica 30 settembre, quando ho celebrato il battesimo dei tre bambini di Alice e la cresima di Orlando.
Alice é una ragazza di 21 anni che mi é stata donata quasi un anno fa. Ricordo quella sera in cui è arrivata. Era accovaciata nel fondo di una macchina orribile, come un cagnolino: sporca, irriconoscibile, in fin di vita. L´AIDS la stava distruggendo. La presi fra le braccia, non pesava niente, solo un terribile odore. Sembrava moribonda. Alcuni giorni nella clinica e giá incominciava a rifiorire e quello che sembrava un essere umano irriconoscibile si è rivelata una bella ragazza.
Da un anno vive con me, l´AIDS é per il momento sotto controllo. Ha ritrovato il gusto della vita. Adesso vive in una piccola stanza di fronte a casa mia. Una santa vecchietta la cura, la aiuta. Lavora come aiuto nella farmacia della clinica, stira, lava la roba dei suoi amici di AIDS, riceve un piccolo stipendio. Cura con passsione la sua stanzetta.
La sua vita,me l´ha raccontato un pó alla volta, é stata un inferno. Abbandonata dai genitori, a 15 anni ha avuto la prima figlia da uno sconosciuto, quella piú grandicella nella foto. Poi, bisognosa di protezione e nella sua ingenuitá si é messa con un altro ragazzo, ammalato di AIDS, ma lei non ne sapeva niente e neppure sapeva cos´era l´AIDS, e ha avuto due bambini, Mattia e Jennifer, la piú piccola, nata con la stessa malattia della mamma e del papá. Il suo compagno era violento, la trattava come una bestia, oltre che averle distrutto la vita contagiandola. Lei, vittima e distrutta psicologicamente non era neppure capace di reagire, soportava tutto.
Non aveva neanche 20 anni. Finalmente arriva alla Clinica della Divina Provvidenza, si sente amata, chiede il battesimo e la cresima. Mi sceglie come papá e da quel momento la sua vita va ritrovando ogni giorno di piú la bellezza della primavera. Apprende a curare il suo corpo, a farsi bella, a gustare la sua femminilitá. Insomma diventa una donna. Nel frattempo il suo compagno, cieco per l´AIDS, e gravemente ammalato viene ricoverato nella nostra clinica. Lei lo accoglie, gli sta vicina, gli perdona, cosciente che, come direbbe il “mondo”, lui le ha distrutto la gravinezza e la vita... ma la grazia di Dio é piú forte di qualsiasi odio e Alice la perdona e lo asiste fino alla morte.
E´molto aggressivo anche con me e solo Alice riesce a calmarlo. Muore dopo alcune settimane. Lei rimane con noi, adesso siamo noi la sua famiglia. Peró ha un cruccio: i suoi tre bimbi sono presi in custodia da diverse realtà e questo la fa soffrire molto. Riusciamo che almeno ogni fine settimana stiano con lei, nella speranza di trovarle una stanza in piú perché vivano assieme.
Stiamo lavorando in questa direzione. L´altro giorno mi chiama la psicologa, erano le 23, e mi dice preoccupata: “Alice non ha piú voglia di vivere”.
Corro da lei, la trovo nella sua stanza in un mare di lacrime. Mi siedo al suo fianco, le tengo la testa fra le mie braccia e mi racconta che sente terribilmente la assenza dei suoi bambini ed è preoccupata perché sta per arrivare il giorno del loro battesimo e non ha una “lira” per andare a prenderli e poi comprarli un vestitino.
“Alice, ma se io sono il tuo papá, perché non mi chiedi?” prendo i soldi, glieli do… torna a sorridere. Le do un bacino e dorme contenta. Cosí ieri 30 settembre alle 16, ho battezato i suoi, i miei gioielli.
E´stata una festa bellissima, come bellissima era Alice e i suoi tre bimbi. Gli ammalati di AIDS le facevano corona, erano felici come lei. Orlando, con l´AIDS, al suo fianco ha ricevutte la cresima.
Sergio, suo amico, di 19 anni, era in coma e morirá alle 5 di questa mattina lunedi. Figlio di un barbone e anche lui come suo padre, dopo due tentativi di suicidio nella clinica, sventati dall´amore, é morto come un santo. Domani lo porteró nel mio cimitero con i numerosi figli che mi sono morti fra le braccia in questi anni. E li aspetterá la Risurrezione.
Mentre Alice é contenta, é tornata a sorridere. A 24 anni ne ha tutto il diritto. Davvero in questa clinica il cui direttore Sanitario é l´Eucarestia, la vita non si spegne mai. Una lezione per me, ma anche per l´emisfero Nord che é spaventato dal dolore e dalla morte. Qui é un altro mondo, perché dove c´é l´Eucarestia la morte non esiste.
Mentre sto per terminare questa lettera mi avvisano che é morta una giovane mamma con due figli, Norma, di 34 anni, ammalata di AIDS, anche lei vittima del contagio del suo compagno giá morto. Era bella ed ora che l´ho vista nella cella mortuaria della clinica é ancora piú bella.
Sergio di 19 anni e lei di 34 anni, mi stano aspettando per la Messa: sono uno a fianco dell´altro. E poi domani li porteró nel cimitero dove riposano i moltissimi figli morti di AIDS e altre malattie in questi tre anni.
Sergio e Norma sono partiti sereni da questo mondo e mentre stavo con loro ormai giá freddi, sentivo una pace e gioia grande: sono in paradiso.
Che importa quello che é stata la loro vita, adesso contemplo la Bellezza di Dio.
Essere missionari è accompagnare l´uomo giá da ora a percepire questa bellezza, come i bambini della nostra scuola che vedono i morti passsare davanti ai loro occhi e segueno giocando, dopo aver recitato “L´eterno riposo”.
Questo è il cristianesimo: la vita eterna, già ora.
Un abbraccio.
P. Aldo
La notizia è di quelle da svolta storica.
Ian Wilmut il papà della pecora Dolly, quello che aveva lanciato nel mondo la tecnica della clonazione terapeutica finalizzata a clonare individui per poterne estrarre cellule per curare, ha dichiarato al Daily Telegraph che lui non avrebbe più utilizzato la tecnica che lui stesso aveva promosso nel mondo, dopo dieci anni.
Lo ha dichiarato perché ne esiste un’altra più promettente, senza problemi etici.
Dopo due giorni, ben due lavori distinti, uno di un gruppo di giapponesi e uno di un gruppo di americani, ha dimostrato che Wilmut aveva anticipato dati consistenti, robusti, dati che determinano una svolta storica nella storia della scienza. Sono stati presentati due lavori nei quali questi due gruppi di ricerca, in maniera indipendente, sono riusciti a partire da cellule della pelle, estraendo cellule molto simili a quelle staminali embrionali umane. Ci sono riusciti “ringiovanendo”, per così dire, queste cellule della pelle mediante l’aggiunta di alcuni geni. C’è da dire che il gruppo giapponese ha sempre e solo lavorato con cellule animali, di topo, senza toccare gli embrioni umani. Il che dimostra che questo tipo di ricerca era possibile e raggiungibile anche da chi non avesse mai lavorato con embrioni umani.
La svolta è storica perché la maggior promessa delle cellule staminali embrionali è la medicina riparativa o rigenerativa. Cioè, poiché le cellule staminali embrionali possono diventare qualsiasi tipo di tessuto, l’idea di alcuni ricercatori era di utilizzarle per sostituire tessuti danneggiati da malattie. Per esempio, se io ho cellule staminali embrionali e prendo l’Alzheimer, e l'Alzheimer distrugge neuroni, dalle cellule staminali embrionali posso costruire dei neuroni nuovi che vanno a sostituire quelli danneggiati. Per fare questo c’è bisogno però che le cellule che vado a trapiantare abbiano il mio stesso patrimonio genetico, altrimenti vengono rigettate dall’organismo. Quindi la clonazione cosiddetta terapeutica serviva per ricavare cellule col patrimonio genetico compatibile con il paziente.
In questi anni sono stati distrutti tanti embrioni umani per capire come funzionavano, si é cercato di clonare embrioni umani, quindi farne di nuovi, identici a quelli delle persone che si dovevano curare, in totale spregio per la vita che veniva distrutta.
In realtà la clonazione si è rivelata un fallimento; infatti non è mai riuscita nell’uomo. Mai. E negli animali ha una resa non superiore al 2%: anche questo dunque è un fallimento.
Con queste nuove scoperte potrebbe essere possibile fin da subito eliminare qualsiasi tipo di ricerca sugli embrioni umani, come ha proposto Eugenia Roccella su Avvenire.
E’ possibile infatti fin d’ora che i ricercatori già impegnati in questo tipo di ricerca continuino a farla utilizzando le linee cellulari già esistenti, senza distruggere altri embrioni. E intanto tutti gli sforzi andrebbero fatti per continuare, portare a termine e proporre dei protocolli ripetibili, per offrire delle modalità ben chiare per questi nuovi esperimenti. Insomma tutte le ricerche dovrebbero perfezionare questi esperimenti appena pubblicati, in modo che fra qualche anno sia possibile generare tutte le cellule staminali embrionali che vogliamo, col patrimonio genetico di tutti, a partire dalla pelle di ciascuno, senza più toccare embrioni umani.
Speriamo di farcela!
Assuntina Morresi
NATANAELE – socio di SamizdatOnLine
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Il testo su Radioformigoni
Il papà di Dolly fa marcia indietro: la clonazione non serve alla scienza
Ricordate questa testimonianza di don Aldo Trento?
Ebbene venerdì 30 novembre p.v. sarà a Cagliari all'Hotel Mediterraneo per raccontarci la sua esperienza in un incontro-testimonianza che avrà inizio alle h.19

Il sito amico pepeonline affronta, nell’ultimo numero dell'edizione cartacea del periodico "Pepe", la questione della donna. Uno degli articoli dedicato a noi donne è tratto dagli scritti di Edith Stein, Santa Teresa Benedetta della Croce, illustre studiosa del secolo scorso e morta martire del cristianesimo e dell’ebraismo in un lager nazista. Ecco l’articolo:
L'essenza della donna
Il modo di pensare della donna, e i suoi interessi,sono orientati verso cio' che è vivo e personale e verso l'oggetto considerato come un tutto. Proteggere, custodire e tutelare, nutrire e far crescere: questi sono i suoi intimi bisogni, veramente materni. Cio' che non ha vita, la cosa, la interessa solo in quanto serve al vivente e alla persona, non in se stessa. E a cio' è connessa un'altra caratteristica: l'astrazione, in ogni senso, è contraria alla sua natura. Cio' che è vivo e personale è oggetto delle sue cure, è un tutto concreto, e dev'essere tutelato e sviluppato nella sua completezza; non una parte a danno dell'altra o delle altre: non lo spirito a danno del corpo o viceversa, e neppure una facolta' dell'anima a danno delle altre. (…)
A queste disposizioni materne si uniscono quelle proprie della compagna. Saper partecipare alla vita di un altro uomo, cioè sapere prendere parte a tutto cio', grande e piccolo, che lo riguarda alla gioia e al dolore, come al suo lavoro e ai suoi problemi: ecco il dono e la felicita' della donna. L'uomo è tutto preso “dalle sue cose” e si aspetta dagli altri che mostrino per quelle interesse e pronta collaborazione; per lui in genere è difficile mettersi alla dipendenza di altri, dedicarsi alle cose altrui. Cio' invece è naturale per la donna; ella è in grado di penetrare con sentimento e comprensione nell'ambito di quelle realta' che di per sé le sono lontane, e delle quali non si prenderebbe cura, se non fosse l'interesse per una persona che le mette in contatto con esse.
La ferita originaria
Il fatto che l'uomo sia stata creato per primo manifesta una certa priorita' di ordine. E il motivo per cui non fosse bene per lui essere solo, lo dobbiamo trarre dalla parola stessa di Dio. Questi fece l'uomo a sua immagine. Ma Dio è uno e trino: come dal Padre procede il Figlio, e dal Figlio e dal Padre la Spirito, cosi' la donna è uscita dall'uomo, e da ambedue discendono i posteri. E ancora: Dio è amore. Ma fra meno che due non vi puo' essere amore (come dice S. Gregorio nell'omelia sulla missione dei discepoli, mandati a due a due). Non si parla qui di un dominio dell'uomo sulla donna: ella viene detta compagna e aiuto, e dell'uomo si dice che a lei si sarebbe unita, e i due sarebbero diventati una "sola carne". (…) Conseguenza del peccato è per la donna la pena del parto, come per l'uomo la pena della lotta per la vita. A cio' si aggiunge per la donna come punizione, la sottomissione al dominio dell'uomo. E che egli non sarebbe stato un buon padrone lo dimostra proprio il tentativo di scaricare sulla donna la responsabilita' del peccato. Il profondo legame d'amore è scomparso e si è destata qualcosa che prima essi non conoscevano: si avvidero di essere nudi, e se ne vergognarono. Cercarono di coprire da soli la loro nudita', ma se ne prese cura Iddio.: "E il Signore Iddio fece ad Adamo e alla sua donna dei vestiti di pelli e li rivesti'". Si era destata in loro la concupiscenza, e fu necessario difenderli da essa.
La mirabile corrispondenza tra gli opposti: peccato e redenzione
E' stato cosi istituito un legame del tutto particolare fra peccato e redenzione e i particolari di questi due eventi si corrispondono in modo meraviglioso. Come la tentazione si presento' prima alla donna, cosi l'annuncio salvifico di Dio fu rivolto anzitutto alla donna; e in tutti e due i casi il si' pronunciato da una bocca femminile fu decisivo per la sorte di tutto il genere umano. All'inizio del nuovo regno di Dio vi è una coppia umana, come al principio del genere umano; si tratta pero' di madre e figlio: il Figlio di Dio è diventato figlio dell'uomo per opera di sua madre; ma non per opera di un padre terreno. Egli non ha voluto scegliere la via comune alla procreazione umana per farsi uomo. Non è anche questo un'allusione che proprio su questa via comune il primo peccato ha impresso una macchia, macchia che solo nel regno della grazia puo' essere cancellata? E non è insieme una dichiarazione della dignita' della maternita', che è il piu puro ed eccelso legame fra gli uomini? Una donna ha dato la sua collaborazione per la fondazione del regno di Dio: ecco il distintivo del sesso femminile; la redenzione ci è giunta per mezzo del figlio dell'uomo, il nuovo Adamo: ecco il distintivo del sesso maschile.
La bellezza di Maria
Se vogliamo contrapporre a tutto cio' [le conseguenze del peccato originale N.d.R.] il quadro della sposa e della madre nel suo sviluppo piu genuino - quale il suo compito naturale lo esige - dobbiamo contemplare l'Immacolata. Al centro della sua vita sta suo figlio. Ella attende la sua nascita in beata serenita', protegge la sua fanciullezza, lo segue nella sua via, vicino o lontano, come egli desidera; lo sorregge morto fra le sue braccia; esegue il suo testamento dopo la sua dipartita. Ma tutto cio' ella lo compie non come cosa propria: è l'ancella del Signore e adempie cio' cui da Dio è stata chiamata. Percio' non considera il fanciullo come sua proprieta': lo ha ricevuto dalle mani di Dio, nelle mani di Dio lo restituisce quando lo offre come vittima al tempi.o, quando lo accompagna al sacrificio della croce. Consideriamo la madre di Dio come sposa: una fiducia silenziosa, immensa, che si aspetta a sua volta una fiducia immensa; obbedienza tacita; compartecipazione fedele, ovvia al dolore; e tutto cio' in piena adesione all'ordine di Dio che le ha dato un uomo come difesa terrena e capo visibile.
[Brani tratti dal libro “La donna” di Edith Stein]
Attraverso l'intervista segnalata nel post sottostante sono venuta a conoscenza dell'esistenza di questo sito, lafamegiustificaimezzi.it, nel quale sono segnalate le modalità per continuare l'opera iniziata con la Colletta di sabato scorso, un sms al 48589 per sostenere le spese per la distribuzione di ciò che è stato raccolto in tutta Italia.
Ma copio la Home di questo nuovo sito che vi invito ad andare a visitare, magari dopo aver ascoltato l'intervista al Presidente del Banco Alimentare.
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Un aggiornamento da RadioFormigoni:
Segnalo la situazione critica in cui si trova la Chiesa in Venezuela: il presidente Chavez, usando formule ad effetto per accusarla, vuole tacitarla impedendole di schierarsi liberamente a tutela della libertà dei cittadini.
Non si può definire marci i desideri di un popolo che vuole solo essere libero e non essere costretto a subire un Presidente per un tempo indeterminati di anni.
E perché temere un referendum in cui i cittadini possono esprimere il proprio volere?
E, sinceramente, chi vorrebbe che un capo di stato con pieni poteri resti in carica più di un numeri limitato di anni?
E quale capo di stato, legittimato da una costituzione che glielo garantisce, rifiuterebbe di mantenersi il potere indefinitamente?
Tutti interrogativi che mi sono posta leggendo questo articolo e ricordando che se uno vuole arrestare le gerarchie cattoliche, né più né meno di quanto ha fatto la dittatura in Birmania, viola la libertà religiosa dei cittadini, che è considerata uno dei diritti umani fondamentali.
Aggiornamento
Qui un esauriente dossier sul Venezuela.
Anche chi non si occupa direttamente di politica partitica non può restare insensibile al miserando spettacolo che stiamo vedendo in Italia. Da un lato un governo i cui membri hanno lo sport preferito di essere in disaccordo su tutto. Ora ci si mette anche l’opposizione a offrire lo spazio ai media con i suoi litigi in modo da coprire il silenzio assordante dei provvedimenti della finanziaria sconosciuti anche a chi li vota, e forieri di impoverimento sicuro dei cittadini.
Ma è possibile che l’unica cosa cui assistiamo quotidianamente siano soprattutto i giochetti di partito, le invidie, le ambizioni tradite di certi politici che aspirano unicamente al potere fine a sé stesso e non il benessere degli italiani?
Perché dobbiamo stare a guardare impotenti le manovre e i litigi di una parte e dell’altra?
Perché non è possibile che siano delle persone serie a fare politica?
Io non pretendo che chi ha il potere faccia tutto quello che a me sembra giusto, a me e ai miei amici, perché l’utopia è utopia (purtroppo!), però che almeno si possa arrivare a fine mese, che si possa educare adeguatamente i nostri figli, che si possa vivere sereni in casa propria senza il terrore che qualcuno irrompa di giorno o di notte a farti fuori, che i nostri giovani abbiano un lavoro, che si possa convivere pacificamente con tutti perché c’è la certezza della pena per i delinquenti, ecc. non credo che sia un obiettivo impossibile da perseguire.
Io so che attualmente la situazione è drammatica come mai prima d’ora in Italia e posso vantare al mio attivo diversi lustri di osservazione della vita italiana.
Certo le ingiustizie ci sono sempre state, ma mai si era pensato di poter far passare come giusto ciò che invece giusto non è. Ora è proprio la confusione spaventosa su ciò che è giusto, su ciò che è bene e ciò che non lo è a dominare; e la politica ne risente paurosamente.
Insomma, mi sono davvero stancata delle parole vuote di cui si riempiono la bocca la maggior parte degli uomini politici più quotati. A me interessa chi umilmente, anche in politica, si rimbocca le maniche e lavora a servizio del bene di tutti.
Interessante mi pare questo articolo che vi invito a leggere.
Amare la propria nazione può costare caro come dice questa riflessione di Milosz:
“Si è riusciti a far credere all’uomo
che se vive è solo per grazia dei potenti.
Pensi dunque a bere il caffè e a dar la caccia alle farfalle.
Chi ama la res publica avrà le mani mozzate”
Czeslaw Milosz
Nel blog diGaddhura viene affrontata la vicenda di di Meredith che si sta riducendo a notizia da consumare e dimenticare in tutte le tv del mondo.
Il problema è trovare il colpevole certamente, ma chi ci restituisce Meredith? Chi difende tutte le altre Meredith da sé stesse e dall’ambiente così disumano che le circonda? E chi difende i giovani dal nichilismo imperante che toglie ogni speranza?
Alcuni suoi colleghi hanno tentato una riflessione che trascrivo:
PER NON PERDERE MEREDITH
L’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher è stato un fatto che ha scosso senza dubbio molte persone. In Università capita di trovarsi in discussioni riguardanti quello che è accaduto la notte tra l’1 e il 2 novembre in via Sant’Antonio, così come nei quotidiani e nei TG nazionali ancora oggi continuano servizi e articoli sia sul caso che sulla situazione della città, dell’Università e degli studenti che la vivono.
In questo momento così confuso, soprattutto attraverso i mass-media, vengono proposte spiegazioni che esaltano aspetti parziali della vicenda e che stanno trasformando questa tragedia in un tormentone; il frivolo rischia di prendere il posto delle domande che il fatto pone ad ognuno, per cui verrebbe da fare silenzio. L’esigenza di andare al fondo della questione ci spinge comunque a evidenziare alcuni spunti che emergono da questo drammatico evento.
Che cosa è l’uomo? Al di là di risposte filosofiche possibili, ciò che è innegabile è che ognuno porta incancellabile in sé l’esigenza di essere felice, di essere compiuto; il nostro cuore cerca una soddisfazione totale, l’infinito. Ci dicono che siamo annoiati, che cerchiamo emozioni estreme, sempre più forti. Il problema è l’esperienza di significato delle cose e della vita: se questo manca o è attribuito a ciò che in realtà non soddisfa pienamente, tutto viene alterato, usato male. L’esito è una delusione che inevitabilmente sfocia nel cinismo o nella violenza.
Si parla dell’omicidio di Meredith, in fondo, come osservatori di un tragico spettacolo, quasi non ci riguardasse. Al massimo si prova sgomento e paura per sé e per le persone più care e si invoca una maggiore legalità per essere meno insicuri. Questo è comprensibile. Come è comprensibile che tutti noi pensiamo che mai potremmo compiere un atto del genere. Ma forse conviene guardare bene: se non troviamo risposta al “perché” vale la pena vivere è più facile che sbagliamo, che ci siano insopportabili la vita, gli errori nostri e degli altri; allora ci si rifugia in ciò che al momento emoziona e fa dimenticare il proprio dramma o nella breve tranquillità che un (necessario) ordine può darci. Siamo alla ricerca di un bene che non possiamo darci da soli.
Ancora oggi abbiamo bisogno di educazione, cioè di uomini (e, perché no, di una compagnia di uomini!) che introducano al senso delle cose, insegnino a stimare il reale, con una passione per la ricerca del vero. Il problema non è solo “stare bene” o “stare tranquilli”, ma capire che anche la fatica e il sacrificio hanno uno scopo più grande, servono. Anche la noia può servire: a rendersi conto che si è fatti per cercare, che non ci bastiamo da soli; né la cosa e la persona che abbiamo davanti bastano al nostro cuore. Non è solo una questione di valori, ma di usare la ragione imparando a seguire chi vediamo vivere in maniera desiderabile.
Varrebbe la pena non dimenticare che l’Università è nata per questo e che ancora oggi, in mezzo a tanta confusione, esistono docenti e studenti che provano a vivere questa responsabilità. Per questo stimiamo preziosa l’esperienza della Chiesa, come comunità cristiana guidata al destino. Anche nella Chiesa si sbaglia, ma non mancano mai richiami ed esempi di un giudizio vero sulla vita e la disponibilità a condividere il cammino umano, verificando che l’unica soddisfazione della sua sete infinita è una Presenza sperimentabile.
E per questo sentiamo come profondamente umana la preghiera della Liturgia del Lunedì Santo: “Guarda, Dio onnipotente, l’umanità sfinita per la sua debolezza mortale, e fa’ che riprenda vita per la passione del tuo unico Figlio”.
CLU-Perugia
Questa frase di Brandirali, che nel 68 difendeva “la teoria della classe operaia” e poi ha scoperto il vero volto della realtà, mi ha davvero colpito. Ultimamente in queste righe, ho parlato, con il buonsenso che può avere una che non è impelagata in partiti, di politica, e mi interrogavo su quello che deve essere il compito di un uomo che vive quella che Paolo VI definiva “la più alta forma di carità”. Ieri mi è stato segnalato questo commovente articolo che potrete leggere sotto.
Ecco: non è importante il passato, gli errori che uno ha compiuto, ma l’ideale che determina l’azione nel presente. Perché per capire un uomo, per capire se di un uomo ci possiamo fidare, dobbiamo innanzitutto verificare quello che è l’ideale verso cui tende e per il quale si spende. Se uno non ha ideali o se gli ideali sono solo ideologie che asserviscono l’uomo, o se i suoi ideali sono, non lo scopo, ma il mezzo di cui si serve per scavalcare gli altri e per dominarli, allora non merita la nostra fiducia come uomo politico.
Io conosco personalmente Giorgio da quasi trent’anni e so che di lui mi posso fidare, ma era uno dei pochi di cui so di potermi fidare (pur non avendo ricevuto in trent’anni mai un favore personale.. no.. i politici non li eleggiamo per averne dei favori che possono anche essere ingiustizie, ma perché si mettano a servizio del bene comune). Ora, questa testimonianza commovente di un ex-sessantottino ha aggiunto un’altra persona di cui mi posso fidare:
Servire il popolo oggi
di Brandirali Aldo
Questa mattina, in un nuovo giorno, ho potuto verificare l'infallibilità del cuore. Chi mi conosce rimarrà sorpreso che io possa dire infallibilità, avendo io una storia di continuo cambiamento, dunque di evidenza di un precedente errore. Eppure dico infallibilità perché dopo 50 anni, per Grazia, posso ridire quello che dicevo a 16 anni: «Voglio dare la vita per il mio ideale».
Ore 9, mia moglie Teresa riceve una telefonata sul telefono della sua associazione, con dolce pazienza ascolta il dolore di un'altra donna, mi racconta poi che si tratta di una vedova con figlio di 35 anni malato psichico, che le provoca un dolore indicibile. Di queste storie la Teresa me ne ha già raccontate decine, una più dolorosa dell'altra. E Teresa fa compagnia a queste persone, ristabilisce una speranza, rende ragione dell'attesa. E io vivo della luce di Teresa. Ma sono un politico, non posso non farci sopra tutti i miei ragionamenti. A 16 anni ho cercato per chi battermi, ho trovato una teoria che diceva di dare la vita per la classe operaia, ci ho provato, ma ho dovuto scoprire che la classe operaia non è una realtà è solo una teoria. Allora a 27 anni ho detto: «Servire il popolo». Ci ho messo tutto me stesso e infine, sbagliando e riprovando, a 42 anni ho trovato chi origina il popolo: Cristo. Dunque avevo trovato l'ideale per cui dare la vita. Ma ero ancora io che mi facevo da me, come mi si poneva culturalmente l'ideale a 16 anni. Mi ci sono voluti altri venti anni per farmi fare da Cristo, ovvero per cambiare posizione verso l'ideale: non io porto la bandiera rossa nella piazza, ma Cristo mi mette in mano la sua croce e mi dice «portala». è una diversità culturale sconvolgente.
Ma perché chi mi legge capisca, deve considerare che la passione ideale dei miei 16 anni era suscitata dal secolo delle ideologie, ovvero il secolo che ha capovolto le radici cristiane dell'Europa togliendo Dio dalle vicende umane. Rimaneva il dare la vita per un altro, ma questo altro era diventata una idea astratta, il cui solo fatto reale era la lotta per il potere. Ed ora guardo mia moglie e vedo che lei dà la vita per un Altro, ovvero è motivata dal suo rapporto con Cristo e si pone con realismo davanti alla persona bisognosa di aiuto. Che spettacolo, che vittoria, essere come a 16 anni. Allora è proprio la salvezza quello che andavamo cercando: una preghiera ci ha condotto in tutta la nostra storia, «Signore salva il nostro cuore buono».
E io in politica? è dura da spiegare. Dai 16 ai 35 anni ho utilizzato un dono che mi era stato dato dalla nascita: avevo carisma, convincevo, attraevo, scaldavo i cuori. E mi sono abituato a fare il capo. Quando, a 35 anni, li ho mandati a casa tutti e quindicimila, dicendo che tutto era sbagliato, ma non sapevo spiegare perché, sono diventato un niente che rotolava sulla terra. Dalla terra mi ha raccolto don Giussani. Mi ha rimesso in piedi, è ricominciata la mia libertà, infine sono tornato a fare politica su posizioni molto diverse dalle precedenti. Ma ancora mi portavo dietro la pretesa di essere uno che, con scarsa misura della realtà, voleva guidare l'affronto della lotta per il potere. Per questo sono stato continuamente ridimensionato, come se fossi sempre uno sconfitto. E invece di volta in volta ho verificato che il Signore mi conduceva sulla sua strada, e che lì dove mi aveva messo avevo veramente la battaglia giusta da fare.
Eccomi ora, consigliere comunale a Milano, presidente della commissione servizi sociali, affronto in questi giorni la discussione in Consiglio della delibera di programmazione dell'insieme dei servizi alla persona. I miei colleghi del centrodestra si assentano distratti, perché giustamente non credono alla programmazione, credono maggiormente alle singole azioni. Intanto la sinistra conduce una furiosa battaglia, incomprensibile perché in fondo la delibera corrisponde alle loro idee, ma loro combattono per imporre il fatto che le azioni devono essere concordate con il loro mondo associativo, come concertazione del potere.
Io voglio difendere la concretezza della azioni dell'amministrazione e nel contempo il riconoscimento del mondo associativo, come sussidiarietà e non come concertazione. Faccio un esempio: sostegno alle persone con disagio psichico. Il Comune ha pochi soldi su questa voce, e li usa per dare piccoli contributi economici ai malati che non sono in grado di lavorare. Siccome i soldi sono pochi, la questione diventa che si possono aiutare solo alcuni. Allora la sinistra propone di fare progetti sperimentali concordati al tavolo del Terzo Settore. La delibera propone di cercare criteri oggettivi per riconoscere i più bisognosi. Io dico che il criterio oggettivo è fare affidamento sulle famiglie e i gruppi associativi che riconoscono i diversi gradi di gravità della malattia. Nel contempo bisognerebbe aumentare i fondi.
Un atto di costruzione duratura
La destra mi viene dietro, ma non capisce, la differenza fra concertazione e sussidiarietà è praticamente fra sperimentazione e abbraccio concreto del bisogno. La sinistra aiuterebbe qualcuno nel quartiere dove sono forti loro, noi aiuteremmo quelli che si sono rivolti a una associazione o a un servizio che è in rete con fatti associativi capaci di abbraccio amorevole. I progetti sperimentali prima o poi finiscono e lasciano le cose come erano prima. Il sostegno a un popolo in azione è un atto di costruzione duratura. E così via. La mia battaglia è volta a fare della politica un servizio per un popolo in azione, il che comprende anche una piena responsabilità degli atti di governo.
è una battaglia così di frontiera che mi rendo conto di essere molto utile per formare una nuova classe dirigente che in futuro possa governare il paese secondo questo realismo. Spero veramente di riuscire a dare la vita per questo cambiamento del mondo. Capite adesso perché il gesto mattiniero di mia moglie mi ha messo in pace con tutto e ha tolto il mio atteggiamento da disperato nell'azione. In battaglia e in pace, ditemi voi se esiste altro da Cristo che permette questa apparente antinomia.
*consigliere comunale a Milano (Forza Italia)
Domani in tutta Italia ci sarà la Colletta alimentare
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Un’altra struggente canzone d'amore sarda:
Non poto reposare amore e coro
pensende a tie so donzi momentu
no istes in tritura o prenda e oro
ne in dispiaghere o pensamentu
t’assicuro chi a tie solu bramo
ch’a t’amo forte t’amo t’amo e
t’amo.
Si messere possibile d’anghelu
s’ispiritu invisibile picaro
sas formas che furbo dae chelu
su sole e sos isteddos che formabo
unu mundu bellissimu pro tene
pro poder dispensare cada bene
isposa.
Amore meu rosa profumada
amore meu gravellu olezzante
amore e coro, immagine dorada
amore e coro, so ispasimante
amore ses su sole rilughente
chi ispunta su manzanu a s’oriente.
Ses su sole chi illuminad’a mie
chi m’esaltat sa coro e sa mente
lizzu froridu candidu che nie
sempre in coro meu ses presente
amore meu amore meu amore
bive senza amargura ne dolore.
Amore meu prenda e istimare
s’affettu meu a tie solu es dau
si aere jutu sas alas pro bolare
milli ortas a s’ora ippo bolau
pro benner nessi a ti saludare
s’athera cosa nono a t’abisare.
Traduzione
Non posso riposare
Non posso riposare amore del cuore,
sto pensando a te ogni momento.
Non essere triste gioiello d’oro,
ne addolorata o preoccupata.
Ti assicuro che desidero solo te,
perché ti amo forte, ti amo e ti amo.
Se mi fosse possibile prenderei
lo spirito invisibile dell’angelo.
Ti assicuro che desidero solo te,
perché ti amo forte, ti amo e ti amo.
Le forme
e ruberei dal cielo il sole e le stelle
e creerei un mondo bellissimo per te,
per poterti regalare ogni bene.
Un mondo bellissimo per te,
per poterti regalare ogni bene.
Non posso riposare amore del cuore,
sto pensando a te ogni momento.
Ti assicuro che desidero solo te,
perché ti amo forte, ti amo e ti amo.
Ti assicuro che desidero solo te,
perché ti amo forte, ti amo e ti amo
Eccola nell’ interpretazione di Andrea Parodi:
http://www.youtube.com/watch?v=ciKuuilHr98&feature=related
link mp3 della canzone tratto da http://evaso.forumcommunity.net/?t=3662743
Un gustoso articolo proposto da Il Mascellaro:
La scrittrice disturbata. Ohibò. Dalle Avemaria via radio
di Davide Rondoni
Tratto da Avvenire del 21 novembre 2007
Esce un sondaggio da cui emerge che le nostre ragazzine fin dai dodici anni fanno facile uso di fumi vari e di sesso banalizzato, e sognano d’essere veline, e cosa fa la nota intellettuale femminista?
In Italia trapela – tra non poche censure – la notizia che il padre clonatore della pecora Dolly abbandona la via della sperimentazione sugli embrioni perché inutile, e cosa fa la nota intellettuale in prima linea nelle battaglie scientiste e abortiste? E ancora: esce la notizia che Mtv, grande e potente rete televisiva giovanile apre le trasmissioni nel mondo arabo, grazie al lavoro di Mtv Italia. A una condizione, però: che non si vedano violenza, sesso. E crocefissi. E cosa fa la colta scrittrice sempre pronta a parlare di libertà e contro le censure? Dedica un articolo della sua rubrica sul Corriere della Sera alle prepotenze di Radio Maria.
Sì, per Dacia Maraini l’ambascia maggiore in questo momento è sfuggire alle 'Ave Maria' che s’intrufolano non si sa come nelle trasmissioni che, dal suo racconto, sembra ascoltare ogni sera per radio a casa sua. Con tutto il rispetto per le sere passate accanto alla radio della Dacia nazionale, francamente ci scappa da ridere. Che il problema su cui si concentrano le menti migliori della nostra cultura, in mezzo al bailamme in cui ci troviamo, alle violenze, alle censure mastodontiche, alle inquietudini, sia quello – come titola il Corriere – di avere «libertà d’ascolto da Radio Maria» sembra un pezzo di comicità alla Totò. Se non fosse che invece queste menti migliori si prendono maledettamente sul serio.
Addirittura la Maraini rispolvera il latino delle litanie che sentiva da bambina, dal suono 'poetico', per rimproverare a Radio Maria come dice il Rosario. Perdinci, direbbe Totò, ma da parte di una che accusa sempre la Chiesa di ingerenza, questo insegnare ai preti addirittura come si deve dire il rosario cosa è?
Ingerenza o indigestione? Ripetendo a quel loro modo giaculatorie e Ave Maria, secondo la Maraini, l’emittente vuol portare i suoi ascoltatori «verso l’inerzia e la paralisi mentale», impedendo la «germinazione di pensieri propri» per ottenere la resa «al volere altrui». Addirittura? Radio Maria come un enorme Giucas Casella soggiogatore di coscienze in agguato mentre uno se ne sta in poltrona ad ascoltare la radio? La stupefacente Maraini, che basa le sue accuse sul fatto che «anche degli amici le hanno detto» del problema, arriva a paragonare il Rosario alla magia incantatoria del pendolo e di altre ipnosi del genere.
Banalità, ma per sfoggiare d’essere una mente delle migliori, fa un piccolo a fondo sulla ripetizione come modo delle magie e delle trance. Ma se intendesse un poco meglio questi problemi, ad esempio come ne parla Leo Spitzer nei suoi saggi sullo stile di Péguy e altri, vedrebbe che ci sono diversi genere di ripetizione. A furia di prendersela con tutto ciò che è legato alla Chiesa, gli intellettuali e i nostri giornali più diffusi, stanno diventando comici.
D’una comicità che fa rabbia e tenerezza. Rabbia per essere l’Italia, grazie a costoro, in una specie di triste farsa, fatta passare per cultura, piena di viltà e di censure, e senza allegria. E tenerezza, perché non v’è dubbio, leggendo l’indignazione della signora, che in lei resta un conto aperto, una ferita e una domanda circa la Madonna. Un conto e una ferita che vorrebbe forse sbrigativamente chiudere, mentre Lei, pregata dal popolo della sua Radio come da coloro che ne bisbigliano il nome mentre vanno in ufficio o a scuola, è paziente. E non ha conti da chiudere, ma solo da aprire.
