Vorrei tanto che i lettori di questo blog non si perdessero lo splendido post di Berlic di oggi. Ve lo propongo e vi prego, se volete commentare, di farlo nel suo blog. Ecco il post:
E' fantastico, straordinario, entusiasmante il discorso che Benedetto XVI ha fatto davanti all'Assemblea dell'ONU lo scorso 18 Aprile. Sono parole che viaggiano mille miglia sopra le grettezze delle circostanze ma che permettono di giudicarle con viso sereno e animo retto.
Cercherò di ricapitolarne i punti salienti, sebbene sia tutto di tale intensità e profondità e bellezza da renderlo difficile.
Il Pontefice ha esordito ricordando che i popoli attendono che l'ONU sia una famiglia armoniosa di Nazioni, una casa comune.
Gli Stati hanno dato vita ad obiettivi universali che, pur non essendo la totalità del bene comune, ne fanno parte. Per venire incontro alle giuste aspirazioni dei popoli ci si impone delle regole vincolanti.
Per la Santa Sede ciò è buono quando è ispirato e governato dal principio di sussidiarietà - cioè aiutare e sostenere quanto è giusto senza imporlo dall'alto - ma non può essere subordinato all'interesse o al veto di pochi. Occorre che "tutti i responsabili internazionali agiscano congiuntamente e dimostrino una prontezza ad operare in buona fede, nel rispetto della legge e nella promozione della solidarietà nei confronti delle regioni più deboli del pianeta."
Ma attenzione: "è necessario riconoscere il superiore ruolo che giocano le regole e le strutture intrinsecamente ordinate a promuovere il bene comune, e pertanto a difendere la libertà umana. Tali regole non limitano la libertà; al contrario, la promuovono, quando proibiscono comportamenti e atti che operano contro il bene comune, ne ostacolano l’effettivo esercizio e perciò compromettono la dignità di ogni persona umana. Nel nome della libertà deve esserci una correlazione fra diritti e doveri, con cui ogni persona è chiamata ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte, fatte in conseguenza dell’entrata in rapporto con gli altri."
Tanto per nominare una di queste strutture: la famiglia.
Da notare come il Papa ritorni sul concetto di dovere e sul bene comune. Senza questi ogni consesso di nazioni diventa un arraffa, mangia e imponi al servizio dei più forti. E questo è evidente nell'uso della scienza, quando questa pretende di "violare l’ordine della creazione". Ma "Questo non richiede mai una scelta da farsi tra scienza ed etica: piuttosto si tratta di adottare un metodo scientifico che sia veramente rispettoso degli imperativi etici."
Poi richiama il principio della responsabilità di proteggere. Ovvero, "se gli Stati non sono in grado di garantire protezione (...), la comunità internazionale deve intervenire"; "è l’indifferenza o la mancanza di intervento che recano danno reale."
Insomma, grande potere esige grande responsabilità. Particolarmente interessante il passo seguente:
Il principio della “responsabilità di proteggere” era considerato dall’antico ius gentium quale fondamento di ogni azione intrapresa dai governanti nei confronti dei governati: nel tempo in cui il concetto di Stati nazionali sovrani si stava sviluppando, il frate domenicano Francisco de Vitoria, a ragione considerato precursore dell’idea delle Nazioni Unite, aveva descritto tale responsabilità come un aspetto della ragione naturale condivisa da tutte le Nazioni, e come il risultato di un ordine internazionale il cui compito era di regolare i rapporti fra i popoli. Ora, come allora, tale principio deve invocare l’idea della persona quale immagine del Creatore, il desiderio di una assoluta ed essenziale libertà. La fondazione delle Nazioni Unite, come sappiamo, coincise con il profondo sdegno sperimentato dall’umanità quando fu abbandonato il riferimento al significato della trascendenza e della ragione naturale, e conseguentemente furono gravemente violate la libertà e la dignità dell’uomo. Quando ciò accade, sono minacciati i fondamenti oggettivi dei valori che ispirano e governano l’ordine internazionale e sono minati alla base quei principi cogenti ed inviolabili formulati e consolidati dalle Nazioni Unite. Quando si è di fronte a nuove ed insistenti sfide, è un errore ritornare indietro ad un approccio pragmatico, limitato a determinare “un terreno comune”, minimale nei contenuti e debole nei suoi effetti.
Benedetto pone come fondamento delle Nazioni Unite la legge naturale e la persona quale immagine di Dio, e dice che i guai cominciano quando si sceglie di ignorare questo. E' un richiamo fortissimo e devastante contro la concezione puramente materiale dell'essere umano e del cosmo, che evidenzia essere inefficace e inconcludente. E lo ribadisce ancora:
"È evidente, tuttavia, che i diritti riconosciuti e delineati nella Dichiarazione si applicano ad ognuno in virtù della comune origine della persona, la quale rimane il punto più alto del disegno creatore di Dio per il mondo e per la storia. Tali diritti sono basati sulla legge naturale iscritta nel cuore dell’uomo e presente nelle diverse culture e civiltà. Rimuovere i diritti umani da questo contesto significherebbe restringere il loro ambito e cedere ad una concezione relativistica, secondo la quale il significato e l’interpretazione dei diritti potrebbero variare e la loro universalità verrebbe negata in nome di contesti culturali, politici, sociali e persino religiosi differenti. Non si deve tuttavia permettere che tale ampia varietà di punti di vista oscuri il fatto che non solo i diritti sono universali, ma lo è anche la persona umana, soggetto di questi diritti."
Ma chi ha il coraggio, Papa a parte, di dire queste cose? Di difendere così la persona, cioè me, cioè te?
Qual'è però il rischio? Che qualcuno stacchi i diritti umani dalla loro fonte, così da strumentalizzarli:
Tuttavia il bene comune che i diritti umani aiutano a raggiungere non si può realizzare semplicemente con l’applicazione di procedure corrette e neppure mediante un semplice equilibrio fra diritti contrastanti. (...) Oggi però occorre raddoppiare gli sforzi di fronte alle pressioni per reinterpretare i fondamenti della Dichiarazione e di comprometterne l’intima unità, così da facilitare un allontanamento dalla protezione della dignità umana per soddisfare semplici interessi, spesso interessi particolari. (...)
L’esperienza ci insegna che spesso la legalità prevale sulla giustizia quando l’insistenza sui diritti umani li fa apparire come l’esclusivo risultato di provvedimenti legislativi o di decisioni normative prese dalle varie agenzie di coloro che sono al potere. Quando vengono presentati semplicemente in termini di legalità, i diritti rischiano di diventare deboli proposizioni staccate dalla dimensione etica e razionale, che è il loro fondamento e scopo. Al contrario, la Dichiarazione Universale ha rafforzato la convinzione che il rispetto dei diritti umani è radicato principalmente nella giustizia che non cambia, sulla quale si basa anche la forza vincolante delle proclamazioni internazionali.
Coloro che ad esempio negano la trascendenza, o il valore della religione, vanno in questo senso:
Il rifiuto di riconoscere il contributo alla società che è radicato nella dimensione religiosa e nella ricerca dell’Assoluto – per sua stessa natura, espressione della comunione fra persone – privilegerebbe indubbiamente un approccio individualistico e frammenterebbe l’unità della persona.
Come dice il Papa nell'Enciclica Spe salvi, “la sempre nuova faticosa ricerca di retti ordinamenti per le cose umane è compito di ogni generazione”.
E' per dire queste cose il Papa è stato all'ONU; per ribadire, come il suo grido conclusivo, "Pace e prosperità con l'aiuto di Dio!"
Fino alla fine, fino all'11 aprile, alla vigilia delle elezioni, Prodi e il suo governo ci hanno continuato a disgustare con le iniziative contro le scelte dei cittadini.
Ecco l'ultima (speriamo) impresa di quel governo e... speriamo che quello attuale intervenga a rimediare e a dare chiarezza:
"Le nuove linee guida sulla legge 40 sono il regalo postumo di un governo gia’ sfiduciato dal Parlamento (il ministro della Salute Livia Turco le ha firmate l’11 aprile, a due giorni dalle elezioni), che avrebbe dovuto limitarsi alla gestione dell’attivita’ ordinaria, e invece ha preferito un ultimo gesto di arroganza. Il nuovo testo non introduce modifiche clamorose, ma cerca di aprire dei varchi interpretativi nella legge, per consentire la selezione genetica degli embrioni e l’estensione a coppie non infertili".
Lo ha affermato Eugenia Roccella, parlamentare del Popolo della Liberta’.
"L’allargamento ai portatori di malattie virali sessualmente trasmissibili (inserito a seguito di un parere del Consiglio superiore di sanita’) viene motivato con la sterilita’ di fatto, dovuta all’uso di precauzioni nel rapporto sessuale; si tratta pero’ di un criterio ambiguo e mal definito, che potrebbe ampliarsi fino a comprendere ogni situazione in cui ci sia impossibilita’ fisica di concepire, per esempio la lontananza dei coniugi. Il punto piu’ controverso delle nuove linee guida riguarda pero’ il divieto di diagnosi preimpianto. Il ministro della Salute dichiara di prendere atto della sentenza di Cagliari e soprattutto di quella del Tar del Lazio (che pero’ rimandava alla Corte Costituzionale). Si mantiene il divieto di diagnosi preimpianto con finalita’ eugenetiche ma si elimina l’indicazione, contenuta nelle vecchie linee guida, che limitava le indagini al livello osservazionale.
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Ti chiediamo solo pochi minuti del tuo tempo, ma il tuo piccolo gesto ci permetterà di continuare a sfamare i poveri condividendone i loro bisogni attraverso i numerosi centri dei Banchi di Solidarietà e di altre grandi associazioni e organizzazioni caritative es. San Vincenzo ecc. Fai conoscere questa consultazione e invita amici e conoscenti a firmare la petizione. Un altro approfondimento sulla Libertas Ecclesiae in un articolo di Mons. Luigi Negri, Vescovo di San marino Montefeltro:
La «libertas Ecclesiae», vero confine al totalitarismo moderno
Riporto per intero un preziosissimo contributo di Giorgio Feliciani perchè aiuta a capire la necessità, di cui spesso ho parlato ultimamente, della salvaguardia della Libertas Ecclesiae:
In una società realmente laica la Chiesa è libera di esprimersi
in IlSussidiario.net
Con esplicito riferimento alla (...) tornata elettorale Comunione e Liberazione ha voluto ricordare che la Chiesa Cattolica ha sempre indicato la “libertas Ecclesiae” - vale a dire il riconoscimento e la tutela della propria libertà - come criterio ideale per giudicare l’esercizio del potere civile e i programmi delle parti politiche. Una constatazione ineccepibile ma di cui non è immediatamente evidente la pertinenza alla attuale chiamata alla urne. C’è infatti da chiedersi se nel nostro Paese la libertà della Chiesa sia davvero in pericolo, e occorra, di conseguenza, mettere in campo uno specifico impegno di natura elettorale e una successiva azione politica per una sua adeguata protezione.
Si potrebbe infatti obiettare che la libertà dei credenti e delle confessioni religiose è ampiamente riconosciuta dalla Carta fondamentale, e che, per di più, alla Chiesa Cattolica è garantita specifica e diretta protezione dagli Accordi stipulati dalla Repubblica Italiana con la Santa Sede nel 1984. E che, in ogni caso, sotto questi profili, la situazione del nostro Paese si colloca nel panorama mondiale tra quelle più apprezzabili.
Tutto questo è incontestabile, ma non va dimenticato che in tutti i campi la libertà è un bene sempre minacciato dal potere e che quindi non può mai essere dato per scontato. Ma, a questa avvertenza di carattere generale valida in qualunque situazione, occorre aggiungere che in Italia non mancano alcune preoccupanti manifestazioni di insofferenza nei confronti della presenza della Chiesa nella società.
Anche se in tempi di campagna elettorale questi orientamenti sono, per ovvie ragioni, alquanto dissimulati, è ben noto come non pochi politici, tra cui alcune persone attualmente ancora al governo, e diversi accreditati opinionisti di importanti quotidiani e periodici, sostengano in modo più o meno coerente e assoluto la seguente tesi: i credenti si astengano pure da comportamenti e prassi incompatibili con le loro personali convinzioni, ma non pretendano di vietarli ad altri. Vale a dire: i cattolici, fatto salvo il doveroso rispetto delle leggi dello Stato, possono senz’altro agire come meglio credono, ma non hanno titolo a promuovere una legislazione che rispecchi le loro convinzioni sulla persona umana e sulla società. Tali concezioni, in quanto derivanti dalla religione, non hanno diritto di cittadinanza fuori dalle coscienze, anche perché, a ben guardare, le religioni producono divisioni tra gli uomini, ostacolano il progresso, sono in contrasto con la ragione e le conoscenze scientifiche.
Si giunge così con il propugnare un’inaccettabile discriminazione tra i cittadini, riconoscendo a tutti il diritto, per non dire il dovere, di concorrere, nelle modalità previste dalla Costituzione, alla modulazione della vita pubblica nei suoi diversi aspetti, salvo che a quei cattolici che intendano agire secondo le proprie più profonde convinzioni. Un sopruso che ricade sotto la denuncia di carattere generale formulata da Benedetto XVI: “la tolleranza che ammette per così dire Dio come opinione privata, ma gli rifiuta il dominio pubblico, non è tolleranza ma ipocrisia”. Infatti autentica libertà religiosa è solo quella che permette a chi crede di esprimersi secondo la propria fede, con tutte le implicazioni culturali, sociali e politiche che ne derivano.
Va peraltro osservato che questa sorta di interdizione a intervenire nella vita politica e sociale non viene opposta tanto a singoli fedeli, quanto, e in termini assai espliciti e decisi, al papa e ai vescovi, quando si pronunciano su temi come l’aborto, la fecondazione assistita, le unioni di fatto, l’eutanasia, e la c.d. pillola del giorno dopo. Queste reazioni meritano attenzione in quanto rivelano una marcata insofferenza, se non una decisa ostilità, non solo nei riguardi di determinati precetti o dottrine morali o del cristianesimo genericamente inteso, quanto della stessa Chiesa. Le contestano, infatti, il diritto di pronunciarsi nelle materie che possono essere oggetto della legislazione statale, con motivazioni che integrano quelle già ricordate circa l’irrilevanza pubblica delle convinzioni di natura religiosa, ma anche con fantasiose argomentazioni di carattere istituzionale. Basti in proposito ricordare che un noto giornalista ha sostenuto la singolare tesi che in sé e per sé i discussi pronunciamenti della gerarchia sarebbero leciti, ma cessano di esserlo in presenza di un concordato. Teoria del tutto infondata poiché è proprio questo strumento a riconoscere e persino ad esigere la presenza della Chiesa in ambito sociale e pubblico. Infatti la Repubblica Italiana e la Santa Sede, dopo aver ribadito la rispettiva sovranità e indipendenza, vi si impegnano “alla reciproca collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del Paese”. E non è nemmeno mancato chi, per far tacere la Chiesa, non ha esitato a ricorrere al ricatto economico, auspicando o minacciando l’abrogazione dell’otto per mille. Ovviamente senza far presente che non si tratta di un privilegio concesso alla Chiesa Cattolica, ma di una forma di finanziamento già in vigore per altre cinque confessioni religiose e accessibile a tutti i culti che pervengano alle intese con lo Stato previste dall’art. 8 della Costituzione.
Non si può tuttavia escludere che anche in ambienti cattolici vi sia un certo disagio nei confronti dei ricordati interventi della gerarchia e sia diffusa la convinzione che la Chiesa farebbe bene ad occuparsi di questioni “spirituali” e a pronunciarsi su altri argomenti solo quando i suoi insegnamenti incontrino il gradimento dei potenti di turno o dei maîtres à penser in voga. Senza rendersi conto che in questo modo si nega alla Chiesa una prerogativa fondamentale del compito affidatole dal Signore, che il Concilio Vaticano II le ha rivendicato con forza. Ha infatti insegnato che la Chiesa ha il diritto “sempre e dovunque, e con vera libertà”, di “predicare la fede e insegnare la propria dottrina sociale, esercitare senza ostacoli la propria missione tra gli uomini e dare il proprio giudizio morale, anche su cose che riguardano l’ordine politico, quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona e dalla salvezza delle anime” (costituzione “Gaudium et spes”, n. 76).
Non resta che concludere che il riferimento alla “libertas Ecclesiae” come criterio da tenere ben presente nelle prossime opzioni elettorali è del tutto pertinente, ed anche decisamente meno vago e impreciso del generico richiamo a “valori” e “identità cristiana”.
AGGIORNAMENTO:
Propongo per tutti il bel commento a questo post da parte di Politicus:
Domani sarà Maggio e vi comunicherò quanto preparato in aprile. Vi aspetto numerosi!
Nel frattempo ancora una meditazione su Maria:

“Non temere”
“Maria, porterai in te il Figlio di Dio” (cfr Lc 1,31)
“Non temere, tu che sei stato chiamato, perché la tu avita è destinata a portare in sé il figlio di Dio”.
siamo chiamati, come Maria, a portare per le vie e nelle case del mondo la salvezza di Dio, la speranza dell’esistenza.
Ma non a parole; è una diversità di fisionomia, che lentamente si impone, anzitutto ai nostri occhi e poi agli occhi degli altri.
Ed è una storia diversa.
La chiamata è proprio la diversità di una storia, che impone all’attenzione degli altri il fatto che Cristo è venuto; che, quindi, il mondo è salvato e, pur nelle tenebre e nel dolore, sta camminando verso l’alba di una resurrezione totale.
Portiamo in noi la speranza del mondo: come possiamo vivere le giornate tristi?
(da “Beata tu che hai creduto” di don Giussani)
Ave Maria
Veni Sancte Spiritus
Veni per Mariam
Da IlSussidiario.net traggo questa importante iniziativa per combattere l’emergenza cibo:
Privati cittadini ed enti assistenziali sono chiamati in causa direttamente per esprimere un giudizio sul futuro del programma europeo di aiuti alimentari. Sul portale dell'Unione Europea, fino al 14 maggio, sarà infatti attiva una consultazione pubblica che consente a enti, associazioni, organizzaizoni non governative e privati cittadini, di far sentire la propria voce nell'ambito del processo che porterà, entro il prossimo giugno, ad una decisione circa il futuro delle politiche di aiuto alimentare alle persone bisognose. Nell'europa a 25 (quindi con l'esclusione di Bulgaria e Romania) si contano circa 40 milioni di poveri. La continua escalation del prezzo dei generi alimentari rischia di far aumentare in modo considerevole questo dato e di far sprofondare sotto la soglia della povertà sempre più famiglie monoreddito di operai e impiegati, che fino a qualche tempo fa sbarcavano il lunario dignitosamente e che ora vanno a ingrossare le fila di quelli che vengono definiti i “nuovi poveri”. Il programma europeo di aiuti alimentari si basa essenzialmente sull'utilizzo delle eccedenze agricole stoccate dall'Unione Europea e quindi destinate ai milioni di poveri che abitano negli stati aderenti. Ora le eccedenze non esistono più e le scorte alimentari sono ridotte al lumicino. La riforma della Pac del 2003, quando era alla guida dell'UE Romano Prodi, ha segnato il passaggio da una politica improntata al sostegno dei prezzi e della produzione a una politica a sostegno del reddito dei produttori, eliminando di fatto le scorte alimentari. Il futuro delle politiche a sostegno della povertà passa anche dalla consultazione pubblica.
La FEBA (Federazione Europea dei Banchi Alimentari), che sfama ogni anno 4 milioni e 3000 mila poveri, ha deciso di promuovere una risposta collettiva al questionario. Di essenziale importanza il quesito 11: “Finora il programma comunitario di aiuto alimentare a favore degli indigenti dell’Unione europea dipendeva dalle eccedenze alimentari. Grazie alla riforma della politica agricola comune, tali eccedenze sono praticamente scomparse”. La risposta appropriata è “Continuato, ma sulla base di prodotti alimentari acquistati …”. Alla base di questa scelta la consapevolezza che l'aiuto attraverso la distribuzione di generi alimentari sia più efficace e discreto. In più, come nel caso della Fondazione Banco Alimentare Onlus, la distribuzione ai poveri avviene attraverso enti caritativi che non si limitano ad erogare un pasto ma coltivano un rapporto umano con le persone che accolgono. Metodi alternativi come il sostegno al reddito o l'erogazione di Food Stamp, pur favorendo un aiuto economico immediato, rischiano di favorire una maggiore solitudine nei bisognosi, che è la forma più grave di povertá. La consegna della spesa settimanale o l'accoglienza in una comunità favoriscono il supporto e l'accoglienza, veri valori aggiunti che si creano nel rapporto tra i volontari e il poveri.
Approfondisci:
Come preannunciato in questo post, lunedì 21 aprile si è svolto il secondo incontro sulla situazione sociale ed economica della Sardegna organizzato da Giorgio la Spisa, capogruppo consiliare di FI al Consiglio regionale della Sardegna.
L’argomento stavolta era: Sviluppo economico: infrastrutture e grandi servizi
E’ stato pubblicato il documento di sintesi dell’incontro che si può trovare nel suo sito. In esso, partendo dalla fondamentale premessa sul compito della politica, si fanno delle proposte concrete di intervento nel settore delle infrastrutture necessarie per uno sviluppo reale dell’economia isolana. Infrastrutture che sono una delle condizioni indispensabili per una possibilità di miglioramento della qualità della vita pesantemente peggiorata in seguito alla concezione centralistica che ha caratterizzato l’amministrazione regionale di centrosinistra di questi ultimi anni.
Ecco la sintesi degli interventi dell’incontro.
VIA LIBERA! 21 APRILE: INFRASTRUTTURE
Se non si capiscono I problemi di cui si occupa la politica, come si fa a giudicare la politica?
I problema delle infrastrutture non puo’ essere impostato correttamente se non si inquadra in una certa concezione della politica stessa.
Qual è il compito della politica?
1) Regolare le attività con leggi, regolamenti e procedure amministrative.
Che devono avere due caratteristiche: la chiarezza e la certezza, quindi la semplicità e la affidabilità;
2) Favorire la crescita della ricchezza nel sistema
3) Raccogliere una parte della ricchezza prodotta entro una misura sopportabile dalle imprese e le famiglie che la producono;
4) ridistribuire la ricchezza sottoforma di servizi:
n.b.: un organizzazione statalista incrementerà al massimo i servizi erogati dal settore pubblico. Conseguentemente dovrà raccogliere maggiore ricchezza. Un’organizzazione sussidiaria limiterà i servizi pubblici al necessario, per favorire che sia la società stessa a produrre questi servizi a costi più contenuti.
5) Il livello della ricchezza pubblica (ricavato attraverso il gettito consentito da un certo volume di reddito (il gettito è pari ad una certa quota del PIL: se cresce il PIL cresce anche il gettito, se cresce il gettito oltre misure accettabili il PIL diminuisce) è un livello dato;
6) Compito della politica è di scegliere le priorità, proprio perché le risorse non sono illimitate, non sono sufficienti a coprire tutto il fabbisogno. Per le infrastrutture e i grandi servizi, questo è forse più evidente. Lo sviluppo del nostro paese coincide con una domanda crescente di infrastrutture e servizi. Nello stesso tempo l’offerta di servizi fa crescere la domanda. Esempio: il trasporto aereo low cost incrementa la domanda turistica
La scelta della priorità quindi incide sulla crescita di alcuni settori. Se in Sardegna incrementiamo e agevoliamo il trasporto merci (quindi aumentiamo l’offerta) influenziamo la domanda derivante dalle produzioni di beni (industriali, agricoli).
Se incrementiamo il trasporto passeggeri, influenziamo la domanda di trasporto turistico o commerciale.
L’offerta, quindi, è fondamentale e deve accompagnare quei settori per i quali intendiamo incrementare la domanda.
La condizione essenziale è decidere quale sviluppo vogliamo.
- turistico e dei servizi;
- Commerciale e industriale leggero
Questa è la priorità, per i prossimi anni come emerge dalla nostra società-
Questo è un modo di fare politica che inizia ad essere sussidiario.
Ma per essere davvero sussidiario deve fare un altro passo: come gestire questi grandi servizi? A chi affidare la gestione?.
Il problema degli ultimi anni è stato ed è ancora qui:
1) Realizzare il metodo della liberalizzazione dell’offerta, compatibilmente con le caratteristiche del sistema. Questo problema, in un’isola a bassa densità demografica, è molto grave. Qui nasce la questione del trasporto ferroviario. (es. chiusura della linea G.Aranci/Civitavecchia) o delle linee di trasporto su gomma, della gestione per le tariffe
2) Modernizzare le gestioni pubbliche, aprendole all’innovazione, trovare il giusto equilibrio per le tariffe.
In sintesi, sui trasporti, ci attestiamo su alcune scelte strategiche, per i prossimi anni:
1) continuità territoriale aerea per i passeggeri, con tariffe basse per i residenti e per i non residenti. Occorre reimpostare il meccanismo avviato nel 2001, poi modificato a partire dal 2004, ed ora del tutto inadatto sia a sostenere gli oneri dei sardi, sia a incentivare l’arrivo dei non residenti.
2) Continuità territoriale marittima per le merci e, contemporaneamente, riequilibrio nello sviluppo portuale tra nord (OLBIA) e sud (CAGLIARI). Ripresa della proposta di inserire Olbia e Cagliari nelle agevolazioni previste per le cosiddette AUTOSTRADE DEL MARE
3) Rilancio della portualità cagliaritana di transhipment, attraverso adeguati sostegno alla funzione del porto canale. E’ un punto di attrazione importantissimo. La giunta di sinistra non lo ha capito e lo sta colpevolmente ignorando!
4) Rafforzamento della rete viaria regionale.
Completamento delle direttrici verticali (OLBIA_PALAU, ss128, ss195)
Realizzazione dei collegamenti trasversali (SASSARI -OLBIA, ORISTANO-TORTOLI). E’ importante scegliere le priorità, evitando gli sprechi.
Memoria
Facciamo lo sforzo di immedesimarci con la memoria della Madonna, con la coscienza di questa piccola donna, perché questa è la vita umana.
Questa piccola donna viveva con la coscienza di colui a cui apparteneva. E la memoria di cui viveva era l’attesa che si compisse la promessa.
Mendichiamo dalla Madonna la grazia di essere più simili a Lei, di crescere nella nostra umanità, nella nostra lorda e pesante umanità, di crescere nella leggerezza della gioia di cui le sue giornate erano così capaci, dentro l’ambito ristretto in cui viveva, aspettando di ora in ora che avvenisse la volontà del Padre.
(da “Beata tu che hai creduto” di don Giussani)
Ave Maria
Veni Sancte Spiritus
Veni per Mariam
Il nuovo editoriale di SOL ci informa di una preziosa iniziativa a favore dei giovani studenti: il progetto “Lavorare per conoscere. Conoscere per lavorare”, promosso dall’associazione Diesse Lombardia - Centro per la formazione e l’aggiornamento degli insegnanti, con il finanziamento e il patrocinio della Direzione Generale dell’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione, che nell’anno scolastico 2008/2009 vedrà impegnati insegnanti e studenti di 350 enti, comprendenti scuole secondarie di I e II grado e centri di istruzione e formazione professionale. La proposta didattica elaborata da Diesse, che verrà presentata anche a Varese, Lecco, Cremona e Brescia, ha lo scopo di promuovere la cultura del lavoro nella scuola, di aiutare gli insegnanti a superare un’idea del sapere solo teorico, di coinvolgere gli allievi nell’elaborazione dei progetti per sviluppare autonomia e responsabilità, di far conoscere ai ragazzi la realtà lavorativa del proprio territorio.
Leggi tutto qui
Eugenia Roccella, neoeletta deputato, si esprime sulle priorità sul fronte della biopolitica, in un articolo de “IlSussidiario” che si conclude così:
Sei mesi fa Sandro Bondi ha presentato una mozione in cui chiedeva linee guida ministeriali sull’applicazione della legge 194. Non si tratta di modifiche legislative, ma di quello che su “Avvenire” ho definito un tagliando: la legge ha 30 anni, e li dimostra.
Alcuni articoli non sono mai stati applicati, altri sono interpretati in modo diverso in ogni regione, altri ancora vengono sistematicamente violati.
Pensiamo all’articolo
Non si sa nulla, per esempio, sul rapporto tra i colloqui svolti nei consultori e il corrispondente numero di certificati rilasciati.
Questo dato può fornire un’idea della capacità delle strutture pubbliche di proporre alle donne aiuti concreti e soluzioni ai problemi che le inducono ad interrompere la gravidanza.
Nella relazione non viene mai fornito il numero di bambini nati vivi in seguito ad aborti tardivi, e sulla loro sopravvivenza. Sarebbe necessario anche verificare dopo l’aborto le diagnosi in base alle quali si ricorre all’articolo 6 (quando siano accertate «rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro che determino un grave pericolo per la salute psichica o fisica della donna»).
Le donne dovrebbero essere informate sull’effettivo riscontro delle diagnosi prenatali, che in genere si basano su semplici probabilità. Così come è importante sapere quali sono le patologie fetali che fanno decidere per l’aborto, se vogliamo capire cosa fare per aiutare concretamente le famiglie ad accogliere un figlio disabile.
Combattere l’aborto è possibile, ma bisogna farlo con pazienza e tenacia, disponendosi a un lungo e noioso assedio che agisca su più fronti, e rinunciando all’idea che si tratti di una guerra lampo, una bella battaglia in campo aperto.
Bisogna cominciare dalle piccole cose, per esempio da un modo diverso di raccogliere le informazioni.
Su questo ci impegniamo fin da adesso, chiedendo il coinvolgimento del futuro Ministro, perché la prossima relazione fornisca al Parlamento strumenti utili per una politica che abbia come obiettivo la riduzione degli aborti e il sostegno alla maternità.
Leggi anche La dignità umana, base della biopolitica

Un interessante libro di Roberto Beretta recentemente pubblicato, Storia dei preti uccisi dai partigiani: il vaticanista dell'Agenzia Italia, Salvatore Izzo, ne ha scritto una recensione di cui trascrivo l’esordio:
Nel marzo del
"L'avventura educativa - esperienze e metodi"
Il presidente Marco Mazzi ha concluso poi i lavori, riaffermando la specificità di Famiglie per l'accoglienza, quale ambito di educazione dell'adulto all'accoglienza secondo la totalità dei fattori della persona: accogliere ed educare è stare presenti qui e ora davanti a un altro, accettandolo a partire da quello che è.
Roberto Zucchetti sottolineava che "l'educazione è una proposta alla libertà, nel presente e nel positivo, lavorando su tutto ciò che c'è, e la nostra persona di adulti è un punto certo di ritorno sempre possibile per i nostri figli, dopo gli errori". Citando don Luigi Giussani aggiungeva: "L'autorità è quella persona nel cui sguardo un figlio capisce chi è". Il perno su cui far leva per l'educatore è dunque "custodire nel cuore la simpatia per la passione di ricerca umana dei figli", una simpatia tanto più grande, paradossalmente, quanto più sappiamo che in questa ricerca essi potrebbero essere sconfitti.
Alberto Pezzi ha aggiunto che educare è come dire un doppio "sì": un'accettazione piena della paternità, unita alla disponibilità totale a lasciarsi educare noi stessi a questa paternità.
Anna Campiotti, psicologa, ha ribadito che nel lavoro educativo al centro è l'adulto, e questo è proprio lo specifico e l'originalità del lavoro culturale e formativo di "Famiglie per l'Accoglienza", ma anche ha aggiunto che lo sguardo tra adulto e figlio è sempre reciproco: "i figli fanno crescere i genitori". Inoltre ha precisato che nella pratica educativa non c'è una regola valida per tutti, l'educazione è piuttosto un'avventura che chiama in causa quel padre/quella madre, davanti a quel figlio, che cerca la sua strada. Questo aspetto è stato poi testimoniato da una madre adottiva che ha evidenziato come proprio il figlio che più le ha creato problemi l'ha di più "costretta a diventare madre".
Alda Vanoni, primo presidente di "Famiglie per l'Accoglienza", ha sottolineato che la sofferenza va messa in conto nel lavoro dei genitori, perché "noi non conosciamo il destino dei nostri figli".
Licia Mazzi, attraverso una commovente testimonianza, ha sottolineato che nell'esperienza dell'accoglienza, anche temporanea, i nostri figli ci chiedono ogni giorno di essere "ri-scelti" per quello che sono prima che per quello che fanno. Il tempo è il luogo dell'educazione, ma talvolta siamo distratti, e quello sguardo unico che ci è chiesto in una dato momento potrebbe venire perso, sciupato dalla nostra disattenzione.
Franco Riva, degli "Amici di Giovanni", ha sottolineato che l'educazione è introduzione alla realtà totale, e che ogni aspetto particolare ha da essere vissuto con questo sguardo dell'adulto, di apertura alla totalità della persona e delle sue aspettative, contro ogni riduzionismo tenicista: "La questione dell'adulto è l'apertura alla realtà totale". Inoltre, ha aggiunto, si può chiedere qualcosa al ragazzo anche di molto impegnativo, a condizione che l'adulto arrischi di accompagnarlo dentro alla fatica richiesta, stimandolo capace di sostenerla.
A conclusione delle testimonianze, la prof.ssa Lia Sanicola ha svolto una breve relazione di approfondimento intorno alla categoria pedagogica di "condiscendenza", così come l'ha declinata don Luigi Giussani in "Il miracolo dell'ospitalità" (pagg. 14-15). "La condiscendenza - ha detto Lia Sanicola - è la libertà, l'essere se stessi, che si piega, si plasma per aderire alla presenza di chi è accolto, secondo tutti gli anfratti che questa presenza ha: è stare all'altro per quello che è". Dunque la condiscendenza è il contrario della pretesa: essa è, scrive Giussani, "il desiderio che l'altro diventi se stesso secondo l'ideale che la nostra coscienza ha del rapporto con Dio". questo presuppone la consegna di sé all'altro, nella coscienza del proprio limite e di un comune Destino.
La relatrice ha poi brevemente presentato il significato della collana, da lei curata presso le edizioni Cantagalli, di libri nati dalla riflessione sull'esperienza di Famiglie per l'Accoglienza.
Infine Marco Mazzi, nelle conclusioni, ha detto che il tempo ci è amico perché ciò che è stato testimoniato possa riaccadere, secondo una forma che corrisponda per ciascuno al suo cuore, dentro la certezza che questa corrispondenza ci rende protagonisti. L'invito è dunque che ognuno di noi segua davvero fino in fondo ciò che più gli corrisponde. Il lavoro di questi giorni costituisce dunque una rinnovata sfida, per ciascuno di noi e per l'opera che scaturisce da noi e dall'unità che ci è stata donata.
Destina il 5x1000 all’associazione "Famiglie per l’accoglienza"
Maggio è sempre più vicino. Ecco la meditazione di oggi:
Fiat
Abbandono al Mistero: questo è il Fiat della Madonna.
Mistero non è una cosa diversa dal significato di quello che si vive: il tempo di oggi, con le sue condizioni, le sue circostanze, le sue fatiche e le sue attrattive, le sue posizioni e le sue negazioni.
Che la nostra vita sia un Fiat come quello della Madonna!
Ciò non è automatico, deve essere voluto di volta in volta.
Non c’è niente di più umano che il Fiat, di più cosciente e di più impegnativo per la libertà.
(da “Beata tu che hai creduto” di don Giussani)
Ave Maria
Veni Sancte Spiritus
Veni per Mariam
Sono notizie che ignoravo in gran parte e che mi hanno fatto conoscere meglio lo stimatissimo Roberto Formigoni. Un lungo e prezioso contributo per "Il Foglio" di Luigi Amicone, direttore di Tempi, ci aiuta a conoscerne la storia e si conclude così:
I suoi concorrenti possono essere quanto di più giovane possa esistere, ma una leadership non ce la si inventa dal nulla. Non si inventa la trincea, i paesi baschi, i tupamaros, Saddam, Kissinger, la vicepresidenza del Parlamento europeo, un movimento di persone e la maggioranza dei lombardi che ti riconosce come sua guida, e ti vuole bene. Bisogna tenere la barra diritta e, forse, solo limare un po’ il carattere fighettista. Gli attributi ci sono, gli amici pure. Se scende un attimo dal palco della storia e si arrischia di imbossire un po’, vedrete che non ce ne sarà per nessuno. Dopo Berlusconi, a Dio e alla Fortuna piacendo, c’è solo il ragazzo di Lecco.
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In quasi vent’anni di ricerche Anatolij Razumov ha raccolto e documentato - praticamente da solo - i casi di due milioni e mezzo di persone stritolate dagli ingranaggi della macchina repressiva dei GULag sovietici.
Una sua intervista qui
Coltivare cannabis in casa propria rimane un illecito penale: l’ha stabilito la Cassazione convocata a sezioni unite dal suo primo presidente Vincenzo Carbone. La pressione per liberalizzare, sul piano della giurisprudenza, la coltivazione domestica era stata molto forte. Ora forse arriveranno, per il presidente e tutta la Corte, accuse di arretratezza.
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Pechino (AsiaNews/Agenzie) – I leader mondiali applaudono la decisione di Pechino di incontrare rappresentanti del Dalai Lama. Intanto la torcia passa “indenne” per il Giappone.
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Abbandono
La libertà non è un richiamo alla capacità di fare, di realizzare, ma di riconoscere e di abbandonarci; perché sempre il proposito di Dio è sproporzionato rispetto a qualunque nostro proposito.
E’ questione di esser bambini e basta: “Ti ringrazio, Padre, perché hai fatto capire queste cose ai semplici, ai bambini (Cfr Mt,11,25).
Quello che compie Dio non è in contraddizione con quello che facciamo noi, ma Lui riesce a cambiare quello che facciamo noi e a proporzionarlo al suo disegno.
Ci cambia; il miracolo avviene.
Per questo è impressionante pensare alla figura della Madonna.
Di fronte all’enormità che le stava accadendo e da cui dipende tutto il mondo e il destino del singolo e il destino di tutti, la libertà di Maria che proporzione aveva? Che capacità aveva?
Riconoscere e abbandonarsi, come una bambina.
Dobbiamo ricordarcene quando diciamo l’Angelus, perchè questa è la cosa più bella che ci sia.
Come il bambino di cui parla il salmo 130: non dobbiamo forzare noi stessi a pensare cosa grandi, tanto meno a farle, perché diventiamo ridicoli nella nostra presuntuosità, ma dobbiamo riconoscere e accettare la presenza di un Altro.
(da “Beata tu che hai creduto” di don Giussani)
Ave Maria
Veni Sancte Spiritus
Veni per Mariam
Vi suggerisco per oggi questa preghiera di consacrazione, pensata da Padre Tiboni, che è quella che recitano i pellegrini che arrivano davanti alla Madonna di Bonaria dopo un pellegrinaggio notturno di otto ore, ogni 25 aprile. Ed è anche la preghiera che sostenne le ultime ore di un giovane martire ugandese, Francis, di cui riporto la storia, pubblicata sul mensile 30Giorni dell’ottobre 1994:
Storia di un giovane ugandese, ucciso perché testimoniava l'incontro che gli aveva cambiato la vita
di Stefano M. Paci
Un testimone ha così raccontato gli ultimi momenti di Francis: "I soldati, che qualche settimana prima lo avevano ripetutamente minacciato perché non volevano che andasse in chiesa e si ritrovasse con gli amici a meditare la parola di Dio, vennero a prelevarlo a casa sua. Prima lo colpirono ripetutamente con calci e con pugni, poi lo legarono assieme a suo padre e al fratello. Alla fine eravamo sei uomini legati l'uno all'altro. Ad un certo punto dei cammino i soldati iniziarono a picchiarci, e uno di loro colpì con un calcio la spina dorsale di Francis che si accasciò. Lui tentò di alzarsi ma non poteva. "Madonna, madre mia, sto morendo innocente", disse. Alla fine riuscì ad alzarsi con grande difficoltà. Camminò per pochi passi, ma cadde per la seconda volta. "Non riesco più a sopportare tutto ciò", disse, "non riesco più a muovermi. Dio mio, sto morendo senza ragione". I soldati gli si avvicinarono e gli chiesero: "Sei stanco?". "Sì" rispose Francis. Allora lo slegarono e andarono a prendere un pezzo di legno e lo colpirono sulla schiena il più forte possibile. Lo misero a testa in giù, continuarono a picchiarlo e lo accoltellarono. A questo punto non riuscii a guardarlo. Potevo solo sentire che continuavano a picchiarlo. Ho sentito le sue parole: "Signore, perdona loro. Io sto morendo senza motivo. Non so niente. Signore, perdonali. Gesù è stato trattato nello stesso modo". Allora mi voltai e vidi che era morto...
Morire perdonando
Francis, come ha poi raccontato il suo parroco, era stato denunciato da nemici della Chiesa che non sopportavano il suo successo nel proporre il cristianesimo. La gente era affascinata da come quel giovane maestro elementare, che era da poco diventato catechista della parrocchia, parlava dei cristianesimo. La fede in Gesù Cristo non era più un affare "dei preti e dei missionari", ma interessava la vita quotidiana: Francis ne era la testimonianza. Tutto era cominciato nel 1981 quando, nell'Uganda in guerra, Francis aveva incontrato il movimento di Comunione e liberazione, che in Uganda si chiama Cristo, comunione e vita. "Francis era così entusiasta di quell'incontro" racconta oggi l'iniziatore del movimento in Uganda, padre Pietro Tiboni, ,che non faceva che parlarne a colleghi ed amici. "Ho conosciuto una cosa grazie alla quale la mia vita è diventata affascinante" diceva. E la gente rimaneva stupita. E aveva iniziato a condividere con lui la vita della comunità cristiana".
Ma in quel periodo a Kassala, dove viveva Francis, c'erano i ribelli di Yoweri Museveni, oggi presidente della Repubblica. Nella zona, ogni attività veniva vista con sospetto dalle truppe governative di Milton Obote. Francis era conscio dei pericolo che correva. Ma, nonostante le difficoltà, continuava a testimoniare in ogni occasione la fede cristiana, attento ad ogni bisogno della gente che sempre più intensamente si rivolgeva a lui. A chi lo metteva in guardia, rispondeva: "Il movimento mi è così caro che non posso evitare di proporlo, anche se questo mi mette in pericolo". E alla madre, preoccupata delle minacce dei soldati, aveva risposto: "Se mi vogliono arrestare, facciano pure: io non faccio nulla di male. Vado a pregare, a ricevere il Signore e a meditare la parola di Dio con gli amici". Ogni giorno, attraversando zone pericolose, Francis percorreva la strada che da casa lo conduceva alla missione dove viveva padre Norberto, il sacerdote che gli aveva fatto incontrare il movimento di CI. Da lui aveva appreso la preghiera di consacrazione alla Madonna, composta da padre Tiboni, che ogni membro del movimento in Uganda ripete quotidianamente. Anche quando venne arrestato, Francis iniziò a recitarla. Ma i soldati si infuriarono, perché credevano che con la preghiera Francis stesse invocando la maledizione di Dio su di loro. E mentre lo battevano ferocemente lui, attraverso l'atto di consacrazione, offriva la sua vita alla Madonna. Aveva scritto, pochi giorni prima, in una lettera: "La gente ci dice: "Voi siete completamente diversi dagli altri, sia nel parlare, sia nel modo di comportarvi". E così quelli che scoprono questo nostro modo di agire si uniscono a noi. E sono contenti".
I testimoni
Spiega oggi padre Tiboni: "Ad accusare Francis di essere in combutta coi ribelli è stato un gruppo religioso che voleva eliminare la presenza cattolica dalla regione, e Francis, con il suo entusiasmo e la sua freschezza, era un ostacolo a questo progetto". L'accusa che scagliarono contro Francis, denunciandolo ai militari, era di essere in combutta con i ribelli. "Così sei uno di quelli che insegnano ai guerriglieri" gli gridavano i soldati mentre lo colpivano. "lo insegno ai bambini, non ai guerriglieri, che non so assolutamente dove siano" rispondeva Francis. Più tardi, terminata la guerra civile, è stato ufficialmente confermato che molti leaders cattolici sono stati eliminati senza motivo. Martiri della fede? Alcuni di loro certamente, per altri resta la domanda. Come per Francis. È stato ucciso "in odium fidei", cioè per odio nei confronti della fede, come chiede la Chiesa per riconoscere un martire, o solo perché accusato di sostenere la guerriglia? "Difficile dirlo", spiega padre Tiboni. "Non è stato possibile raccogliere molte testimonianze su Francis. Qualsiasi ricerca, in quel periodo di guerra, sarebbe risultata sospetta e avrebbe messo in pericolo delle persone. Nel frattempo alcuni testimoni sono morti, altri sono espatriati: adesso, forse, si potrebbe iniziare un lavoro più serio". Una ricerca che potrebbe consentire di aggiungere un'altra pagina a questi nuovi Atti dei martiri scritti con il sangue dei cristiani contemporanei.
Ma la storia di Francis, negli ultimi anni, ha valicato i confini dell'Uganda. E c'è chi parla di un miracolo che sarebbe avvenuto per intercessione del giovane maestro di Kassala. Francesco M., consulente informatica, vive a Torino e ha 29 anni. Ne aveva 19 nel 1984, quando la sera dei 15 febbraio ebbe un gravissimo incidente stradale. Fu necessario l'intervento dei pompieri per estrarlo dall'autovettura distrutta. Ai medici le sue condizioni apparvero subito serissime. Emorragie, lesioni, fratture multiple: Francesco entrò in ospedale in coma grave. Nei giorni successivi peggiorò ulteriormente. Era comparso un grosso edema cerebrale che comprimeva il cervello. <,Quando andai a trovarlo" ricorda oggi don Primo Soldi, responsabile della comunità cristiana di cui fa parte Francesco "rimasi impressionato. Chiesi agli amici della comunità di iniziare una novena per lui. Avevo saputo la storia di Francis, dei suo martirio per la fede e di come avesse perdonato gli assassini che lo stavano uccidendo, offrendo la sua vita alla Madonna attraverso la preghiera di consacrazione. Da alcuni giorni avevo messo la sua foto vicino al tabernacolo nella cappella del pensionato universitario in cui celebravo messa. La novena per Francesco la compimmo nel santuario della Consolata, implorando l'intercessione di Francis per una guarigione che allora sembrava impossibile,,. Invece passarono due giorni e Francesco uscì dal coma. "Rimanemmo tutti stupiti" spiega Gisella Viero, all'epoca insegnante di Francesco. "Dopo la tac, i medici non avevano lasciato speranze. E avevano detto che nel caso di una improbabile guarigione ci sarebbero comunque stati danni cerebrali. Al contrario, Francesco stava benissimo. E, appena ripresosi, con una serietà che non gli conoscevo, esclamò: "Se sono ancora qui, è perché qualcuno mi ha aiutato"".
Ricorda oggi Francesco: "Il pensiero più caro che ho conservato di quell'esperienza è la percezione della presenza di un angelo custode. Appena mi sono risvegliato ho avuto la certezza che tutto era andato bene. Che qualcuno mi era stato vicino". Il medico legale, benché ateo, di fronte alla repentina guarigione di Francesco gli disse stupito: "Lei è stato miracolato".
La persecuzione del mondo
Adesso le cartelle cliniche di Francesco sono nelle mani di alcuni medici specialisti. Che stanno esaminando se si può davvero parlare di guarigione scientificamente inspiegabile. Aveva scritto molti anni fa padre Tiboni, per presentare l'esperienza appena iniziata del movimento di Comunione e liberazione in Uganda: "A volte, se siamo discepoli di Cristo, ci può anche essere richiesto di dare testimonianza con la nostra vita: questo è chiamato martirio. I cristiani che conservano la loro fede dentro loro stessi o la tengono chiusa dentro la chiesa non vengono perseguitati dal mondo perché quando sono nel mondo nascondono la loro fede. Essi sono diventati come sale insipido e non hanno alcun valore per la salvezza della gente. La testimonianza di fede deve essere data nel luogo dove viviamo e lavoriamo". Proprio quello che ha fatto Francis.
Fonte

Mi viene allora da fare una considerazione: negli States il Papa era arrivato con il fardello del dramma dei preti pedofili presi anche a pretesto per attaccare la Chiesa, eppure - ed è questo che fa dell'America una sorta "di mistero" - Benedetto XVI ha avuto una grande accoglienza popolare e dei media in genere. Obama, Hilary Clinton e Mc Cain impegnati per le Presidenziali si sono sperticati le mani negli applausi e nel riprendere riferimenti del Pontefice. Guardo l'Italia e mi viene in mente la miseria intellettuale, culturale e politica di coloro che non lo fecero parlare all'Università de La Sapienza. E i cattolici presenti in politica da noi anche con la grande vittoria elettorale del Pdl rischiano sempre qualcosa in più degli altri benchè siano totalmente ascrivibili ai valori liberali e sociali proprio perchè la loro esperienza parte da quella libertà che la Dottrina Sociale della Chiesa insegna, valorizzando il positivo, sennò non ci saremmo imbarcati, tanti di noi con il Popolo della Libertà, visto che a sinistra si è manifestata molta ostilità sui principi non negoziabili come l'educazione ad esempio. Un grande saluto a presto. Ciao