Oggi un importante seminario organizzato dal Ministero della salute; ecco l'avviso:
Giovedì 17 luglio 2008 ore 17.30
Biblioteca del Senato "G. Spadolini",
Sala degli Atti Parlamentari
Roma, Piazza della Minerva, 38
Seminario
FIGLI DELLA PROVETTA
Il 25 luglio del 1978 nasce Louise Brown, la prima bambina concepita in provetta :
la tecnoscenza entra nel campo della procreazione umana,
e rischia di modificare in modo radicale le relazioni tra l'uomo e la donna e tra genitori e figli.
È una rivoluzione che non ha paragoni nella storia dell'umanità.
Dopo trent'anni proviamo a tracciarne un primo bilancio e a disegnare alcuni scenari possibili.
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Trent’anni fa, il 25 luglio 1978, nasceva Louise Brown, la prima bambina concepita in provetta. Un anniversario che rischia di passare inosservato, quest’anno, fra i tanti celebrati, eppure è senz’altro quello legato all’avvenimento più importante da ricordare, che ha segnato una svolta senza paragoni nella storia dell’umanità: per la prima volta è venuto alla luce un essere umano concepito in laboratorio, al di fuori di un rapporto fisico fra un uomo e una donna.
Patrick Steptoe, il medico che insieme a Robert Edwards ha contribuito alla nascita della bambina, ha descritto nelle sue fasi iniziali l’embrione che poi è divenuto Louise ricordando di essere 'pieno di timore reverenziale' di fronte alla sua bellezza, affascinato dal dischiudersi del mistero della creazione di una nuova vita davanti ai suoi occhi. Si stima che da allora siano circa tre milioni i bambini nati in questo modo, persone che ora non esisterebbero se non si fossero sviluppate le tecniche di fecondazione assistita. Ma a che prezzo?
Forse è venuto il momento di voltarsi indietro e di chiederselo, guardando lo scorcio di questi trent’anni. Nel prezzo c’è innanzitutto un numero incalcolabile di embrioni umani distrutti, perché la provetta, si sa, è avara, e per ogni bimbo in braccio – si chiamano così le gravidanze che si concludono felicemente – muoiono in media nove embrioni, che interrompono il loro sviluppo in laboratorio o dopo il trasferimento in utero. Non si tratta di morti naturali ma legate alla procedura, messe in conto quando si inizia questo percorso. Nel prezzo ci sono poi tutti gli embrioni umani scartati perché 'difettati', portatori di malattie più o meno gravi oppure perché, forse, si potrebbero ammalare una volta cresciuti, come quei sei embrioni nei quali pochi giorni fa, in Gran Bretagna, è stato individuato un gene che probabilmente li avrebbe fatti ammalare, da grandi, di cancro al seno, una malattia per cui esiste la cura e dalla quale in tante già guariscono. È il prezzo dell’eugenetica, tornata sotto le mentite spoglie della libera scelta. Ma nel prezzo ci sono anche le compagnie commerciali che fanno stoccaggio di embrioni umani congelati, centinaia di migliaia di esseri umani immersi nel limbo dell’azoto liquido a duecento gradi sotto zero perché, si dice, 'soprannumerari', cioè embrioni in più: ma in più rispetto a chi? Chi può stabilire, ed in base a quale criterio, se ci sono e quali sono, gli esseri umani 'di troppo'? E chi può dire di far parte del numero 'giusto'? Nel prezzo ci sono gli embrioni misti uomo/animale – mucca, coniglio, e adesso anche maiale – di cui nessuno finora, scienziato, giurista o filosofo, è riuscito a definire l’identità (umani, animali, oppure cosa?), e poi ancora embrioni geneticamente modificati, che emettono fluorescenza, e poi chissà che altro. Nel prezzo ci sono poi le nuove relazioni parentali. I figli concepiti in laboratorio possono avere uno svariato numero di genitori: per esempio, dal punto di vista tecnico, potrebbero già oggi avere il patrimonio genetico di due donne e un uomo, essere trasferiti nell’utero di una terza donna, e poi avere un padre e una madre 'sociali', per un totale di sei 'genitori'. Più comunemente, però, i genitori sono due, tre, o quattro, fra quelli 'sociali' e/o 'biologici'.
Ma per calcolare l’intero prezzo è necessario tener conto di un’altra ricorrenza, ancora di quest’anno: nel 1998 la rivista Science pubblica un lavoro in cui lo scienziato americano James Thomson annuncia la prima linea di cellule staminali embrionali umane, ottenuta con un procedimento brevettato negli Stati Uniti qualche settimana fa. 1978-1998-2008, e il ciclo si è chiuso: embrioni umani disponibili in laboratorio, stavolta per essere manipolati e vivisezionati per ricavarne materiale da ricerca, ad esempio per poter sostituire le cavie animali in alcuni test tossicologici di componenti di farmaci e cosmetici (come sta già avvenendo). E anche grazie ai brevetti se ne potrà trarre profitto. In Italia la legge 40 impedisce che molto di tutto questo avvenga, ma non è così per la gran parte delle altre nazioni, occidentali e non. Non vogliamo certo dare la colpa di tutto ciò a Louise Brown, a chi l’ha desiderata e a chi l’ha fatta nascere, anzi, festeggiamo insieme a lei il suo trentesimo compleanno. Ma trent’anni di storia ci presentano il conto, ed è ora di chiedersi dove tutto questo ci sta portando.