venerdì, 25 luglio 2008

Una piccola pausa!

Carissimi tutti, parto per qualche giorno, ma sarò di rientro abbastanza presto. Starò con i miei amici in questo splendido posto...
Ma, ogni buon gioco dura poco   e... perciò sarò di ritorno alla fine della settimana prossima!

Vi lascio nel frattempo un bel post con degli spunti di riflessione, "rubato" ad un amico:

Libertà, amicizia, felicità. Tre parole per tre giorni. Così si potrebbe riassumere il tema della breve vacanza con un gruppo di ragazzi romeni delle superiori, a Sinaia, una delle località turistiche più apprezzate della Romania.

«Non è libero né chi fa ciò che vuole ma non facendo ciò che deve, né chi fa ciò che deve ma non facendo ciò che vuole. Libertà è fare ciò che vogliamo facendo ciò che dobbiamo, o fare ciò che dobbiamo facendo ciò che vogliamo».


(mons. Carlo Caffarra)

«L’amicizia è una compagnia guidata al destino. Bisogna cercare questa amicizia. L’amicizia non è la possibilità di sfogarsi vicendevolmente. L’amicizia è possedere in comune qualcosa di grande. L’amicizia è tanto più grande quanto più è grande ciò che si possiede in comune. Perciò la più grande amicizia è possedere in comune il destino. Una compagnia guidata al destino».


(don Luigi Giussani)

«L’uomo desidera e abbisogna, in fin dei conti, di una cosa sola: la vita, la vita piena – la “felicità”. In un passo del Vangelo di Giovanni, Gesù definisce questa cosa unica e semplice che aspettiamo: la ”gioia piena”». (16,24).


(Benedetto XVI)

Libertà, amicizia, felicità: da soli non riusciamo a realizzarle.
Chi ci potrà aiutare a raggiungerle?


«l’uomo ritorna a essere se stesso quando torna a essere mendicante, a mendicare il suo traguardo, il suo destino, come un bambino che mendica la madre…. Il mendicante è l’uomo vero, l’uomo che riconosce tutta la grandezza del suo desiderio: così grande che noi non siamo in grado di rispondere da soli. Per questo, «Signore, al tuo nome e al tuo ricordo si volge tutto il nostro desiderio» (Is 26, 8). La cosa più stupefacente è che vedendoci così bisognosi il Signore è diventato lui stesso mendicante di noi».


(don Julián Carrón, Macerata-Loreto, 7 giugno 2008 )

www.piccpen.wordpress.com

http://it.youtube.com/watch?v=YmxYoSfpwKU

postato da AnnaV alle ore luglio 25, 2008 19:02 | link | commenti (10)
categorie: amicizia, vacanza, libertà, felicità
venerdì, 25 luglio 2008

Risposta al pianto...


Non piangere!

Il suo pianto era come quello di un bimbo abbandonato, il dolore per la perdita di suo figlio «era opposto alla speranza». Eppure Lui le disse quelle parole. E da quel momento Nain è per tutti un luogo caro, per quella compassione che Dio ha avuto per tutti noi

La gente intorno guardava e taceva. Si consumava una storia vecchia e dolorosa, che altre volte avevano visto, e che ogni uomo conosceva bene da sempre. Ma ogni volta era come la prima e ogni dolore era altrettanto nuovo e altrettanto lacerante. Il dolore di una donna, una madre. Una donna sola, vedova, che vedeva morire suo figlio. E non poteva farci nulla, e in quel momento non poteva nemmeno piangere, tratteneva le lacrime per non rendere ancor più terribile l’ultimo terribile attimo di vita del suo ragazzo. Poi avrebbe pianto, lo sapevano, e avrebbe pianto come solo una donna che vede morire il figlio può piangere, e nessuno può dirle: «Donna, non piangere!». Non si ricordava nella storia del villaggio, nella storia del popolo, nella storia dell’umanità che qualcuno avesse avuto quel coraggio, quella forza, quella capacità di sconfinata tenerezza. Quella capacità di commuoversi e quella misteriosa saggezza che nasce da Chi solo conosce il Mistero e lo guarda in faccia e sa di poter chiedere al Mistero ciò che vuole. Ma non era mai esistito nessuno così. Nessuno di loro lo aveva mai incontrato. E così assistevano impotenti agli ultimi inevitabili attimi di quell’ultima inevitabile agonia.

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postato da AnnaV alle ore luglio 25, 2008 12:06 | link | commenti (3)
categorie: meditazioni, don giussani
venerdì, 25 luglio 2008

Non resta che il pianto dell’Essere

Infinita tristezza

La vita non è amata

La vita non è voluta

Non resta che il pianto dell’Essere. 

postato da AnnaV alle ore luglio 25, 2008 08:33 | link | commenti (2)
categorie: meditazioni
venerdì, 25 luglio 2008

SamizdatOnLine: "Intanto cominciamo a vivere"

Alcune struggenti testimonianze da SamizdatOnLine :


Storia di Mario Melazzini affetto da SLA (guarda il video)

E' un video da non perdere, perché testimonia la tenerezza di un limite fisico umano, abbracciato da un amore e una fede che ridanno gusto alla vita, al vivere.


Testimonianza di Mario Melazzini (guarda il video)
La speranza è ciò che qualifica l'uomo di fronte anche ad eventi inattesi. No alla EUTANASIA. No alla PENA di ABORTO. NO alla MANIPOLAZIONE della VITA

Inguaribile è la voglia di vivere. Malato di Sla: grazie Dio - Il Sussidiario (leggi l'articolo)

Mario Melazzini e Ron da un ammalato di SLA (guarda il video)

Mario Melazzini al Tg2 (guarda il video)



"Un medico, un ammalato, un uomo"

Un medico di successo, una bella famiglia, una forma fisica da far invidia. Nel febbraio del 2002 Mario Melazzini pensa di essere un uomo realizzato. Ma quando sale in bicicletta per il suo allenamento quotidiano capisce che qualcosa non va. Il piede sinistro non risponde, il corpo gli disubbidisce. Comincia così il calvario della malattia. Ci vuole un anno per avere la diagnosi: è SLA, sclerosi laterale amiotrofica, una patologia degenerativa con la quale, mediamente, non si vive più di tre anni.
Il medico diventa malato e incontra sul suo cammino la sofferenza, la depressione, la paura, il desiderio di farla finita prima di finire come un vegetale. Ma poi reagisce. Capisce che la vita può essere ricca e interessante, nonostante la malattia. Anzi, anche «grazie» a essa.
La sua stessa professione acquista una nuova profondità. Ora, infatti, Mario vede le cose «dall’altra parte». Entra in contatto con decine di persone fragili e in compagnia di un cantautore famoso e di una badante rumena incomincia la sua più grande battaglia: quella contro la solitudine e l’abbandono che spesso accompagnano le patologie più gravi, contro quel sentimento di esclusione e di insignificanza che prima o dopo coglie tutti coloro che soffrono di handicap invalidanti. Adesso non vuole più morire, ma «
godere ogni minuto del miracolo di essere vivo»

SamizdatOnLine

postato da AnnaV alle ore luglio 25, 2008 07:42 | link | commenti
categorie: bioetica, melazzini
giovedì, 24 luglio 2008

"Acqua per Eluana" anche a Torino

Due minuti per la vita

Comunicato stampa

"ACQUA PER ELUANA"ANCHE A TORINO:

 GIOVEDI' 24 LUGLIO ORE 19 DAVANTI AL DUOMO  

Torino, 22 luglio 2008    

Due minuti per la vita aderisce con convinzione e sostiene l'appello lanciato dal Movimento per la Vita di Torino di far portare bottiglie d'acqua davanti al Duomo cittadino nel giorno di giovedí 24 luglio.    

L'iniziativa, sulla scia di quella organizzata da Giuliano Ferrara e dal settimanale Tempi giovedí scorso a Milano, é finalizzata a sensibilizzare l'opinione pubblica e protestare contro la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione di Eluana Englaro.  

Alle ore 19 si concluderá la giornata con un appello pubblico.    

L'Associazione, mentre invita la cittadinanza torinese a partecipare all'importante appuntamento contro la condanna a morte di una donna innocente, comunica che prenderá parte all'iniziativa rappresentata da alcuni suoi responsabili e depositerá le proprie bottiglie d'acqua a nome degli oltre 3700 firmatari dell'appello promosso il 13 luglio per difendere il diritto alla vita di Eluana (www.firmiamo.it/eluanaenglaro).     

 

Associazione Due minuti per la vita
Casella postale 299 - 10121  Torino
Sito:     www.dueminutiperlavita.info
Email: info@dueminutiperlavita.org
Cell:     328.115.29.45

postato da AnnaV alle ore luglio 24, 2008 11:56 | link | commenti (1)
categorie:
giovedì, 24 luglio 2008

L’albero della vita che cresce in favela

Nel regno dei narcos, dove comandano droga e pistole, tra eterne miserie e nuovi lussi, un progetto Avsi e Fiat insegna un mestiere diverso da quello del killer.

un articolo di
Rodolfo Casadei per TEMPI
 

Betim (Brasile)
Con tutti i suoi saliscendi da luna park e il suo asfalto liscio come il vetro, Rua Belo Horizonte non è per niente larga: due auto e una corriera affiancate ne riempirebbero la carreggiata. Su di un lato come sull’altro abbondano gli esercizi commerciali: drogherie e mercerie, panetterie e ferramenta, bar e laboratori di analisi. Per non parlare delle chiese, colorate e diverse come i funghi dopo la pioggia: Igreja Evangelica Renascente, Asembleia de Deus, Igreja do Evangelho Quadrangolar e tutte le altre denominazioni che la sete di miracoli e di consolazione hanno fatto spuntare. Eppure ben difficilmente qui vedrete attraversare la via a qualcuno, meno che mai a un ragazzo o a un giovanotto. Anche i chiassosi adolescenti che escono dalla scuola media coi muri istoriati di festosi graffiti – subito sotto i cocci di bottiglia e il filo spinato per scoraggiare chi si volesse arrampicare – stanno bene attenti a sfilare solo sul marciapiede adiacente al cancello dell’uscita. Perché qui siamo a Teresopolis, la favela più violenta di tutti il Minas Gerais, il grande stato minerario e industriale del Brasile grande tre volte l’Italia, e Rua Belo Horizonte segna il confine fra i territori controllati da due “boca do fumo”: bande di narcotrafficanti di favela.
Scordate le favelas dell’agiografia terzomondista. Niente più baracche dove entra la pioggia e forma fango sul pavimento. Niente più poveri cristi vestiti di stracci. Un paio di scarpe e un cambio di abiti ce l’hanno tutti, e pure l’auto: Fiat Palio e Volkswagen comprate a rate. Le case non hanno tutte l’intonaco, ma sono tutte in muratura. I terreni non sono di proprietà di chi ci ha costruito sopra, ma nessuno si sogna di mandare le ruspe. E se entrate nei negozi avrete una sorpresa: «Il 90 per cento dei commerci qui non è in regola, ma il 50 per cento è attrezzato per pagamenti con carta di credito!», sorride illuminando di bianco il suo bel volto moro Gilmar Santana Juncia nel suo negozio di ceramiche e arredamento per bagni all’incrocio principale del quartiere. Ha appena appoggiato sul tavolo la pergamena del corso di formazione imprenditoriale del programma “Arbore da vida”, un progetto di sviluppo comunitario frutto di un insolito partenariato: la più grande azienda automobilistica dell’America latina, cioè Fiat Brasile, e due Ong che da 20 anni si occupano di riabilitazione di favelas e capitale umano: l’italiana Avsi e la brasiliana Cdm. Basta iscrivere il proprio nome in un registro che si chiama Cfp, e si può installare un terminale per le carte di credito, anche se l’amministrazione dell’esercizio resta in nero. Vetrine, infissi e pannelli dei negozi ostentano adesivi Visa, Maestro, Mastercard.
Il miracolo economico brasiliano si chiama vendita a rate. L’estinzione del debito col Fondo monetario e la politica monetaria del ministro Antônio Paolocci hanno portato alla rivalutazione del real, la moneta nazionale. Oggi il Brasile esporta quasi solo minerali e soia transgenica, ma la domanda interna è esplosa. A rate di 250-370 reais al mese si compra tutto: auto, televisori, computer, capi firmati, appartamenti. Con la benedizione del presidente Luiz Inácio Lula che ha messo da parte le velleità socialiste in economia, la gente corre a indebitarsi con le banche. In attesa che la bolla esploda, come negli Usa. Ma nel frattempo, anche la fortuna è dalla parte di Lula: giacimenti petroliferi nelle acque territoriali vengno scoperti uno dopo l’altro, cosa che insieme alla produzione di etanolo dalla canna da zucchero (molto più efficiente in termini energetici di quello ottenuto in Usa col mais) permette di tenere il prezzo della benzina a 2,4 reais (meno di 1 euro) e quello del biocarburante a 1,5 reais (60 centesimi di euro).

In questo ambiente opera una volontaria italiana Rosetta Brambilla:

Rosetta Brambilla, volontaria italiana che vive lì da quarant’anni, è stata protagonista del movimento che portò a quel provvedimento e della creazione di asili e centri di accoglienza per bambini e famiglie povere che hanno restituito una speranza di vita a migliaia di persone. Nel quartiere è una vera istituzione, nessuno si sognerebbe di torcerle un capello. Negli ultimi due anni ha subìto quattro furti in casa. Le bande di narcos, i cui burattinai ultimi si trovano molto in alto e molto lontano, hanno cominciato a trasferire ragazzini da una regione all’altra del paese: solo con gli sradicati si può essere certi che saranno spietati; essendo consumatori oltre che spacciatori di droga, per pagare i propri debiti non esitano a rubare anche nei territori che dovrebbero restare tranquilli. In città i poliziotti dicono ai residenti esasperati dalla piccola criminalità: «Dateci 1.000 reais, e sappiamo noi chi eliminare».
«Non riconosco più Belo Horizonte», scuote la testa Rosetta. «C’è meno povertà fra i poveri e c’è più ricchezza fra i ricchi e nella classe media, ma la povertà umana si sta impadronendo di tutta la società brasiliana. Adesso che i poveri hanno la casa, la madre sta seduta tutto il giorno davanti alla tv a guardare telenovelas, il padre se ne va per non avere responsabilità. I figli vivono sulla strada perché la loro casa non è una casa. Perché non si sentono amati. Tutti stanno fuggendo dalla vita in un sogno. La classe media sogna consumi di livello sempre più alto. I poveri sostituiscono la tv alla vita, i giovani fuggono nella droga e gli altri si rifugiano nelle promesse di miracoli e guarigioni delle sètte religiose».

Continua a leggere qui

postato da AnnaV alle ore luglio 24, 2008 07:15 | link | commenti (2)
categorie: solidarietà, sussidiarietà, avsi, avsi - cdo, rosetta brambilla
mercoledì, 23 luglio 2008

Usa, risveglio dopo 19 anni. Un mistero per la scienza

Il caso Terry Wallis, dal 1984 paralizzato e in stato vegetativo, poi in coma minimo: ha parlato nel 2003 • Il neurologo Giacino: «Diagnosi affrettate, prevale il nichilismo» • Giovani in stato vegetativo che tornano a parlare, diagnosi che sembrano chiudere ogni spiraglio improvvisamente smentite: ecco perché si può sperare • L'americano Terry Wallis ebbe un terribile incidente stradale nel luglio 1984, aveva 20 anni. Nel 2003 si è risvegliato e ha chiamato la madre • La medicina non sa spiegarci gli stati di incoscienza umana né sa come guarirli • Ma almeno tre casi raccontati Oltreoceano provano che c'è vita.

Leggi cliccando qui tutto l'articolo di Paolo Lambruschi tratto da Avvenire del 23 luglio 2008.
postato da AnnaV alle ore luglio 23, 2008 16:49 | link | commenti (4)
categorie: bioetica
martedì, 22 luglio 2008

Vittadini: non fermate la devolution fiscale

Un articolo di G. Vittadini per il Sussidiario.net sul Federalismo:

Sembra imminente da parte del governo il varo del federalismo fiscale. I teorici del vecchio statalismo hanno già cominciato a ripetere che aumenterà la spesa pubblica complessiva, incentiverà la creazione di nuova burocrazia, spezzerà il Paese tra regioni ricche e povere, aumenterà il malaffare.
Anche i bambini, invece, possono capire che il primo rimedio all’inefficienza della macchina pubblica è non ripianare gli sprechi a chi li fa. Oggi invece, con il finanziamento alle Regioni in base alla spesa storica, chi più spende più è premiato e chi ha gestioni virtuose è penalizzato. Il rimedio non è, come vorrebbe qualcuno, tornare al centralismo. Gli sprechi centrali sono enormi e sotto gli occhi di tutti: in questi anni si è superata la cifra di due milioni di dipendenti statali a livello centrale a tempo indeterminato (in Spagna sono poco più di 500.000).
Federalismo, autonomia e responsabilità non sono mai veramente cominciate perché le Regioni non sono responsabili finanziariamente dei loro atti. Il federalismo fiscale, attuato insieme a sistemi di valutazione e controllo, può essere uno strumento in tal senso.
E non si dica che le Regioni più povere sarebbero svantaggiate. Cosa si potrebbe fare infatti in termini di necessaria perequazione tra Regioni se si recuperassero le immense somme oggi sprecate in un assistenzialismo dove spesso si annidano anche fenomeni di illegalità?
Certo, il federalismo fiscale deve considerare alcuni principi cardine. Occorre un criterio di finanziamento basato sul costo standard delle prestazioni, in modo da sollecitare gli enti che hanno costi superiori a politiche che tendano all’efficienza. È importante inoltre che alle Regioni e agli enti locali sia assegnata una adeguata autonomia impositiva, sia riguardo ai tributi propri che a quelli ceduti.
Occorre infine che il federalismo fiscale diventi uno strumento utile a sviluppare politiche innovative di attuazione della sussidiarietà orizzontale che, in quanto fondata sulla scelta della gente, è l’unico rimedio al malaffare. Allora potrà accadere che i cittadini, che secondo il Rapporto sulla sussidiarietà 2007 vogliono il federalismo e il federalismo fiscale, tornino ad accodare quel consenso che oggi, sempre secondo il medesimo Rapporto, non sembrano voler più concedere a quelle Regioni che si prendono le loro responsabilità solo a metà.

postato da AnnaV alle ore luglio 22, 2008 11:40 | link | commenti (8)
categorie: federalismo, sussidiarietà, vittadini
martedì, 22 luglio 2008

SOL al Meeting di Rimini incontra gli amici

Quest’anno, al Meeting dell’amicizia tra i popoli che si svolgerà a Rimini dal 24 al 30 agosto, ci saremo anche noi di SamizdatOnLine.

 

Il titolo del Meeting èO Protagonisti o nessunoe, come già sapete, quello che alimenta la nostra amicizia è il desiderio di essere una presenza viva nel “panorama massmediatico che si dimostra poco libero, quasi mai
oggettivo, tiepido, talvolta freddo, se non addirittura falso e nemico della persona umana, del cristianesimo e della chiesa cattolica”
(potete leggere la nostra presentazione
qui  ).

 

E sappiamo di non essere soli in questo desiderio.

 

In occasione del Meeting vorremmo incontrare, dialogare e collaborare con tutti coloro che condividono la finalità della nostra amicizia.

 

Potrete trovarci allo Stand CdO nei giorni:

 

da lunedì 25   a venerdì 29 agosto

 

in questi orari:

 dalle 14  alle 15 

 

Venite a trovarci! Saremo felicissimi di conoscervi! 

 

I soci di SamizdatOnLine 

postato da AnnaV alle ore luglio 22, 2008 09:53 | link | commenti (8)
categorie: meeting di rimini, sol
martedì, 22 luglio 2008

Campania: emergenza rifiuti finita

Stento a credere che quella montagna di rifiuti che era l'incubo dei mesi scorsi sia stata eliminata e, qualunque cosa si pensi sull'attuale governo, occorre dare atto di questo successo davvero imprevisto almeno per me. Spero solo che si continui di questo passo senza inutili interruzioni perché l'Italia ha bisogno di essere governata non di spettacoli da circo.

Voglio lasciare qui un articolo di Dario Caselli per l'Occidentale che ricorda questo fatto importante per l'Italia e gli Italiani nel mondo, senza temere di lodare quello che è un risultato buono:

L’emergenza rifiuti in Campania è finita. Silvio Berlusconi lo aveva già anticipato qualche giorno fa ma lo ha ribadito oggi a Napoli nella conferenza stampa che ha seguito la riunione del Consiglio dei Ministri. La seconda organizzata nel capoluogo campano proprio per dare l’annuncio ufficiale di una crisi che ormai sembra essere alle spalle. In effetti lo stesso premier ha chiarito che l’emergenza non è finita, ma “è finita la fase drammatica dell’emergenza, ora comincia un’altra fase che è sempre di emergenza e che prevede la messa a regime di tutto il sistema dei rifiuti con la realizzazione dei termovalorizzatori”. Parole chiare e misurate che però non nascondono la soddisfazione per un obiettivo raggiunto: “Ci siamo assunti la responsabilità di fare ciò che nessuno aveva fatto prima: dopo 58 giorni la Campania e Napoli sono tornate ad essere luoghi puliti ed ordinati, senza il disastro che ha rovinato la nostra immagine nel mondo”.

                             

 Un intervento che per Berlusconi ha soprattutto il significato che “qui in Campania lo Stato è tornato a fare lo Stato. E’ tornato ad usare la forza dell’autorità”. Accanto al premier alcuni dei protagonisti di questi due mesi di lavoro: dal sottosegretario all’emergenza rifiuti, Guido Bertolaso, al ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo per finire al responsabile della Difesa, Ignazio La Russa. A tutti Berlusconi ha rivolto il suo ringraziamento per il lavoro svolto e ricevendo dallo stesso La Russa un “sei stato bravissimo”. Congratulazioni sono giunte anche dal ministro Umberto Bossi, come ha raccontato Berlusconi, al quale il leader del Carroccio avrebbe chiamato per fare i suoi complimenti. E commenti positivi sono arrivati anche da un altro ministro leghista, Roberto Calderoli, che però non era a Napoli ed il quale si è detto “contento che tutti siano contenti a proposito della questione dei rifiuti a Napoli. Viene da dire: quando al Governo c’è la Lega tutto si risolve. Anche l’emergenza di Napoli”. Gesti che sono serviti allo stesso Berlusconi per chiarire che “non è vero quello che si legge della Lega” sull'emergenza rifiuti. La Lega partecipa a questa nostra operazione: il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha dato tutta la sua collaborazione”. Felicitazioni a parte adesso è il momento di guardare avanti e lo stesso premier ha indicato i prossimi passi. Già ad agosto infatti inizierà una grande campagna per “l’educazione civica di base” alla raccolta differenziata, grazie “a migliaia di volontari da tutta Italia” e con il sostegno della Chiesa. Un aspetto quello dell’educazione civica che Berlusconi ritiene essenziale per contrastare efficacemente il problema rifiuti. Ed a proposito ha riportato l’esempio della città di Tokyo, dove è stato recentemente per il G8: “Tokyo ha oltre 13 milioni di abitanti e non c’è neppure un mozzicone di sigaretta o una carta di caramella per strada. Seguiamo quell’esempio: da Napoli parta una campagna per città più ordinate e pulite”. Da qui l’appello perché “a Napoli ed in Campania si deve aprire una nuova era di decoro”. Non solo però educazione civica, di questo ne è consapevole anche lo stesso Berlusconi che infatti ha chiarito che la realizzazione dei termovalorizzatori è la risposta finale alla crisi: “L’emergenza in Campania continua e finirà solo quando entreranno in funzione i quattro termovalorizzatori”. E sui tempi abbozza anche una previsione: “I tempi per uscire dall’emergenza sono previsti in tre anni, ma noi speriamo di farcela in due”. Intanto una data è certa, e cioè quella dell’apertura del termovalorizzatore di Acerra che come ha annunciato lo stesso Berlusconi “a gennaio entrerà in funzione la prima fase” dello stabilimento. Il che per il premier significa anche mettere fine alla costante sostituzione dell’autorità centrale a quella locale: “Questa situazione di sostituzione centrale dalle autorità locali è però soltanto temporanea. Devono tornare a rispondere i Comuni”. In questo senso il Cavaliere ha anche spiegato di aver inviato una lettera ai primi cittadini dei Comuni napoletani invitandoli appunto al controllo del territorio: “Come buon padre di famiglia non esiteremo a commissariare quei comuni che non procedono in maniera corretta allo smaltimento dei rifiuti e alla raccolta differenziata”. E proprio riguardo le autorità da un lato Berlusconi ha sottolineato la ferma volontà di “investigare” visto che “ancora oggi non sono chiare le cause dell’emergenza che si poteva e si doveva evitare”; dall’altro però ha ringraziato “le autorità locali di Napoli e della Regione” con cui “c’è stata una collaborazione veramente efficace”. Clima di collaborazione che è confermato dalla firma avvenuta poco prima della riunione del consiglio dei ministri di un accordo di programma strategico tra il governo e la regione Campania. Accordo finalizzato alla realizzazione di interventi di compensazione ambientale e bonifica nei 37 Comuni interessati da discariche, impianti di termovalorizzazione, siti per lo stoccaggio provvisorio delle ecoballe, impianti per la produzione di combustibile da rifiuti e impianti dismessi per la gestione dei rifiuti. In tutto saranno stanziati 526 milioni di euro, grazie ad un cofinanziamento del ministero dell’Ambiente e della regione. Intanto però vanno avanti le proteste dei cittadini con un gruppo di manifestanti dei comitati contro l’apertura della discarica di Chiaiano che ha occupato l’autostrada A3 Napoli-Salerno. Disagi che però non offuscano il grande risultato politico e di immagine ottenuto dal Cavaliere. A tal punto che scherzando Berlusconi azzarda: “Se ci fossero le elezioni in Campania, dovremmo vincere noi con il 100 per cento dei voti. Questo quando gli strumenti della democrazia consentiranno il voto dei cittadini napoletani, campani ed italiani”. Strumenti poi non tanto lontani nel tempo visto che i campani avranno già nella primavera del 2009 la possibilità di scegliere il sostituto di Antonio Bassolino. Quello di certo sarà il primo vero banco di prova per la nuova Campania.  

Leggi anche: Scandaloso silenzio sulla vittoria di Berlusconi a Napoli


Ecco la realistica conclusione di una riflessione fatta da un simpatico pensionato:

Sono altresì sicuro che la tradizionale cultura di sinistra avrebbe risolto questo ed altri problemi: come sempre ha fatto, indicendo una vanitosa conferenza di studi sulla compatibilità scientifica ed intellettuale delle eco-balle –

Balle, appunto! 

Salvatore Del Vecchio

postato da AnnaV alle ore luglio 22, 2008 08:40 | link | commenti (11)
categorie: politica, campania
lunedì, 21 luglio 2008

“Immersi nel grande Misteroâ€

 

Il Cristianesimo è l’esaltazione della realtà concreta, l’affermazione del carnale, tanto che Romano Guardini dice che non c’è nessuna religione più materialista del Cristianesimo; è l’affermazione delle circostanze concrete e sensibili, per cui uno non ha nostalgia di grandezza quando si vede limitato in quel che deve fare: quel che deve fare, anche se piccolo, è grande, perché dentro lì vibra la resurrezione di Cristo.

                           (La familiarità con Cristo, Luigi Giussani, pag,76)

 

postato da AnnaV alle ore luglio 21, 2008 17:20 | link | commenti
categorie: riflessioni, meditazioni, don giussani
domenica, 20 luglio 2008

Caso Eluana: il problema di una società afflitta da spirito di parte

19/07/2008 06.27 - In Italia stiamo assistendo, ormai da anni, ad uno scontro aperto tra politica e magistratura. Esso ha coinvolto in passato, e coinvolge oggi, una molteplicità di attori e di situazioni, col rischio di assumere in molti casi sembianze personalistiche. Ma il problema, come spiega nel suo articolo SANTE POLLASTRO, è più complesso. Il giudice è interprete o creatore della legge? Leggi l’approfondimento di SAVERIO MANCINI, che prende spunto da una recente sentenza (n. 28605/2008) delle Sezioni unite penali della Corte di Cassazione, di ANTONIO BALDASSARRE, presidente emerito della Corte Costituzionale e di LUCIANO EUSEBI docente di Diritto penale e la testimonianza di SALVATORE CRISAFULLI. GUARDA IL VIDEO dell’incontro “Eluana Englaro: il mistero della vita ed il miracolo dell’accoglienza”, organizzato da CL e Medicina&Persona con Giancarlo Cesana e Claudia Mazzucato

postato da AnnaV alle ore luglio 20, 2008 09:23 | link | commenti
categorie: politica, giustizia
domenica, 20 luglio 2008

Viviamo il tempo della menzogna e le parole perdono ogni chiarezza

 
«La nostra non è un’e­poca di fede, ma neppure di incredulità. È un’epoca di malafede, cioè di credenze man­tenute a forza, in opposizione ad altre e, so­prattutto, in mancanza di altre genuine (…) È quindi, la nostra, l’epoca delle menzogne utili (…) facilmente utilizzabili e universal­mente usate (…) finiscono col costituire un linguaggio nel quale anche l’uomo veridico si trova irretito, nella misura in cui voglia agi­re in mezzo agli altri e comunicare con loro».


di Alfonso Berardinelli
Tratto da Avvenire del 19 luglio 2008

L’altro ieri, leggendo il 'Corriere della sera' e 'la Repubblica', ho avuto al­meno per mezzora la sensazione di non capire quello che leggevo.

Titoli, sottoti­toli, occhielli, sarà stato un caso, ma tutto mi sembrava incomprensibile. Che mi succede? ho pensato. Mi sto ammalando o sto diven­tando sano? In questa renitenza alla decifra­zione veloce dei giornali non c’era da parte mia nessun malanimo. Era proprio la lingua dei giornali a sembrarmi priva di senso: in­vece di darmi notizie e conoscenze, me le ne­gava, le nascondeva. Troppi personaggi, trop­pi precedenti, troppi si dice, troppe ipote­si subito superate da ipotesi opposte.

Qualche ora dopo ho aperto l’ultimo nu­mero dello 'Straniero' e mi sono messo a leg­gere un testo di Nicola Chiaromonte, Il tem­po della malafede, ripubblicato in apertura per ricordare sua moglie Miriam Rosenthal, da poco scomparsa. Leggendo Chiaromon­te capivo tutto. Spontaneamente ritrovavo l’ordine dei pensieri. Non si trattava solo di chiarezza, né di essere più o meno d’accordo con Chiaromonte. Il fatto è che l’autore an­dava all’essenziale, semplificava per ap­profondire. Chiaromonte è stato un grande giornalista-filosofo, uno scrittore di idee che ha fatto filosofia dell’attualità, che ha pensa­to il presente senza ricondurlo accademica­mente al passato remoto e senza considerar­lo, neppure, del tutto nuovo e originale. Cito poche formulazioni iniziali, ma si tratta di dieci pagine che dovremmo rileggere alme­no una volta l’anno:
«La nostra non è un’e­poca di fede, ma neppure di incredulità. È un’epoca di malafede, cioè di credenze man­tenute a forza, in opposizione ad altre e, so­prattutto, in mancanza di altre genuine (…) È quindi, la nostra, l’epoca delle menzogne utili (…) facilmente utilizzabili e universal­mente usate (…) finiscono col costituire un linguaggio nel quale anche l’uomo veridico si trova irretito, nella misura in cui voglia agi­re in mezzo agli altri e comunicare con loro».
postato da AnnaV alle ore luglio 20, 2008 09:19 | link | commenti
categorie: riflessioni, fede, menzogna, malafede
sabato, 19 luglio 2008

Le ultime parole scritte da un amante della vita e della montagna

Il 28 giugno scriveva dal campo base: «Siamo nati e un giorno moriremo. In mezzo c'è la vita. Io la chiamo il mistero, del quale nessuno di noi ha la chiave. Siamo nelle mani di Dio... e se ci chiama... dobbiamo andare. Sono cosciente che l'opinione pubblica non è del mio parere, poiché se veramente non dovessimo più ritornare, sarebbero in tanti a dire: "Cosa sono andati a cercare là? ... Ma chi glielo ha fatto fare?". Una sola cosa è certa, chi non vive la montagna, non lo saprà mai!».
 
Sono le ultime parole scritte dall'alpinista italiano
Karl Unterkircher morto sul Nanga Parbat

postato da AnnaV alle ore luglio 19, 2008 16:00 | link | commenti (3)
categorie: karl unterkircher
sabato, 19 luglio 2008

Un vecchio (ma sempre attuale) post per i nuovi amici - Il sì di Pietro

"Signore, tu lo sai che ti amo"

Così disse Pietro dopo che per tre volte Gesù gli aveva chiesto: "Simone di Giovanni, mi ami tu?". E la risposta - sappiamo - era ancora più accorata della domanda e carica del dispiacere che Gesù quasi non gli credesse:
"Gesù, tu sai tutto, tu sai che ti amo".

Ricordiamo l'episodio evangelico: Pietro e i suoi amici, ormai tornati al lavoro consueto, dopo la sconvolgente morte dell'amico Maestro, tornano alla riva dopo una notte di pesca e trovano Gesù che ha preparato per loro la colazione. E, come si fa tra veri amici, dopo il pasto il discorso si fa serio: "Pietro, mi ami tu?" dice Gesù con quella domanda bruciante che abbracciava tutta l'umiliazione di chi sapeva di aver tradito l'amico più caro.

Ma, per quanto grande fosse l'umiliazione, la vergogna, il dolore, Gesù con quel suo sguardo che penetrava fin le più profonde fibre e lo abbracciava tutto nella sua fragile umanità, gli fa quella domanda diretta, senza preavviso.

Immaginiamo lo stato d'animo di Pietro, quando vede quello sguardo amico, che però lui percepisce come indagatore... certamente sapeva di meritare un rimprovero: "...E sì, però l'hai combinata grossa! Mi hai tradito per ben tre volte... e con chi? Con una donnetta e con degli ubriaconi... ".
No, niente di tutto questo, solo: "Pietro, mi ami tu?"

Cosa poteva rispondere lui, umile e ardente pescatore della Galilea, se non la verità a Uno che era e chiedeva la Verità?
Certo non poteva rispondere di no, anche se l'aveva tradito e apparentemente i fatti erano contro di lui.
Perché, anche se non lo capiva, anche se non riusciva a spiegarlo a se stesso, sapeva che a quella domanda diretta non poteva rispondere diversamente da come ha risposto.

Ma cosa significava, cosa significa quel
Tu lo sai che ti amo?

Credo che per capirlo dobbiamo cambiare le nostre categorie mentali, figlie di una cultura materialista e ipocrita, per poter comprendere tutta la profondità di tale affermazione.
Amare dal punto di vista del tempo di Gesù - e da allora per tutti i cristiani - non ha quelle sovrastrutture di significato cui siamo abituati.

Amare
per Pietro e per tutti i discepoli di Gesù è riconoscere che di quella presenza affascinante, misteriosa, dolce, serena, decisa, misericordiosa, equilibrata uno non poteva e non può fare a meno. Se Tu non cammini con noi, non ci muoveremo di qua diceva anche Mosè nella Bibbia; e, molto più recentemente un teologo affermava: lo non potrei più vivere se non lo sentissi ogni giorno parlare.

Ecco, questo significa, anche per Pietro.

 Più che una decisione volontaristica è un riconoscimento del fatto che quell'amico, che aveva imparato a chiamare Messia, era Uno senza il quale la vita era insopportabile, senza di Lui non si poteva vivere.

Anche per me, per te, può essere così: c'è un momento, un'esperienza, che la misericordia di Dio prima o poi ci fa incontrare e riconoscere, che è così affascinante e totalizzante che uno non può continuare a vivere se non restando sempre attaccato alla presenza fisica di colui o coloro che gli hanno fatto conoscere la tenerezza di un Dio, che si offre a noi come compagno di strada nel percorso della vita.

Il Cristianesimo non è un insieme di regole, ma un Dio amico a cui rispondere con il trasporto di Pietro in qualsiasi momento della giornata, in qualsiasi situazione siamo: "Sì, lo sai che ti amo, lo sai che ti riconosco, lo sai che senza di Te non potrei vivere perché Tu sei il mio tutto. Non so perché, non lo so proprio perché sono pieno di fragilità, di peccato, di distrazione, di limite, ma tutta la mia preferenza umana è per Te".

E' questa la forma suprema di moralità, perché a Dio non importa quanto siamo peccatori, non importa quanto ancora peccheremo. Gesù continuerà fino alla fine a chiedere alla nostra umanità confusa e umiliata per il nostro limite: "Mi ami tu.?"

postato da AnnaV alle ore luglio 19, 2008 06:51 | link | commenti (2)
categorie: meditazioni, scuola di comunità
venerdì, 18 luglio 2008

Idratazione e alimentazione non sono accanimento terapeutico

E' importante chiamare le cose con il loro nome: nel caso di Eluana si tratta di eutanasia, procurata per di più in modo dolorosissmo (altro che buona morte!)

(...) I soggetti in stato vegetativo permanente sono esseri umani viventi, ma non sono comunicativi e, forse, risultano del tutto incoscienti: tuttavia, circa la sussistenza di stati profondi della psiche a monte dei loro movimenti, della mimica del loro volto, del ritmo sonno-veglia, nessuno può dire l’ultima parola. Le speranze di «risveglio» dopo anni di stabilità in tale stato sono minime, ma non possono essere escluse in radice.(...)

Leggi tutto qui


Leggi l'intervento di Salvatore Crisafulli

Guarda il video dell’incontro “Eluana Englaro: il mistero della vita ed il miracolo dell’accoglienza”

postato da AnnaV alle ore luglio 18, 2008 07:20 | link | commenti (3)
categorie: eutanasia
giovedì, 17 luglio 2008

Figli della provetta

Oggi un  importante seminario organizzato dal Ministero della salute; ecco l'avviso:


Giovedì 17 luglio 2008 ore 17.30
Biblioteca del Senato "G. Spadolini",
Sala degli Atti Parlamentari
Roma, Piazza della Minerva, 38

Seminario

FIGLI DELLA PROVETTA

 

Il 25 luglio del 1978 nasce Louise Brown, la prima bambina concepita in provetta :
la tecnoscenza entra nel campo della procreazione umana,
e rischia di modificare in modo radicale le relazioni tra l'uomo e la donna e tra genitori e figli.
È una rivoluzione che non ha paragoni nella storia dell'umanità.
Dopo trent'anni proviamo a tracciarne un primo bilancio e a disegnare alcuni scenari possibili.


Leggi tutto qui

*********

Leggi anche:

da AVVENIRE del 16 luglio
Tre milioni di bimbi nati. Ma a quale prezzo?
di Assuntina Morresi

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Trent’anni fa, il 25 luglio 1978, nasceva Louise Brown, la prima bambina concepita in provetta. Un anniversario che rischia di passare inosservato, quest’anno, fra i tanti celebrati, eppure è senz’altro quello legato all’avvenimento più importante da ricordare, che ha segnato una svolta senza paragoni nella storia dell’umanità: per la prima volta è venuto alla luce un essere umano concepito in laboratorio, al di fuori di un rapporto fisico fra un uomo e una donna.

Patrick Steptoe, il medico che insieme a Robert Edwards ha contribuito alla nascita della bambina, ha descritto nelle sue fasi iniziali l’embrione che poi è divenuto Louise ricordando di essere 'pieno di timore reverenziale' di fronte alla sua bellezza, affascinato dal dischiudersi del mistero della creazione di una nuova vita davanti ai suoi occhi. Si stima che da allora siano circa tre milioni i bambini nati in questo modo, persone che ora non esisterebbero se non si fossero sviluppate le tecniche di fecondazione assistita. Ma a che prezzo?

Forse è venuto il momento di voltarsi indietro e di chiederselo, guardando lo scorcio di questi trent’anni. Nel prezzo c’è innanzitutto un numero incalcolabile di embrioni umani distrutti, perché la provetta, si sa, è avara, e per ogni bimbo in braccio – si chiamano così le gravidanze che si concludono felicemente – muoiono in media nove embrioni, che interrompono il loro sviluppo in laboratorio o dopo il trasferimento in utero. Non si tratta di morti naturali ma legate alla procedura, messe in conto quando si inizia questo percorso. Nel prezzo ci sono poi tutti gli embrioni umani scartati perché 'difettati', portatori di malattie più o meno gravi oppure perché, forse, si potrebbero ammalare una volta cresciuti, come quei sei embrioni nei quali pochi giorni fa, in Gran Bretagna, è stato individuato un gene che probabilmente li avrebbe fatti ammalare, da grandi, di cancro al seno, una malattia per cui esiste la cura e dalla quale in tante già guariscono. È il prezzo dell’eugenetica, tornata sotto le mentite spoglie della libera scelta. Ma nel prezzo ci sono anche le compagnie commerciali che fanno stoccaggio di embrioni umani congelati, centinaia di migliaia di esseri umani immersi nel limbo dell’azoto liquido a duecento gradi sotto zero perché, si dice, 'soprannumerari', cioè embrioni in più: ma in più rispetto a chi? Chi può stabilire, ed in base a quale criterio, se ci sono e quali sono, gli esseri umani 'di troppo'? E chi può dire di far parte del numero 'giusto'? Nel prezzo ci sono gli embrioni misti uomo/animale – mucca, coniglio, e adesso anche maiale – di cui nessuno finora, scienziato, giurista o filosofo, è riuscito a definire l’identità (umani, animali, oppure cosa?), e poi ancora embrioni geneticamente modificati, che emettono fluorescenza, e poi chissà che altro. Nel prezzo ci sono poi le nuove relazioni parentali. I figli concepiti in laboratorio possono avere uno svariato numero di genitori: per esempio, dal punto di vista tecnico, potrebbero già oggi avere il patrimonio genetico di due donne e un uomo, essere trasferiti nell’utero di una terza donna, e poi avere un padre e una madre 'sociali', per un totale di sei 'genitori'. Più comunemente, però, i genitori sono due, tre, o quattro, fra quelli 'sociali' e/o 'biologici'.

Ma per calcolare l’intero prezzo è necessario tener conto di un’altra ricorrenza, ancora di quest’anno: nel 1998 la rivista Science pubblica un lavoro in cui lo scienziato americano James Thomson annuncia la prima linea di cellule staminali embrionali umane, ottenuta con un procedimento brevettato negli Stati Uniti qualche settimana fa. 1978-1998-2008, e il ciclo si è chiuso: embrioni umani disponibili in laboratorio, stavolta per essere manipolati e vivisezionati per ricavarne materiale da ricerca, ad esempio per poter sostituire le cavie animali in alcuni test tossicologici di componenti di farmaci e cosmetici (come sta già avvenendo). E anche grazie ai brevetti se ne potrà trarre profitto. In Italia la legge 40 impedisce che molto di tutto questo avvenga, ma non è così per la gran parte delle altre nazioni, occidentali e non. Non vogliamo certo dare la colpa di tutto ciò a Louise Brown, a chi l’ha desiderata e a chi l’ha fatta nascere, anzi, festeggiamo insieme a lei il suo trentesimo compleanno. Ma trent’anni di storia ci presentano il conto, ed è ora di chiedersi dove tutto questo ci sta portando.

postato da AnnaV alle ore luglio 17, 2008 07:26 | link | commenti (1)
categorie: bioetica, morresi
martedì, 15 luglio 2008

SE (lettera al figlio)

Se riesci a mantenere il controllo quando tutti intorno a te    
perdono il loro e te ne attribuiscono la colpa.
Se puoi confidare in te stesso quando tutti dubitano di te
pur tenendo conto del loro dubitare.
Se sai aspettare senza stancarti di farlo
o essere circondato da bugie senza darvi credito
o essere odiato senza dar spazio all’odio
e cio’ senza sembrare troppo buono o troppo saggio.
Se puoi sognare - senza rendere i sogni tuoi padroni.
Se sai pensare - senza rendere i pensieri il tuo obiettivo
Se puoi incontrare il Trionfo e la Sconfitta
e trattare questi due impostori alla stessa stregua.
Se puoi tollerare di udire la verità da te pronunciata
stravolta da disonesti che intessono trappole per gli ingenui
o vedere le cose per le quali hai dato la vita,
distrutte e fermarti a costruirle di nuovo con strumenti logori.
Se sai raccogliere tutte le tue vittorie
e rischiarle con un lancio a testa o croce
e perdere e ricominciare ancora dall’inizio
e mai sussurrare una parola della tua perdita.
Se puoi sforzare il tuo cuore, nervi e muscoli
per servire al tuo scopo ben al di là delle loro possibilità
e così andare avanti quando più nulla in te
tranne la Volontà dice loro “tieni duro!”
Se puoi parlare con le folle e mantenere il tuo valore
o camminare con i re senza perdere di semplicità.
Se né i nemici e neppure gli amici più cari possono ferirti.
Se tutti possono contare su di te ma nessuno eccessivamente.
Se puoi riempire un inesorabile minuto
con un viaggio lungo sessanta secondi
tua è la terra e quanto vi è in essa,
e - cosa ancor più importante - tu sarai un uomo figlio mio!

                                              
(Rudyard Kipling)
postato da AnnaV alle ore luglio 15, 2008 06:42 | link | commenti
categorie: kipling, se
lunedì, 14 luglio 2008

Chi ci potrà salvare dall'"Homo homini lupus"?

 Qualche giorno fa mi colpivano queste riflessioni  di Luca Doninelli ed oggi leggo che in Germania un ex-senatore di Amburgo ha pubblicato un video in cui aiuta una donna a commettere suicidio.
Davanti a questi fatti, come pure davanti agli ultimi fatti terribili che hanno visto protagonista una giovane piena di vita come Federica Squarise, vittima di un ventottenne durante una vacanza in spagna, mi viene spontaneo chiedere: perché il ragazzino non deve cavare gli  occhi all’amichetto che gli ha fatto un dispetto, perché un rapinatore non può entrare in una banca e fare piazza pulita, perché un delinquente non deve violentare una ragazza, perché uno non può suicidarsi quando gli pare, perchè non si  dovrebbe uccidere una vita nascente, perché non si può eliminare la vita dei malati che sono un peso per la famiglia?
Non so, a me pare che non ci sia una risposta valida e oggettiva per tutte queste domande.
Chi stabilisce ciò che è giusto e ciò che non lo è?
Può essere un nostro pregiudizio o un nostro comodo a decidere?
E allora chi ci potrà salvare dall’ homo homini lupus?

****

Un'interessante riflessione che ci ricorda il dovere irrinunciabile di essere buoni:

Eliot: profezia di un cristiano
Luigi Giussani

 

Proponiamo alcuni brani del capitolo su «Coscienza della Chiesa nel mondo moderno nei Cori da "La Rocca" di T. S. Eliot», dall'ultimo libro di Luigi Giussani, Le mie letture, edizioni Bur-Rizzoli.
L'Incarnazione: un fatto nel tempo e nella storia. L'avvenimento di Cristo si compie in un popolo

Il mondo non solo non vuole la Chiesa, ma la perseguita.
E che volete - dice, infatti, Eliot -, volete forse che il mondo accetti la Chiesa? Perché deve accettarla?
«Perché gli uomini dovrebbero amare la Chiesa? Perché dovrebbero amare le sue leggi? / Essa ricorda loro la Vita e la Morte, e tutto ciò che vorrebbero scordare./ È gentile dove sarebbero duri, e dura dove essi vorrebbero essere teneri./ Ricorda loro il Male e il Peccato, e altri fatti spiacevoli./ Essi cercano sempre d'evadere/ dal buio esterno e interiore/ sognando sistemi talmente perfetti che più nessuno avrebbe bisogno d'essere buono». Gli uomini che perseguitano la Chiesa, sognano l'eliminazione della libertà, perché l'estremo ideale di questo mondo è creare un mondo di automi: «Sistemi talmente perfetti che più nessuno avrebbe bisogno d'essere buono».
L'ultima, la più profonda accusa di Eliot: dove sta la radice vera di tutta questa ostilità e di questo disegno? La rinuncia a Cristo. La ribellione a Cristo e, quindi, la eliminazione di Dio perché, come aveva già detto Nietzsche, se aboliamo Cristo, aboliamo Dio. (...)
Dunque la Straniera sembra dimenticata e avversata in un'epoca di uomini «impegnati a ideare il frigorifero perfetto», «a risolvere una morale razionale», «a far progetti di felicità e a buttar via bottiglie vuote,/ passando dalla vacuità di un febbrile entusiasmo/ per la nazione o la razza o ciò che voi chiamate umanità».
«O anima mia - dice il poeta - che tu sia pronta per la venuta della Straniera,/ che tu sia pronta per colei che sa come fare domande». Del resto, il Coro ricorda agli uomini, che non vogliono sentire quelle domande, che possono «eludere la Vita ma non la Morte». Anch'essa indica la strada verso il tempio.
«Non rinnegherete la Straniera», conclude il III Coro. È una grande responsabilità ed è un'affascinante missione per la nostra meschinità. (...)
È a questo punto l'a fondo di Eliot, già citato, sulla considerazione degli uomini moderni sulla Chiesa: «Perché gli uomini dovrebbero amare la Chiesa?».
«Essi [gli uomini che non vogliono la Chiesa] cercano sempre d'evadere/ dal buio esterno e interiore [perché se non ci sono criteri oggettivi di bene e di male c'è buio e confusione]/ sognando sistemi talmente perfetti che più nessuno avrebbe bisogno d'essere buono».
Tutti sognano strutture sociali che abbiano un esito buono a prescindere dalla libertà. Nessuno più avrebbe bisogno d'essere buono. «Ma l'uomo che è adombrerà/ l'uomo che pretende di essere». L'uomo così come è sfaterà sempre le visioni delle ideologie che pretendono di essere. «E il Figlio dell'Uomo non fu crocefisso una volta per tutte/ il sangue dei martiri non fu versato una volta per tutte,/ le vite dei Santi non vennero donate una volta per tutte (...). E se il Tempio dev'essere abbattuto /dobbiamo prima costruire il Tempio».
È la pagina più chiara sull'antitrionfalismo. Tante volte, noi siamo accusati di trionfalismo per la nostra volontà di affermazione del fatto cristiano nel tempo e nello spazio, nella storia. Invece, è profondamente antitrionfalista la nostra volontà di costruire. Perché l'idea della storia che ha il cristianesimo è questo possibile continuo ripetersi di cicli e di abbattimenti. Perciò «se il sangue dei Martiri deve fluire sui gradini/ dobbiamo prima costruire i gradini».
Il nostro costruire i gradini non è trionfalismo, anzi. E se il Tempio deve essere distrutto, bisogna prima costruirlo. La nostra volontà di costruire il Tempio non è trionfalismo.
Forse non sarà inutile, a questo punto, rileggere (...) il Coro VII, ove il poeta traccia in sintesi splendida la storia delle religioni.

In principio Dio creò il mondo. Deserto e vuoto. Deserto e vuoto. E tenebre erano sopra la faccia dell'abisso.
[deserto perché non c'è uomo, vuoto perché non c'è senso, perché il senso viene percepito nella coscienza dell'uomo].
E quando vi furono uomini, nei loro vari modi lottarono in tormento alla ricerca di Dio
Ciecamente e vanamente, perché l'uomo è cosa vana, e l'uomo senza Dio è un seme nel vento, trascinato qua e là e non trova luogo dove posarsi e dove germinare.
Essi seguirono la luce e l'ombra [l'apparente], e la luce li condusse verso la luce e l'ombra li condusse verso la tenebra,
Ad adorare serpenti ed alberi, ad adorare demoni piuttosto che nulla: a piangere per la vita oltre la vita, per un'estasi non della carne.
Deserto e vuoto. Deserto e vuoto. E tenebre sopra la faccia dell'abisso.

E lo Spirito si muoveva sopra la faccia delle acque.
E gli uomini che si volsero verso la luce ed ebbero conoscenza della luce
Inventarono le Religioni Maggiori; e le Religioni Maggiori erano buone
E condussero gli uomini dalla luce alla luce, alla conoscenza del Bene e del Male.
Ma la loro luce era sempre circondata e colpita dalle tenebre (...)
E giunsero a un limite, a un limite estremo mosso da un guizzo di vita,
E giunsero allo sguardo rinsecchito e antico di un bimbo morto di fame.
[riti che non avevano nessuna capacità di ravvivare l'umano]
Preghiere scritte in cilindri girevoli, adorazione dei morti, negazione di questo mondo, affermazione di riti il cui senso è dimenticato
[il contrario di ciò per cui sono sorti: alla ricerca del senso]
Nella sabbia irrequieta sferzata dal vento, o sopra le colline dove il vento non farà mai posare la neve.
Deserto e vuoto. Deserto e vuoto. E tenebre sopra la faccia dell'abisso.
[è ritornato il deserto e il vuoto, si è confermato il deserto e il vuoto: sopra, dentro, sotto, intorno a tutti i tentativi di interpretazione umana, le religioni maggiori].

Quindi giunsero, in un momento predeterminato, un momento nel tempo e del tempo,
Un momento non fuori del tempo, ma nel tempo, in ciò che noi chiamiamo storia: sezionando, bisecando il mondo del tempo, un momento nel tempo ma non come un momento di tempo,
Un momento nel tempo ma il tempo fu creato attraverso quel momento: poiché senza significato non c'è tempo, e quel momento di tempo diede il significato.
Quindi sembrò come se gli uomini dovessero procedere dalla luce alla luce, nella luce del Verbo.
Attraverso la Passione e il Sacrificio salvati a dispetto del loro essere negativo;
Bestiali come sempre, carnali, egoisti come sempre, interessati e ottusi come sempre lo furono prima,
Eppure sempre in lotta, sempre a riaffermare, sempre a riprendere la loro marcia sulla via illuminata dalla luce;
Spesso sostando, perdendo tempo, sviandosi, attardandosi, tornando, eppure mai seguendo un'altra via .
[la lotta ascetica è stata introdotta nel mondo dal cristianesimo]

Ma sembra che qualcosa sia accaduto che non è mai accaduto prima: sebbene non si sappia quando, o perché, o come, o dove.
Gli uomini hanno abbandonato Dio non per altri dei, dicono, ma per nessun dio; e questo non era mai accaduto prima
Che gli uomini negassero gli dei e adorassero gli dei, professando innanzitutto la Ragione,
E poi il Denaro, il Potere, e ciò che chiamano Vita, o Razza, o Dialettica.
La Chiesa ripudiata, la torre abbattuta, le campane capovolte, cosa possiamo fare
Se non restare con le mani vuote e le palme aperte rivolte verso l'alto
In una età che avanza all'indietro, progressivamente?
(...)
Deserto e vuoto. Deserto e vuoto. E tenebre sopra la faccia dell'abisso
[è ritornato come al principio]
È la Chiesa che ha abbandonato l'umanità, o è l'umanità che ha abbandonato la Chiesa?
Quando la Chiesa non è più considerata, e neanche contrastata, e gli uomini hanno dimenticato
tutti gli dei, salvo l'Usura, la Lussuria e il Potere.

L'avventura cristiana è un dramma storico, della storia, nella storia.()

Gesù non era venuto per dominare il mondo. Era venuto per salvare il mondo. Il proprio del cristianesimo è questo incastro delle due parti tanto inverosimile: il temporale nell'eterno e l'eterno nel temporale.

(L. Giussani, Le mie letture, Bur-Rizzoli, pp.109-131)
Fonte

postato da AnnaV alle ore luglio 14, 2008 09:36 | link | commenti (3)
categorie: riflessioni, eliot, don giussani
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La Madonna è proprio la figura della speranza. Che questa fontana vivace di speranza abbia ad essere ogni mattina il senso della vita immediato più mordace e più tenace che ci possa essere.
Non esiste niente di sicuro al mondo se non in questo. (Luigi Giussani)
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