martedì, 30 settembre 2008

Berlinguer sulla scuola: no allo scontro frontale, su questo tema ci vogliono ampie convergenze

 Ecco l'intervista a Luigi Berlinguer pubblicata da Il Sussidiario:

Ripartire dall’autonomia e dal riordino dei cicli; e, soprattutto, dedicare alla scuola «un vero dibattito culturale», che possa assumere anche una «dimensione di ampiezza costituzionale», creando «larghe convergenze». Questa, secondo Luigi Berlinguer, è la strada da seguire per uscire dall’infuocato clima di scontro che caratterizza in questi ultimi giorni il dibattito sulla scuola. Anche perché, dice l’ex ministro dell’Istruzione, il tutto sta avvenendo a scapito di una vera discussione sui «contenuti». «Proviamo a guardare quello che è successo con le interviste che ho rilasciato nei giorni scorsi» lamenta Berlinguer: «secondo alcuni giornali ho accusato il ministro Gelmini, secondo altri ne ho tessuto le lodi. Perché succede questo? Perché tutti hanno l’interesse politico di tirare la gente per la giacca. Io, invece, vorrei parlare di proposte concrete, e della mia idea di scuola».  

Professor Berlinguer, proviamo allora a lasciare da parte le polemiche politiche e ad affrontare nel merito le problematiche di cui si discute in questi giorni. Ad esempio: è proprio vero che la scuola elementare italiana sia intoccabile? 

È vero che la scuola elementare è la parte migliore del nostro sistema. E due sono le ragioni di questo primato: innanzitutto non è stata contaminata dal “gentilismo”, quell’impostazione idealistica che ha danneggiato il nostro sistema scolastico tenendolo fuori dallo sviluppo mondiale. In secondo luogo alle elementari si è sempre dovuto insegnare a tutti, sia ai talenti che ai ragazzi in difficoltà; e questo fa bene alla scuola. Un talento naturale, infatti, si trovasse anche su un’isola deserta imparerebbe comunque; ma la gran parte dei bambini e dei ragazzi deve invece essere stimolata all’apprendimento. Qui si inserisce l’utilità della didattica, che non è chiacchiera, come spesso a torto si crede, ma porta ad essere attenti a chi impara. E nella scuola elementare questo è stato fatto.

A questo si aggiunga che nella scuola elementare si è dato peso non solo alla teoria, ma anche alla pratica, all’osservazione del reale: i bambini toccano le cose, mentre negli altri gradi di istruzione non si vuole che i ragazzi tocchino con mano la realtà, perché questo, si dice, “non fa cultura”.

Il punto di partenza di molti discorsi sullo stato della nostra scuola sono i risultati dei rilevamenti Ocse: qual è la loro importanza, e cosa dicono in concreto sulla situazione del nostro sistema di istruzione? 

I quesiti Ocse non chiedono tanto di sapere, quanto di aver capito determinate cose, e di saperne trarre le conseguenze. Richiedono cioè che ci sia una scuola fondata sui problemi e non sulle nozioni: si possono infatti avere le nozioni, e non saper rispondere ai quesiti. Se i nostri ragazzi non sono in grado di fare questo è per colpa della rigidità con cui ancora viene concepito l’insegnamento: la fisica o la chimica, ad esempio, non la si può insegnare solo sui libri, ma nelle aule in cui si fanno esperimenti, perché la scienza è un insieme di teoria e di esperienza. Magari nei laboratori non ci si va con tutta la classe, ma con gruppi differenziati di studenti. Tutte cose che solitamente non vengono recepite, perché si pensa ancora all’insegnante fisso sulla sua cattedra.

Tornando alle elementari, pare dunque di capire che per lei il vero problema non sia nella diatriba tra i “pro” e i “contro” il maestro unico.

Il dibattito, e il conseguente scontro politico, sulla scelta tra maestro unico e modulo è a mio avviso un falso problema, perché sfugge al vero contenuto scolastico. Per far fronte ai cambiamenti epocali subiti dal nostro sistema di conoscenze negli ultimi decenni è necessario che anche nelle elementari vengano inseriti alcuni – pochi – specialisti; il che non significa assolutamente aumentare insegnanti e costo. Al tempo stesso non si può affrontare il problema dicendo che bisogna tornare a trent’anni fa: non si può cioè impostare il discorso in termini puramente nostalgici.  

Si è tornato a parlare anche dell’ipotesi di ridurre di un anno l’intera durata del ciclo di studi: cosa ne pensa? 

È una cosa che era prevista nella riforma dei cicli che io feci approvare. Per fare questo ero partito dalla considerazione che la prima elementare, per come è rimasta, è oggi inutile, dato che i bambini a quell’età sanno già leggere e scrivere grazie alla frequenza della scuola dell’infanzia. Ma soprattutto è necessario che i ragazzi escano dalla scuola superiore a 18 anni, come negli altri paesi europei: ora invece c’è un vero e proprio spreco, e un inutile ritardo. È tutto un unico problema che si risolve con una generale riforma dei cicli. Propongo di riprendere in mano questo discorso, tenendo anche conto del fatto che ridurre di un anno il percorso è non solo una cosa opportuna, ma è anche un bel risparmio per la casse dello Stato.

Quindi è d’accordo anche lei sul fatto che i tagli nella scuola siano necessari?

Sì, ma se si parte dal dire “tagli sì, tagli no” si arriva ad avere solo posizioni inconciliabili. L’esempio del riordino dei cicli indica invece chiaramente che bisogna fare scelte giuste e utili, che poi, di conseguenza, portano anche a un uso più intelligente delle risorse, e al risparmio. È una conseguenza naturale: una scuola che guarda al futuro diventa, automaticamente, una scuola meno costosa.

Tra le recenti polemiche a proposito di scuola, c’è stato anche il dibattito sulle differenze tra Nord e Sud, di cui peraltro parlano anche i dati Ocse: qual è la sua posizione in proposito?

Io sono federalista: gli insegnanti devono essere nazionali, la cultura che si trasmette deve essere italiana ed europea, ma la gestione della scuola deve passare alle Regioni. Non bisogna certo fare 20 micro-ministeri dell’Istruzione, perché sarebbe un disastro; ma resta il fatto che sono le regioni a dover gestire il sistema scolastico. In secondo luogo, all’autonomia territoriale si deve aggiungere l’autonomia istituzionale delle scuole, che era il secondo cardine della mia riforma.

Alla fine di tutto rimane però il problema politico del superamento delle contrapposizioni: come uscire dal clima infuocato di questi giorni? 

Non si cambia la scuola se si sta su sponde contrapposte, e ognuno dice di essere nel giusto. Bisogna fare uno sforzo di incontro, perché la tematica non è politicamente targata. Il clima di questi giorni certo non favorisce il dialogo, ma io faccio una proposta (riordino dei cicli e sostegno deciso all’autonomia scolastica) che può abbassare la temperatura dello scontro, e ricondurre il dibattito sul terreno delle scelte concrete. Io non voglio giudicare, e non faccio lezioni di politica sulle motivazioni che stanno alla base di questi contrasti. Ma dico che bisogna fare uno sforzo, richiesto peraltro anche dai più autorevoli editorialisti e opinionisti che si occupano di questo tema: assumiamoci l’impegno di dare una dimensione di ampiezza costituzionale alla questione scolastica, creando larghe convergenze. Dobbiamo, su questo, aprire un vero dibattito culturale.

postato da AnnaV alle ore settembre 30, 2008 14:59 | link | commenti (1)
categorie: scuola, educazione
lunedì, 29 settembre 2008

L’Europa non sia complice di chi nega la libertà religiosa

L'editoriale di oggi de Il Sussidiario è un contributo di Mario Mauro : 

Oggi a Marsiglia Unione europea e India si incontreranno per definire il futuro del proprio rapporto strategico-politico. L’Europa riafferma il suo supporto per il rafforzamento delle relazioni strategiche tra le due più vaste entità democratiche del mondo, che sono chiamate a raggiungere risultati concreti sotto l’aspetto economico, politico, della sicurezza, della non proliferazione nucleare e sotto altri aspetti di mutuo interesse come la promozione della diversità culturale. Grazie ad una Risoluzione del Parlamento europeo, il tema della difesa dei cristiani e della qualità della democrazia indiana entra con forza nei lavori del summit.

C’è ancora grande preoccupazione per la situazione delle minoranze cristiane, in particolar modo nello stato dell’Orissa, e per l’impatto che le leggi anti-conversione diffuse in diversi Stati dell’India possono avere sulla libertà religiosa, anche considerando il fatto che non c’è stato effettivo intervento della polizia durante gli attacchi che hanno portato all’uccisione di almeno 37 cristiani e che i leader di Vishwa Hindu Parishad hanno dichiarato che la violenza non cesserà fino a quando l’Orissa non sarà totalmente liberata dai cristiani. La Risoluzione chiede che le “autorità indiane mettano fine ad ogni violenza contro le comunità cristiane e permettano loro di professare la loro fede liberamente”. 

Il summit Ue-India deve diventare l’occasione per esprimere la nostra condanna per i recenti attacchi contro i cristiani in Orissa e nel Distretto di Kandhamal in particolare, e per pretendere di garantire immediata assistenza e supporto alle vittime, includendo in ciò le compensazioni alla Chiesa per i danni inflitti alle sue proprietà e agli individui, le cui proprietà private hanno subito simili danni, e che venga permesso a tutte le persone costrette a fuggire dai propri villaggi durante gli attacchi di tornare liberi a casa propria.  È molto urgente che tutti i responsabili delle violenze, compresi i membri della polizia vengano velocemente condannati. Tutto questo non deve essere una proposta delle tante, ma una vera e propria pretesa nei confronti del Governo indiano. Deve essere l’argomento prioritario, sul quale discutere senza se e senza ma. Non possiamo più tollerare fatti come quelli accaduti poco più di una settimana fa, quando Iswar Digal e Purinder Pradhan sono stati uccisi e tagliati a pezzi. O come la vicenda di Padre Samuel Francis, 50 anni, che è stato ritrovato morto lunedì mattina, con mani e piedi legati nella cappella dell’ashram in cui viveva, nel villaggio di Chota Rampur.

Durante il dibattito in Aula di mercoledì 24 settembre a Bruxelles ho contrastato con forza le sconcertanti premesse al Summit Ue-India poste dal Commissario alle relazioni istituzionali, la svedese Margot Wallstrom e dal Ministro francese per le politiche europee Jean Pierre Jouyet, intervenuto per conto della presidenza francese del Consiglio. Ho fatto notare che la differenza fra la Risoluzione del Parlamento e le loro introduzioni risulta essere il fatto che, come spesso capita a titubanti istituzioni sovranazionali, non hanno trovato il coraggio di parlare dei massacri di questi giorni, di condannare con forza il venir meno della libertà religiosa in India. Un segnale molto grave, che mi ha fatto pensare che ci saremmo introdotti al vertice che comincia oggi senza avere il coraggio di affrontare la questione centrale: una vera amicizia tra Unione Europea e India passa attraverso il richiamo alla dignità della persona.

Ma per quale motivo dobbiamo avere a cuore la libertà religiosa in tutto il mondo? Per quale motivo una civiltà come la nostra non può permettere che vengano uccise persone in nome del loro credo religioso? E soprattutto per quale motivo il tema della libertà religiosa deve costituire addirittura, come diceva Giovanni Paolo II, “la cartina di tornasole per il rispetto di tutte le altre libertà”?

Perché la libertà religiosa non è una libertà come le altre, sulla libertà religiosa si fonda la qualità di una democrazia. Proprio nell’Aula del Parlamento europeo l’ex Presidente indiano, lo scienziato Abdul Kalam, qualche tempo fa, ci ha raccontato come ha imparato, in una scuola cristiana, non solo l’amore per la conoscenza ma anche la distinzione tra religione e politica. Non dobbiamo mai dimenticare che la libertà religiosa è fondamento per lo sviluppo della democrazia e quindi rende possibile un compito comune, nel quale in amicizia è possibile ricordarci vicendevolmente che la violazione dei diritti umani è la fine di un rapporto di verità.

Dobbiamo avere questo coraggio, se non ci assumiamo come istituzioni europee oggi a Marsiglia questa responsabilità, ci rendiamo complici di una vera e propria degenerazione della democrazia.

postato da AnnaV alle ore settembre 29, 2008 12:11 | link | commenti
categorie: politica, libertà, libertà religiosa, mario mauro
lunedì, 29 settembre 2008

Primo brevetto per le staminali pluripotenti indotte

Da SaFe:

stam_2.jpg

L’Ufficio Brevetti giapponese ha concesso all’Università di Kyoto il primo brevetto sulle cellule staminali pluripotenti indotte. Questa è l’università in cui lo scienziato Shinya Yamanaka ha creato le prime cellule umane di questo tipo, nel 2007.

Lo scopo di questo brevetto, secondo l’Università, è evitare che una compagnia farmaceutica reclami la tecnologia e ne limiti l’uso. Infatti l’Università intende regalare agli istituti educativi e alle organizzazioni no-profit la possibilità di usare la tecnologia.
La tecnologia delle staminali indotte fornisce teoricamente gli stessi benefici della cosiddetta clonazione terapeutica, ma è molto più semplice e etica, e soprattutto dà risultati, mentre la clonazione terapeutica non ne ha mai dati nell'uomo (non esiste al mondo una sola cellula staminale derivata da embrioni umani clonati); per questo i progressi di Yamanaka hanno convinto molti scienziati di punta (per esempio Ian Wilmut) a abbandonare l’idea della clonazione in favore delle staminali indotte.

L’iter burocratico relativo a questo brevetto è stato attraversato con grande urgenza. Questo perché Yamanaka è in rivalità con l'americano James Thomson, che ha pubblicato un successo nella creazione di staminali indotte umane, nello stesso giorno in cui lo scienziato giapponese ha pubblicato un risultato simile.

Questo brevetto copre solo le cellule umane create con il procedimento di Yamanaka in Giappone. Yamanaka stesso ha presentato altre domande di brevetto ai principali uffici del mondo, nel tentativo di ottenere i diritti relativi a tutte le specie (non solo quella umana) e senza limiti geografici. Anche se questi brevetti venissero concessi, non è chiaro se impedirebbero al gruppo di Thomson di brevettare il suo metodo per creare le cellule, un metodo diverso da quello di Yamanaka.

postato da AnnaV alle ore settembre 29, 2008 07:17 | link | commenti
categorie: bioetica, staminali adulte, tecnoscienza
domenica, 28 settembre 2008

Un insegnante racconta l'avventura di una giornata in classe

Questo articolo de IlSussidiario.net non lo voglio perdere! mi ricorda le gioie e i problemi di quando anch'io andavo in classe a condividere l'avventura educativa con i miei studenti!

Ore 9.00: lezione sui sofisti, una ragazza sbotta «sono d'accordo con Protagora, tutto è relativo, non c'è una verità, bisogna adeguarsi alla maggioranza». Un'altra risponde:«c'è eccome la verità!». Ed io che devo prendere posizione, non posso mica rispiegare Protagora!

Ore 9.45: arranco in una dotta lezione sull'idealismo, mi pare anche bella, ma non incontro l'umano di nessuno. Mi prende una forte tristezza, è la percezione del  mio limite, continuo a spiegare, scrutando sui volti dei ragazzi e delle ragazze, cercando una mossa che tradisca il desiderio. E non succede nulla, io spiego, loro prendono appunti. Netta la sensazione di essere in fuorigioco, ma di non essere capace di rientrarvi.     

Ore 10.30: lezione su Sant'Agostino e il male. Tutto fila come spesso accade, la lezione si impone, gli studenti prendono appunti, qualcuno domanda una spiegazione, finché d'improvviso si scatena l'obiezione, «no, non può essere così, Agostino ci prende in giro, se il male non viene da Dio, Dio non può toglierlo, non può liberarci!». E la discussione si anima, mossa da un bisogno, il bisogno  che il male sia tolto, ma tolto davvero e subito. Io che prima difendo la logica agostiniana, ma poi mi accorgo che un'altra era la questione, era che entrassi in gioco con la mia umanità, con il mio bisogno, lo stesso che hanno loro, quello di essere felice, e di esserlo per sempre.

Ore 11.15: lezione sugli universali, ed è un fuoco di fila di domande per trovare una risposta al bisogno di verità che, uno ad uno, i ragazzi e le ragazze che ho davanti portano dentro l'agone della classe. Una bella lezione, bella non per le mie spiegazioni, ma perché loro, i miei studenti, l'hanno segnata dell'umano, perché era evidente dalle domande che facevano che la ricerca del vero per loro non fosse  il tema astratto di una  lezione, ma una urgenza vitale, decisiva nel loro impatto con la realtà.       

Una giornata a scuola, apparentemente altalenando tra successi ed insuccessi, in realtà messo a nudo sull'umano. È lì infatti che nasce ogni lezione, non da quello che rispondono gli studenti, ma dal lasciarmi interrogare da quello che spiego, dall'essere io presenza a me stesso. Spesso per esserlo ho un'unica strada, quella di seguire il sobbalzo umano di quello o di quell'altro studente. E tutto diventa affascinante, si comincia l'avventura del conoscere. Del resto come diceva Sant'Agostino non c'è conoscenza senza amicizia, senza che uno guardi la realtà implicando le sue esigenze fondamentali!

postato da AnnaV alle ore settembre 28, 2008 20:37 | link | commenti
categorie: scuola, educazione
domenica, 28 settembre 2008

Giusto un anno fa.

Dal blog del conterraneo Antonello, Liberalblog, questa foto significativa:

  Giusto un anno fa, Settembre 2007, si scatenava la repressione comunista della dittatura birmana contro i monaci buddisti.

Leggi anche qui

postato da AnnaV alle ore settembre 28, 2008 15:19 | link | commenti (4)
categorie: persecuzioni
sabato, 27 settembre 2008

Domande che esigono una risposta

C'è ancora qualcuno che pensa che il problema dell'educazione e l'emergenza educativa sia un argomento da trattare in salotto o al bar dello sport tra una birra e una sigaretta (dove si può fumare!) oppure come pretesto per parlare d'altro, visto che non si hanno contenuti seri da affrontare.

Però se si pensa a certi interrogativi, non può non nascere il sospetto che l'argomento necessiti davvero di un affronto responsabile.

Vi cito perciò una serie di domande cui tenta di rispondere il saggio "Affermazione e ricerca di senso" di Felice Nuvoli, CUSL, Cagliari:

Chi è l’uomo educato?

Chi è l’uomo maleducato?

Basta dire che nel primo caso la natura ha compiuto il suo compito, mentre nel secondo caso no?

Se si risponde affermativamente a questa domanda, cosa significa precisamente natura?

Cosa si intende quando si dice che è la vita stessa ad educare?

Oppure quando si preferisce dire che ad educare è lo stato, la società, la classe, la cultura?

Ancora più radicalmente: perché la generazione in crescita deve obbedire alla generazione adulta?

In nome di quale diritto gli adulti possono pretendere di formare a loro somiglianza i piccoli?

 

Credo che potremmo tentare di rispondere anche noi a queste domande, se abbiamo a cuore un mondo migliore da consegnare alle nuove generazioni.

postato da AnnaV alle ore settembre 27, 2008 15:10 | link | commenti (3)
categorie: educazione, nuvoli
sabato, 27 settembre 2008

Il problema più grave è la quasi totale assenza di veri educatori

Ecco un prezioso contriburo di Luca Doninelli  per Il Giornale del 27 settembre 2008



Ho sentito dire che il problema della scuola e dell’università italiane è un problema di politica e di investimenti. Ho sentito dire che il problema della scuola e dell’università italiane è un problema occupazionale. Ho sentito dire anche che si tratta di un problema di strategia globale.

Il tarlo dei Grandi Numeri ci corrode. Ma è così vero che il primo problema della scuola e dell’università è un problema di modelli? Dal modello della Scuola e dell’Università di massa a quello dell’età della globalizzazione? Di fronte ai Grandi Numeri fa un po’ ridere chi torna a parlare di grandi maestri. E c’è anche chi dice che nell’epoca della Complessità i grandi maestri non sono più possibili. C’è chi dice che è tutta una questione di rete.

Io penso invece che la grande crisi sia innanzitutto una crisi antropologica, intendendo con questa parola qualcosa di molto concreto: una razza di persone, una razza di uomini e di donne. Non è vero che questa razza non esiste più. Esiste, forse seminalmente, in ciascuno di noi. Poi, però, è necessario il terreno che faccia crescere il seme. E il terreno è la società, con le sue scale di valori. E se i valori si chiamano successo a tutti i costi, vittoria, sopraffazione, prestigio e fama, tacitando a poco a poco qualsiasi voce capace di esprimere (e praticare) un parere diverso, il terreno di crescita dei maestri diventa arido, il seme fatica a germogliare.

Continua qui

postato da AnnaV alle ore settembre 27, 2008 11:16 | link | commenti (25)
categorie: scuola, educazione
sabato, 27 settembre 2008

Un contributo sulla riforma della scuola

DEMAGOGIA 
di G.Israel

Si dice che il ministro-ombra dell’istruzione Mariapia Garavaglia, nel corso della trasmissione Porta a Porta abbia avvertito che i test Ocse-Pisa (quelli che hanno diagnosticato il disastro della scuola italiana) certificano le competenze e non le conoscenze. Ciò è vero, anche perché nessuno ha la minima idea di come si potrebbero stimare le conoscenze se non con un metodo vecchio come la scuola: la valutazione fatta dagli insegnanti. Invece, se il fumoso concetto di “competenza” – che nessuno è mai riuscito a definire in modo “esatto” e la cui linea di separazione dalle conoscenze è non meno fumosa e discutibile – viene assimilato alla capacità di mettere in opera le conoscenze acquisite, se ne possono escogitare delle stime (più o meno discutibili) mediante test, che è proprio quel che fanno i sondaggi Ocse-Pisa. D’altra parte, se le competenze possono riflettere, entro certi limiti, le conoscenze acquisite in campo linguistico, ciò non è affatto vero nel caso delle materie scientifiche e, in particolare, della matematica. È possibile che si acquisisca la capacità di far uso di procedimenti standard per risolvere problemi senza avere un’idea chiara – e magari senza avere la minima idea – dei fondamenti teorici di quei procedimenti, insomma senza “conoscerli”. Non a caso chi si occupa seriamente di problemi dell’insegnamento della matematica (come il celebre matematico francese Laurent Lafforgue) si riferisce in modo primario alle conoscenze.
In conclusione, ha ragione Garavaglia a dire che gli Ocse-Pisa dicono poco circa lo stato delle conoscenze ma, a questo punto, non è chiaro se le siano chiare le implicazioni di tale osservazione: e cioè che, in termini di conoscenze, la situazione della nostra scuola potrebbe essere ancor più disastrosa. E cioè che non ci troviamo di fronte a studenti che possiedono concetti generali ma non li sanno usare, bensì di fronte a studenti che non li sanno usare e non li possiedono neppure. Che le cose stiano proprio così è comune esperienza di chiunque insegni nella scuola e di chi, nell’università, sia testimone del drammatico livello di ignoranza linguistica e matematica degli studenti che vi arrivano, e che si accentua di anno in anno.
A questo punto va ricordato che l’introduzione nelle scuole primarie di più maestri per classe risale al 1990. Pertanto, le persone formate col nuovo sistema hanno oggi al massimo 24 anni. Un minimo di serietà imporrebbe di tener conto di questa correlazione temporale: la valanga crescente di incompetenti e ignoranti che non sanno leggere, scrivere e far di conto sta in gran parte entro questa fascia di età e pertanto è iniziata e si è ingrossata a partire dalla riforma delle elementari. Pretendere che i cattivi risultati siano tutti imputabili alle scuole secondarie è quanto meno poco sensato.
Invece di ragionare si preferisce ripetere come un disco rotto che la scuola elementare italiana è “eccellente” (sempre Garavaglia), anzi una delle migliori del mondo, omettendo di dire che le valutazioni internazionali riguardano non tanto i risultanti quanto l’impiego di risorse su cui – non c’è dubbio! – l’Italia è ai primi posti. Il fatto è che tutti coloro che ripetono pateticamente questi slogan ed evocano i loro ricordi (come ha fatto Francesco Merlo su Repubblica) hanno ben più di 20 anni e non sanno che dal 1985 la scuola elementare italiana è stata cambiata da cima a fondo e non ha più nulla in comune con quella di un tempo. E se non lo sanno è peggio.
Il cambiamento radicale della primaria italiana ha avuto tre caratteristiche. 1) L’introduzione della balzana trovata dei tre (o più) maestri, che esiste in pochissimi paesi al mondo. 2) La demolizione totale dei programmi precedenti sostituiti con un approccio metodologico incurante dei contenuti e ispirato alle tendenze più estremistiche della pedagogia dell’autoapprendimento. È questo un tema su cui ho fornito su questo giornale illustrazioni ed esempi specifici (riguardanti l’insegnamento di matematica, storia, geografia, letteratura ecc.) senza nessuno che mai si sognasse di opporre la minima obiezione. 3) I processi di formazione degli insegnanti (in particolare dei maestri) hanno visto un’espansione geometrica della parte dedicata alle materie psico-pedagogico-relazionali a discapito di quelle disciplinari, ridotte talora al 20% del curriculum. Siamo allo scandalo che si può riuscire ad abilitarsi come maestri senza aver seguito più di una trentina di ore di matematica o di storia (soltanto moderna). Su questo giornale è stata pubblicata la lettera di una maestra (tra le tantissime ricevute) che illustrava lo sfacelo delle elementari, frammentate in un mosaico di attività incoerenti e che mostrava a quali inaudite tensioni sono sottoposti quegli insegnanti che resistono eroicamente al disastro provocato da “riforme” sconsiderate. Si preferisce non leggere queste testimonianze e voltarsi dall’altra parte.
Di fronte a tutto ciò ripetere accanitamente lo slogan della scuola migliore del mondo è una manifestazione di irrazionalità oppure di propaganda.
Sempre su queste pagine sono state spiegate ripetutamente le ragioni didattiche, pedagogiche e culturali che giustificano pienamente la scelta del maestro unico. Non le ripeterò per non fare il verso al disco rotto, anche se è comunque meglio ripetere argomenti piuttosto che slogan. Ma quando si legge che «il ritorno del maestro unico è una proposta senza senso, funzionale a ridurre in modo contabile i docenti, ma priva di basi psico-pedagogiche» (sempre Garavaglia), viene da dire che quel che è troppo è troppo. Se si vogliono usare termini forti come “senza senso” e “privo di basi”, occorre produrre argomenti e rispondere a quelli altrui. E, se non si hanno argomenti, occorre avere il buon gusto di tacere.
(Libero, 24 settembre 2008)

Interessante anche l'insieme dei provvedimenti previsti. Leggi:
Per una scuola di qualità
postato da AnnaV alle ore settembre 27, 2008 07:56 | link | commenti (4)
categorie: scuola, educazione
venerdì, 26 settembre 2008

L'appello per l'educazione

È in corso la sottoscrizione all'Appello per l'educazione  promosso dal Centro culturale di Lugano

testo dell'appello qui

sottoscrizioni pervenute qui

Albert Anker, la scuola del villaggio nel 1948,
Kunstmuseum Basilea. By courtesy of musee-imaginaire.de

postato da AnnaV alle ore settembre 26, 2008 16:44 | link | commenti (1)
categorie: educazione
venerdì, 26 settembre 2008

Non ci si può affidare all'arbitrio dei giudici

Da Il Giornale di oggi:

Non ci si può affidare all'arbitrio dei giudici
di Eugenia Roccella

«Nessuna svolta» ha commentato Monsignor Elio Sgreccia, intervistato dal Corriere a proposito delle parole del cardinale Bagnasco sul cosiddetto testamento biologico: la limpida e ostinata difesa della dignità creaturale di ogni persona umana non subisce interruzioni, cedimenti, nemmeno di tipo tattico. A Monsignor Sgreccia bisogna pur credere, visto che è stato per anni il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, guida della bioetica cattolica. Invece non tutti sono disposti a questo atto di fiducia, e qualche dubbio serpeggia: ogni apertura verso una legge appare ad alcuni come un rischioso «slippery slope», un pendìo scivoloso che potrebbe condurre all'eutanasia, ma soprattutto a una drammatica resa al trionfante relativismo etico. Eppure i «paletti» posti dal presidente della Cei sono esattamente gli stessi che si leggono nel documento del Comitato nazionale di Bioetica del 2003, in cui si sollecitava un intervento legislativo che offrisse «un sostegno giuridico alle dichiarazioni anticipate di trattamento». Un parere firmato dal fior fiore dei bioeticisti cattolici: Francesco D'Agostino, che del Cnb era allora presidente, Monsignor Sgreccia, Carlo Casini, leader storico del Movimento per la Vita, Maria Luisa Di Pietro, oggi a capo di «Scienza e Vita», il professor Eusebi dell'Università Cattolica. Nel 2003 il dibattito sul testamento biologico (o meglio: sulle «dichiarazioni anticipate di trattamento») non era ancora scoppiato sui giornali e in Parlamento, ma i segnali del nuovo corso seguito dai giudici erano già ben visibili. La sentenza della Cassazione sul caso Englaro, che ha costituito un punto di non ritorno, era all'orizzonte, preparata da una lunga serie di sentenze che facevano del consenso informato il cuneo per introdurre il diritto a morire. Questa interpretazione del consenso informato non è rimasta confinata in un ambito giurisprudenziale, ma si è trasferita nella Convenzione di Oviedo (la Carta etica dell'Europa) e nel nuovo codice di deontologia medica. I membri del Cnb hanno avuto la vista lunga, e hanno capito con largo anticipo che una legge era necessaria, esattamente come è avvenuto per la fecondazione assistita. Anche lì è stata necessaria una legge che mettesse ordine, e arginasse le tendenze eugeniste, tutelando insieme, il più possibile, l'embrione e la futura madre. La sentenza Englaro ha semplicemente portato alla luce il lungo movimento sotterraneo che avrebbe voluto condurre all'eutanasia senza nemmeno passare dal Parlamento, senza interpellare i cittadini in alcun modo, solo inanellando una sentenza dietro l'altra. Anche l'ultimo pronunciamento dei giudici, sul caso del testimone di Geova arrivato in ospedale con un foglietto su cui era scritto «niente sangue», è imperniato sulla necessità del consenso informato per qualunque trattamento sanitario, non importa se è in gioco la vita del paziente. Se non si affronta il nodo del consenso informato, dunque, se non lo si disciplina, imponendo regole e garanzie, lasceremo davvero ogni malato sul pendìo scivoloso dell'arbitrio di un giudice. Per ogni nuovo caso giudiziario (e basta considerare che solo i malati in stato vegetativo sono tra i 2 e i 3000) si potrà ricorrere alla ricostruzione degli «stili di vita», si potranno ammettere testimonianze vaghe, dichiarazioni rese via Internet, appunti sparsi, e chissà cos'altro. Per il testimone di Geova il giudice ha ritenuto che il foglietto fosse un po' poco, e che servisse la figura del tutore. Ma anche per Eluana c'è stata una sentenza analoga, e il via libera alla morte è stato dato solo dopo la nomina di un tutore. Se non vogliamo che le garanzie per il malato si riducano a questo, non c'è che una strada: dobbiamo impegnarci a fare una legge.

Leggi anche

La proposta di una legge sul “fine vita”

postato da AnnaV alle ore settembre 26, 2008 16:19 | link | commenti
categorie: bioetica, testamento biologico
giovedì, 25 settembre 2008

“Non c’e’ impresa senza imprenditore. E non c’e’ sviluppo senza imprenditoriâ€

Pubblico un’interessante analisi della situazione economica della mia isola, perché è solo se si conosce la realtà e da essa si parte, è possibile fare degli interventi che la rendano più vivibile.

In Sardegna il dramma della disoccupazione è sempre più grave: il mio amico, Giorgio Laspisa, consigliere regionale, tenta un’analisi ed una risposta:

 

POLITICHE PER L’IMPRESA

 

L’ uomo che non lavora e’ un uomo ferito nella sua umanita’. L’uomo che non opera, non costruisce, non rischia e, quindi, una societa’ che non promuove questa capacita’ di rischio, sono destinati al declino.

 

Non e’ economicismo nè, tanto meno, liberismo sfrenato. E’ il realismo che ci fa dire questo.

 

La nostra generazione in Europa vive ancora, nonostante la caduta del muro di Berlino, sotto una cappa ideologica che ha frenato e frena ancora l’intrapresa. L’ultimo dei tanti esempi lo abbiamo sotto gli occhi: il caso Alitalia. E la Sardegna non fa eccezione. Anzi sembra ancora di piu’ soggiogata da questa mentalita’ e dominata non da un colonizzatore esterno, ma da un dirigismo “nostrano” che coniuga abilmente l’arroganza de “su meri mannu” (il grande padrone, con fustagno e frustino) con le frequentazioni dell’alta finanza internazionale.

 

E’ evidente la necessita’ di una svolta! Nella politica per l’impresa si manifesta il contenuto autentico di un progetto di governo, la sua originalita’ e perfino l’impronta culturale, il punto di vista sull’uomo e sulla sociata’. Perché? Perche’ una societa’ in cui l’impresa e l’imprenditore non sono nel cuore delle motivazioni da cui nascono le leggi e gli atti amministrativi e’ una societa’ destinata al declino, allo spopolamento, alla desertificazione. Il cuore della questione e’ come sempre nella concezione dell’uomo. La forma dello stato moderno, e lo statalismo che ne e’ derivato, sono presuntuosamente orientati ad eliminare dalla vita dell’uomo un elemento che invece e’ essenziale: il rischio, il mettersi in gioco, l’essere protagonisti.

 

Nella “societa’ amministrata” di cui parlava Horkeimer, l’uomo si illude di essere piu’ felice perche’ titolare di diritti sociali a cui corrisponde l’obbligo di risposta da parte dello stato. Ma e’ una illusione, una comoda illusione. Da cui nasce una dilagante e devastante irresponsabilita’. La debolezza dell’economia occidentale, che anche in questi giorni mostra episodi gravi ed inquietanti, in America come in Italia, in gran parte e’ causata da questa involuzione della cultura d’impresa.

 

Questo e’, in fondo, il problema: su che cosa sono fondate la nostra cultura di governo e la nostra cultura d’impresa? E quale e’ quindi la caratteristica peculiare della nostra politica per l’impresa, rispetto ai nostri avversari politici, che tra qualche mese affronteremo nella competizione elettorale in Sardegna? Soru sta fallendo, e’ chiaro a tutti, e noi cosa proponiamo per i prossimi cinque anni? Per rispondere a questa domanda, e’ assolutamente necessario individuare i criteri fondamentali su cui costruire una grande proposta, una grande sfida. Ma innanzi tutto e’ necessario guardare cio’ che accade nella nostra terra. Da qui la scelta di ascoltare alcuni protagonisti.

 

SINTESI

 

Il criterio centrale e’ questo: non esiste l’impresa senza l’imprenditore. Puo’ sembrare una banalita’. Ma non e’ cosi’. A livello internazionale (si pensi alla finanziarizzazione dell’economia, che ha fatto si’ che la proprieta’ - il capitale – sia lontana dalla produzione e che la formazione del reddito sia affidata piu’ a meccanismi di rendita che all’innovazione) ma anche al nostro livello regionale, l’economia sembra sempre piu’ orfana del soggetto protagonista dell’azienda. La politica economica negli ultimi decenni e’ stata centrata sul “progetto” piu’ che sul “soggetto”. Anche gli incentivi finanziari (I contributi agli investimenti) sono stati affidati a meccanismi automatici: quanti soldi sono stati concessi senza neanche sapere chi dovesse riceverli! In nome della trasparenza sono stati finanziati tanti progetti astrattamente validi, ma spesso slegati da un soggetto forte.

 

Bene! Noi dobbiamo rovesciare questa logica: non c’e’ impresa senza imprenditore! E non c’e’ sviluppo senza imprenditori!

 

Per la Sardegna questo e’ vitale. Dobbiamo scoprire e sostenere la cultura d’impresa.

Dal sito di Giorgio Laspisa

postato da AnnaV alle ore settembre 25, 2008 14:50 | link | commenti (4)
categorie: politica, sardegna, giorgio la spisa
giovedì, 25 settembre 2008

A proposito di emergenza educativa

Da Sguardo leale:

Carissimo direttore,

quando ho letto la terribile notizia di uno studente finlandese che ha aperto il fuoco contro i suoi compagni e gli insegnanti, facendo almeno nove morti, sono stato preso di soprassalto, come incredulo di fronte a tanto male.

 

Com'è possibile che dentro la vibrazione di vita della giovinezza si incunei così profondamente una radice di male? Com'è possibile che un ragazzo possa scrivere che "la vita è guerra, la vita è dolore, E combatterai da solo la tua personale guerra"? Come è possibile che possa imperversare su Youtube con immagini di morte e di distruzione? Com'è possibile che quella violenza coltivata a livello virtuale esploda in modo così tragico e impietoso?

Può anche essere follia quanto accaduto, ma sarebbe troppo facile chiudere la pratica con un non luogo a procedere per infermità mentale, no, sarebbe troppo facile, è il nichilismo dominante a rendere possibile che un giovane cresca avendo la morte e la distruzione come orizzonte.

 

E' una domanda di perdono quella che mi sorge dal cuore, di perdono a Dio per chi è stato ucciso, di perdono a Dio per chi ha ucciso, così che non accada più che al desiderio della giovinezza corrisponda l'assenza di uno sguardo, quello sguardo di simpatia totale che volge il cammino della vita verso la positività.

Che dolore questi morti, che orrore questa strage, a quanta responsabilità ci chiama perché non accada più che un giovane accusi l'assenza di uno sguardo, uno sguardo che c'è e in cui poter ritrovare la positività della propria umanità e di quella con cui si vive

 

Gianni Mereghetti
Abbiategrasso 

postato da AnnaV alle ore settembre 25, 2008 10:06 | link | commenti (2)
categorie: educazione
mercoledì, 24 settembre 2008

Ancora sull'educazione

Un pensiero sull’educazione tratto da Tra passato e futuro di Hannah Arendt citato in Affermazione e ricerca di senso di Felice Nuvoli:

 

“Con l’educazione si assume la responsabilità (…) al livello dell’esistenza e della crescita del bambino e al livello della continuazione del mondo (…) Il bambino deve essere protetto con cure speciali perché non lo tocchi nessuna delle facoltà distruttive del mondo. Ma anche il mondo deve essere protetto per non essere devastato e distrutto dall’ondata di novità che esplode con ogni nuova generazione” (Tra passato e futuro – tr. it. – Milano 1991,243)
“L’educazione è il momento che decide se noi amiamo abbastanza il mondo da assumere la responsabilità e salvarlo così dalla rovina, che è invitabile senza il rinnovamento, senza l’arrivo di esseri nuovi, di giovani. Nell’educazione si decide anche se noi amiamo tanto i nostri figli da non estrometterli dal nostro mondo lasciandoli in balia di se stessi, tanto da non strappargli di mano la loro occasione di intraprendere qualcosa di nuovo, qualcosa di imprevedibile per noi; e prepararli invece al compito di rinnovare un  mondo che sarà comune a tutti” (ivi,255)

Per approfondimenti clicca qui

postato da AnnaV alle ore settembre 24, 2008 16:47 | link | commenti (13)
categorie: educazione, nuvoli
mercoledì, 24 settembre 2008

Con le «nuove» staminali sarà una vera rivoluzione

di Elena Molinari
Tratto da Avvenire del 24 settembre 2008


Ci sono malattie, come l’Alzheimer, sulle quali gli scienziati si rompono la testa da anni. «Il fatto è che non capiamo ancora che cosa smette di funzionare nelle cellule nervo­se dei malati», spiega Lawrence Goldstein, un ricercatore dell’U­niversità della California a San Diego.

Qualcosa sta però per cambiare secondo Goldstein e gli altri scienziati che ricercano le cause dell’Alzheimer. Anziché sperimentare nuove terapie su ratti e moscerini, a breve potran­no verificarne l’efficacia sugli stessi tessuti affetti dal morbo. Senza mettere a rischio la vita dei pazienti.

La novità si chiama «cellule sta­minali pluripotenti indotte», in gergo tecnico le «Ips», ed è stata al centro del congresso mondia­le sulle staminali concluso ieri in a Madison, nel Wisconsin. «Nel mio laboratorio abbiamo raccol­to cellule della pelle di pazienti che manifestano una forma ge­netica del morbo di Alzheimer e le abbiamo trasformate in pro­vetta in cellule nervose – ha spie­gato Goldstein ai 900 scienziati riuniti al summit –: ora vogliamo usarle per sperimentare nuovi farmaci». Quanti embrioni sono stati sacrificati per questa ricerca? Nemmeno uno.

Durante le due giornate del con­vegno, relatore dopo relatore, tut­ti si sono confrontati con il sem­plice fatto espresso in apertura da Goldstein: che in quelle cellule «è presente l’essenza della malat­tia ». Giunto alla sua quarta edizione, il summit del Wisconsin per la prima volta è stato in larga parte dominato dalla eccezionale sco­perta (avvenuta alla fine dello scorso anno nel laboratorio di Ja­mes Thomson, proprio qui a Ma­dison, e di Shinya Yamanaka, a Kyoto): le cellule adulte della pel­le possono essere ricondotte allo stadio embrionale ('riprogram­mate') e quindi trasformate nei tessuti nei quali vengono im­piantate.

Ed essendo il «World Stem Cell Summit» non un congresso per soli addetti ai lavori ma un even­to aperto a scienziati, pazienti, in­vestitori e filantropi, l’incredibile potenziale della scoperta è stato discusso per la prima volta in u­na sola sede dal punto di vista medico, etico, politico ed econo­mico.

Molti ricercatori e investitori si sono chiesti se le staminali pluri­potenti permetteranno di supe­rare del tutto la necessità di fare ricerca usando embrioni umani e renderanno superflua l’attuale re­strizione sull’uso di fondi federa­li per la ricerca su cellule em­brionali voluta da George W. Bu­sh. Altri, come Tim Kamp, condi­rettore del centro per le cellule staminali e la medicina rigenera­tiva dell’Università del Wiscon­sin, continuano invece a consi­derare le staminali embrionali lo standard con cui la ricerca deve confrontarsi: «Siamo ancora nel­la fase di comprendere quanto u­na cellula pluripotente indotta sia simile a una cellula embrionale nella sua capacità di crescere per periodi di tempo prolungati e nel­la sua abilità di trasformarsi nei diversi tipi di cellule cui siamo in­teressati », ha detto.

Tutti sono però d’accordo che il nuovo protocollo deve avere a di­sposizione un canale di finanzia­mento accelerato. «Come dimo­stra la scoperta dell’équipe di Thomson, gli Stati Uniti hanno un gruppo di ricercatori incredi­bile – ha detto ancora Kamp –, ma l’Istituto nazionale per la salute deve aumentare i fondi a loro di­sposizione. Sarebbe anche utile creare un Centro nazionale per la ricerca sulle staminali e la medi­cina rigenerativa, paragonabile al Centro per la ricerca sul cancro, che gode di fondi pubblici privi­legiati ». Bernard Siegel, fondatore del Centro per la politica della gene­tica della Florida e uno degli or­ganizzatori del summit, spera an­che che la Food and Drug Admi­nistration – l’agenzia Usa re­sponsabile della sicurezza dei farmaci – regolamenti quanto prima e in modo responsabile il settore. «È fondamentale per evi­tare una paralisi – dice Siegel –, la mancanza di finanziamenti fe­derali, infatti, ha provocato un forte coinvolgimento dei singoli Stati nel sovvenzionare la ricerca. Ma ogni Stato ha le sue regole. È importante invece che ciascun la­boratorio riceva le stesse linee guida da Washington».

Al summit erano presenti anche rappresentanti delle società far­maceutiche, come la Baxter e la Pfizer, che hanno messo in evi­denza l’interesse dei privati per la sperimentazione di nuovi me­dicinali su tessuti sviluppati in provetta anziché sui pazienti – un metodo che renderebbe l’appro­vazione di nuovi farmaci da par­te della Food and Drug Admini­stration meno costosa e più ve­loce. «Penso che la quantità di denaro privato in arrivo nel set­tore delle staminali, grazie alle scoperte degli ultimi mesi, sia u­no dei dati più sorprendenti di questo convegno – ha commen­tato Siegel –, siamo agli inizi di un’industria che potrebbe rag­giungere i 500 miliardi di dollari nei prossimi 10 o 20 anni, e gli in­vestimenti sono già partiti a pie­no ritmo».

Segnalato da
IlMascellaro

postato da AnnaV alle ore settembre 24, 2008 16:12 | link | commenti (2)
categorie: bioetica, staminali adulte
mercoledì, 24 settembre 2008

Geninazzi (Avvenire): contro le persecuzioni ci vuole un’ingerenza umanitaria

La libertà è il bene più prezioso, ma continua ad essere molto spesso un desiderio irrealizzato: deve esserci libertà per i tibetani, come per gli islamici  e per i cristiani. Non è ammissibile che delle persone siano perseguitate, torturate, massacrate per la loro concezione religiosa. Interessante questa intervista de Ilsussidiario a Geninazzi, giornalista di Avvenire:

«Cristianofobia: ingerenza umanitaria. Subito»: questo l’invito perentorio che il quotidiano dei vescovi Avvenire ha lanciato domenica con un editoriale a firma Luigi Geninazzi. Un appello forte e concreto lanciato soprattutto all’Europa, perché prenda provvedimenti non solo verbali contro le persecuzioni dei cristiani in vari Paesi del mondo. Per capire più a fondo il significato di questa richiesta, ilsussidiario.net ha raggiunto l’autore dell’editoriale.

Geninazzi, pensavamo fino a poco tempo fa che il vero problema dei cristiani fosse l’emarginazione del cristianesimo nell’occidente secolarizzato: perché ora ritorna invece il problema delle persecuzioni?

Bisogna dire che il problema dell’Occidente rimane, anche se sotto la spinta di Benedetto XVI la situazione si è sostanzialmente ribaltata: il confronto con il messaggio cristiano è divenuta una questione centrale per il pensiero occidentale, e l’ultimo viaggio del Papa a Parigi lo ha dimostrato chiaramente. Quel che accade fuori invece ci coglie realmente impreparati. L’evoluzione dei fatti dopo l’11 settembre è stata sia in direzione di un terrorismo che ha colpito l’America e l’Europa, ma poi sempre di più si è curvato sui cosiddetti “crociati” e ha preso accentuazioni sempre più fortemente religiose. Basta vedere gli ultimi messaggi di Al Qaeda. Quelle però sono parole; i fatti sono che nei paesi islamici, nel Medio Oriente e anche nei paesi arabi che un tempo si pensavano rispettabili, come l’Indonesia, la Malesia, e perfino in Algeria, i cristiani sono nel mirino. 

Non stiamo dunque parlando del generico attacco contro l’Occidente: sono i cristiani locali i veri perseguitati.  

È proprio questo l’elemento di cui dobbiamo renderci conto. Era comprensibile che nello scontro originatosi dall’11 settembre venissero coinvolti i cristiani europei e più particolarmente certo fondamentalismo protestante americano. Quello che non ci si aspettava invece è che nel mirino potessero finire i cristiani locali, i cristiani arabi. La situazione dell’Iraq è al tempo stesso emblematica e paradossale: i Caldei c’erano prima che arrivasse Maometto, eppure sono ugualmente considerati una quinta colonna dell’America.

Oltre all’Iraq, in quali altri Paesi questa situazione si è manifestata maggiormente? Negli ultimi mesi si è parlato molto della situazione in India.

L’India è un caso a parte, dove ci sono altre motivazioni di carattere politico-sociale. Il caso classico per capire questa pericolosa inversione di tendenza è invece proprio quello dei paesi arabi, dove il cristiano è sempre stato rispettato, perché visto come un ponte verso l’Occidente; ora invece è considerato un nemico. Questo naturalmente non accade solo in Iraq, ma anche in Palestina, dove fino a tre o quattro anni fa  questo atteggiamento non c’era mai stato. A Gaza ci sono da vent’anni scuole di cristiani, non solo rispettate ma anche frequentate da bambini arabi: ora sono state prese di mira più volte nell’arco di un anno. Sono questi i fatti che ci spaventano, perché il dialogo è caduto, e questa per il cristiano locale, arabo o indiano, è una grandissima sfida. Per noi invece la sfida è come reagire di fronte a questa situazione: non limitiamoci a deplorare, perché siamo interpellati direttamente. 

Tramite l’editoriale di domenica Avvenire lancia anche una proposta concreta: applicare il concetto di ingerenza umanitaria alle persecuzioni dei cristiani. Cosa significa?

Faccio un esempio partendo da un’agenzia che ho letto stamattina: in vista dell’appuntamento di fine mese tra Unione europea e India, di cui ho parlato nell’editoriale, l’Ue sta alzando la voce in merito ad alcuni problemi sul commercio dei prodotti alcolici; inoltre l’Ue pare abbia intenzione di porre al centro il problema dello sfruttamento del lavoro minorile. Quello che chiediamo è che semplicemente, oltre a questi temi sicuramente importanti, venga messo sul tavolo anche il discorso del rispetto dei cristiani. Sarebbe una giusta ingerenza umanitaria: così come ponendo il problema del lavoro minorile l’India non può solo rispondere “sono affari nostri”, allo stesso modo e ancor di più la sorte dei cristiani non è solo “affare loro”. Un ministro dell’Unione europea, anche se laico, deve porsi questi problemi, e sapere che rappresenta un continente con radici cristiane.

Perché questa sorta di indifferenza da parte dell’Europa per le persecuzioni contro i cristiani, mentre le discriminazioni verso altre religioni sono così ben monitorate? 

Qui il terreno è delicato, ma bisogna pur dire le cose come stanno. L’antisemitismo va sempre combattuto, perché ci sono sempre pericolosi focolai. Però onestamente non mi pare si possa parlare di un antisemitismo dilagante e crescente. Su Le Figaro di sabato c’era un’intervista al presidente del comitato rappresentativo delle istituzioni ebraiche in Francia in cui denunciava l’antisemitismo crescente: l’unico esempio che riportava era un’aggressione subita qualche settimana fa da tre ragazzi. Un episodio sicuramente grave e da condannare senza riserve; ma comunque imparagonabile alla quantità di sacerdoti e i laici uccisi solo in Iraq. Mentre ebrei e islamici hanno i centri di osservazione per le discriminazioni che fanno giustamente opera di monitoraggio su violenze e discriminazioni, i cristiani non hanno organi “laici” che verifichino questa situazione. Invece è una cosa che andrà fatta, e presto, perché quelli di cui stiamo parlando non sono affatto casi isolati.

postato da AnnaV alle ore settembre 24, 2008 07:35 | link | commenti (2)
categorie: libertà, cristianesimo, libertà religiosa, persecuzioni
martedì, 23 settembre 2008

SARDEGNA: Il Referendum regionale del prossimo 5 ottobre

Ho appena scoperto che domenica 5 ottobre nella mia regione ci sarà un referendum sul piano paesaggistico.

L’argomento merita una breve riflessione.

Quando si insediò il nuovo governo regionale della Sardegna , quattro anni fa, il primo provvedimento fu quello di sospendere per un anno l’edilizia regionale con la promessa di un piano paesaggistico che avrebbe rimesso le cose a posto.

In realtà siamo alla vigilia delle nuove elezioni regionali e il piano paesaggistico, nel frattempo approvato, ha avuto il solo risultato di bloccare l’edilizia in moltissimi comuni e in molte zone della sardegna,  con notevoli e gravi ripercussioni in tutti i settori dell’economia isolana.

Ora sono state raccolte le firme necessarie per un referendum che abroghi questo nefando piano paesaggistico.

Con questo referendum si chiede di abrogare l’attuale insostenibile piano paesaggistico e di tornare alla vecchia normativa che era quella comune a tutte le regioni della Penisola.

Mi pare ragionevole e quanto mai opportuno partecipare a questo referendum con un SI’ in modo da restituire alal sardegna quelle possibilità di lavoro e di sviluppo mortificate dall’attuale governo regionale.

Leggi anche:

Sardegna: un referendum per lo sviluppo

 Altre notizie quiqui, qui, qui e qui

postato da AnnaV alle ore settembre 23, 2008 17:26 | link | commenti (18)
categorie: politica, sardegna, referendum
martedì, 23 settembre 2008

Due pensieri sui presupposti antropologici dell’educazione…

… tratti da Affermazione e ricerca di senso di Felice Nuvoli:

 

L’educazione è (…) da comprendere come la promozione di un corretto rapporto tra natura e cultura, tra struttura e storia, tra dimensione personale e dimensione sociale. (pag. 18)

 

L’uomo e il mondo non sono semplicemente posti l’uno accanto all’altro e neppure opposti l’uno all’altro come due zone separate. (…) Grazie all’uomo il mondo prende una forma nuova, ricostruisce,ma anche, talvolta simultaneamente, si deforma e si scompone. (pag. 20)

postato da AnnaV alle ore settembre 23, 2008 11:18 | link | commenti
categorie: educazione, nuvoli
martedì, 23 settembre 2008

La legge sul fine vita deve difendere chi non può più esprimersi

Con la chiarezza che contraddistingue sempre i suoi interventi, il Presidente della Cei Card. Bagnasco nella prolusione al Consiglio Permanente ha spiegato qual è la posizione dei vescovi italiani in merito a una legge sul fine vita: dopo la sentenza della Cassazione sul caso di Eluana Englaro, secondo la quale la donna in stato vegetativo può essere lasciata morire di fame e di sete, è necessario tutelare e rafforzare alcune garanzie messe in pericolo proprio da quella sentenza.

Ci si aspetta innanzitutto che la futura legge riconosca “valore legale a dichiarazioni inequivocabili, rese in forma certa ed esplicita”. Una normativa quindi che permetta di dichiarare anticipatamente il proprio consenso o meno a trattamenti sanitari, un consenso da far valere quando non si è in grado di esprimerlo direttamente, al momento necessario, magari perché ci si trova in stato di incoscienza, dopo un incidente o per una malattia.

Per essere valido deve innanzitutto essere espresso in modo chiaro e senza possibilità di equivoci: in forma scritta e certificata, quindi, per evitare improbabili ricostruzioni a posteriori di “volontà presunte” del malato dai suoi “stili di vita”, come abbiamo letto nella sentenza per Eluana Englaro. Ma soprattutto la persona dovrà esprimere un vero consenso informato: niente modulistica o prestampati da compilare, quindi, e neppure dichiarazioni astratte e generiche del tipo “in caso di malattia o lesione traumatica cerebrale irreversibile e invalidante chiedo di non essere sottoposto a nessun trattamento terapeutico”, come recitano modelli di testamento biologico pubblicizzati di recente nel nostro paese. Un vero consenso informato presuppone informazioni chiare e circostanziate, riferite a situazioni concrete e specifiche, che la persona deve dimostrare di avere compreso bene.
Solo in questo modo dichiarazioni anticipate di trattamento potranno avere peso nel rapporto medico-paziente, quando questo non sia più in grado di dare il proprio consenso nel momento in cui viene richiesto.

Dichiarazioni anticipate solo se all’interno di un rapporto di fiducia con il proprio dottore, che quindi ne dovrà sicuramente tenere conto ma che non sarà obbligato ad eseguire: il medico non potrà che agire in scienza e coscienza nell’esercizio della sua professione, che prevede il dovere di prendersi cura dei propri pazienti, innanzitutto non abbandonandoli.
In quest’ottica, ovviamente, alimentazione ed idratazione rimangono sostegni vitali, indipendentemente dalle modalità di somministrazione – autonoma o con supporti esterni come il sondino naso-gastrico con cui viene nutrita Eluana, tanto per spiegarci: non essendo trattamenti sanitari, non saranno oggetto dell’articolato della futura legge, e la loro sospensione non potrà essere prevista.

Libertà nel curare e nell’essere curati, in un rapporto di fiducia fra chi cura e chi viene curato: questo lo spirito della futura legge sul fine vita auspicata dal presidente della Cei, e da noi condiviso.

Assuntina Morresi

http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=5752

postato da AnnaV alle ore settembre 23, 2008 11:02 | link | commenti (4)
categorie: politica, eutanasia, morresi
lunedì, 22 settembre 2008

Chi educa ritorni ad esser padre - Intervista a Socci

Solo uno dei tanti modi con cui il potere cerca di «braccare» bambini e ragazzi: questo, secondo Antonio Socci, è ciò che accade quando certi maestri riversano sugli alunni le loro proteste politico-sindacali. E, quel che è peggio, è che in tutto questo dimenticano completamente quella che dovrebbe essere la loro missione educativa: essere dei padri.

Socci, sono in tanti a parlare di emergenza educativa: anche chi fa occupazioni e inscena proteste bizzarre dice di agire per difendere l’importanza della scuola e dell’educazione dei giovani. Come distinguere tra chi ha veramente a cuore l’emergenza educativa e chi invece la utilizza come pretesto?

 Per capire bene il problema bisogna partire da qualcosa che sta prima, e che può essere rintracciabile in questa frase di George Steiner: «può darsi che gli storici futuri finiscano per definire l’epoca attuale in Occidente come un’era di attacco massiccio all’intimità umana, ai delicati processi tramite i quali cerchiamo di realizzare la nostra identità unica e individuale, di sentire l’eco della nostra propria natura». Io parlo da padre di famiglia, con due figli grandi e uno più piccolo di 11 anni. Quest’ultimo si trova in un’età molto delicata, in cui, anche a causa dell’impatto con la prima media, si vive un piccolo ingresso nel mondo degli adulti, con l’allargarsi delle amicizie oltre la cerchia protetta della sfera familiare. Osservando dunque la fragilità della condizione di un bambino di 11 anni ho avvertito in maniera lampante la verità di una cosa che don Giussani diceva spesso: la nostra umanità si trova ad essere quasi braccata dal potere e dalla mentalità dominante, che è letteralmente a caccia delle nostre anime, e soprattutto di quelle dei bambini.
 
In cosa si vede questa sorta di attacco da parte del potere?
 
Basta guardare il tipo di aggressione con cui si cerca di fare dei bambini degli acquirenti; basta vedere la violenza, vera, ancora più nell’anima che nel corpo (perché il peggior bullismo è quello dell’anima) di ragazzini diventati adulti, cui è stata rubata l’infanzia, e la violenza con cui a questi ragazzi viene buttata addosso tutta la dinamica dei rapporti umani nella società, che sono rapporti di dominio e di possesso.
 

Di cosa hanno bisogno i nostri figli?

Il punto di partenza è lo sguardo che dobbiamo avere su di loro; e direi anche su noi stessi, perché la nostra umanità, anche se forse più protetta, non è comunque meno braccata della loro. Non viviamo in un’ampolla neutra, viviamo in una «selva selvaggia», dove letteralmente l’umanità, le anime, gli individui sono merce preziosa, che viene contesa da tanti padroni, ma che non trova padri. Invece, l’unica libertà, l’unica possibilità che abbiamo di sfuggire ai padroni è quella di avere dei padri. Qui sta la grande questione.
 

La scuola però è diversa dall’ambito familiare: come fare a realizzare anche in classe, tra insegnanti e studenti, quello stesso rapporto di paternità?

Penso a una bellissima provocazione di don Milani, con la quale scandalizzava tanti benpensanti, e cioè che gli unici che possono fare veramente i maestri sono i preti. Lo diceva come paradosso, ma intendeva dire che per essere educatori bisogna essere disposti a dare tutto. Tant’è vero che sfidava gli insegnanti dicendo loro: «siete disposti a non sposarvi?». Una provocazione che mette con le spalle al muro: l’educazione non è un mestiere. Il problema è che la scuola è immersa in questo accecamento generale, per cui non si sa nulla né di che cos’è l’umanità dei ragazzi, né di qual è la società in cui vivono, né di qual è la missione, lo scopo di chi è educatore. Ecco allora che la scuola diventa spesso il luogo dove ognuno avanza le proprie rivendicazioni, le proprie battaglie ideologiche, il tutto a spese dei ragazzi, che a scuola dovrebbero invece essere educati. È d’altronde molto facile usare i ragazzi: al tempo nostro eravamo usati come massa di manovra per progetti politici, oggi in maniera diversa, ma il problema è lo stesso.
 

Pensare a insegnanti come padri che danno tutto per educare i ragazzi sembra veramente in contrasto con l’immagine di maestri e professori, come vediamo in questi giorni, che coinvolgono gli studenti nelle loro proteste: non è un vero e proprio venire meno a quella paternità di cui lei parla?

È un venir meno soprattutto per l’oggetto di questo coinvolgimento. Intendo dire che se fosse per una costruzione, il coinvolgimento andrebbe bene; invece li sfruttano per affermare un interesse corporativo. Sia chiaro, professori, maestri e insegnanti hanno tutto il diritto di dire la loro opinione e di fare le loro rivendicazioni sindacali. Quello in cui sbagliano è che non hanno il diritto di usare la scuola e il rapporto educativo per fare questo tipo di battaglia. Ma questa, ripeto, è l’ultima conseguenza di uno smarrimento generale, perché quando parliamo della scuola parliamo in realtà della società, di noi. Di che padri siamo, di che uomini siamo. Purtroppo l’errore è quello di aver ridotto la scuola ad un settore: a un mestiere come un altro, per alcuni; a un settore della pubblica amministrazione, per altri; a un parcheggio, per altri ancora. È strano l’effetto che suscita il fatto di sentire mamme che difendono il tempo pieno dicendo: “altrimenti noi come facciamo, dove mettiamo i nostri bambini?”. Non ho nulla contro il tempo pieno: ma non concepisco che scelte che dovrebbero essere eminentemente educative, come i tre maestri o il tempo pieno, vengano fatte non nell’interesse dei ragazzi, ma per ragioni personali, sindacali o per salvaguardare il posto di lavoro.
 

Da un punto di vista culturale le occupazioni e certe proteste sindacali sono ancora un retaggio ultimo è un po’ stanco del Sessantotto…

Sì, è la rivoluzione che è diventata “para-Stato”. Ed è una cosa triste, che per di più, all’opposto, porta anche a un’ondata di ritorno: l’alternativa rispetto al “casino” è il ritorno un po’ vuoto all’ordine, al proibire e al vietare. Ma questa non è autorevolezza, e rischia anzi di divenire autoritarismo ridicolo, soprattutto perché poi in Italia diventa tutto burletta. E questo non lascia mai spazio al fatto di interrogarsi sulla mancanza di padri, che è il vero punto della questione.
 

Quali sono, in questa situazione, le responsabilità della politica?

 Premetto una cosa: la sinistra secondo me è stata devastante, perché ha usato la scuola come luogo per soggiogare ideologicamente generazioni di giovani, rendendoli dei galoppini. D’altro canto, il rischio è che il centrodestra invece consideri la scuola soltanto un costo, come si può vedere nei tagli indiscriminati fatti sul versante dell’università. Ci sono certamente cose da tagliare, come sedi universitarie e corsi inutili; però bisogna tagliare accuratamente, non dando l’impressione che questo Paese non voglia puntare su università e ricerca. La vera urgenza è che il centrodestra, attraverso la libertà e la sussidiarietà, deve porsi l’obiettivo di far crescere le realtà e le presenze che sono veramente educative. Questa è la grande responsabilità della politica. Non è il ministro, e non è lo Stato che educa; il loro compito è un altro, aiutare cioè le realtà educative che già ci sono, e che non riguardano solo il mondo della scuola. Questa, ripeto, è la grande responsabilità, perché il deserto avanza, e l’unico modo per contrastarlo è irrigare le oasi.

http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=5655
postato da AnnaV alle ore settembre 22, 2008 19:17 | link | commenti (8)
categorie: politica, educazione
Rostropovich suona Berlino
mentre il muro sta cadendo



***
Clicca sull'immagine per vedere il video

Veni Sancte Spiritus
Veni per Mariam
La Madonna è proprio la figura della speranza. Che questa fontana vivace di speranza abbia ad essere ogni mattina il senso della vita immediato più mordace e più tenace che ci possa essere.
Non esiste niente di sicuro al mondo se non in questo. (Luigi Giussani)
UN ALTRO MONDO IN QUESTO MONDO
Padre Aldo Trento a Cagliari

Clicca qui per sapere come sta Caterina e,
sull'immagine,
per ascoltare il suo canto-preghiera.
Accompagniamola attraverso la grande prova


Eccomi
Blogger: AnnaV
Forse che il fine della vita è vivere?
Forse che i figli di Dio resteranno con piedi fermi su questa miserabile terra?
Dare in letizia ciò che abbiamo.
Qui sta la gioia, la libertà, la grazia, la giovinezza eterna!
Che vale la vita se non per essere data? E perché tormentarsi quando è così semplice obbedire?
(P. Claudel)

*



il Mascellaro.it ...quando la Bassa è anche un punto di vista


***
Guarda il video clip
cliccando sull'immagine

***

I SANTI
PICCOLE STORIE DAL PARAGUAY
*
Vale la pena di vivere così?
*
Padre Aldo Trento
e il vento di Dio
clicca sulla foto

Il video della testimonianza di MARIO MELAZZINI affetto da SLA



Feedbox


SPECIALE
TESTAMENTO BIOLOGICO


RU486 dossier
la kill pill
Clicca sulla foto di Holly,
una delle prime vittime della RU486
ru486 bocciata


********
Leggi alcune meditazioni
di Don Giussani
cliccando sulla foto










Maurizio Lupi
















d32afcc4ee39057551700a33e81b1cd2.gif


Frammenti di saggezza


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Categorie

11 settembre
194
1 maggio
25 aprile
2 novembre
5 per mille
68

abc
aborto
abruzzo
accanimento terapeutico
accoglienza
ada negri
afghanistan
africa
agenzia delle entrate
agesc
aids
aiuto ala vita
albacete
alda merini
aldo trento
alexis carrel
alimentazione e idratazione
alitalia
alla sua donna
alzheimer
ambiente
amenità varie
amicizia
amicusplato
amnesty international
amniocentesi
amore
amore alla vita
amore coniugale
angelo scola
angelo vescovi
angelus
anpac
antidoti
antisemitismo
apocalypto
apostolo del web
appello
aprea
armeni
arte
ascensione
astrofisica
attentato di kabul
attualità
auschwitz
autodeterminazione
avsi
avsi - cdo
avvenimento
avventura
babelgum
bagnasco
bakhita
ballottaggio
bambini
bambini soldato
banalizzazione dell aborto
banco alimentare
banco di solidarietà
bandiera della pace
bariona
bellezza
bellieni
benedetto xvi
benedettoxvi in africa
benedettoxvi in sardegna
benedettoxvi in terra santa
benson
beran
berlusconi
bernanos
bernhard scholz
bersanelli
bersani
bertolaso
bibbia giorno e notte
billings
bioetica
biopolitica
biotestamento
birmania
blair
blogger
boffo
bonaria
brandirali
brasile
brigata sassari
buon anno
burqa
cai
cambiamento
camilla
camisasca
campania
canzone
canzoni
caprara
carcerati
carcere
carfagna
caritas in veritate
carità
carron
catastrofismo
caterina
caterina da siena
catilina
cattivi maestri
cattolicesimo
cattolici
cavallari
cdo
celeste
censimento dei minori
cesana
chernobyl
chiesa
chimere
cicerone
cilla
cina
citazioni
civiltà
cl
claudel
claudio chieffo
claudio risé
cleuza e marcos
club papillon
coletta
colletta alimentare
coma
cometa
compagnia delle opere
compito
comunicazioni sociali
comunismo
conflitto arabo-israeliano
conoscenza
conoscere la realta
conoscere la storia
consenso informato
correttezza
corte europea
coscienza
costantino imperatore
creazione scienza
cren
crisafulli
cristianesimo
cristiani
crocifisso
cuba
cultura
culturacattolicait
cure palliative
david jaeger
de musset
de wohl
democrazia
depressione
dialogo
dico
dieci domande
diesse
difesa della vita umana
diritti umani
disprezzo per la vita
dissenso in urss
dittatura
dittatura del desderio
dolore
don bosco
don camillo
don giussani
don gnocchi
donazione di organi
donna
dorina bianchi
dottor house
dottrina sociale
down
duomo di milano
durban 2
e-campagna
ebrei
economia
edith stein
educazione
educazione sessuale
einstein
elezioni
elezioni europee
eliot
embrione
embrioni chimera
emergenza educativa
emmanuel exitu
energia
epifania
eric liddell
ermanno lo storpio
esercizi fraternità
esodo
esperienze
etsuro sotoo
etty hillesum
eugenetica
eugenio corti
euresis
europa
eutanasia
evoluzione
fabiana
famiglia
famiglia cristiana
famiglia materna
famiglie in cammino
famiglie per laccoglienza
family day
fanatismo
fao
fatti
faustina kowalska
febbre suina
fecondazione artificiale
fede
fede e cultura
fede e nichilismo
fede e opere
fede e politica
fede e ragione
fede e scienza
fede e società
fede e storicità
fede e vita
federalismo
federica pellegrini
fedro
felicità
felicità di stato
feltri
feltri-boffo
femminismo cristiano
ferrara
feto malformato
fiamma nirenstein
figini
figli
figlio
figuracce
filippetti
finanziaria
fine vita
firenze
fisco
fisica
florenskij
foibe
fondamentalismo
fondazione russia cristiana
fondazione san rafael
formigoni
franceschini
francis
franz werfel
g8
galileo
gaudì
gaza
gelmini
genetica
genitori
geore gray
georgia
getsemani
giampaolo
gianna beretta molla
giappone
gioia
giopvani
giorgio la spisa
giorgio pontiggia
giornata della memoria
giotto
giovinezza
girotondi
giulia
giuseppe noia
giussani
giustizia
gloria riva
gramsci
gratitudine
grillo
grossman
ground zero
guareschi
gulag
havel
holly patterson
holodomor
homo homini lupus
honduras
ibridi
identita di un popolo
identità
ideologia
il giardino
il padrone del mondo
il papa a verona
il potere dei senza potere
il sonno della ragione
immacolata concezione
immigrazione
immunità
imprevisto
inchiesta
india
informazione
ingrid betancourt
inquinamento
inquisizione
insegnamento religione islamica
integrazione
internet
intolleranza
introvigne
iran
irc
irena sendler
islam
israele
jacques testart
jan dobraczynski
jan palach
jannacci
john mather
kabul
karl unterkircher
karol wojtyla
katyn
kenia
kenya
kipling
klinefelter
kolyma
kulaki
kung
la ragione
la straniera
laicismo
laicità
laogai
lavoro
le mie letture
legge 40
legge truffa
leggi e blog
leonardo marino
leopardi
lepanto
lepori
letizia
lettere anonime
lettere di nicodemo
letture consigliate
li lu male
liberi di vivere
libertas ecclesiae
libertà
libertà di educazione
libertà dinformazione
libertà dopinione
libertà religiosa
libia
limite
lodo alfano
lorenzo odone
lotta al neuroblastoma
lotta alla droga
lubjanka
lucia annunziata
luigi negri
luis
lultima cena
mac arthur
macerata-loreto
madre di dio
maestro unico
magdi cristiano allam
maggiolini
malafede
malika
malinconia
mamma
manzoni
marcello pera
maria
mario mauro
marrazzo
martin niemöller
martiri dotranto
martirio
martitri cristiani
marziana
mas media
maschio e femmina
massobrio
maternità
matrimoni misti
matrimonio
maurizio lupi
medio oriente
medioevo
meditazioni
meeting di rimini
melazzini
mentalità
menzogna
mereghetti
messina
michael jackson
miguel manara
milosz
minzolini
mistero
mombai-bombay
monachesimo
mondo arabo
monsnegri
moralismo
moralità
morresi
morte
mounier
movimenti
muro di berlino
musica
muti
namrata
napoli
nassiriya
natale
natura matrigna
nazismo
negazionismo
neuroetica
newman
nichilismo
niebuhr
nigeria
nobel
non-profit
novena
novità
nubifragio in sardegna
nucleare
nuvoli
obama
odio
okkupazione
olanda
olimpiadi
olivier clément
onesta intellettuale
onna
opinioni
ora di religione islamica
orissa
orizzonte perduto
orrore
orwell
oscar wilde
osservazione
ossezia
p claudel
p pezzi
pace
pacifinti
pacs
padre bertaina
padre bossi
palestinesi
pandolfi
pansa
paolo sanna
papa
papà
paracdutisti della folgore
paraguay
paraolimpiadi
pars
pasolini
pasqua
peccato
peguy
perdono
perelandra
persecuzioni
petizione
petizione popolare
pgheddo
piccinini
piccolo principe
piero gheddo
pierolga
pillola abortiva
pillola del giorno dopo
pillole
pioxii
plinio
poesia
pogrom anticristiano
poligamia
politica
politica estera
politica internazionale
politicus
popieluszko
positività
posto fisso
povertà
ppe
pre-persone
preghiera
prematuri
preocccupazione
presepe
preservativo
primavera di praga
privacy
provvidenza
punto di fuga
qaly
quercia millenaria
qui e ora
quote rosa
quoziente familiare
rachida dati
radici cristiane
radio bonaria
radioformigoni
raffaello vignali
ragionamento
ragione
rapporti tra noi
ratisbona
ravasin
razzismo
realtà
reato
recensione
reducciones
referendum
relativismo
religione e potere
religione naturale
religiosità
renato farina
resistenza
responsabilita
ridiamo per non piangere
riduzioni
riflessioni
rischio educativo
risorgimento
rispetto
rispetto per la vita
risurrezione
roccella
rock
rolando rivi
romania
rosa bianca
rose
rosetta brambilla
ru486
russia
sacconi
safe
sagrada familia
saint exupery
salute
samar
samizdat
samizdatonline
san pietro
sandri
santa monica
santagostino
santanché
santi innocenti
santoro
sardegna
sartre
scalfari
schiavitù
scienza
scienza e fede
sciopero
scomunica
scuola
scuola di comunità
se
seneca
senso religioso
senso religioso e fede
seveso
shoah
sicilia
silone
simona atzori
sindone
sinodo africano
sky
sla
slewis
soby mckoul
socci
socialismo sudamericano
società
sol
solidarietà
solidarnosh
solitudine
solženicyn
sondaggi
soru
souad sbai
spagna
spe salvi
speranza
spermatozoi sintetici
spina bifida
staminali
staminali adulte
stati uniti damerica
stato etico
stato vegetativo
sterilità
storicità del vangelo
stranocristiano
stupore
sudan
suicidio
suicidio assistito
sussidiariet
sussidiarietà
sylivie menard
talebani
tar
tarak ben ammar
tecnologia
tecnoscienza
tempi
tende di natale
terra santa
terremoto
terri schiavo
terri’s foundation
terrorismo
testamento biologico
testimonianza
the road
thor
tibet
tiboni
tienanmen
tolleranza
tony blair
torino
totalitarismi
tracce
traiano
trattato di lisbona
trifoglio
ts-eliot
tseliot
turchia
tv
twitter
ue
uganda
ugolini
un po di relax
unione europea
unità ditalia
università
uomo e donna
vacanza
valori
valutazione
vandea
vaticano
vedova calabresi
vendetta
venezuela
ventorino
verginità
verità
veronica
vescovi lefebvriani
via crucis
vicky
villocentesi
violenza
vita
vita e destino
vittadini
vivamente consigliato
vocazione
von galen
vopos
waida
welby
xenofobia
xinjiang
zambrano
zavoli
zetesis
«torah di yanov»
1984

Links

***** Antonio Socci
******PADRE ALDO*****
*****...Di Dio, innanzitutto...
*****AMICI DI SIMONE
*****Antonio Thats-my-king.livejournal
*****Aquaeductus
*****Card. Scola
*****comiche in cassa
*****FANTASIE CREATIVE
*****IL MANDORLO
*****La verità vi renderà liberi
*****Meryl
*****Vietato Parlare
*****VITAE FRATRUM
****AIREL
****Alberto Girotti
****Amici di Simone
****Antonio C
****BLANCHE****
****clessidra
****Cocodix
****Contro l'imbecillità collettiva
****Esercitiamoci
****FONTANA VIVACE
****Il pensiero cristiano
****Lorenzo M
****Mosaico
****Osteria Volante
****Paolo De Martino
****PROF. Giuseppe NOIA
****Rottami e Diamanti
****SaFe
***AMICUSPLATO***
***BONARIA***
***E' bella la strada***
***Fondazione San Rafael/ p. Aldo Trento
***IL BLOG DI TOPENZ
***La Compagnia dell'Anello***
***Oggi Siamo Seri
***PhotoN Message
***PICCOLE STORIE DAL PARAGUAY
***SEDE DE INFINITO - AMICO SPAGNOLO*
***Seraphim
***Terry-Bioetica***
**Affezione alle circostanze
**Il Sorvegliato speciale
**MARISTA**
**vocabolariodibioetica
*A tempo e luogo*
*Alza lo sguardo*
*Euro-Holocaust*
*F. Leali*
*Fontanavivace*
*LONTANA
*Mosquito e Clessydra*
*OBBEDIENZA
*pagina in più*
*Raccontami*
*Sardegna nel cuore
*Tradigo*
*Vino e mirra*
*VIV*
alessandra benfenati
ambricourt
Asianews
carlobellieni
Cogitor
Contri
Cuore di Pizza
Diario di Bordo
Fabio Cavallari
Fils de Vie
fior di cactus
GIANPIERO ASARA COTTU | SATIRA & CULTURA
Giorgio Israel
Giorgio Laspisa***
Grisos
I racconti di Sarcas
Il blog di Topenz
Il Laboratorio della Fantasia
Il pubblicano
IL SASSO NELLO STAGNO
INSTANCABILE APERTURA
Ivo Murgia
L'albatros/Lampisterio
La Filosofia di Orazio
La Roccia splendente/Giacabi
LA STANZA DELLA FEDE (DI ANNA VERCORS IN PRATICOMONDO)
Laparola
Le 3 Caravelle
Le tre caravelle/Marum
Lianna
Libero Arbitrio
LISA72
martayensid
MARVIT
Mi basterebbe l'impossibile
Non darmi ragione
note cellulari
Palmieri
Passaggio al bosco/Paolo
Pokankuni
PRATICOMONDO***
pseudo pensieri di una mente banale
RAGIONE E LIBERTA'
S. Magister
Sarcasticon 2
Sardegna nel cuore
Scienza e Vita
Sentiero Sacro
soloparoledi verità
Storia Libera
Terra & Cielo..
To Kalon
TOTUS TUUS/Ggraceffa
TVille
Umanesimo Cristiano
Una Persona Intorno
UNFRANCESCANO
valpalot
Veritatis splendor
vinoemirra
VITA &PERSONA
Zenit
Zetesis

Partecipano

 Il mio profilo ContattamiAnnaV

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading*volte

DISCLAIMER

L'autore dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, non sono da attribuirsi all'autore, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima o criptata. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001. Le immagini pubblicate sono quasi tutte tratte da internet: qualora il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione.







Heracleum blog & web tools