domenica, 30 novembre 2008

Chi ha fame, ha fame ora

Come sapete, ieri si è svolta in tutta Italia la colletta alimentare*, ma c'è ancora la possibilità di contribuire attraverso un semplice sms:

SCARICA LA CARTOLINA DIGITALE E INVIALA ALLA TUA MAILING LIST


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* Volete sapere come è andata ieri nei vari supermercati della penisola e isole accluse?
Cliccate QUI!

postato da AnnaV alle ore novembre 30, 2008 07:58 | link | commenti (3)
categorie: colletta alimentare, banco alimentare
sabato, 29 novembre 2008

Mumbai-Bombay: per capire di più

Ecco un'intervista a Bernardo Cervellera , direttore di Asia News: 

I più la chiamano Bombay, a dispetto dell'insistenza con cui si cerca di diffondere il ripristinato nome indiano. Ma se per gli europei questa abitudine è dura a morire è proprio perché con l'Europa la città ha sempre avuto un rapporto privilegiato. Situata a occidente dell'India, Mumbai fu infatti prima colonizzata dai portoghesi e poi ceduta agli inglesi. Dal 1947, come tutta l'India, è divenuta indipendente. Una megalopoli di 19 milioni di abitanti che porta ancora i segni culturali e distintivi della modernità occidentale, della capacità di convivenza che unisce tradizioni e popoli diversi e che si differenzia nettamente da molta parte del resto del subcontinente, ancora vincolata nei retaggi di un nazionalismo esasperato e del fondamentalismo religioso indù. Ma proprio questo aspetto innovativo, la presenza di un grande numero di cristiani, cattolici, protestanti, di suore portoghesi, di alberghi di stralusso che ospitano turisti e manager dell'alta finanza, la creazione di Bollywood a immagine e somiglianza del tempio del cinema americano, hanno contribuito al sedimentarsi di un odio sempre più crescente. L'odio del fondamentalismo religioso interno, legato alle politiche nazionaliste, e l'odio, forse ancor più feroce, di matrice islamica che individua in Bombay (o Mumbai) il centro del pericolo e dell'invasione “infedele” dell'Occidente.

Proprio questo sentimento è sfociato nel tragico epilogo della notte fra il 26 e 27 novembre. Quando gruppi armati di giovani militanti, sedicenti “Mujaheddin del Deccan”, hanno invaso diversi quartieri attaccandone i simboli della modernità. Una serie di incursioni con numerosi spari ed esplosioni che nel giro di poche ore ha provocato circa 125 morti e 330 feriti.

Padre Bernardo Cervellera, missionario del PIME nonché direttore di ASIA NEWS, prova a dipingere un quadro di quanto è avvenuto e continua ad avvenire. 

È possibile attribuire l'attacco alla matrice del terrorismo islamico? 

A dire la verità non possiamo ancora stabilire con certezza da quale parte provengano questi attentati. Questo perché ci sono una serie di notizie contraddittorie e strane. La situazione non è ancora risolta e continuano a circolare voci totalmente differenti. In generale si può dire che l'India è un paese multiculturale e multireligioso e che ci sono delle fasce di estremismo mussulmano come altrettante fasce di estremismo induista. Questo ha sempre portato a violenze da una parte e dall'altra in passato, nel corso della storia di questo Paese. Negli ultimi sei anni il numero di scontri e di vittime è aumentato vertiginosamente.


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Aggiornamento del 30 novembre da Il Giornale:

I terroristi volevano uccidere 5mila persone
di Maria Grazia Coggiola

L'obiettivo del commando era far saltare in aria i due mega-alberghi, il Taj e l'Oberoi, pieni di turisti. Salito a 195 il bilancio delle vittime. Parte dei kamikaze era a Mumbai già da un mese: si facevano passare per malesi

Mumbai. Dopo tre giorni di guerriglia urbana e quasi 200 morti è terminato ieri mattina l'assedio di Mumbai. Ma non ci sono state scene di giubilo come è avvenuto il giorno prima nel centro ebraico di Nariman House, liberato dopo una furiosa battaglia. Forse perché la metropoli "che non dorme mai" era ormai stanca di esplosioni, raffiche di mitra e sirene delle ambulanze.
L'ultimo bastione dei terroristi, l'hotel Taj Mahal, è caduto poco dopo l'alba quando le teste di cuoio indiane hanno lanciato l'assalto finale uccidendo gli ultimi tre presunti terroristi. Non deve essere stato un compito facile stanarli dalla sala di controllo dell'hotel dove si erano rifugiati con una grande quantità di bombe a mano e munizioni. Nello scontro si sono anche sprigionate delle fiamme che hanno parzialmente devastato il primo piano dello storico edificio fronte mare simbolo della vecchia Bombay. La fine del blitz è stata annunciata poco dopo dal capo dei "Black Cat", come sono soprannominati i reparti speciali dalla bandana nera, che annunciava la "liberazione" di Mumbai. Ma non ci sono stati applausi anche perché nel lussuoso atrio dell'hotel devastato dalla sparatoria giacevano ancora 20 corpi che l'afa umidiccia di questi giorni aveva già decomposto come quelli ritrovati venerdì nell'hotel Oberoi. Il bilancio delle vittime è quindi salito a 195 morti, di cui 26 sono stranieri. Nella perlustrazione, che ieri sera era ancora in corso, i militari hanno ritrovato una decina di kalashnikov, altrettante pistole e diverse granate inesplose, nonché dei telefonini satellitari e dei palmari.
Sembra che alcuni componenti del commando terrorista abbiano soggiornato nell'hotel qualche giorno prima e accumulato un arsenale nelle loro stanze, ma è un'ipotesi ancora da confermare come lo è anche quella del ritrovamento di 8 chili di plastico in strada. «Con questa grande quantità di armi e di esplosivo – ha detto ieri in una conferenza stampa R.R. Patil, vice primo ministro del Maharahstra, lo stato di Mumbai - i terroristi volevano uccidere 5mila persone, ma per fortuna siamo riusciti a impedirlo».
Secondo fonti dei militari, in totale sono stati uccisi dieci assalitori, mentre solo uno, il "pachistano" Azam Amir Kasav, è stato catturato vivo. È lui che avrebbe confessato l'appartenenza al gruppo estremista pachistano Lashkar-e-Taiba (l'Armata dei Puri), già sospettato di diverse stragi. Avrebbe anche rivelato che il commando terrorista in parte era a Mumbai da un mese, dove ha soggiornato in una casa affittata facendosi passare per un gruppo di studenti malesi, e in parte sarebbe giunto all'ultimo momento via mare da Karachi sbarcando nel porticciolo dei pescatori con dei gommoni. L'obiettivo era di far saltare in aria il Taj e l'Oberoi sull'esempio di quanto successo con l'hotel Marriott a Islamabad qualche mese fa. Sempre secondo il capo dei "Black Cat", J.K Dutt, i terroristi «erano perfettamente addestrati, molto preparati a livello fisico e hanno usato diverse tattiche» che sono servite per disorientare le teste di cuoio. «Probabilmente avevano anche fatto una ricognizione dell'hotel e conoscevano molto bene la pianta del palazzo», ha aggiunto. È stata di sicuro una missione suicida: «Erano decisi a resistere fino all'ultimo». Secondo il capo della polizia di Mumbai, probabilmente erano anche sotto l'effetto di droghe.
coggiola.blogspot.com

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Da Il Tempo del 30 novembre:

Pogrom a Mumbai

di Carlo Panella
Tratto dal sito di Carlo Panella il 30 novembre 2008

Uno solo, nella dozzina di obbiettivi dei terroristi islamici a Mumbai, era un centro religioso. Era, naturalmente, ebraico. E’ terribile doverlo constatare, ma i mohjaeddin non hanno scatenato la loro violenza omicida contro nessun tempio indù, o buddista, contro nessuna chiesa, non hanno preso nessun ostaggio a causa della sua fede.

Ma hanno crivellato di colpi un rabbino e sua moglie, hanno massacrato altri sei ebrei, hanno distrutto una sinagoga. Questa, non la caccia ai turisti occidentali, non la distruzione degli alberghi di lusso è la notizia simbolo più atroce, nel mare di atrocità dei tre giorni di sangue di Mumbai. I mohjaeddin hanno ucciso otto ebrei, otto ostaggi, legati, gli unici ostaggi che non siano stati liberati. Perché ebrei. Per nessun altra ragione. Insomma: a Mumbai c’è stato un vero e proprio pogrom. Questa è la tragica realtà, questo è il termine giusto: pogrom. Né vale neanche la parvenza, che può far velo, di un jihad contro Israele. Il movimento dedicato al rabbino Lubawitz, della Nariman House di Mumbai è un centro chassidico, appartiene cioè a una componente dell’ebraismo notoriamente antisionista, i cui fedeli spesso ritengono anzi illegittima –per i loro canoni di fede- la definizione di Israele come Stato ebraico. Ma i chassidim sono ebrei. Il giovane rabbino Gavriel Holtzberg era ebreo, sua moglie era ebrea, gli altri sei ostaggi erano ebrei. Per l’Islam praticato dai mohjaeddin di Mumbai tanto basta per trucidarli. Nessuna sacralità per la sinagoga, nessun rispetto per l’intensa attività sociale –soprattutto contro la droga- che si svolgeva nella Nariman House. Così, alla fine, sui 22 stranieri, non indiani, vittime della follia omicida dei mohjaeddin, su 200 morti complessivi, ben otto, il gruppo più numeroso, sono ebrei. Sono solo numeri questi, ma che dicono molto, troppo. Dicono innanzitutto che quel che ha tanto impressionato i media occidentali –“la caccia allo straniero”- in realtà, se c’è stata, è stata parziale. Dicono che l’obbiettivo principale dei commandos era massacrare indiani, il più possibile Dicono però che i più odiati tra gli odiati da questi musulmani terroristi, sono gli ebrei. Non è la prima volta che questo accade. Lo vedemmo già in Iraq, quando assistemmo racapricciati al videotape dello sgozzamento del primo ostaggio di al Qaida in Iraq: Nick Berg era ebreo e questo fu rimarcato come principale atto d’accusa dai suoi macellai. Pure, i media mondiali, incredibilmente, stentano a notare, e quindi a esecrare, questa caratteristica orrenda dell’Islam terrorista: è un Islam antisemita. E’ un Islam che odia e massacra gli ebrei. Si dirà, con piena ragione, che questo non è tutto l’Islam. E’ assolutamente vero: i mohjaeddin di Mumbai appartengono a uno scisma musulmano. Rappresentano una minoranza estrema nel grande mondo dell’Islam. Ma è anche assolutamente vero che non abbiamo ancora sentito dal grande mondo dell’Islam di pace, una parola, una sola, di condanna del pogrom di Mumbai. E con ogni probabilità non la sentiremo.

postato da AnnaV alle ore novembre 29, 2008 07:55 | link | commenti
categorie: india, mombai-bombay
venerdì, 28 novembre 2008

Canzone per Eluana a RF

Ricevo e vi giro:

Quante parole in questi mesi sul dramma di Eluana Englaro. Professori, giudici, politici, preti, intellettuali (chi in buona fede, chi un pò meno) hanno sentito il dovere morale e professionale di intervenire.
Anche noi di RF non ci siamo  tirati indietro, avendo sempre davanti la figura di un padre, così comprensibilmente rassegnato, da non accettare più nessun aiuto, neanche dalle suore che accudiscono Eluana , in ospedale.
Su questo dramma, un nostro amico, Gianluca Zappa si è espresso scrivendo una canzone: oltre le polemiche e le nostre meschinità.
Eccola, ascoltatela:

- "Canzone per Eluana"
 
Le parole:

CANZONE PER ELUANA
(testo e musica di G. Zappa)
 
Io ci sarò
finchè l'ultimo respiro tuo
sorvolerà
quest'aiuola di dolore.
Ti prenderò
con l'amore forte delle braccia mie,
ti porterò
dove libera sarai.
 
Io ci sarò,
come sempre, invisibile
a chi non spera più,
a chi non crede in me
e ti consolerò
come un mattino lieto,
nel dialogo segreto
che c'è fra me e te.
 
Tu sei per me
il più grande miracolo.
Tu sei per me
un diamante unico.
Anche insensibile, incomprensibile,
anche così
che non risplendi più come facevi quand'eri bambina.
Impenetrabile, inarrivabile,
anche così
su questa croce, patibolo atroce… con te io soffro qui!
 
Io ci sarò
quando non potrai più bere.
Per la tua sete
acqua viva ti darò.
Io ci sarò
quando non potrai mangiare.
Io sarò il pane,
alimento ti sarò.
Io ci sarò,
tu lo senti, io ci sono,
scendo con il tuo perdono
per chi è morto e non lo sa.
Io sono qua,
dammi adesso la tua mano.
Per chi soffre è pronto il premio
della mia eternità.
 
13/11/2008

Grazie Gianluca!
postato da AnnaV alle ore novembre 28, 2008 21:30 | link | commenti (2)
categorie: canzone
venerdì, 28 novembre 2008

Una carità che sa educare e creare sviluppo, anche economico

Intervista de IlSussidiario ad  Antonio Socci : 

Giunta ormai alla dodicesima edizione, la GiornataNazionale della Colletta alimentare è diventata ormai un appuntamento fisso per molti italiani. Non solo per le migliaia di volontari che ogni anno permettono la realizzazione di questo grande gesto di carità, ma anche per tutti coloro che, facendo la spesa come tutti gli altri giorni, decidono per una volta di comprare qualcosa in più, facendo così la spesa anche per chi non se la può permettere.

Un gesto semplicissimo, dunque, che in questa sua immediatezza è capace però, come nota Antonio Socci, di «comunicare il cuore» di chi ha dato origine alla grande realtà del Banco alimentare.

Socci, la Colletta alimentare è una cosa un po’ diversa rispetto alla normale beneficenza: è un gesto concreto che coinvolge personalmente chi lo fa. Possiamo dire che, in questo rendere tutti partecipi e protagonisti, è anche un gesto con un valore educativo?  

C’è in effetti un valore educativo per la persona singola, nonché un valore culturale per la società, per tutta la comunità umana in cui viviamo. Per la singola persona si tratta di un fatto, un’opera che mette in sintonia con il cuore di chi l’ha pensata. Parlo innanzitutto per me: anch’io andrò sabato a fare la colletta, e a sistemare i pacchi insieme ad altre persone, e quando faccio questo penso sempre a come è nato il Banco alimentare, cercando di immedesimarmi con il cuore di don Giussani. Penso al suo sguardo, e mi immagino la sua espressione, il suo sentimento, il modo con cui sapeva empaticamente sentire il bisogno degli altri. Questo è il cuore della grande carità cristiana: una cosa molto grande, molto bella, un fatto che spalanca. E credo che sia una cosa tutta da vivere; direi anzi che, vissuta con questo cuore, la Colletta è in grado di far vivere la vita intera in un altro modo. 

Lei accennava al fatto che in questo gesto c’è un valore per la società intera. Un rilievo importante, in un momento in cui la gente vive con paura gli effetti dell’attuale crisi economica. 

Per spiegare questo mi rifaccio a un libro estremamente interessante, che ho letto di recente, intitolato “Benedetta economia - San Benedetto e san Francesco nella storia economica europea”: un libro straordinario che permette di capire l’importanza del cristianesimo nello sviluppo dell’Europa, non solo attraverso il monachesimo – cosa già nota – ma anche attraverso il movimento francescano. Una prospettiva che contiene molti insegnamenti anche per l’oggi. In particolare, fra le attualissime conclusioni cui gli autori arrivano, c’è l’indicazione dei due elementi che hanno dato maggiore dinamismo allo sviluppo dell’economia europea: il primo fattore è la gratuità, per cui attraverso il movimento francescano è nato il mercato moderno, nella sua accezione migliore; il secondo è il carisma, vale a dire il fatto che ciò che è nato da grandi personalità come Benedetto o Francesco ha creato un dinamismo e un’intelligenza della realtà comprensiva di tutti i bisogni. Questa è una lettura veramente interessante, molto utile adesso, soprattutto in prossimità di grandi gesti di carità come la Colletta alimentare e poi le Tende di Natale, organizzate da Avsi. 

In che senso tale giudizio aiuta a capire il valore di questi gesti di carità? 

È un giudizio culturale che ci permette di capire che il cuore cristiano in ogni epoca si esprime con questo sguardo di carità che anche noi viviamo in questi gesti, in cui è evidente sia la gratuità, sia il carisma che li ha generati; ma al tempo stesso manifesta un’intelligenza delle cose e un’intelligenza della realtà che è stato storicamente assai fecondo. 

Questo sembra richiamare a quanto dice Benedetto XVI nella “Deus caritas est”: «non ci sarà mai una situazione nella quale non occorra la carità di ciascun singolo cristiano, perché l'uomo, al di là della giustizia, ha e avrà sempre bisogno dell'amore». La carità è più della giustizia? 

La giustizia mette in campo il ruolo dello Stato, che ha una funzione equitativa; mentre la carità dice qualcosa in più, perché parla alla persona. È dunque un elemento più umano e più ragionevole. La società non è una massa amorfa che viene plasmata dallo Stato: quando è così è una società non libera. La società è libera se fatta da uomini liberi, che si muovono con responsabilità e con intelligenza. In questo senso la carità è una dimensione della persona e non può essere una dimensione dello Stato, il quale si occupa della giustizia. La carità è un cuore, e quello che conta è che in una società ci siano persone, volti, carismi che fanno vedere questo cuore in atto, e per cui contagiano.

E come dice il Papa è una cosa di cui ci sarà sempre bisogno. 

Sì, altrimenti c’è il grosso rischio che segnalava Eliot: esiste una società buona se gli uomini non sono buoni? È questo il punto: non può essere lo Stato a fare la società buona. Ciò che fa buoni gli uomini non è certo una legge o un sistema, nemmeno il più perfetto. 

Lei diceva che questo è un bene che contagia. Lo si vede ogni anno dalla gente che viene coinvolta e che si commuove di fronte al gesto di gratuità della Colletta; si sono commossi anche vari politici alla presentazione fatta quest’anno alla Camera… 

Questo non mi sorprende, anche perché troppo spesso in modo manicheo pensiamo ai politici come se fossero i “cattivi”, mentre in realtà sono persone normali. Comunque, la spiegazione di un tale “contagio” di stupore e commozione sta nel fatto che evidentemente una cosa così corrisponde profondamente al cuore di ognuno. L’iniziativa in sé genera corrispondenza, ma è soprattutto il cuore che c’è dentro all’iniziativa che dà questa corrispondenza e quindi questa commozione. Se tutti fossimo educati a un cuore del genere, parafrasando una ben nota frase di don Giussani, staremmo tutti meglio. La Colletta è un gesto umano e ragionevole perché è un gesto da cui traspare quel cuore, quell’intelligenza, quella carità. Questo commuove, e contagia.

Leggi anche:

Passera: la formula del Banco Alimentare vale più di un assegno milionario

COLLETTA/ Fini: il banco alimentare è un importante segnale di coesione

postato da AnnaV alle ore novembre 28, 2008 16:34 | link | commenti
categorie: colletta alimentare
venerdì, 28 novembre 2008

INDIA/ Il dio serpente del terrorismo globale

Ci volevano i fatti terribili di questi giorni per risvegliare la coscienza di tutto il mondo davanti alla situazione in cui da decenni versa l'India. Roberto Fontolan  ce lo ricorda con questo editoriale per il Sussidiario:

Ricordava un saggio pubblicato dalla rivista Oasis che nell’atlante mondiale del terrorismo l’India ha conquistato il suo posto di rilievo ormai da parecchio tempo. Sono passati sessanta anni dall’uccisione del padre della patria, il Mahtama Gandhi, per mano di estremisti hindu, 24 da quella di Indira Gandhi ad opera dei sikh e 17 da quella di Rajiv Gandhi causata dai guerriglieri tamil. Nella più grande democrazia del mondo c’è una certa propensione ad ammazzarne i leader. Ma non si tratta solo di omicidi eccellenti, perché in questo non ci sarebbero differenze abissali dagli Stati Uniti degli anni Sessanta o dall’Italia e Germania degli anni di piombo. Le stragi accompagnano l’India moderna, che pure ottenne l’indipendenza grazie alla spettacolare campagna non violenta del Mahatma contro la dominazione inglese. Ma come è accaduto troppo frequentemente (si pensi alla Palestina o a Cipro) i britannici lasciarono dietro le spalle le braci ardenti di incendi che sarebbero ben presto divampati. E così la separazione del Pakistan, concepito come la patria dei musulmani, fu accompagnata da una terrificante violenza i cui echi non si sono mai spenti. E le periodiche insurrezioni delle caste, i conflitti etnico-nazionalisti (nel Punjab dei sikh, nel Tamil Nadu, nell’Assam), la guerra a bassa ma continua intensità con il Pakistan per il Kashmir (ne ha scritto recentemente Arundhati Roy, autrice del magnifico romanzo Il dio delle piccole cose, dedicato al dramma degli intoccabili), gli scontri politici sollevati dalle svariate formazioni comuniste. Il casus belli della recente ondata delle persecuzioni anticristiane dell’Orissa è stato l’assassinio di un leader hindu rivendicato da un gruppo maoista -meccanismi che ricordano i pogrom antiebraici nella Russia di fine Ottocento.

Massacri e attentati più familiari alla nostra immagine di terrorismo (autobombe, agguati, esplosioni nei mercati e nelle stazioni, assalti) sono relativamente più recenti. Dal 1992 fino all’altro ieri vengono enumerati oltre milleduecento civili morti in attentati di ogni genere.

I fatti di Mumbai allungano la catena, ma insieme mostrano qualcosa di diverso (o almeno lo mostrano in modo clamoroso). C’è la mano o l’idea di Al Qaeda, c’è la caccia ad americani e britannici, c’è un gruppo che dichiara il legame con il jihad, la guerra “santa” del musulmano, la cui interpretazione non è affatto univoca. Emerge cioè la natura del terrorismo globalizzato, quello che non ha una radice locale, etnica o nazionalistica, ma che di queste radici può nutrirsi; quello che non ha una origine politica, ma su di essa può prosperare: è Alien, il mostro che il cinema ha immaginato vicino a noi, dentro di noi, e che la realtà ci ha fatto conoscere  “grazie” all’11 settembre. Non è circoscrivibile a una ragione ideologica o a una zona geografica, perché supera ogni tipo di barriera. Pensateci. Dall’Afghanistan in Algeria, da Israele al Libano, Somalia, Irak e Indonesia, e poi Madrid, Londra, Mosca. Un serpente nero che corre veloce sulla mappa del mondo. Lo squadrone dei terroristi veniva dal Pakistan, giurano le autorità indiane. E’ lì uno dei buchi neri del pianeta, una delle tane di Alien (come aveva presentito Bernard Henri Levy nello sconvolgente libro inchiesta Chi ha ucciso Daniel Pearl?). 

Da Asianews ecco una scheda sul terrore in India in questi ultimi anni:


Almeno 600 morti dal 2002: questo è il bilancio degli attacchi di terrorismo che hanno colpito il Paese negli ultimi sei anni.
 

Mumbai (AsiaNews/Agenzie) - Negli ultimi sei anni oltre 600 persone in India sono state uccise, a centinaia sono rimaste mutilate a causa di attacchi terroristici. Fra i responsabili si elencano gruppi di estremisti musulmani e indù locali, ma vi sono anche sospetti di legami col terrorismo pakistano e con quello di Al Qaeda. Riportiamo di seguito una cronologia dei maggiori attacchi terroristi nel Paese.

 26 Novembre 2008, Mumbai: 7 diversi attacchi coordinati colpiscono luoghi di ritrovo per stranieri, uccidendo oltre 100 persone, e ferendone molte centinaia.

30 Ottobre 2008, Assam: Almeno 45 persone sono rimaste uccise nei 18 attacchi che hanno colpito lo stato dell’Assam. Oltre 100 i feriti.

21 Ottobre 2008, Imphal: Nei pressi del comando di Polizia di Manipur, un esplosione uccide 17 persone.

14 Ottobre 2008, Kanpur: Una bomba piazzata su una bicicletta a noleggio esplode nel mercato di Kolonelganj ferendo 8 persone.

29 Settembre 2008,  Malegaon, Maharashtra: Una bomba piazzata su una motocicletta colpisce un mercato affollato uccidendo 5 persone.

29 Settembre 2008, Modasa, Gujarat: Un ordigno a bassa intensità inserito in una motocicletta esplode nei pressi di una moschea, uccidendo una persona. Rinvenuti anche alcuni feriti.

27 Settembre 2008, New Delhi: Tre persone muoiono a causa di una bomba artigianale lanciata in un mercato a Mehrauli.

13 Settembre 2008, New Delhi: Sei bombe esplodono in tutta la città, 26 le vittime.

26 Luglio 2008: 57 persone muoiono a causa dello scoppio di 20 bombe sincronizzate a distanza di due ore.

25 Luglio 2008, Bangalore: Una piccola esplosione ferisce a morte una persona.

13 Maggio 2008, Jaipur: Una serie di esplosioni uccide 68 persone.

25 Agosto 2007, Hyderabad: Due esplosioni colpiscono un popolare ristorante e un parco pubblico; 42 persone perdono la vita.

19 Febbraio 2007, Samjhauta Express: due bombe incendiarie uccidono 66 sul treno che celebra l’amicizia fra India e Pakistan.

8 Settembre 2006,  Malegaon, Maharashtra: Due bombe esplodono uccidendo 40 persone.

11 Luglio 2006, Mumbay: Sette bombe, esplodono in alcune stazioni e treni della città. Muoiono 209 persone.

7 Marzo 2006, Varanasi: Tre esplosioni colpiscono un tempio ed una stazione ferroviaria; muoiono 21 persone.

29 Ottobre 2005, New Delhi: Tre bombe uccidono 61 persone alla vigilia della festa indù del Diwali.

25 Agosto 2003, Mumbai: 46 persone sono rimaste uccise durante lo scoppio di due bombe, una delle quali al monumento della Porta dell’India.

24 Settembre 2002, Gandhinagar: 34 persone sono morte durante un attacco al tempio indù di  Akshardham.

postato da AnnaV alle ore novembre 28, 2008 07:51 | link | commenti
categorie: india
venerdì, 28 novembre 2008

Aprea: via libera al piano Gelmini, ora basta con la politica dei rinvii

Intervista de Il sussidiario a Valentina Aprea di venerdì 28 novembre 2008: 

Grande «soddisfazione per il lavoro svolto dalla Commissione e per la comunione d'intenti evidenziata dalla maggioranza»: così Valentina Aprea, presidente della Commissione Cultura della Camera, commenta l'approvazione del parere positivo sul Piano programmatico approntato dal governo per dare attuazione alle norme contenute nel decreto Gelmini. Almeno una certezza, dopo mesi di scontri e di polemiche. 

Presidente Aprea, prima di parlare del Piano Gelmini, è d'obbligo fermarsi ancora a riflettere sul tragico fatto di Rivoli: gli italiani chiedono più sicurezza negli istituti scolastici. Cosa risponde? 

Sul tema della sicurezza esistono le leggi e i canali di finanziamento: il problema, ed è ciò che frena tutto, è la politica delle proroghe, dei rinvii, e la farraginosità delle procedure. Basti, a tal proposito, ricordare che la legge 626, legge madre per quanto riguarda la sicurezza in tutti i posti di lavoro e approvata nel 1994, non è mai stata attuata a pieno proprio perché ogni anno interviene una nuova proroga di autotutela dello Stato per i luoghi pubblici, scuole comprese. L'ultima di queste proroghe risale all'ultima Finanziaria, con un rinvio al 31 dicembre 2009. 

Sta continuando questa politica dei rinvii, o si vede qualcosa di nuovo su questo fronte? 

C'è stato un altro esempio recente di rinvio: quello che riguarda la legge 133 che prevedeva il ridimensionamento dei plessi, e su cui è stata concordata una proroga all'anno 2.010-2.011 in conferenza unificata. Anche questo è un problema di sicurezza: avere 42 mila scuole comporta un enorme impegno di spesa e di cura, mentre il fatto di riuscire a concentrare gli alunni in scuole più grandi non riduce solo i costi di un servizio troppo oneroso, ma permette anche di concentrare meglio lo sforzo dal punto di vista della sicurezza. 

Ci sono stati altri eventi in passato che hanno messo in luce l'importanza di investire sul problema sicurezza. Non è proprio cambiato nulla?

Proprio sull'onda dei tragici fatti di San Giuliano del 2002, ad esempio, il governo Berlusconi, con il ministro Moratti, decise una svolta epocale in materia di edilizia scolastica, comprendendo gli interventi sulle scuole tra i piani delle infrastrutture, riconoscendo quindi la scuola stessa come infrastruttura strategica. Fu stabilito un piano straordinario, con particolare riguardo alle scuole a rischio sismico. Ma anche su questo è intervenuto lo stesso problema: sono stati destinati 4 miliardi di euro, ma da allora sono stati avviati solo i primi due piani stralcio, rispettivamente di 194 e di 301 milioni di euro, e alla luce delle procedure si parla ancora di piani in corso d'opera. Nel migliore dei casi queste realizzazioni sono state appena iniziate. 

E di chi è la colpa? 

La colpa, ancora una volta, è della politica delle proroghe e dei rinvii: c'è un immobilismo che domina le scelte di natura amministrativa. Anche quando la politica decide, c'è poi una fase attuativa che di fatto impedisce che qualcosa cambi, in modo gattopardesco. Negli anni '90 abbiamo avuto tre leggi ineccepibili: la legge 626, la legge 23 del '96, che aveva istituito l'anagrafe degli edifici scolastici (ma forse avremo la fotografia delle scuole solo in questi giorni, nel 2008!), e terza la legge Bassanini del '98. Queste leggi hanno dato avvio a una serie di assegnazioni di fondi, accordi, convenzioni: però di fatto le opere sono iniziate in qualche caso solo da poco, in altri ancora attendiamo. Il problema è che l'attuazione di queste cose mette in discussione lo status quo, toccando equilibri che sono andati avanti per troppi anni. E poi ci sono priorità che non sono quelle giuste: come ha detto il Sottosegretario Bertolaso, perché non c'è verso le scuole lo stesso interesse che c'è verso le autostrade, verso i ponti e le grandi opere?

E l'attuale governo ha fatto qualcosa su questo versante? 

Ha fatto una cosa importantissima: all'inizio di questa legislatura, approvando l'articolo 7 bis del decreto 137 – emendamento che ho firmato io, ma naturalmente era voluto e concordato con il governo – abbiamo previsto di destinare in maniera permanente il 5 % dei fondi per le infrastrutture a questo tipo di interventi. Bertolaso ha detto: ci sono 4 miliardi e ce ne vorrebbero 13, ma quello che conta è che la tragedia di Rivoli ha imposto un'accelerazione nelle procedure. Altri soldi li troveremo: ma ora impegniamoci a portare termine quello che è avviato. 

A proposito di problemi attuativi, torniamo al punto di partenza: proprio ieri la Commissione da lei presieduta ha approvato il parere sul Piano programmatico del governo. Cosa è emerso? 

Il parere conferma la condivisione senza riserve degli obiettivi del piano, raccogliendo la sfida di coniugare la riqualificazione della spesa pubblica con una qualità diffusa del sistema, eliminando gli sprechi. Abbiamo condiviso la scelta dei tre pilastri del piano Gelmini: revisione degli ordinamenti, razionalizzazione della rete scolastica, miglior utilizzo delle risorse umane. Abbiamo però fatto tesoro dei suggerimenti che sono emersi nel dibattito in Commissione, sia di opposizione che di maggioranza. Inoltre abbiamo voluto far chiarezza su un punto nodale, su cui erano corse voci allarmistiche del tutto ingiustificate: il tempo pieno e l'estensione oraria fino a 30 ore nella scuola primaria rimarranno; ma si aggiungerà un nuovo modello a 24 ore, come nuova opportunità offerta alle famiglie. 

Si accennava in questi giorni ad eventuali problemi economici legati a una morbida interpretazione dei dettami del piano: è così? 

Come scritto nel parere, sono stati rispettati tutti i vincoli. Rispetto al maestro unico, l'economia su questo punto non era prevista nel piano, perché il decreto è intervenuto successivamente. Quindi questo ci consente l'applicazione morbida della norma e il fatto di dare priorità alla libera scelta delle famiglie. Chi è interessato al maestro unico e alle 24 ore potrà chiedere che si realizzino classi con questo modulo orario, e la scuola è tenuta a farlo. Ma si mantengono una serie di flessibilità; ciò che invece si va a tagliare inflessibilmente sono gli sprechi, evitando di andare a pagare due o tre insegnanti per classe dati dalle varie compresenze e contemporaneità. 

Ora quale sarà il prossimo passo? 

Ora ci sono i regolamenti attuativi. Con l'approvazione di questo parere sul piano programmatico la Camera ha dato via libera al governo per l'attuazione del piano: quindi possiamo dichiarare che siamo alla vigilia della fase attuativa che dovrebbe aprire una stagione nuova per la scuola reale, per una serie di interventi che vanno verso una modernizzazione ed europeizzazione, ma anche verso una scuola di qualità diffusa, secondo criteri di efficienza, efficacia, e riqualificazione della spesa.

postato da AnnaV alle ore novembre 28, 2008 07:33 | link | commenti
categorie: politica, scuola, gelmini, aprea
giovedì, 27 novembre 2008

Il medico uscito dal silenzio



Bimbo scampato ad un aborto chirurgico; medico conosciuto in tutto il paese come «recordman» di interruzioni di gravidanza (anche 35 operazioni al giorno, 9 ore quotidiane di «mortifera» sala operatoria); quindi cristiano ortodosso e attivista pro life convertito da San Tommaso d’Aquino. Se non fosse vera, la vicenda di Stojan Adasevic parrebbe uscita dalla fervida mente di uno sceneggiatore ipercattolico abituato a copioni strappalacrime. E invece la storia di questo medico serbo di Belgrado è tutt’altro che cinematografica. «Non voglio discutere i miei convincimenti teologici o quello che ho sognato, ma solo parlare dei fatti puramente materiali, come i metodi tecnici usati nelle interruzioni di gravidanza» ha scritto Adasevic su Saint Lazarus, pubblicazione della Chiesa ortodossa serba. Adasevic è cresciuto alla scuola marxista per cui l’aborto era solo «l’asportazione di una massa indistinta di tessuti», come recitavano i libri di medicina nella Jugoslavia comunista sui quali si formò l’ex dottor Morte. Dopo 26 anni da grande fautore di aborti – ne ha conteggiati tra i 48 e i 62 mila – Adasevic ha detto basta. E si è tramutato in un alfiere della difesa della vita fin dal suo concepimento.

Continua a leggere questa storia incredibile qui...

postato da AnnaV alle ore novembre 27, 2008 15:14 | link | commenti
categorie: vita, aborto, amore alla vita
giovedì, 27 novembre 2008

Ecco le ultime ore cristiane di Gramsci

Dopo la rivelazione del vescovo Luigi De Magistris spuntano altre prove che confermano l’ipotesi di un avvicinamento alla fede del fondatore del Pci: i racconti del cappellano e delle suore della clinica

di Andrea Tornielli
Tratto da Il Giornale del 27 novembre 2008

«L’ho invitato molte volte con delicatezza a ricevere i sacramenti. Mi rispondeva sempre: “Non è che non voglio, non posso”».

Sta tutto in queste parole, testimoniate dal cappellano della clinica “Quisisana“ di Roma che ebbe numerosi colloqui con Antonio Gramsci negli ultimi mesi della sua vita, la soluzione del giallo sulla conversione dell’intellettuale comunista. Gramsci, che non aveva mai fatto professione di ateismo e «rivelava una conoscenza profonda dei padri della Chiesa», non «poteva» ricevere i sacramenti. Forse perché questo avrebbe significato la fine della sua esperienza comunista?

 Continua qui

postato da AnnaV alle ore novembre 27, 2008 08:27 | link | commenti (1)
categorie: gramsci
giovedì, 27 novembre 2008

Parla Bobby, il fratello di Terri Schiavo: date a noi Eluana

Quando il mio giovane amico, Giuseppe, ha letto la testimonianza del prete che è stato vicino a Terry Schiavo durante i suoi ultimi giorni di vita, sconvolto, mi diceva che se un trattamento del genere l'avessero riservato a sua sorella, lui si sarebbe ribellato, avrebbe imbracciato il fucile e avrebbe difeso il diritto di Terry a non morire in modo così atroce: fiducioso nella saggezza della giustizia umana diceva che quella sarebbe stata legittima difesa. Io condividevo, apprezzavo, ma cercavo di dirgli che le cose non stavano proprio così...
Oggi leggo questa notizia che mi ha ricordato quella telefonata fiume con Giuseppe:
 

27/11/2008 -  Bobby Schindler è il fratello di Terri Schiavo; dopo la morte della sorella ha eretto in sua memoria la Terri Schindler Schiavo Foundation, che opera per affermare il diritto alla vita di tutti coloro che si trovano in condizioni simili a quelle di Terri e di Eluana. In questa intervista esclusiva a ilsussidiario.net interviene sul caso Englaro...

Continua a leggere qui

postato da AnnaV alle ore novembre 27, 2008 08:16 | link | commenti
categorie: terri schiavo
giovedì, 27 novembre 2008

Quando il problema alimentare genera un’opera educativa (in Brasile)

Come sapete, sabato prossimo in tutta Italia si svolgerà l'appuntamento annuale con la Colletta alimentare: in tutti i supermercati che aderiscono ci saranno tantissimi volontari che inviteranno gli avventori a contribuire alla spesa per i più bisognosi. Ed è sempre un'esperienza molto bella per chi si coinvolge. In San Paolo del Brasile questa stessa esperienza ha dato origine ad un'opera  la cui validità è riconosciuta anche dall'UNICEF:

Proprio a novembre di quest’anno compie quindici anni l’esperienza straordinaria del CREN, Centro di Recupero e Educazione Nutrizionale, attivo nella città di San Paolo del Brasile. Un ente nato grazie al contributo del Ministero degli Esteri italiano e delle Tende AVSI, che si occupa della cura di molti bambini che vivono ai margini della grande metropoli brasiliana, cercando di risolvere i loro problemi nutrizionali grazie a un approccio eminentemente educativo. Un’opera il cui grande valore è stato riconosciuto a livello nazionale e internazionale: l’UNICEF ha riconosciuto il CREN come riferimento nazionale in Brasile per la cura della denutrizione infantile, e il presidente brasiliano Lula ha consegnato a quest’opera lo scorso 29 ottobre il premio ODB Brasile, per il contributo al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

Gisela Solymos è direttrice del CREN, e a lei ilsussidiario.net ha chiesto di raccontare le caratteristiche salienti della loro opera. 

Gisela, ci può spiegare innanzitutto qual è il contesto in cui vi trovate a lavorare, e quali sono le condizioni delle persone che assistete?

Bisogna innanzitutto sapere che il Brasile è un paese molto ricco ma che ha ancora al proprio interno tante disuguaglianze e tante ingiustizie: moltissime persone vivono in una situazione di estrema povertà. San Paolo, ad esempio, è la città più ricca del Brasile, con quasi 11 milioni di abitanti; di questi, però, 2 milioni vivono in favelas, ossia, come tutti sanno, in condizioni di vita veramente precarie. Perciò è molto elevato il numero di bambini denutriti o malnutriti, che hanno una cattiva alimentazione e che sono esposti a condizioni igieniche molto precarie: non hanno i servizi minimi, come fognature, raccolta dei rifiuti, acqua potabile etc. Perciò si ammalano facilmente, non riescono a mangiare in maniera corretta e non riescono a crescere come dovrebbero. Questo situazione genera conseguenze che segnano l’intera vita di questi bambini, sia per il fatto che hanno meno energia degli altri e perdono l’opportunità di imparare, sia per il fatto che quando diventeranno grandi avranno malattie che, paradossalmente, riguardano l’obesità, e i problemi annessi, come cardiopatie, diabete, ipertensione. 

Il problema che vi trovate ad affrontare è dunque molto più complesso rispetto al semplice dar da mangiare. 

Noi partiamo dalla constatazione che un bambino denutrito appartiene spesso a una famiglia ad alto rischio sociale, con problemi molto più gravi rispetto alle altre famiglie. Perciò, per curare veramente la malnutrizione, dobbiamo fare un lavoro sia col bambino, dandogli da mangiare, sia con la famiglia, che deve essere aiutata a riscoprire la dignità umana. Questo anche a livello civile, aiutandoli ad avere documenti, ad avere un lavoro, a imparare a mangiare usando bene dei pochi soldi che hanno. C’è tutto un lavoro educativo, nutrizionale e medico da fare con queste famiglie. 

In che senso fate un lavoro educativo? 

Facciamo un esempio molto concreto che riguarda proprio i bambini: ce ne sono alcuni cui non basta mettere davanti un piatto, perché semplicemente non mangiano, si rifiutano. Allora cerchiamo di fare dei giochi per far capire loro l’importanza del cibo, per far conoscere i vari tipi di alimenti, e quindi far venir voglia di scoprire e quasi di affezionarsi al cibo. In secondo luogo, poi, l’aspetto educativo riguarda moltissimo anche il rapporto con le famiglie: e la prima educazione è quella di far percepire loro che hanno in se stessi una dignità, che sono degli esseri umani. Loro infatti arrivano da noi ed è come se non si rendessero conto nemmeno di avere dei diritti. Per esempio: quello di iscrivere i loro figli a scuola è un diritto; ma basta che vadano dalla direttrice e che questa dica qualcosa che a loro non piace, e subito tolgono il bambino dalla scuola. Come se non fosse un loro diritto quello di avere certe cose dalla società. La prima cosa dunque è mettersi in rapporto con loro in modo che possano fare un’esperienza vera di compagnia e di umanità. Scoprirsi uomini e donne: a partire da questo poi tutte le altre cose si sistemano.

Come si svolge in concreto l’attività del CREN? 

Il Cren è nato quindici anni fa, e si occupa da sempre dei diversi livelli di problemi di nutrizione dei bambini. C’è il livello più grave, in cui i bambini vengono ospitati in una struttura che è, esemplificando, un po’ come un asilo nido: i bambini stanno nella struttura dal lunedì al venerdì, e qui devono recuperare non solo il peso ma anche un’altezza adeguata per la loro età, perché l’altezza è il vero segno della loro salute. Mentre i bambini sono nella struttura, noi facciamo tutto un lavoro anche con le famiglie, con interventi domiciliari di carattere sociale e psicologico. Un secondo livello un po’ meno complesso è quello dell’ambulatorio, per i bambini meno gravi o per quelli che non possono venire tutti i giorni al nostro centro. Infine un terzo livello, che riguarda il lavoro con la comunità: andiamo cioè in giro per la città a cercare nuovi bambini denutriti. Dal momento che questi bambini si trovano in famiglie che vivono ai margini della società, essi non sono inseriti nei servizi sanitari e di educazione, e per trovarli dobbiamo cercarli in casa loro, nelle favelas. L’anno scorso abbiamo assistito direttamente 2.700 persone, mentre indirettamente, tramite i nostri corsi e le persone che lavorano con i bambini siamo arrivati a quasi 10 mila bambini. 

Avete un aiuto dagli enti pubblici per svolgere la vostra attività? 

All’inizio c’era una convenzione con la città di San Paolo, sul modello di quella che viene fatto con gli asili nido, grazie a una convenzione con l’assessorato all’Educazione della città di San Paolo. Ma in realtà questo non copriva le nostre esigenze, anche perché evidentemente il servizio che noi facciamo è nettamente diverso da quello di un normale asilo nido. Due anni fa, invece, siamo riusciti ad avere una convenzione con l’assessorato alla Salute. Fino a due anni fa, infatti, anche gli enti pubblici facevano fatica a capire che il problema della nutrizione a San Paolo è molto grave; noi siamo riusciti a convincerli della gravità del problema, e quindi ad avere questa convenzione. Al di là del coinvolgimento dell’ente pubblico, il nostro sostentamento viene dall’aiuto che vi viene fornito dall’AVSI. 

Sabato prossimo, qui in Italia, ci sarà la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare; un’esperienza che pochi giorni fa è stata vissuta anche da voi in Brasile. Che importanza ha per voi il Banco Alimentare? 

C’è un rapporto strettissimo con questa realtà. Qui in Brasile, come anche nel resto del mondo, i prezzi del cibo si stanno alzando e questo crea due tipi di problemi diversi: da una parte si aggrava il problema delle famiglie che hanno difficoltà ad acquistare i generi di prima necessità, e quindi continua a crescere il numero di poveri che hanno bisogno di realtà come la nostra; dall’altra parte aumenta il prezzo di quello che è il nostro strumento principale di lavoro, dal momento che noi dobbiamo innanzitutto, dal punto di vista concreto, alimentare i bambini. Quindi abbiamo fatto la Colletta insieme: siamo un ente assistito dal Banco, ma abbiamo al tempo stesso un rapporto stretto di amicizia con loro. Con la Fondazione Banco Alimentare non c’è solo un rapporto formale, ma è molto di più: un rapporto di amicizia e di scambio di esperienze.

postato da AnnaV alle ore novembre 27, 2008 07:58 | link | commenti (2)
categorie: brasile, colletta alimentare, avsi, avsi - cdo, cren
mercoledì, 26 novembre 2008

Raccomandazioni per la Colletta alimentare

Vnnvvvn ha organizzato una bella iniziativa: invita gli amici internettiani a partecipare alla Colletta alimentare e oggi, per coloro che la faranno nelle loro città, mi lascia queste raccomandazioni:


Per chi passa di qui,(...)Un appello per quanto riguarda la colletta:
"Vi chiedo all'atto della scelta dei prodotti un pizzico di attenzione, ci sono cose che non consideriamo... come la data di scadenza. Comprare oggi una scatola di fagioli che scade il 31.12.2008 probabilmente per l'economia della nostra famiglia è normale, la mangeremo al massimo tra dieci giorni!

Il Banco Alimentare ha tempi di consegna più lunghi e non capita di rado che i supermercati cerchino di smaltire le scorte di magazzino in scadenza in queste occasioni.


COMPRATE PRODOTTI A LUNGA SCADENZA... e limitatevi a quelli che leggete sul volantino!
Altra soglia di attenzione: ciascuno di noi è smosso pensando ai bambini, tutti davanti ad un cucciolo di uomo caliamo le "difese", Vi chiedo lo sforzo di fare acquisti per gli adulti (pasta, conserva, legumi, carne in scatola, tonno) perchè i bimbi senza genitori che li sostengono sono persi!"

E ricordatevi che l'azione del Banco Alimentare è rivolta a TUTTE le persone che hanno bisogno, non solo cattolici... domani potresti esserci a richiedere l'assistenza del banco!

(lo so l'ultima parte sembra terroristica ma con i venti che tirano rischia di essere profetica :-P)


GRAZIE VIV!


QUI l'elenco dei punti vendita in cui si potrà partecipare alla Colletta Alimentare

postato da AnnaV alle ore novembre 26, 2008 19:05 | link | commenti
categorie: colletta alimentare
mercoledì, 26 novembre 2008

Colletta Alimentare, Socci, Vladimiro Guadagno

Ecco gli aggiornamenti da RF:

Sabato 29 Novembre si svolgerà in tutta Italia la 12a Giornata nazionale della Colletta Alimentare, organizzata dalla Fondazione Banco Alimentare Onlus e dalla Compagnia delle Opere Impresa Sociale.
Abbiamo chiesto al presidente del Banco Alimentare Don Mauro Inzoli una riflessione sulla frase di invito di quest'anno
 
 
 
Un libro scritto con la passione del credente, non una banale risposta agli Angius di turno.
Lo storico e saggista Antonio Socci racconta il suo nuovo lavoro: Indagine su Gesù (ed.Rizzoli) .
Nel segno di Don Giussani e di altri grandi protagonisti della Chiesa e della Storia, tra scoperte archeologiche e certezze di segni storici:

- Cristo è Storia e Fede
 
 
Come ormai l'universo mondo sa Vladimiro "Luxuria" Guadagno ha vinto il trofeo dell'Isola dei Famosi. I giornali si sono buttati a pesce sulla notizia (e questo la dice lunga sulla situazione dell'informazione) coinvolgendo nel successo anche la Sinistra nostrana, che non si è fatta sfuggire l'occasione promozionale.
Solo uno resiste sul Titanic, che sta affondando nel "trash" televisivo: Fabio Cavallari, che abbiamo intervistato prima che indossasse il salvagente:

- Cara Sinistra, ripartiamo dagli operai
postato da AnnaV alle ore novembre 26, 2008 18:07 | link | commenti (2)
categorie: socci, colletta alimentare
mercoledì, 26 novembre 2008

Ecco come cambia l'orario scolastico con la riforma Gelmini

Riforma Gelmini, così cambia l'orario scolastico

di Francesca Angeli, Il Giornale, 26 novembre 2008

 

Anticipiamo i contenuti del decreto che domani verrà approvato dalla commissione cultura della Camera. Resta il tempo pieno, saranno le famiglie a scegliere. Classi affidate a un unico docente. Alle medie la settimana si «accorcia»

 

Roma Tempo pieno garantito sia nella materna sia nelle elementari. Due docenti per classe nelle sezioni a 40 ore settimanali. Maestro unico, anzi prevalente, con orario di 24 ore settimanali soltanto nel caso in cui siano i genitori a richiederlo. Domani la Commissione Cultura della Camera, presieduta da Valentina Aprea, darà il via libera al Piano programmatico messo a punto dal ministro Mariastella Gelmini. Il testo è molto atteso perché pianta alcuni paletti rispetto all'articolazione del tempo scuola e alla novità del cosiddetto maestro unico, che poi unico non sarà ma «prevalente», per l'appunto come scritto nel piano. Il provvedimento passerà in aula e poi a Palazzo Madama: l'approvazione definitiva è prevista per la prima metà di dicembre.

Nel documento si sottolinea la necessità di valorizzare l'autonomia didattica dei singoli istituti nell'ambito della quale deve essere favorita «la personalizzazione dei curricula anche attraverso la previsione di attività opzionali-facoltative».

Per quanto riguarda l'articolazione del tempo scuola vengono spazzate via tutte le polemiche su una presunta volontà del governo di voler cancellare il tempo pieno. Nella scuola d'infanzia si pone come condizione ineludibile che l'orario obbligatorio delle attività didattiche garantisca «prioritariamente il tempo di 40 ore con l'assegnazione di due insegnanti per sezione» mentre viene previsto «soltanto come modello organizzativo residuale lo svolgimento delle attività didattiche nella fascia antimeridiana con l'assegnazione di un unico docente per sezione e sulla base della esplicita richiesta delle famiglie». Dunque tempo pieno garantito nella materna.

Per la scuola primaria si scioglie definitivamente il nodo che riguarda il maestro unico. Si prevede che l'attivazione di classi affidate a un unico docente, funzionanti con un orario di 24 ore settimanali sia effettuata sulla base di specifiche richieste delle famiglie e siano «garantiti gli insegnamenti specialistici di religione e di inglese».

Dunque è improprio parlare di maestro unico: meglio usare il termine prevalente. Il tempo scuola poi va stabilito «non soltanto sulla base delle esigenze della riorganizzazione didattica ma soprattutto in ragione della domanda delle famiglie». Vanno garantite quindi le differenti articolazioni del tempo scuola: 24, 27, 30 e 40 ore. Si tratterà di ore in tutti i casi impiegate per la didattica: «Per le classi funzionanti a tempo pieno saranno assegnati due docenti per classe».

Si riduce, come annunciato, l'orario delle medie: da 32 a 29 o 30 ore. Sempre per le medie si riducono le classi funzionanti con il tempo prolungato ma soltanto «in assenza di richiesta effettiva delle famiglie e delle condizioni di funzionalità». Al contrario quelle realmente funzionanti con un numero congruo di alunni frequentanti potranno arrivare alle 40 ore.

Proprio per permettere alle famiglie di orientarsi con calma fra le novità per tutte le prime classi di tutti i cicli slitteranno i termini dell'iscrizione probabilmente di un mese: dal 31 gennaio alla fine di febbraio.

Sul fronte della riorganizzazione, oltre all'attuazione del cosiddetto piano di dimensionamento delle istituzioni scolastiche, si prevede una razionalizzazione delle risorse umane aumentando il numero minimo medio, non assoluto, degli alunni per classe. Si pensa di alzarlo da 10 a 15 o addirittura a 20, tenendo conto che la media in Lombardia è di 21 per classe.

Attenzione poi alla qualificazione dei docenti. Visto l'accorpamento delle classi di concorso e quindi delle assegnazioni di cattedra si chiede di tenere in dovuto conto «la competenza disciplinare specifica degli attuali docenti anche ai fini della riconversione professionale dei docenti in esubero».

Infine quella che potrebbe rappresentare una vera rivoluzione e un enorme risparmio: circa 500 milioni di euro l'anno. Si chiede di valutare la fine «dell'esternalizzazione dei servizi in presenza di personale Ata impiegato a tempo indeterminato». Insomma si chiede che i bidelli tornino a pulire i bagni.

Aggiornamento per quanto concerne l'Università:

Decreto Gelmini ecco le misure "anti baroni"

postato da AnnaV alle ore novembre 26, 2008 16:25 | link | commenti
categorie: scuola, università, gelmini
mercoledì, 26 novembre 2008

Quando tolgono la croce

La storia insegna che quando si tolgono le croci dai muri è perchè le si vogliono usare appendendoci i cristiani.
Per giudicare quanto è accaduto in Spagna possono essere utili questo articolo pubblicato dall’Osservatore Romano e i link di approfondimento seguenti
.

Leggi il nuovo editoriale di

SamizdatOnLine

postato da AnnaV alle ore novembre 26, 2008 16:00 | link | commenti (4)
categorie: samizdatonline, sol
mercoledì, 26 novembre 2008

L'irresponsabilità è solo dei giovani?

Non c'è da stupirsi se quattro ragazzi hanno dato alle fiamme per gioco  un clochard  colpevole soltanto di essere addormentato iin una fredda serata riminese. Certo moltissimi grideranno allo scandalo, si indigneranno. Ma io mi chiedo: che tipo di educazione hanno ricevuto questi giovani disorientati? Le strade abbondano a certe ore di bande di ragazzi e di giovani che non sanno come passare il tempo (ce ne sono anche nel mio piccolo paese) e mi chiedo: ma a questi giovani c'è qualcuno che ha insegnato che l'uomo non è uno strumento per i loro scherzi irresponabili? c'è qualcuno che ha loro insegnato che la vita è sacra e non ci si può giocare anche solo per una bravata?

Certo non sono giustificabili con una mancanza di educazione familiare e scolastica carente o assente perchè il comune sentimento di umanità, la legge scritta nel cuore di ogni uomo, avrebbe dovuto trattenerli. Ma siamo sicuri che genitori, scuola, mass media siano del tutto innocenti nei loro confronti e possano perciò tuonare indignati contro di loro senza ammettere le proprie responsabilità?

Ecco l'articolo che ne parla:


Se l’altro non è riconosciuto come uguale a se stessi

Marina Corradi
 Avvenire del 25 novembre 2008

Sono ragazzi 'normali'. Uno studente, un perito chimico, un elettricista e un barista fra i diciotto e i diciannove anni, incensurati. Benestanti, abitanti in famiglia, le facce degli adolescenti con cui lasceresti uscire una figlia.

Quattro ragazzi normali hanno confessato di avere dato alle fiamme quindici giorni fa, a Rimini, un clochard addormentato sulla sua panchina. «Lo abbiamo fatto – hanno detto – per gioco». Per gioco, ma con la lucidità di andare a riempire la tanica nell’unico distributore di Rimini che non ha telecamere. Con la improntitudine di tornare sul posto, un’ora dopo, per assistere a quel gran via vai di sirene e poliziotti, nell’acre odore di fumo; per dirsi fra sé, soddisfatti: guarda, di cosa siamo stati capaci. Si farà un processo, e magari un difensore tenterà, come accade quando non ci sono altre strade per il suo assistito, la carta dell’infermità mentale. Si faranno, forse, le perizie. E quanto vorremmo in fondo che gli psichiatri trovassero in questi quattro tracce di una malattia mentale, una qualsiasi, pur di potere dire che lo studente, il barista e i loro amici in realtà 'normali' non erano. Ma se, anche a causa di quella fredda regia dell’aggressione, i medici non riusciranno a trovare nulla di anomalo, allora bisognerà convenire che a bruciare un uomo come si brucia un bidone sono stati proprio quattro ragazzi 'normali'. Cioè a dire che in una agiata città di provincia italiana, nel 2008, quattro adolescenti tranquilli possono cercare, in una sera di noia, di ammazzare un poveraccio per diletto.

Nemmeno per una perversa ragione ideologica che, pure sordida, indicherebbe almeno una consapevole scelta per il male. Per il puro nulla, invece; così, non sapendo che fare, e sognando l’ebbrezza dei titoli sui giornali. Semplicemente per gioco. Di tutte le ragioni possibili, la peggiore. Perché significa che quel clochard non era, agli occhi della banda, nemmeno un uomo. Non si dà alle fiamme un uomo per divertirsi. In realtà, prima di arrivare con la tanica, quei ragazzi il clochard sulla panchina lo avevano già annientato nei loro pensieri; trasformato in una cosa; in quella faccia, non riconoscevano più in alcun modo un proprio simile.

Bisognerà però chiedersi, se gli amici di Rimini risulteranno psicologicamente 'normali', quale 'normalità' consenta un gesto simile. Bruciare, cercare di uccidere è un gesto criminale e grazie a Dio non frequente. Ma quello che in questa storia viene prima, e cioè quello sguardo annichilente su un prossimo non più riconosciuto come uguale a sé, questo sguardo, siamo sicuri che oggi sia altrettanto raro?

Quella 'normalità' che spesso ci viene ripetuta nel definire, fino al giorno prima, protagonisti di violenze gratuite, di aggressioni a handicappati o stranieri, o di stupri di gruppo di compagne bambine, non allude forse a una incapacità di riconoscere l’altro come persona, forse più ampia e diffusa dei casi che poi tragicamente esplodono nella cronaca? Bravi ragazzi, lavoratori, incensurati, sentiamo ripetere come una litania, e però capaci di ferocia, per divertirsi.

In quale vuoto, in quale educazione al nulla cresce questo male 'normale'?

Qualcosa di fondamentale, in un’abbondanza e accessibilità di informazioni senza precedenti nella storia, sembra mancare ad alcuni, e scoppia qui e là tra paesi e città, come buchi neri nel comune sentire. Che cos’è un uomo, e chi c’è dietro al volto di ognuno, è coscienza per qualcuno perduta, memoria colmata dal nulla.

postato da AnnaV alle ore novembre 26, 2008 08:15 | link | commenti (2)
categorie: educazione, attualità
mercoledì, 26 novembre 2008

Il governatore Soru si dimette

Una notizia che rallegrerà molti sardi: il governatore annuncia le sue dimissioni perchè non appoggiato dalla sua maggioranza.
In attesa di approfondimenti, ecco la notizia di agenzia:

SARDEGNA: PRESIDENTE SORU ANNUNCIA LE SUE DIMISSIONI

***********

Aggiornamento dal blog di Giorgio La Spisa:

Le dimissioni di Soru non sono un atto istintivo  dettato dall’esigenza di difendere la propria politcia a favore del paesaggio e dell’ambiente.  Il Presidente   voleva e vuole ancora approvare la parte del  piano paesaggistico dedicata alle zone interne della Sardegna. L’emenndamento su cui si è dimesso non impediva assolutamente il raggiungimento di questo scopo. Nonostante questo si è dimesso.

Il vero motivo di questa decisione e la volontà di regolare i conti interni alla sinistra dilaniata da contrasti insanabili.

Quindi, così come si è dimesso sulla base di un calcolo politico potrebbe revocare le dimissioni sulla base di un altrettanto cinico progetto di egemonia sulla sinistra e su tutta la Sardegna. Noi siamo pronti ad reggere la situazione in entrambe le ipotesi.

Cari amici  scaldiamo i motori: comunque si parte!

postato da AnnaV alle ore novembre 26, 2008 07:51 | link | commenti (4)
categorie: sardegna, giorgio la spisa
martedì, 25 novembre 2008

Bambini di serie B?

In risposta ad un delirante articolo inserito in un commento totalmente OT ecco un articolo del neonatologo Carlo Bellieni:

Unspeakable Conversations


A proposito di congressi in cui si afferma che il neonato no
n è una persona, riporto qui dal NYT un reportage in cui una ex-prematura si esprime dopo aver ascoltato Peter Singer, il capofila del pensiero che distingue i neonati in non-persone.

“Quel pomeriggio nella sala delle conferenze Singer espose tutto ciò. L’<<illogicità>> di permettere l’aborto ma non l’infanticidio, di permettere l’interruzione delle cure ma non l’omicidio attivo. Applicando l’assunto di base dell’utilitarismo, espone l’agghiacciante idea di permettere ai genitori dei bambini disabili di ucciderli e rimpiazzarli con bambini non disabili che abbiano maggiori chances di felicità. Tutto concerne il permettere al maggior numero di individui possible di realizzare il maggior numero possibile di desideri.

Procede con l’assunto che io sono una delle persone che avrebbe potuto a buon diritto essere uccisa alla nascita. Spara le sue cartucce, concede giusto quel tanto da mostrarsi aperto e ragionevole. Andiamo Avanti per 10 lunghi minuti. Anche se sono inorridita da ciò che dice, e dal fatto che sono stata coinvolta in una discussione sul fatto che io debba o meno esistere, non posso impedirmi di essere colpita dalla sua capacità oratoria. E’ così rispettoso, così scevro da ogni condiscendenza, così attinente all’argomento, che quando termina lo show non sono propriamente irritata. Sì, sto tremando, furiosa, arrabbiata, --ma è per la sala, 200 miei concittadini charlestoniani che hanno ascoltato con cortese interesse, quando per decenza avrebbero dovuto cacciarlo e metterlo sul primo treno”.

HARRIET McBRYDE JOHNSON, The New York Times Magazine, 2003

Per maggiori informazioni consultare il tag Prematuri del blog del neonatologo.

postato da AnnaV alle ore novembre 25, 2008 21:11 | link | commenti
categorie: prematuri, bellieni, pre-persone
martedì, 25 novembre 2008

Il Crocifisso di Valladolid

Tanto per sapere come si sono svolti i fatti, segnalo l'incresciosa vicenda di Valladolid nella quale la legge e la volontà dei genitori è stata ignorata:

Il caso del crocefisso di Valladolid: una sentenza che toglie la libertà ai genitori

postato da AnnaV alle ore novembre 25, 2008 16:30 | link | commenti (17)
categorie: laicità, libertà religiosa, libertà di educazione
martedì, 25 novembre 2008

I 188 martiri giapponesi

Asianews ci propone un breve ricordo dei 188 martiri giapponesi beatificati ieri:

I martiri beatificati oggi a Nagasaki sono una spinta a testimoniare la fede. Essi sono anche una possibile risposta alla popolazione giapponese, segnata dalla piaga dei suicidi, della delinquenza giovanile e dalla crisi delle famiglie e dell’economia.

Leggi tutto qui

Vedi anche:

I 188 martiri, occasione di crescita per la Chiesa giapponese
di Pino Cazzaniga
I 188 martiri giapponesi, come i martiri dei primi secoli
di Mark Tardiff

postato da AnnaV alle ore novembre 25, 2008 15:51 | link | commenti
categorie: giappone, martitri cristiani
martedì, 25 novembre 2008

Barcellona: i giudici non possono creare le norme

ELUANA/ Barcellona: i giudici non possono creare le norme. La scienza? In questi casi farebbe bene a tacere              

Interrvista a Pietro Barcellona                                    

25/11/2008 - 6.08  Nel giorno del compleanno di Eluana, Ilsussidiario.net ha parlato del caso Englaro con Pietro Barcellona. La vicenda raccoglie tutte le contraddizioni di un’impostazione culturale che ha smarrito il significato della persona e dell’interiorità, che non sa più quali sono i compiti della legge e i limiti della scienza. «La tesi si riduce a questo: la vita è mia e sono io a decidere. Ma questo potere non ce l’ha nessuno, nemmeno l’interessato, perché io non sono padrone della mia vita. E nemmeno lo è la scienza».

Continua a leggere QUI

postato da AnnaV alle ore novembre 25, 2008 10:07 | link | commenti (4)
categorie: giustizia
Rostropovich suona Berlino
mentre il muro sta cadendo



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Clicca sull'immagine per vedere il video

Veni Sancte Spiritus
Veni per Mariam
La Madonna è proprio la figura della speranza. Che questa fontana vivace di speranza abbia ad essere ogni mattina il senso della vita immediato più mordace e più tenace che ci possa essere.
Non esiste niente di sicuro al mondo se non in questo. (Luigi Giussani)
UN ALTRO MONDO IN QUESTO MONDO
Padre Aldo Trento a Cagliari

Clicca qui per sapere come sta Caterina e,
sull'immagine,
per ascoltare il suo canto-preghiera.
Accompagniamola attraverso la grande prova


Eccomi
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Forse che il fine della vita è vivere?
Forse che i figli di Dio resteranno con piedi fermi su questa miserabile terra?
Dare in letizia ciò che abbiamo.
Qui sta la gioia, la libertà, la grazia, la giovinezza eterna!
Che vale la vita se non per essere data? E perché tormentarsi quando è così semplice obbedire?
(P. Claudel)

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il Mascellaro.it ...quando la Bassa è anche un punto di vista


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