sabato, 31 gennaio 2009

«Tutta Sua, tutta Lui. Altro non mi interessa»

Da TRACCE:

14/01/2009 - Questa lettera è stata letta da don Julián Carrón durante gli Esercizi degli universitari di Cl. Il libretto con il testo integrale è allegato a Tracce di gennaio.

Carissimo don Carrón, il mio secondogenito, Giovanni, è nato con una gravissima cardiopatia congenita che lo porterà nel giro di qualche anno a un primo trapianto di cuore. A luglio di quest’anno ho ricevuto un’imprevedibile telefonata: era Vittoria, una ragazza di Roma, incinta al sesto mese, aveva appena scoperto che il figlio che aspettava sarebbe nato con una cardiopatia molto simile a quella di mio figlio. Mi comunicava che l’indomani sarebbe partita col marito per Barcellona allo scopo di abortire (in Italia era fuori tempo consentito). Una nipote di Vittoria, che vive a Como e che per bizzarre circostanze conosceva la mia storia, aveva recuperato il mio numero di telefono proponendo alla zia di chiamarmi.
Inizialmente Vittoria non voleva neanche il numero: era troppo doloroso rimettere in discussione la scelta presa e poi era preoccupata per la salute del marito, che in passato aveva avuto una gravissima crisi depressiva. Un inspiegato tarlo l’ha spinta però a chiamarmi all’insaputa del marito.
Abbiamo parlato per mezz’ora circa. Mentre mi raccontava, capivo che la cardiopatia del suo bambino era più grave di quel che lei stessa pensava. Io ho omesso volontariamente di farglielo sapere per non aggravare la posizione del piccolo. Racconto a mio marito di questo ultimo particolare e lui, con decisione, mi dice: «Ma scusa, Giussani ti ha mai nascosto nulla della fatica del vivere, o invece ha scommesso tutto sulla tua libertà? Troviamo un modo intelligente perché Vittoria abbia tra le mani tutti i fattori per decidere». Abbiamo pensato di metterla in contatto con la nostra cardiologa: sarebbe stata lei a informarla compiutamente sulla cardiopatia del figlio. L’ho richiamata per darle il numero e per chiederle di poterla richiamare l’indomani per sapere che cosa le avesse detto la dottoressa, anche per avere il pretesto di risentirla.
Il giorno dopo è Vittoria stessa a chiamarmi; mi informa che è all’aeroporto e che sta per partire per Barcellona. Mi si è gelato il sangue. Lei subito però aggiunge: «Abbiamo comprato il biglietto anche per Alice, la nostra primogenita, si parte tutti in vacanza, non abortisco più». È impossibile descriverti la gioia provata. Le ho detto che ero felicissima che la cardiologa l’avesse tranquillizzata, ma lei prontamente mi ha risposto: «La cardiologa non c’entra nulla. Avevo già deciso dopo la nostra telefonata: tu hai salvato la vita a mio figlio».
Dopo diverse telefonate è nata l’esigenza di conoscerla personalmente, per cui a metà ottobre sono andata a Roma in giornata. Inizialmente io e Sergio, mio marito, eravamo perplessi dato il costo del biglietto e l’impegno che richiedeva l’organizzazione familiare, ma è bastato ci chiedessimo: «Ma quale prezzo siamo disposti a pagare per obbedire a come il Mistero decide di accadere nella nostra vita?». Non ci è voluto molto perché insieme rispondessimo quello che ci ricorda la Scuola di comunità: «Fatto obbediente fino alla morte». Come l’atteggiamento di Cristo verso il Padre è stato l’obbedienza, l’atteggiamento che dobbiamo avere verso Cristo è lo stesso. L’obbedienza definisce l’atteggiamento di Cristo di fronte al Padre. Cristo riconosce, accetta e aderisce al disegno del Padre, così che anche quando il disegno del Padre implica la Sua morte, Cristo riconosce che quella è la strada della Sua vita. Per questo Dio Lo ha glorificato e tutto Gli ha dato nelle mani.
È per questo che abbiamo deciso che io andassi a Roma. A Roma sono stata accolta come una regina. Mentre passeggiavamo per la città ho chiesto a Vittoria che cosa l’avesse persuasa, dato che non mi tornavano i conti: non mi pareva di aver detto nulla di così decisivo. Lei mi ha risposto che l’aveva colpita il fatto che io fossi una donna felice e che con mio marito avessimo deciso di avere altri due figli dopo il nostro Giovanni, che ora ha cinque anni. Lei non si spiegava come fosse possibile che con un figlio così gravemente compromesso avessimo deciso non solo di non abortire, ma di avere altri figli. Semplice - le dicevo - avevamo bisogno di un modo per dire, senza dire, a Giovanni che la vita è buona, ma questo lui lo può capire solo se vede me e mio marito certi di questa bontà. Quale modo migliore se non regalargli dei fratelli? Lei ha aggiunto: «Questo mi ha persuasa».
Dopo aver passato la mattina e il primo pomeriggio insieme, mi hanno riaccompagnata all’aeroporto. Piero, il marito, era incredulo che io fossi andata a Roma solo per conoscerli, sprecando tempo e denaro. Continuava a dirmi: «Io pensavo che tu venissi a Roma per tuoi affari. Invece sei qui solo per noi. Nessuno al mondo lo avrebbe fatto». Io gli ho detto che in realtà c’era una lunga lista di amici che avrebbero voluto essere lì con me, ma che non erano riusciti a venire. Ma vorrei condividere con te un altro fatto, quello decisivo, quello che ha stravolto la mia vita. Mentre mi stavo dirigendo all’imbarco, Vittoria m’ha detto, scoppiando in lacrime: «Non voglio perderti. Tu hai donato la vita a mio figlio». Io ho sorriso, ma avrei voluto urlarle in faccia: «Non io, non io, ma Colui che la sta donando anche a noi in questo istante che ci sta consegnando l’una all’altra!». Ho taciuto. Sorridendo e guardandola negli occhi con una sconosciuta tenerezza le ho detto: «Non piangere!».
Durante il viaggio in aereo, ripensavo a questo fatto, ero rammaricata di non averle detto ciò che pensavo. La sera successiva, studiando la mostra su san Paolo che ho presentato a Bergamo, leggo da una udienza generale del Papa: «Secondo Paolo, la vita del cristiano comporta un’immedesimazione di noi con Cristo e di Cristo con noi. Paolo scrive: siamo stati completamente uniti a lui. Cristo è in noi, Cristo è in me». Finito di leggere ho ripensato alla scena che ti ho descritto e, quasi senza fiato, mi è venuto in mente l’incontro tra Gesù e la vedova di Nain: «Donna, non piangere!», e le restituisce il figlio.
Da allora questo è il mio pensiero dominante: è mai possibile che Cristo si sia così piegato sul mio nulla da rendermi uno con Lui? Ma chi è Costui che ha avuto così pietà del mio niente? Chi è Cristina perché te ne curi? Una poveraccia. E che cosa fa Cristo con me? Ha deciso di scomodarsi per questa povera donna, un niente, un nulla assoluto, che Egli ha deciso di rendere tutto con Lui, un tutt’uno, proprio una sola cosa, gratis. Ma chi è Costui? Dio mio, che gratitudine! Come al solito, l’Amato mi toglie il respiro.
Intanto il piccolo è nato, si chiama Filippo, e da circa un mese è ricoverato al Bambin Gesù. Nel frattempo Vittoria ha conosciuto Paola, un’amica del movimento a Roma, con sei figli. Anche vedere l’amicizia e la letizia di Paola sta dando aiuto e conforto a Vittoria e a Piero. Non so cosa sarà di loro, se mai si innamoreranno di Ciò che ha innamorato noi, ma so bene cosa voglio sia di me: pazza o equilibrata, malata o sana, tutta Sua, tutta Lui. Altro non mi interessa.
Cristina, Bergamo

postato da AnnaV alle ore gennaio 31, 2009 07:27 | link | commenti (5)
categorie: testimonianza, cristianesimo
venerdì, 30 gennaio 2009

La vita è una strada...

La vita è come una strada, lunga o breve, con una meta sicura, un posto dove sei atteso per una gioia senza fine. e allora è bello camminare, perchè uno sa qual è la destinazione.

Lo penso sempre quando sento le note familiari della canzone "La Strada" di Claudio Chieffo di cui qui troverete testo e musica: mi aiutano a ricordare che una strada così è bella perchè è piena di certezza e di speranza.

E in questa strada a volte faticosa uno spesso, se è solo, può perdere la lena, il coraggio, l'orientamento... ma c'è un altro canto, ancora di Claudio, che invita a proseguire verso la meta perché c'è un amico che non ci molla mai nonostante le nostre resistenze:

HO UN AMICO
Claudio Chieffo

Ho un amico grande, grande;
di più giusti non ce n’è:
mi ha donato tutto il mondo,
è più forte anche di un re.

Se io tremo Lui è sicuro
e non ha paura mai;
è l’amico più sincero, sai,
e ti segue ovunque vai.

Però talvolta lo sfuggo
e voglio fare da me,
ma crolla presto il mio mondo
perché Lui è più forte di me.

Una volta io credevo
di poter amare da me;
non pensavo non sapevo
che non può nemmeno un re.

Però talvolta lo sfuggo
e voglio fare da me,
ma crolla presto il mio mondo
perché Lui è più forte di me.

R.: Ho un amico grande, grande;
di più giusti non ce n’è:
mi ha donato tutto il mondo,
è più forte anche di un re.

Canto che don Giussani ha così commentato:

Ho un amico
«Ho un amico grande grande, di più giusti non ce n’è, mi ha donato tutto il mondo, è più forte anche di un re». Questa non è la coscienza imprecisa e vaga che un bambino ha di Gesù Cristo, ma è lo sguardo penetrante di uno che, adulto nella fede, riconosce che tutta la propria grandezza dipende dal gesto di quella umiliazione di Dio, di questo chinarsi di Dio su di noi. Ma questo non può non provocare una ribellione dentro di te. Non può non provocare una resistenza.
Se oggi siamo stanchi, logorati, intorpiditi, e la parola “amico” non vibra all’unisono con la vita, se la parola “amico”, detta di Gesù Cristo, non possiede tutta la nostra coscienza, è solo perché facciamo resistenza a un Dio così.
(
Fonte)

postato da AnnaV alle ore gennaio 30, 2009 17:14 | link | commenti (1)
categorie: riflessioni, claudio chieffo
venerdì, 30 gennaio 2009

La libertà di essere sé stessi....

Non seguo molto la musica e le canzoni più in voga, ma le urla scomposte di chi vuole privare una persona della libertà di esistere e fare scelte personali alla luce del giorno sono giunte anche a me. Perciò riporto, forse con un po' di ritardo, un articolo di Tempi che affronta il problema:

Luca era gay 

A tredici anni Luca si innamorò del suo compagno di banco. L’estate scorsa Luca si è sposato con Teresa, una bella ragazza, che quando dice qualcosa di importante ha il vezzo femminile di guardare all’insù. Luca è “quel” Luca, quello della canzone di Povia, quello del brano che il cantante dei bambini che fanno ooh porterà al prossimo festival di Sanremo. Il titolo è già di per sé assai significativo: “Luca era gay”. È bastato il verbo coniugato all’imperfetto per mandare su tutte le furie l’Arcigay che ha preventivamente – senza conoscere né il testo né le note della canzone – attaccato il cantautore, accusandolo di giocare con la vita altrui: «è un omofobo». In un comunicato l’associazione ha reso noto che «il Luca della canzone potrebbe essere quel Luca Di Tolve che dichiara di esser un ex gay guarito grazie alle teorie riparative di Joseph Nicolosi, cattolico integralista americano, le cui tesi sono state ampiamente confutate dalla comunità scientifica mondiale. Se Bonolis e il suo direttore musicale intendono mandare in scena uno spottone clerical reazionario contro la dignità delle persone omosessuali, sappiano fin d’ora che la nostra reazione sarà durissima, rumorosa e organizzata».
Per ora, oltre alle numerose pagine di siti internet che denigrano Luca e la sua scelta, la “reazione” si è materializzata nella proclamazione di una manifestazione davanti a un centro parrocchiale in provincia di Brescia. «Sabato 24 gennaio – racconta Luca a Tempi – ci sarà un momento di preghiera all’interno di uno dei locali della parrocchia. è il primo incontro di una serie, cui partecipano solo persone che credono che la fede li possa aiutare a rifiorire da una situazione personale indesiderata. Ripeto: un momento di preghiera, cui aderiscono liberamente delle persone. Eppure ci tocca subire delle contestazioni. Ma di che tolleranza parla l’Arcigay se uno non può nemmeno essere libero di trovarsi con persone consenzienti a pregare?». Luca lo sa bene di essere diventato un simbolo, «un personaggio, mio malgrado. Ma io non cerco pubblicità. Quel che faccio, lo faccio perché ci credo. Ci rimetto dei soldi e del tempo, non ci guadagno nulla. A queste contestazioni sono abituato, ma mi rincresce per quei ragazzi che vogliono iniziare il percorso con noi. Arrivano spesso da vicende difficili e un’accoglienza del genere non può certo metterli a loro agio». Luca non conosceva Povia. «Ho scoperto anch’io il titolo della canzone dalle pagine dei giornali. Gli ho telefonato e mi ha detto che non sono io quel Luca, che lui vuole raccontare una storia e basta». Però nella comunità gay si sa che Luca è lui. Luca il tabù, Luca lo scandalo, Luca che si è sposato ad agosto con Teresa.

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postato da AnnaV alle ore gennaio 30, 2009 16:33 | link | commenti (1)
categorie: libertà, liberi di vivere
venerdì, 30 gennaio 2009

La bellezza salva il mondo

Le polemiche di questi giorni ci interrogano soprattutto alla luce della realtà di un Papa, Benedetto XVI, che - chi lo conosce lo sa - è stato ed è fedele a Cristo, capo della Chiesa.

Un tempo l'investigatore intelligente si chiedeva "cui prodest?"

Ce lo siamo chiesti anche noi e abbiamo individuato la risposta:

La bellezza della posizione di Benedetto XVI

A chi giova polemizzare? Probabilmente a chi preferisce chiudere occhi e cuore sulla realtà.
Come possiamo far cogliere la bellezza della posizione di Benedetto XVI, che apre gratuitamente a chi gli ha sbattuto la porta in faccia?

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postato da AnnaV alle ore gennaio 30, 2009 07:45 | link | commenti
categorie: chiesa, bellezza, benedetto xvi
giovedì, 29 gennaio 2009

Ecco in che condizioni è la Sardegna...

 ... il governatore dimissionario ha fatto di tutto per smantellare la fetta più redditizia del turismo sardo, quella dei vacanzieri ricchi, che hanno (o vorrebbero avere) la villa fronte mare, atterrano in elicottero o attraccano con lo yacht e spendono, spendono, spendono...

....I servizi legati alla nautica (agenzie, ristoranti, tassisti, benzinai) hanno perso il 30 per cento del fatturato. Alcuni porti hanno dovuto alzare le tariffe di ormeggio annuali, e i proprietari di queste barche è prevalentemente gente del posto. Più che sul lusso, è una tassa sui sardi. Da molti Paesi europei sono piovute disdette di accordi già stipulati: «A seguito assurda tassa desisteremo da visite alla Sardegna», ha scritto la potente Adac tedesca....

Adesso i vacanzieri preferiscono altri lidi e il settore turistico - l'unico veramente redditizio in Sardegna - ha avuto una flessione preoccupante. Ecco un articolo da
Il Giornale del 29 gennaio 2009 che descrive il disastro in cui ci ha ridotto il governo degli ultimi quattro anni in Sardegna:


Così Soru per combattere i ricchi mette ko il turismo in Sardegna

di Stefano Filippi

Il porticciolo di Castelsardo è un gioiello anche spazzato dal maestrale, attrezzato e in ordine, protetto dal castello medievale dei Doria che resiste in cima al promontorio.

Ottocento posti che accolgono natanti lunghi fino a 30 metri, l'orgoglio del giovane sindaco Franco Cuccureddu, presidente della Rete dei porti della Sardegna. «Sa quante barche qui hanno pagato la tassa sul lusso? Nessuna. L'abbiamo ufficialmente boicottata e i fatti ci hanno dato ragione».

I fatti sono che il governatore dimissionario ha fatto di tutto per smantellare la fetta più redditizia del turismo sardo, quella dei vacanzieri ricchi, che hanno (o vorrebbero avere) la villa fronte mare, atterrano in elicottero o attraccano con lo yacht e spendono, spendono, spendono. «Cento battelli valgono centomila camperisti - dice Cuccureddu -. Ogni passeggero di una barca di 40 metri spende mille euro al giorno, stima prudente. La Sardegna non può puntare sul turismo di massa ma su quello di qualità». Politica opposta a quella di Mister Tiscali. «Pochi giorni dopo la sua vittoria elettorale - racconta il sindaco, ora candidato per l'Mpa con Ugo Cappellacci - incontrai un docente universitario di antropologia che aveva contribuito a scrivere il programma di Soru. Mi disse: dobbiamo sommessamente uscire dal turismo, è la mercificazione dell'ospitalità dei sardi, è un disvalore, non possiamo svenderla. Pensavo fosse una battuta, al massimo la strampalata teoria di un accademico».

Invece era una sintesi programmatica. Soru ha cominciato cancellando le agenzie del turismo (l'Ente sardo industria e turismo, gli Enti provinciali del turismo e le Aziende di soggiorno). Erano le strutture che sul territorio facevano la promozione, assegnavano le stelle agli alberghi e raccoglievano i dati statistici. Tutto sparito, eliminato l'unico termometro che analizzava i flussi. Le competenze dovevano passare all'assessorato regionale al Turismo, a sua volta soppresso dalla legge statutaria.

Un'altra legnata si è abbattuta con il piano paesaggistico, che non ha soltanto vietato (salvo deroga concordata direttamente con il governatore) di costruire alberghi fuori dei centri abitati, ma prevedeva di eliminare la segnaletica turistica: cartelli e frecce imbruttivano l'isola. Il Tar ha annullato il provvedimento. «Girava la battuta che Soru avesse interessi in qualche ditta di navigatori» scherza Cuccureddu.

Ma la mina più grossa per l'immagine della Sardegna è stata la tassa sul lusso, la stangata su seconde case, approdo delle barche sopra i 14 metri, scalo dei velivoli. Se sei ricco, per mettere piede sull'isola paghi. Una sorta di dazio medievale. Un provvedimento così sconclusionato che costava più di quanto fruttava, perché le spese di riscossione affidata alla forestale erano maggiori del gettito (1, 5 milioni di euro nel 2006), e che continua a pesare sulle casse pubbliche: siccome la Corte costituzionale ha abolito il grosso della tassa, Soru ha dovuto istituire un ufficio per restituire i prelievi non dovuti.

Il danno di immagine sul turismo è incalcolabile. Dall’1 giugno al 30 settembre 2005, nei 13 scali della Rete porti (tra cui Alghero, Arbatax, Santa Teresa di Gallura e La Maddalena) erano attraccate 1741 imbarcazioni sopra i 14 metri; nello stesso periodo del 2006, dopo l'introduzione della tassa, 1007: il 42, 2 per cento in meno, crollo consolidato nel 2007 e 2008. In Corsica hanno tappezzato le capitanerie di porto con le tariffe sarde: si fregano ancora le mani.

In un'intervista all'agenzia Reuters del luglio 2007, rilanciata da giornali e tv di tutto il mondo, il governatore si giustificò così: «Pranzare in un ristorante sardo può costare 5000 euro, e non c'è una tassa regionale». Mille euro per un posto barca (che salivano a 15mila per quelle di oltre 60 metri), 5000 per sedersi a tavola: la Sardegna di Soru è l'isola di Tafazzi.
postato da AnnaV alle ore gennaio 29, 2009 16:30 | link | commenti (2)
categorie: politica, sardegna
giovedì, 29 gennaio 2009

...Abbiamo bisogno di ogni cosa... tutti, non solo Eluana

Per superare la tristezza del vivere è necessario riconoscere di dipendere.

Riconoscere di non essere quegli dèi che troppo spesso ci illudiamo di essere, e che abbiamo bisogno di altro.

Meglio: che abbiamo bisogno di ogni cosa.

Dall'aria, che respiriamo; al cibo che mangiamo; all'amore che diamo e che ci viene dato.

Non possiamo amarci da soli, non possiamo essere da soli.


Leggi l'editoriale di Samizdatonline

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(Leggi in particolare Forzature, discriminazioni, silenzi: ma un giudice c'è a Milano?)
postato da AnnaV alle ore gennaio 29, 2009 08:16 | link | commenti (2)
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mercoledì, 28 gennaio 2009

Chi sa scegliere ancora la vita?

Mi ha profondamente commosso la NL ricevuta poco fa dal blog "You Raise Me UP" : vi si parla di una bambina che - con  semplicità disarmente - rifiuta l'odio e il desiderio di vendetta coltivato durante la sua permanenza nel lager.
E mi chiedevo se oggi, nella nostra generazione che per fortuna non ha conosciuto gli orrori del nazismo, esistano ancora persone capaci di scegliere la vita anche per i propri nemici...

Liliana: la bambina che non volle uccidere

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Nel racconto, - divenuto un libro - ‘Sopravvissuta ad Auschwitz’, (scritto con Emanuela Zuccalà, edizioni Paoline 2005) Liliana Segre rivive molti aspetti di quella drammatica esperienza. …fino alla liberazione….

Sopravvissuta a diverse selezioni, nel gennaio 1945 Liliana fa parte di quel corteo di fantasmi che i nazisti hanno fatto camminare di notte, di lager in lager, - la marcia della morte - nel patetico tentativo di nasconderli agli occhi del mondo… Liberata nel circondario di Ravensbrück il 1° maggio, quattro mesi dopo torna a Milano. Ma nulla sarà facile nemmeno qui: è durissima, dopo l’infezione, la convalescenza del corpo e dell’anima…
Colpisce davvero il modo pacato con cui Liliana riesce a parlare di argomenti così tremendi. Colpisce l’assenza di odio, l’amore per la vita, … la sua capacità di cogliere segni di speranza, bagliori di vita, anche nei luoghi in cui la morte si fa più assurda e selvaggia…
«Scelsi una piccola stella nel cielo, e mi identificai con lei. Io non ero ad Auschwitz: mi ero fusa con quella stellina e pensavo: io sono quella stellina. Finché brillerà nel cielo io non morirò, e finché resterò viva, lei continuerà a brillare».
Ma il momento in cui questa ragazzina attua davvero la sua resistenza al male è quando sceglie di non essere una bestia, ma una persona umana. È il momento in cui Liliana decide di dare un senso a quel numero 75.190 che le è stato tatuato, e che mai si cancellerà perché ormai è parte di lei.

«Il comandante dell’ultimo campo, crudele assassino, camminava vicino a me (…), si spogliò, rimase in mutande, si rivestì da civile. Tornava a casa dai suoi bambini e da sua moglie. Certamente non si accorgeva della mia presenza perché io ero ancora uno Stück, un pezzo. Quando buttò la pistola ai miei piedi, con tutto l’odio che avevo dentro di me e la violenza subita che mi invadeva il corpo, io pensai per un istante: ‘Adesso mi chino, prendo la pistola e, in questa confusione assoluta, lo ammazzo’. Mi ero nutrita a lungo solo di malvagità e di vendetta. Pensai che sparargli fosse l’azione giusta, nel momento giusto; il giusto finale di quella storia di cui ero stata protagonista e testimone. Ma fu un attimo. Un attimo importantissimo, definitivo nella mia vita, che mi fece capire (…) come, nella debolezza estrema che mi vinceva, la mia etica e l’amore che avevo ricevuto da bambina mi impedivano di diventare uguale a quell’uomo. Non avrei mai potuto raccogliere la pistola e sparare al comandante di Malchow. Io avevo sempre scelto la vita. Quando si fa questa scelta non si può togliere la vita a nessuno, e da allora fui libera».

(Giulia Galeotti, La bambina che non volle uccidere il comandante di Auschwitz, L’Osservatore Romano, 27 gennaio 2009)

postato da AnnaV alle ore gennaio 28, 2009 21:36 | link | commenti (1)
categorie: vita, auschwitz
mercoledì, 28 gennaio 2009

Benedetto XVI: mai più la violenza mai più la Shoa

Oggi, nell'aula Paolo VI, il Papa ha rinnovato la sua condanna della Shoah con queste parole:

In questi giorni nei quali ricordiamo la Shoah, mi ritornano alla memoria le immagini raccolte nelle ripetute visite ad Auschwitz, uno dei lager nei quali si è consumato leccidio efferato di milioni di ebrei, vittime innocenti di un cieco odio razziale e religioso. Mentre rinnovo con affetto lespressione della mia piena e indiscutibile solidarietà con i nostri Fratelli destinatari della Prima Alleanza, auspico che la memoria della Shoah induca l'umanità a riflettere sulla imprevedibile potenza del male quando conquista il cuore delluomo. La Shoah sia per tutti monito contro loblio, la negazione o il riduzionismo, perché la violenza fatta contro un solo essere umano è violenza contro tutti.


Il Video è QUI

postato da AnnaV alle ore gennaio 28, 2009 20:12 | link | commenti (2)
categorie: benedetto xvi, shoah
mercoledì, 28 gennaio 2009

Il dibattito Vittadini-Tremonti sulla crisi

Guarda il dibattito Vittadini-Tremonti: la crisi, declino o cambiamento? 
                                                                                                  
Come comportarsi di fronte alla crisi? «Finora ce la siamo cavata meglio degli altri. Per questo il consiglio che mi sento di dare agli italiani è: non cambiate quasi nulla». Questa la risposta del ministro dell'Economia Giulio Tremonti alla domanda di Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, su cosa deve cambiare il nostro paese per uscire dalla crisi, nel corso dell'incontro organizzato dal Centro Culturale di Milano dal titolo “La crisi: inizio del declino o opportunità per il cambiamento?”.

QUI troverai anche il VIDEO sull'evento

postato da AnnaV alle ore gennaio 28, 2009 08:22 | link | commenti
categorie: economia, vittadini
mercoledì, 28 gennaio 2009

Il Vaticano condanna il negazionismo da sempre

Solo chi ha poca dimestichezza con la realtà umana-divina che à la Chiesa può pensare o avallare la convinzione che i vertici di essa possano condividere un atteggiamento negazionista nei confronti della terribile tragedia della Shoah. Ce lo conferma il vaticanista de Il Giornale in questo articolo che evidenzia certe operazioni strumentali da parte dei mass media:
Gli ebrei all’attacco E il Vaticano condanna il vescovo negazionista

Bagnasco: le frasi del lefebvriano sono immotivate e infondate E già nel 2006 Papa Ratzinger ribadì l’enormità del massacro

di Andrea Tornielli
Tratto da Il Giornale del 27 gennaio 2009

Non si spegne, anzi s’infiamma la polemica per le dichiarazioni negazioniste del vescovo Richard Williamson, rilanciate, non senza intenti strumentali, alla vigilia del decreto con il quale il Papa ha revocato la scomunica ai quattro vescovi lefebvriani.

Il prelato aveva detto lo scorso ottobre a una tv svedese di non credere che sei milioni di ebrei siano morti nelle camere a gas né che le camere a gas siano mai esistite, e aveva concluso affermando di ritenere che gli ebrei sterminati nei campi nazisti siano stati tra i 200 e 300mila.

Il presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, ha dichiarato ieri: «In questo momento siamo attenti osservatori delle decisioni che la Chiesa prenderà in merito a chi sostiene tesi negazioniste. Ci auguriamo che ci sia una smentita di queste tesi che chiarisca ogni dubbio a riguardo». Gattegna ha aggiunto che «la riabilitazione» di Williamson «è un fatto interno alla Chiesa e su quello non voglio interferire ma sul negazionismo abbiamo molto da dire perché lo riteniamo un’infamia. Ci auguriamo che con la Chiesa cattolica questo sia solo un momento di difficoltà e aspettiamo un gesto positivo».

Proprio su questo argomento, Benedetto XVI è già stato più che esplicito al ritorno dal viaggio in Polonia del 2006. «Nel campo di Auschwitz-Birkenau, come in altri simili campi – aveva detto il 31 maggio di quell’anno all’udienza generale – Hitler fece sterminare oltre sei milioni di ebrei».

Di questo ha parlato ieri pomeriggio anche il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, aprendo i lavori del «parlamentino» dei vescovi italiani: «A proposito della recentissima revoca della scomunica alla Fraternità di San Pio X, mentre esprimiamo il nostro apprezzamento per l’atto di misericordia del Santo Padre, manifestiamo il dispiacere per le infondate e immotivate dichiarazioni di uno dei quattro vescovi interessati circa la Shoah; dichiarazioni peraltro rese alcuni mesi or sono e solo adesso riprese con intento strumentale; dichiarazioni già ripudiate dalla stessa Fraternità».

Una condanna delle tesi negazioniste è arrivata anche dalla Conferenza episcopale tedesca, il cui portavoce Matthias Kopp in un’intervista alla rete televisiva Zdf ha detto che «Williamson dovrà ritirare prima o poi le sue affermazioni», e ha spiegato di considerare «comprensibilissima» l’indignazione della Comunità ebraica. Intanto la procura di Regensburg ha aperto un’inchiesta per il reato di istigazione all’odio popolare nei confronti del vescovo lefebvriano.

Una risposta netta e decisa, per parte vaticana, arriva, oltre che dall’Osservatore Romano, che pubblica un articolo di Anna Foa contro il negazionismo, anche dal gesuita tedesco Peter Gumpel, relatore della causa di beatificazione di Pio XII: «Alla fine della guerra, quando gli alleati trovarono i campi di sterminio, ci fu chi stentava a credere. Poi furono mostrate le prove fotografiche, le montagne di cadaveri, e la realtà fu sotto gli occhi di tutti. Sono stati trovati i documenti relativi alla conferenza di Wannsee, che nel gennaio 1942 stabilì l’orrenda “soluzione finale”. Esiste una mole enorme di documenti e di prove sull’estensione della Shoah. Negarla è assurdo e i tentativi fatti in questo senso solitamente non provengono da storici».

«Vorrei chiedere ai negazionisti – aggiunge padre Gumpel – dove sono finiti i milioni di ebrei che vivevano in Europa? Non sono spariti nel nulla, sono stati ammazzati». Il gesuita ricorda infine che proprio Pio XII, nel famoso radiomessaggio del Natale 1942, quando lo sterminio di massa era iniziato solo da pochi mesi, parlò di «centinaia di migliaia di persone», che solo a motivo della loro «nazionalità» (e si riferiva ai polacchi) o della loro «stirpe» (e si riferiva agli ebrei) vengono destinati a «costrizioni sterminatrici». «Nessuna persona seria – conclude Gumpel – può oggi negare ciò che purtroppo è avvenuto».

(segnalato da Il Mascellaro)

Aggiornamento:

Ecco il video, registrato oggi all'udienza del mercoledì, in cui il Papa condanna ancora una volta l'orrore della Shoah.

postato da AnnaV alle ore gennaio 28, 2009 07:32 | link | commenti (2)
categorie: cristianesimo, ebrei, shoah, negazionismo
martedì, 27 gennaio 2009

Tolta la scomunica. Perché?

In tanti si chiedono il perchè della decisione del Papa di togliere la scomunica ai Vescovi Lefebvriani.

Don Gino Oliosi in Cultura cattolica ci a aiuta a capire:



Si sono sottomessi all’autorità del Papa per una piena comunione

Benedetto XVI ha approvato il Decreto, che porta la firma del cardinale Giovanni Battista Re Prefetto della Congregazione per i vescovi, di revoca della scomunica per i vescovi scismastici Bernard Fellah, Alfonso de Gallareta, Tissier de Mallerais e Richard Williamson, incorsi nella più grave sanzione che può comminare la Chiesa per aver ricevuto l’ordinazione episcopale, il 30 giugno del 1988, senza il permesso del Pontefice dell’epoca, Giovanni Paolo II. La scomunica riguardò anche i due vescovi consacranti, Mons. Marcel Lefebvre (il vero promotore dell’iniziativa, da qui l’appellativo per i suoi chiamati ‘lefebvriani’ e non cattolici) e il brasiliano Antonio de Castro Mayer, entrambi deceduti. I seguaci di quest’ultimo sono già rientrati nella Chiesa Cattolica, così come un gran numero dei cosiddetti ‘lefebvriani’. Così, alcuni mesi fa, gli stessi quattro vescovi, tutti residenti Econe e in Svizzera, avevano scritto al Cardinale Dario Castrillòn Hoyos, Presidente della Commissione ‘Ecclesia Dei’, chiedendogli la possibilità di essere reintegrati in seno alla Chiesa di Roma e il 15 dicembre hanno sottoscritto una dichiarazione di fedeltà cattolica alla Chiesa di Roma. Secondo il Vaticano la “Fraternità” conta 600.000 fedeli, quasi 500 sacerdoti e 300 religiosi e religiose, con oltre 700 istituzioni e luoghi di culto a loro disposizione. La Congregazione per i vescovi indicherà la forma giuridica per inserire nuovamente la ‘Fraternità’ San Pio X’, cui appartengono i prelati scomunicati e perdonati, nella Chiesa. Ma con il decreto di revoca della scomuniche, il Santo Padre spiana la strada alla piena comunione e ricuce una ferita dolorosissima per tutta la Chiesa.

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postato da AnnaV alle ore gennaio 27, 2009 20:21 | link | commenti (9)
categorie: chiesa, cristianesimo, scomunica, vescovi lefebvriani
martedì, 27 gennaio 2009

"Non è difficile essere come loro..."

Nella giornata della Memoria propongo un post già pubblicato in altra occasione in questo blog e suggerisco la lettura di un articolo utile.

Il post:

Ho trovato il commento di don Giussani alla canzone di Claudio Chieffo "La nuova Auschwitz".





 

 

 

 

 

 


 

La nuova Auschwitz

Parole e musica di Claudio Chieffo 

I
o suonavo il violino ad Auschwitz mentre morivano gli altri ebrei,
io suonavo il violino ad Auschwitz mentre uccidevano i fratelli miei,
mentre uccidevano i fratelli miei, mentre uccidevano i fratelli miei...
ci dicevano di suonare, suonare forte e non fermarci mai,
per coprire l’urlo della morte, suonare forte e non fermarci mai,
suonare forte e non fermarci mai, suonare forte e non fermarci mai...
                                                                                                              
Non è possibile essere come loro,                                             
non è possibile essere come loro...

Nel mondo nuovo che ora abbiamo creato
c’è la miseria, c’è l’odio ed il peccato,
c’è l’odio ed il peccato, c’è l’odio ed il peccato...
Ora siamo tornati ad Auschwitz dove c’è stato fatto tanto male,
ma non è morto il male nel mondo e noi tutti lo possiamo fare
e noi tutti lo possiamo fare e noi tutti lo possiamo fare...

Non è difficile essere come loro
non è difficile essere come loro...

Ora suono il violino al mondo mentre muoiono i nuovi ebrei,
ora suono il violino al mondo mentre uccidono i fratelli miei,
mentre uccidono i fratelli miei, mentre uccidono i fratelli miei...

Commento di don Giussani


Ricordiamo che «non è difficile essere come loro», che è possibile essere come loro. (...) Il tempo di questa violenza, di questa distruzione, comunque sempre serpeggia: nella nostra vita personale, per il rapporto con la ragazza o con il ragazzo, con i genitori, coi compagni di scuola, con tutto ciò che ci circonda, quanto in noi sa del veleno della violenza, della strumentalizzazione! C’è solo un modo per evitarlo: accostare l’uomo, chiunque sia, dal più vicino e preoccupante fino al più estraneo e lontano, con un amore al suo destino, questo rispetto profondo, questa passione per la sua libertà, per la sua energia in cammino.

L'articolo:

MEMORIA/ L'assente ad Auschwitz non era Dio, ma l'uomo  di
Claudio Morpurgo

postato da AnnaV alle ore gennaio 27, 2009 09:39 | link | commenti (3)
categorie: giornata della memoria, auschwitz, don giussani, giussani, claudio chieffo
martedì, 27 gennaio 2009

L'Ue non è né uno stato nazionale, né uno stato federale...

Segnali pericolosi sulla libertà dei singoli cittadini e anche su quella degli stati ci vengono dall'Ue che non è né uno stato nazionale, né uno stato federale. E allora in nome di cosa ha la pretesa di intervenire sugli stati nazionali?

Ecco un articolo di Marta Cartabia  per Il Sussidiario che ci aiuta nel giudizio (i passaggi sottolineati da me in grassetto mi sembrano particolarmente significativi):

Dall’Ue un attacco agli spazi di libertà delle persone 
 

Come accade ormai con una certa regolarità da alcuni anni, il Parlamento europeo è intervenuto in tema di diritti fondamentali e questa volta lo ha fatto con una risoluzione del 14 gennaio 2009. Per molti aspetti si tratta di un documento che riprende temi cari alle istituzioni europee, da anni impegnate sul terreno dei diritti, o meglio impegnate a promuovere alcuni tra i “nuovi diritti” che hanno guadagnato la priorità nelle agende europee: le maggiori preoccupazioni dell’Unione si rivolgono infatti ai diritti nati sul tronco del principio di non discriminazione e su quello dell’autodeterminazione dell’individuo.

Le espressioni più chiare di questa tendenza sono le direttive antidiscriminazione del 2000 e la nuova proposta di direttiva del Consiglio che intende estendere ulteriormente l’applicazione del principio di non discriminazione anche ad ambiti come scuola e ospedali, non senza alcune ambiguità acutamente individuate da alcuni emendamenti dell’on. Mauro. Parlare di diritti in Europa spesso significa parlare di lotta al razzismo e all’“omofobia”, nonché di diritti riproduttivi e di autodeterminazione nelle cure, specie al tramonto della vita. I riflettori sono spesso puntati su questi temi. Fin qui nulla di nuovo.

Non mancano però nell’ultimo documento del Parlamento europeo alcuni accenti inediti, che meritano qualche considerazione. Sono accenti di sospetto, sia nei confronti degli Stati membri, sia nei confronti delle formazioni sociali, finora mai esplicitati in documenti ufficiali.

Anzitutto la risoluzione “deplora che gli Stati membri continuino a sottrarsi ad un controllo comunitario delle proprie politiche e pratiche in materia di diritti dell’uomo e cerchino di limitare la protezione di tali diritti ad un quadro puramente interno”. È sorprendente che un’istituzione europea consideri come deplorevole un fatto assolutamente fisiologico per la struttura istituzionale e costituzionale su cui si basa l’Unione. L’Unione europea non è uno stato nazionale e nemmeno uno stato federale, perciò la tutela dei diritti fondamentali da parte degli organi europei non è destinata a sostituirsi alla ben più radicata tutela garantita dalle Costituzioni nazionali. Preoccupazione dell’Unione dovrebbe essere la cura dei cittadini nei confronti delle istituzioni europee; al resto continuano a provvedere gli Stati con le loro Costituzioni, come hanno sempre fatto, dal secondo dopoguerra in poi. Perché gli Stati non dovrebbero più occuparsi di diritto alla salute, di famiglia, di previdenza sociale, ad esempio? C’è una precisa divisione di compiti nella tutela dei diritti, scritta a chiare lettere anche nell’articolo 51 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che vuole preservare il ruolo degli Stati nella tutela dei diritti. E allora come può essere “deplorevole” ciò che l’Unione ha posto come principio costituzionale del proprio ordinamento?

La seconda novità che compare nella risoluzione è la preoccupazione per il rispetto dei diritti nelle “istituzioni chiuse”. Il Parlamento “sottolinea che gli Stati membri e l’Unione europea dovrebbero garantire una vigilanza qualificata, in termini sia di norme che di prassi, sulle condizioni di vita in dette istituzioni chiuse”. Di che cosa si tratti esattamente quando si parla di “istituzioni chiuse” non è dato sapere con certezza. Non è però difficile immaginare che le cosiddette “istituzioni chiuse” sono i luoghi dove si svolge la vita sociale della gente: scuole, ospedali, luoghi di lavoro, associazioni, chiese, famiglia, etc. L’uomo è relazione, perciò la sua vita si svolge nelle istituzioni sociali. La nostra Costituzione parlerebbe piuttosto di formazioni sociali o di corpi intermedi.

È interessante il capovolgimento di prospettiva: per la Costituzione italiana le formazioni sociali sono i luoghi dove si svolge e fiorisce la personalità dell’individuo; per il Parlamento europeo si tratta di istituzioni chiuse su cui vigilare con particolare attenzione. Espressioni di ricchezza della vita sociale per l’una, luoghi chiusi, oscuri e sospetti per l’altro. Ebbene, la nuova frontiera della tutela dei diritti nell’Unione europea è la garanzia dell’individuo contro le istituzioni e le formazioni sociali dove vive. Qui emerge tutta la differenza culturale tra la concezione antropologica sottesa ad un testo come la Costituzione italiana e l’individualismo di cui si nutre la tutela dei diritti in Europa.

Quelli che Tocqueville denominava “vivai delle virtù civiche” sono ribattezzati come “istituzioni chiuse”. E la nuova etichetta porta con sé un significativo giudizio di valore. C’è da chiedersi dove sia finita l’Europa della sussidiarietà. Ma c’è da chiedersi, soprattutto, se lo zelo per alcuni cosiddetti nuovi diritti non stia tracimando in un’azione politica che tende a soffocare o addirittura a compromettere gli spazi di libertà. Come se potesse davvero fiorire una società dei diritti umani senza il gusto per le libertà sociali.

postato da AnnaV alle ore gennaio 27, 2009 08:40 | link | commenti
categorie: politica, unione europea, libertà
lunedì, 26 gennaio 2009

L'esodo dei cristiani dal Medio Oriente

In Medio Oriente ci sono anche i cristiani, spesso in situazione di gravi difficoltà, ma non ne parla nessuno.
ecco un'intervista al Vescovo ausiliario caldeo di Baghdad, 
 Shlemon Warduni , che lancia il grido di aiuto:

(...)
In Iraq (...) la situazione è veramente critica: come spiega monsignor Shlemon Warduni, vescovo ausiliario caldeo di Baghdad, in questi giorni a Roma per la visita “ad limina Apostolorum”, i cristiani iracheni sono totalmente isolati, e spesso sono costretti con la violenza ad abbandonare le proprie case; molti di loro fuggono in Siria o Giordania, dove però vivono comunque in pessime condizioni.

Monsignor Warduni, il vostro appello toglie il velo su una situazione di cui noi, in Occidente, non ci rendiamo conto: ci aiuti a capire qual è la condizione in cui vivono i cristiani nelle vostre terre.
La parola “esodo” è quella che meglio di tutte le altre può far capire ciò che sta accadendo ai cristiani in Medio Oriente, ed è il motivo per cui abbiamo deciso di chiedere aiuto in maniera forte. Quando alcuni cristiani, in qualche parte del mondo, vivono una situazione così difficile, deve levarsi la voce di tutti gli altri cristiani in loro difesa. Questo è il primo aiuto che vogliamo: che si dica una parola in difesa dei fratelli cristiani. A Mosul, pochi mesi fa, più di 2.500 famiglie sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni, cacciate con violenza da folle che urlavano e attaccavano manifesti contro di loro: noi chiediamo che la Chiesa, che le Conferenze episcopali di tutte le nazioni facciano sentire la loro voce contro episodi così gravi. Questo vale anche per la situazione a Gaza: chi ha parlato della situazioni in cui sono i cristiani, i sacerdoti, le suore in quella terra? Non ne ha parlato nessuno, come se i cristiani non fossero uomini. 

Com’è la situazione in Iraq dal punto di vista del rispetto dei diritti? C’è una vera libertà di culto?
La libertà di culto c’è, e c’era anche prima: quello che invece noi vorremmo, e che manca, è una vera e propria libertà religiosa, per tutti. Un cristiano può diventare musulmano; un musulmano non può diventare cristiano, se non a rischio della propria vita. Allo stesso modo, un ragazzo minorenne, i cui genitori diventano musulmani, deve diventare anch’egli automaticamente musulmano. E tutto questo accade perché la fede musulmana è ritenuta la migliore, e l’unica a poter godere di certi diritti. Mentre noi chiediamo che vengano rispettati i diritti naturali, i diritti di ogni uomo, di cui noi non godiamo. Questo è il nostro problema. 

Quali sono, secondo lei, le principali cause che hanno portato, nell’ultimo periodo, ad un aggravarsi della situazione dei cristiani?
Le cause sono tante, tutte note, e non è mio compito entrare nel dettaglio delle analisi politiche: ci sono difficili situazioni legate ai tragici fatti internazionali; c’è il gravissimo problema del fanatismo che dilaga; c’è l’azione terroristica di Al Qaeda; ci sono le guerre in Afghanistan e in Iraq; c’è la tensione fra Iran e America; c’è infine il conflitto israelo-palestinese. Sono tante cause diverse; quel che accomuna tutte queste situazioni è il fatto che i cristiani si trovino sempre nell’occhio del ciclone. 

È giusto parlare di vera e propria persecuzione verso i cristiani?
Noi non vogliamo usare questa parola: anche se ci sono cristiani uccisi, anche se ci sono le tante famiglie cacciate di casa di cui ho parlato prima, comunque noi preferiamo non parlare di persecuzione. Il punto è che la causa dei cristiani iracheni è stata purtroppo molto politicizzata, perché sia arabi che curdi vogliono portare i cristiani dalla loro parte. Invece bisogna lasciare loro libertà di scelta, nonché la libertà di avere una propria rappresentanza politica autonoma, che però viene negata o ridotta al lumicino. C’era una legge che garantiva ai cristiani, nelle elezioni provinciali, tre seggi a Baghdad, tre a Mosul e tre a Bassora; ebbene, questa legge è stata demolita, e ai cristiani è stato lasciato un solo seggio in ciascuno dei tre territori. Noi abbiamo protestato, dicendo che era contro i nostri diritti; ci hanno risposto: “se a Mosul avete tre seggi, vi alleate con i curdi”. Quindi già siamo minoranza, e per di più la nostra causa viene politicizzata. Ci troviamo fra l’incudine e il martello. 

Che cosa chiedete al nuovo presidente americano Barack Obama?
Quello che noi chiediamo è una cosa sola: la pace. Penso, e spero, che questo sia anche il suo auspicio. Così almeno ha detto, e noi benediciamo le sue parole. Noi vogliamo la pace, cioè il vivere con sicurezza, con tranquillità. Nient’altro. 

Che cosa dite ai cristiani che abbandonano le vostre terre?
Noi abbiamo sempre detto con forza: non andate via, non emigrate. Ora non possiamo più dirlo con la stessa forza. Se diciamo a qualcuno di non andarsene, lui ci risponde: “lo faccio, se garantisci la mia vita, la mia famiglia e il mio lavoro”. E io cosa posso dire? Ecco perché chiediamo la pace e la sicurezza: se c’è questo, gli iracheni restano nelle loro case. Non dimentichiamo che l’Iraq è un Paese ricco, che in condizioni normali può benissimo dare sostentamento a tutti i suoi cittadini. Quelli che se ne vanno, poi, non vivono bene, ma in estreme difficoltà, anche per la grave situazione economica che sta investendo il mondo intero. Allora, ritornando ancora a Obama, quello che chiediamo è appunto pace e sicurezza. Ci va bene che le truppe che ora si trovano qui se ne vadano al più presto; ma se prima non ci aiutano ad avere pace e sicurezza sarebbe una cosa molto grave. 

Cosa chiedete invece ai cristiani d’Occidente?
Chiediamo innanzitutto la preghiera. E poi di far conoscere al mondo che qui ci sono i loro fratelli che vengono maltrattati. Bisogna far sapere a tutti che qui ci vuole pace, diritti, equità; e far sapere che i cristiani sono pacifici, non vogliono far male a nessuno, e vogliono contribuire a costruire la nazione.

Un’ultima domanda sulla situazione in Terra Santa: è possibile che le parti trovino una soluzione duratura? 
Se tutte e due le parti prendono veramente a cuore il loro popolo potranno arrivare alla concordia. E nessuno di loro deve nuocere all’altra parte: né lanciare missili contro Israele, né fare gli attacchi devastanti che abbiamo visto. Tutti e due sono parti in causa di questo conflitto: quindi tutti e due devono fare un passo l’uno verso l’altro. La guerra non risolve nulla, distrugge tutti, complica le difficoltà. E soprattutto la guerra è contro Dio, perché Dio è amore. (
Da Il Sussidiario)

postato da AnnaV alle ore gennaio 26, 2009 16:32 | link | commenti (1)
categorie: medio oriente, cristiani, esodo
lunedì, 26 gennaio 2009

Gli addobbi natalizi? grondano sangue...

Leggo oggi questa terribile notizia:

Dalla Cina all’Italia gli addobbi dei baby schiavi

Realizzati da prigionieri sottoposti a torture, ghirlande e nastri per le feste esportati anche nel nostro Paese
di Mauro Zuccari
Tratto da Avvenire del 25 gennaio 2009

A un mese dalle cele­brazioni natalizie e­merge una realtà rag­gelante. Gran parte dei pal­loncini e delle ghirlande con cui sono stati preparati gli ad­dobbi sono sporche di sangue.

È la denuncia lanciata qualche giorno fa da Toni Brandi, re­sponsabile della Laogai Re­search Foundation italiana. «Molti addobbi natalizi espor­tati dalla Cina in Europa, quin­di anche in Italia – ha detto in un’intervista – sono prodotti all’interno dei “laogai”, campi di lavoro dove uomini e don­ne sono imprigionati, spesso a causa della loro fede religio­sa o delle loro idee». Non c’è che dire; un senso dell’ironia quasi diabolico: ornamenti che celebrano la nascita di No­stro Signore prodotti da chi proprio per la sua fede cristia­na è perseguitato e venduti ai cristiani d’occidente, felici di addobbare le loro case con or­pelli sfavillanti, economici ma anche potenzialmente nocivi, a quanto sottolinea Brandi. «Secondo un’indagine con­dotta dalla nostra fondazione – spiega – luminarie e gemme di cristallo importate con il marchio Zhuhai Chili Electro­nic in Italia, Belgio, Francia e Stati Uniti provengono dal centro di detenzione di Zong­ba, nella città di Qingzhen. Spesso risultano pericolosi per chi li acquista». Quanto poi sia disumano il trattamento subì­to da questi schiavi del XXI se­colo è testimoniato dai so­pravvissuti fuggiti all’estero.

Il sito della Fondazione,
www.laogai.it è pieno di que­sti racconti; prigionieri co­stretti a lavorare fino a 16 ore al giorno, torture continue, de­tenuti costretti a torturare i lo­ro compagni come segno del­la loro “redenzione”. Anche il Comitato dell’Onu contro la tortura ha recentemente pub­blicato un rapporto in cui de­nuncia l’alto numero di vitti­me causato da questi tratta­menti. «Tutto ciò però non porta ad alcun cambiamento – spiega Brandi – noi pubbli­chiamo un quaderno in cui denunciamo l’esistenza di 1422 lager che sono anche im­prese produttrici.

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postato da AnnaV alle ore gennaio 26, 2009 07:31 | link | commenti (1)
categorie: laogai
domenica, 25 gennaio 2009

Una strana "Sindrome di Stoccolma"

Eccovi la voce e il volto di Giorgio La Spisa!

E qui potrete trovare gli altri video

E qui l'editoriale di questi giorni dal suo sito:

La strana "Sindrome di Stoccolma" del signor Soru      
Sabato 24 Gennaio 2009

Uno strano modello di sardità quello di Soru. Gli stereotipi dell’ex governatore sono quantomeno personali e nonostante ciò di cui si dice convinto gli si potrebbero ritorcere contro. Il discorso che sta portando avanti sulla negatività di "rinchiuderci" dentro immagini della sardità ottuse e vetuste, infatti, non ci rende certo entusiasti.  E’ ora di superare un clichè che della storia della Sardegna valorizza solamente la cosiddetta e fantomatica "costante resistenziale": sardi destinati ad essere sempre vinti, ma indomiti ribelli nei confronti dello straniero colonizzatore. Se siamo stati noi a "creare l'Italia" dobbiamo avere ben altro atteggiamento. La scritta sembra quella delle magliette per i turisti che si vendono in estate fuori dai negozi di souvenir: “Testardo Introverso, Orgoglioso, insomma sardo”. In questa campagna elettorale abbiamo scoperto che l’ex presidente soffre di una strana sindrome di Stoccolma. Come le “vittime” prese da attrazione fatale si identificano con i propri “persecutori”, così Soru si identifica e pretende di identificarci con i luoghi comuni con cui i sardi sono da secoli etichettati dai dominatori di turno. Gli stereotipi, come è noto, hanno lo scopo di convincerci di avere una “cultura subalterna”, ed essere destinati al sottosviluppo. Forse per questo non riusciamo a liberarci del "Pocos, locos y mal unidos", che ci fu attribuito dagli spagnoli. Ancora nel 2009, molti sardi rischiano di identificarsi in esso, forse per la mancanza di una vera speranza nel cambiamento. “Testardo, introverso e orgoglioso.” Soru si propone come la quintessenza della sardità,  alimentando quel filone “vittimistico pseudo-sardista” che ci cristallizza per sempre in ruoli subalterni, fuori dallo sviluppo del mondo moderno. E’ forse una colpa essere sardi “Ragionevoli, Sorridenti e Aperti al Dialogo” ? In queste elezioni Liberiamoci di Soru. Oppure non meravigliamoci  se la prossima volta, sui propri manifesti l’ex governatore userà la sciagurata definizione di Vittorio Emanuele di Savoia: “Rudi, rozzi e straccioni”. Ma sardi.

postato da AnnaV alle ore gennaio 25, 2009 15:18 | link | commenti (3)
categorie: politica, sardegna, elezioni, soru, giorgio la spisa
domenica, 25 gennaio 2009

L'APPELLO DELL'AVSI: Solidarietà ai cristiani di Gaza

L’Avsi fa proprio l’appello della Custodia di Terra Santa e del Patriarcato Latino per una campagna di solidarietà in favore dei tremila cristiani di Gaza e delle loro opere di carità.

I fondi verranno destinati, in collaborazione con Ats, l’associazione non profit della Custodia di Terra Santa, alle popolazioni della parrocchia cattolica latina di Gaza City e delle altre realtà missionarie nella Striscia, che da anni, con la loro silenziosa e quotidiana presenza, cercano di rispondere ai bisogni delle persone più fragili e sono segno evidente della possibile convivenza anche tra popoli in guerra.
Per maggiori informazioni potete consultare il sito
www.avsi.org
Per sostenere l’iniziativa, i bonifici vanno indirizzati con causale “emergenza Palestina” a:

c/c intestato ad Avsi Credito Artigiano
Sede Milano Stelline,
Corso Magenta, 59 - Milano

IBAN IT68Z0351201614000000005000
SWIFT CODE: ARTIITM2


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“… Dobbiamo convertire il cuore, cambiare i discorsi, cambiare la nostra mentalità.
In primo piano c’è la responsabilità di ciascuno: la violenza esige la nostra conversione.
La sfiducia dilagante non aiuta, è ulteriormente distruttiva.”
                                                                                 S.B. Mons. Twal, Patriarca di Gerusalemme
                                                    

“…il cristiano non deve mai consentire che la mentalità  caratterizzata dal rifiuto dell’altro entri a far parte del proprio modo di pensare.
Mai escludere l’altro, chiunque esso sia e qualunque cosa egli faccia”
                                                                   Padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa

AVSI è presente in Palestina dal 1993 con uffici a Gerusalemme e molte attività. Importante il suo impegno, con la Campagna delle Tende, per sostenere le opere caritative e le scuole della Custodia di Terra Santa, permettendo così la scolarizzazione dei bambini poveri, musulmani e cristiani, di Betlemme e Gerusalemme.

PER MAGGIORI INFO: visita la sezione dedicata alle Tende dal sito www.avsi.org e scarica la cartella stampa completa.

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APPROFONDIMENTI suggeriti da TRACCE:

postato da AnnaV alle ore gennaio 25, 2009 08:15 | link | commenti (8)
categorie: appello, educazione, benedetto xvi, avsi, terra santa, mario mauro
sabato, 24 gennaio 2009

Il mondo è bello perché è vario...

Ricevo e  metto in comune:

La giusta decisione al momento giusto...

 

Durante un raduno Ecumenico  arriva trafelato un usciere che grida:

 

 "Al fuoco, al fuoco, l'edificio sta bruciando!"

Immediatamente l'assemblea ha un sussulto generale:

I Francescani si radunano e cantano le lodi di frate focu.

I Battisti gridano "Presto, portate l'acqua!"

I Quaccheri ringraziano per la benedizione del fuoco.

I Luterani affiggono 95 tesi di chiarando che il fuoco è totalmente corrotto.

Gli Ebrei mettono un segno sulla porta perché il fuoco non li tocchi.

I Lefevbriani urlano che è la giusta vendetta di Dio.

Gli Ortodossi dicono che non lasceranno che il fuoco occidentale invada il loro territorio.

Gli Anglicani formano una processione e lasciano la comunità per non pagare tasse a Roma.

Gli Scientisti dimostrano che non c'era alcun fuoco.

I Pentecostali aspettano che il fuoco arrivi sulle loro teste.

I Domenicani radunano un capitolo che deve nominare un delegato il quale indice una commissione per studiare il fenomeno scientificamente.

I Benedettini si mettono all'organo e scrivono un nuovo brano musicale in gregoriano "Rustici sic utuntur ad focum".

I Carismatici cantano le lodi del fuoco spirituale.

Opus Dei pensa che è un attentato di Dan Brown.

I Neocatecumenali davanti al fuoco che incombe confessano i loro peccati pubblicamente.

I Ciellini preparano in comunità un impianto antincendio

I Focolarini sorridono placidamente a tutti per la notizia

Gli Scout si mettono a cantare ed a giocare attorno al falò

Azione Cattolica si raduna attorno al parroco perchè le fiamme non lo brucino

I Salesiani insegnano a non avere paura del fuoco.

I Paolini mandano un giornalista che descrive l'incendio.

I Gesuiti fanno passare un cestino per raccogliere fondi e pagare i danni... 

postato da AnnaV alle ore gennaio 24, 2009 12:14 | link | commenti (6)
categorie: un po di relax
sabato, 24 gennaio 2009

Il web, la realtà e... il cuore umano inquieto

Il cuore umano anela ad un mondo in cui regni l’amore,
dove i doni siano condivisi, dove si edifichi l’unità,
dove la libertà trovi il proprio significato nella verità
e dove l’identità di ciascuno sia realizzata
in una comunione rispettosa.



Non avrei mai preso in mano un computer, quell'aggeggio strano che i miei figli adolescenti maneggiavano con tanta facilità: famiglia, lavoro, casa, amicizie varie... dove avrei potuto trovare il tempo per imparare ad usarlo? e, soprattutto, a cosa mi poteva servire?

Poi arriva la richiesta da parte di un amico di esaminare dei diari di una persona interessante e di cercare di ricavarne un profilo biografico: la cosa mi appassionava e la macchina da scrivere era abbastanza scomoda da usare. Così ho deciso di metter mano al computer ed era molto più facile di quanto immaginassi!

Ma, finito il profilo biografico, restava il fatto che il pc era ora accessibile anche per me.

Per dare una mano al pc, ci si sono messi i ripetuti problemi di salute che mi hanno bloccato a casa per lunghe convalescenze; e allora? perchè non esplorare il mondo di internet  di cui sempre più spesso si parlava?

Non è stato difficile imparare e così ora mi trovo con un blog e numerose altre attività interessanti legate ad internet.

Tra le altre, mi pare un'opportunità unica la possibilità di poter stringere amicizia con diverse persone in ogni parte d'Italia e di queste alcune ho potuto anche incontrarle de visu.

Ora arriva questa
iniziativa della Santa Sede e mi accorgo che molte delle indicazioni date rispondono al la mia modalità di concepire l'uso del web.

In particolare voglio evidenziare alcuni passaggi del messaggio per la XLIII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali che hanno confortato la mia scelta di gestire anche il blog in un certo modo, anche se capisco che devo decisamente migliorare su diversi punti.

Eccoli:

.. lo straordinario potenziale delle nuove tecnologie, se usate per favorire la comprensione e la solidarietà umana. Tali tecnologie sono un vero dono per l’umanità: dobbiamo perciò far sì che i vantaggi che esse offrono siano messi al servizio di tutti gli esseri umani e di tutte le comunità, soprattutto di chi è bisognoso e vulnerabile

.. Quando sentiamo il bisogno di avvicinarci ad altre persone, quando vogliamo conoscerle meglio e farci conoscere, stiamo rispondendo alla chiamata di Dio – una chiamata che è impressa nella nostra natura di esseri creati a immagine e somiglianza di Dio, il Dio della comunicazione e della comunione.

..
In questa luce (amore), riflettendo sul significato delle nuove tecnologie, è importante considerare non solo la loro indubbia capacità di favorire il contatto tra le persone, ma anche la qualità dei contenuti che esse sono chiamate a mettere in circolazione. Desidero incoraggiare tutte le persone di buona volontà, attive nel mondo emergente della comunicazione digitale, perché si impegnino nel promuovere una cultura del rispetto, del dialogo, dell’amicizia.

.. La vita non è un semplice succedersi di fatti e di esperienze: è piuttosto ricerca del vero, del bene e del bello. Proprio per tale fine compiamo le nostre scelte, esercitiamo la nostra libertà e in questo, cioè nella verità, nel bene e nel bello, troviamo felicità e gioia.


.. Il cuore umano anela ad un mondo in cui regni l’amore, dove i doni siano condivisi, dove si edifichi l’unità, dove la libertà trovi il proprio significato nella verità e dove l’identità di ciascuno sia realizzata in una comunione rispettosa.



Leggi anche questo bellissimo contributo:

10 anni... eh sì, sono lunghi!

postato da AnnaV alle ore gennaio 24, 2009 08:45 | link | commenti (7)
categorie: internet, papa, informazione, benedetto xvi, comunicazioni sociali
venerdì, 23 gennaio 2009

Antisemitismo: un 'interrogazione parlamentare

Ricevo ora la NL di Fiamma Nirenstein e vengo a sapere di questa interrogazione relativa a fatti che conoscevo solo in parte:



Atto Camera

Interrogazione a risposta orale 3-00328
presentata da
FIAMMA NIRENSTEIN
mercoledì 21 gennaio 2009, seduta n.118



NIRENSTEIN, CALDERISI, DELLA VEDOVA, PIANETTA, BERNINI BOVICELLI e BOCCHINO. -
Al Ministro dell'interno.
- Per sapere - premesso che:


dall'inizio delle operazioni israeliane nella Striscia di Gaza in risposta alla rottura unilaterale della tregua da parte di Hamas, si sono andati moltiplicando in Italia episodi di natura antisemita di intimidazione e violenza, nonché atti vandalici, a danno delle organizzazioni di amicizia italo-israeliana, degli organi di informazione, dei rappresentanti delle comunità ebraiche e di luoghi di culto ebraici;

in particolare:

20 gennaio, Firenze: sono state imbrattate delle mura in cui una stella di Davide era equiparata a una svastica;

17 gennaio, Firenze: un ordigno esplosivo artigianale è depositato nei pressi della sinagoga di Firenze;

17 gennaio, Torino: alcuni individui incappucciati imbrattano nella notte l'entrata della casa della madre del vice presidente dell'Associazione Italia Israele di Torino, Emanuel Segre Amar, con la scritta: «sionista assassino», e lasciano circa trenta volantini intimidatori («sionisti non siete intoccabili»), con minacce alla sua incolumità personale;

13 gennaio, Pisa: ignoti imbrattano la facciata principale della sinagoga di Pisa, lanciando uova piene di vernice rossa;

13 gennaio, Roma: un volantino con insulti antisemiti ed esplicite minacce ai giornalisti è consegnato alle redazioni dell'agenzia di stampa Ansa e di altri organi di informazione. Il volantino, sul quale campeggia la foto di Adolf Hitler, riporta un testo farneticante che rivolge insulti razzisti e minacce anche contro alcuni ministri e rappresentanti della comunità ebraica;

12 gennaio, Roma: sono rinvenute scritte antisemite nei pressi di via Gaeta;

12 gennaio, Torino: una ricercatrice della Fondazione Camis de Fonseca (presso cui si svolgono gli eventi dell'Associazione di Amicizia Italia-Israele), mentre sta uscendo dalla sede è bersagliata da uova piene di vernice rossa, al volto e al corpo;

12 gennaio, Milano: si verificano incidenti tra manifestanti e polizia nel corso di una manifestazione pro-Palestina organizzata di fronte al Teatro Strehler, dove era in corso un evento dal titolo «Il diritto di Israele a esistere e difendersi», promosso dalla Comunità ebraica di Milano;

10 gennaio, Torino: tutta la facciata dello stabile che ospita la Fondazione Camis de Fonseca è riempita di vernice rossa lanciata con le uova, che colpiscono e imbrattano anche i carabinieri posti a difesa dinanzi all'edificio; manifestanti bruciano una bandiera israeliana;

10 gennaio, Roma: scritte antisemite e inneggianti a Hamas sono rinvenute in via Catania e corso Trieste, al monumento dei partigiani di Centocelle e sulle saracinesche di alcuni esercizi commerciali in piazza Bologna. Sono presi di mira anche il sindaco Alemanno e il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, con striscioni a ponte Lanciani;

9 gennaio, Mestre: almeno cinque incappucciati compiono un blitz contro la sede della compagnia marittima israeliana «Zim Line». I cinque rompono la telecamera interna, rovesciano armadi e scaffali e imbrattano i muri di vernice rossa con le scritte «Israele boia» e «Palestina libera»;

8 gennaio, Roma: il sindacato autonomo del commercio Flaica-Uniti-Cub invita a boicottare i negozi degli ebrei;

5 gennaio, Roma: una svastica viene disegnata sul portone di ingresso della casa del presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici;

3 gennaio, Torino: la sede della Fondazione Camis de Fonseca è imbrattata con vernice rossa;

3 gennaio, Milano: bandiere israeliane sono bruciate durante una manifestazione pro-Palestina;

nelle ultime settimane vi è stato inoltre un enorme incremento di messaggi violenti ed offensivi alla mail del sito «Informazione Corretta», con volgari insulti antisemiti («finirete tutti nei forni») -:

- se sia noto a quali esiti abbiano condotto le indagini sino ad oggi effettuate sui casi esposti in premessa;

- quanti altri episodi della stessa natura - e di quale gravità - siano stati denunciati alle forze dell'ordine dall'inizio delle operazioni israeliane nella Striscia di Gaza;

- se il Governo ritenga che si tratti di episodi ispirati a matrici politico-ideologiche estremiste e minoritarie, o invece siano da ricondurre a un più diffuso sentimento dell'opinione pubblica italiana;

- quali iniziative il Governo abbia assunto e intenda ulteriormente assumere per contrastare e reprimere i ricorrenti episodi di propaganda e violenza antisemita, nonché per garantire la sicurezza a quanti, per queste ragioni, sono stati -, o rischiano di divenire - bersaglio di intimidazioni, minacce e aggressioni.
(3-00328)
postato da AnnaV alle ore gennaio 23, 2009 18:03 | link | commenti (2)
categorie: antisemitismo
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