Giovane mamma, amavo accompagnare i miei due frugoletti in… chiamiamolo giardino, dove in primavera sbocciavano spontaneamente vicino all’aiuola dei graziosissimi fiorellini.
Erano piccoli, con pochi petali di un bel giallo oro e con delle piccole macchioline, all’attaccatura del petalo, color bruno; ma erano così regolari, così perfetti che io per prima ne restavo stupita.
Allora invitavo i miei chiassosi bambini a fermarsi un momento, in mezzo a quel trionfo di verde primaverile, a guardare quei fiorellini, senza strapparli, ché avrebbero sofferto inutilmente; li invitavo ad ammirarli e a chiedersi chi mai avrebbe potuto prendersi la briga di fare quei piccolissimi e apparentemente insignificanti capolavori, che duravano appena una stagione.
Chissà se quei due frugoletti ormai adulti e con una vita e un lavoro proprio si ricordano di quei piccolissimi fiori.
Eppure, ripensando a quell’episodio abbastanza lontano nel tempo, mi dico che la realtà è davvero misteriosa e sopravanza di gran lunga ogni nostra immaginazione.
Perché quei fiori, che attiravano la mia attenzione e i miei bimbi guardavano stupiti, crescevano proprio lì?
Credo che non conoscerò mai la risposta esauriente a questa domanda, come non conoscerò mai il significato insondabile per cui ho incontrato quello che sarebbe diventato mio marito, o il perché mia madre si sia ammalata e abbia sofferto tanto; il perché di tante altre cose, liete e tristi.
Posso solo intuire qualcosa; ma più vado avanti più mi accorgo di certi risvolti degli eventi che prima mi erano sconosciuti. E allora penso che la realtà non si finisce mai di conoscerla, anche nei suoi aspetti più apparentemente quotidiani e banali.
Col tempo, se si osserva e si medita, si scoprono mille particolari, mille aspetti che in un primo momento erano sfuggiti. Ma bisogna osservarla la realtà (e della realtà fanno parte anche le persone), con curiosità desiderosa.Altrimenti ci sfugge la sua incredibile varietà e ricchezza.
(dal blog Lettere al futuro dove l'ho postata il 7 gennaio)

