"Signore, tu lo sai che ti amo"
Così disse Pietro dopo che per tre volte Gesù gli aveva chiesto: "Simone di Giovanni, mi ami tu?". E la risposta - sappiamo - era ancora più accorata della domanda e carica del dispiacere che Gesù quasi non gli credesse: "Gesù, tu sai tutto, tu sai che ti amo".
Ricordiamo l'episodio evangelico: Pietro e i suoi amici, ormai tornati al lavoro consueto, dopo la sconvolgente morte dell'amico Maestro, tornano alla riva dopo una notte di pesca e trovano Gesù che ha preparato per loro la colazione. E, come si fa tra veri amici, dopo il pasto il discorso si fa serio: "Pietro, mi ami tu?" dice Gesù con quella domanda bruciante che abbracciava tutta l'umiliazione di chi sapeva di aver tradito l'amico più caro.
Ma, per quanto grande fosse l'umiliazione, la vergogna, il dolore, Gesù con quel suo sguardo che penetrava fin le più profonde fibre e lo abbracciava tutto nella sua fragile umanità, gli fa quella domanda diretta, senza preavviso.
Immaginiamo lo stato d'animo di Pietro, quando vede quello sguardo amico, che però lui percepisce come indagatore... certamente sapeva di meritare un rimprovero: "...E sì, però l'hai combinata grossa! Mi hai tradito per ben tre volte... e con chi? Con una donnetta e con degli ubriaconi... ".
No, niente di tutto questo, solo: "Pietro, mi ami tu?"
Cosa poteva rispondere lui, umile e ardente pescatore della Galilea, se non la verità a Uno che era e chiedeva
Certo non poteva rispondere di no, anche se l'aveva tradito e apparentemente i fatti erano contro di lui.
Perché, anche se non lo capiva, anche se non riusciva a spiegarlo a se stesso, sapeva che a quella domanda diretta non poteva rispondere diversamente da come ha risposto.
Ma cosa significava, cosa significa quel Tu lo sai che ti amo?
Credo che per capirlo dobbiamo cambiare le nostre categorie mentali, figlie di una cultura materialista e ipocrita, per poter comprendere tutta la profondità di tale affermazione.
Amare dal punto di vista del tempo di Gesù - e da allora per tutti i cristiani - non ha quelle sovrastrutture di significato cui siamo abituati.
Amare per Pietro e per tutti i discepoli di Gesù è riconoscere che di quella presenza affascinante, misteriosa, dolce, serena, decisa, misericordiosa, equilibrata uno non poteva e non può fare a meno. Se Tu non cammini con noi, non ci muoveremo di qua diceva anche Mosè nella Bibbia; e, molto più recentemente un teologo affermava: lo non potrei più vivere se non lo sentissi ogni giorno parlare.
Ecco, questo significa, anche per Pietro.
Più che una decisione volontaristica è un riconoscimento del fatto che quell'amico, che aveva imparato a chiamare Messia, era Uno senza il quale la vita era insopportabile, senza di Lui non si poteva vivere.
Anche per me, per te, può essere così: c'è un momento, un'esperienza, che la misericordia di Dio prima o poi ci fa incontrare e riconoscere, che è così affascinante e totalizzante che uno non può continuare a vivere se non restando sempre attaccato alla presenza fisica di colui o coloro che gli hanno fatto conoscere la tenerezza di un Dio, che si offre a noi come compagno di strada nel percorso della vita.
Il Cristianesimo non è un insieme di regole, ma un Dio amico a cui rispondere con il trasporto di Pietro in qualsiasi momento della giornata, in qualsiasi situazione siamo: "Sì, lo sai che ti amo, lo sai che ti riconosco, lo sai che senza di Te non potrei vivere perché Tu sei il mio tutto. Non so perché, non lo so proprio perché sono pieno di fragilità, di peccato, di distrazione, di limite, ma tutta la mia preferenza umana è per Te".
E' questa la forma suprema di moralità, perché a Dio non importa quanto siamo peccatori, non importa quanto ancora peccheremo. Gesù continuerà fino alla fine a chiedere alla nostra umanità confusa e umiliata per il nostro limite: "Mi ami tu.?"

