Ho appena finito di leggere il libro di Antonio Socci "Indagine su Gesù" che mi ha rivelato un aspetto nascosto del cuore dell'autore e mi ha rammentato un dolcissimo canto che spesso sento dal coro a quattro voci della mia comunità. Eccolo:
"Jesu, dulcis memoria" ,(Inno, Bernardo di Clairvaux, 1090/1153)
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Jesus, dulcis memoria, |
Gesù, dolce memoria |
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dans vera cordis gaudia, |
che dai la vera gioia al cuore, |
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sed super mel et omnia, |
più del miele e di ogni cosa |
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eius dulcis praesentia. |
la sua presenza è dolce. |
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Nil canitur suavius, |
Nulla si canta di più soave, |
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nil au ditur jucundius, |
nulla si ascolta di più giocondo, |
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nil cogitatur dulcius, |
nulla si pensa di più dolce |
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quam Jesus Dei Filius, |
che Gesù, Figlio di Dio. |
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Jesu, spes paenitentibus, |
Gesù, speranza ai penitenti, |
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quam pius es petentibus, |
quanto pio sei a chi ti prega, |
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quam bonus te quaerentibus, |
quanto buono sei a chi ti cerca, |
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sed quid inveniantibus? |
ma che cosa sei per chi ti trova? |
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Nec lingua valet dicere, |
Né la lingua basta a dire, |
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nec littera exprimere, |
né lo scritto può esprimere, |
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expertus potest credere |
solo chi prova, può credere |
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quid sit Jesum diligere. |
che cosa sia amare Gesù. |
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Sis, Jesu, nostrum gaudium |
Sii, Gesù, la nostra gioia, |
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qui es futurus praemium, |
Tu che sarai il nostro premio, |
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sit nostra in Te gloria |
sia in Te la nostra gloria |
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per cuncta semper saecula. |
per i secoli eterni. |
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Amen. |
Amen. |
Ed ecco una strugente meditazione di don Giussani da TRACCE:
Appunti dall’intervento di Luigi Giussani agli Esercizi spirituali degli universitari di Comunione e Liberazione
Rimini, 8 dicembre 2002
Vorrei sfruttare questa occasione, che, carica della sua piccolezza, è una troppo grande cosa: costringe a pensare, tutti sono costretti a pensarlo, anche se uno di noi non credesse, anche lui è costretto a pensarlo: Dio fatto uomo, Dio generato da una donna. Jesu dulcis memoria, dolce a ricordarsi, pieno di dolcezza nel ricordo che di sé compie.
Per questo io vorrei che la Madonna intercedesse per noi, in questo momento, presso Dio, perché Cristo sia realmente nella nostra vita una presenza, “la” Presenza. Perché la differenza tra una presenza e la Presenza è che la Presenza è il significato di una presenza. Una presenza ha significato solo nella sua totalità finale.
«Dio, se ci sei, rivelati a me», ci è stato tante volte ricordato: e anche questi Esercizi hanno rinnovato l’Avvenimento. Quante volte vi siamo stati richiamati nella nostra fortunata vita di cristiani!
«Dio, se ci sei, rivelati a me». Una presenza è Dio: se anche non è sentita, se pare non adeguata, adeguatamente motivata, sta invece come insostituibile parola.
«Dio, se ci sei, rivelati a me». Rivelati vuol dire: fatti percepire parte della nostra, della mia esperienza! Questa deve diventare una preghiera, deve diventare una domanda, perché la preghiera è domanda. Deve diventare una domanda in noi, che salga anche dal nostro cuore arido, educato così lontano dalla memoria di quello che è successo e che succede, di quello che è successo e che succede nel mondo. Perché la memoria di quello che sta succedendo nel mondo è in ogni uomo proporzionale al fatto che quella memoria sia legata all’avvenimento, all’avvenimento di vita che noi stiamo vivendo.
Gesù, dolcezza a pensaci. A pensarci, a rinnovarne l’annuncio, l’annuncio del Suo essere presenza.
Presenza cosa vuol dire? Sed super mel et omnia, ejus dulcis praesentia. La Sua presenza è la cosa più buona, più bella e più dolce della nostra vita. Non ho vergogna a dire questo davanti a tutti voi che siete così figli del vostro tempo, a noi che siamo così figli del nostro tempo: «Sopra ogni cosa dolce, Tu sei dolcezza a me».
Presenza vuol dire qualcosa che muta l’avvenimento nella sua fattispecie propria, che investe il significato del gesto che compio, delle forme che mi riempiono gli occhi.
Vi auguro di non aver paura e di non aver vergogna: di non aver paura, nel vostro nascondimento, quando siete nascosti a ciò che vi circonda, e di non aver paura quando la domanda di Cristo, al Mistero che fa tutte le cose, attecchisce a stento, sembra non attecchire.
Lo Spirito che ha fatto le cose, che fa le cose, da cui tutto fluisce, da cui tutto è fiorito, lo Spirito che ha germinato la fisionomia della Madonna, questo Spirito ci renda più facilmente discepoli del Verbo che ha cambiato di fatto la storia dell’umanità e che, attraverso la nostra adesione, attraverso le forme con cui noi guardiamo, udiamo, sentiamo, tocchiamo le cose, usiamo le cose, la muta. È un cambiamento che definisce la “presenza”, essa può essere definita solo da un cambiamento. Lo fu per l’Innominato di Manzoni nel romanzo; lo sia quotidianamente nel romanzo della nostra vita quotidiana, altrimenti essa subirebbe il contraccolpo di una indefinitezza.
Che la vostra e mia preghiera di fronte, dentro il richiamo di quella memoria, della memoria di Cristo, avvenga con semplicità; ma, nel tempo che passa, secondo una maturità che nessuno può impedire, salvo noi stessi.
Che questa memoria diventi presenza cambiando il volto di quel che siamo, di noi stessi, delle persone che ci circondano, della terra e del mondo intero, in quel tempo, dunque, e in quello spazio che costituiranno identicamente lo scenario dell’ultimo traguardo, dell’ultimo giudizio, dell’ultimo giudizio sulla vita. La gloria di Cristo sarà quell’ultimo giudizio.
La dolcezza si ponga come permanenza nella nostra vita: si realizzi la Sua permanenza, la Sua presenza nella nostra vita, per l’ultimo giudizio.
Presenza! Vi ringrazio di avermi dato l’occasione questa mattina di sentire con quella profondità che gli anni danno, assicurano, con quella sicurezza, dunque, con cui si palesa ai nostri occhi, che il Signore sia presente, che Cristo sia presenza.
Auguri a voi per questo.

