In Due minuti per la vita leggo l'articolo che segue in calce e resto basita.
Ho sempre pensato che in uno stato di diritto come il nostro la Costituzione sia sacrosanta. E che in Italia, secondo quanto dice la costituzione, il potere si esercitasse attraverso tre realtà:
Il potere legislativo, cioè il potere di fare le leggi, che appartiene al parlamento (deputati e senatori);
Il potere esecutivo, cioè il potere di far eseguire le leggi, che appartiene al Governo;
Il potere giudiziario, cioè il potere di punire chi trasgredisce le leggi, che appartiene alla magistratura.
Tra questi poteri deve esserci collaborazione e nessuno di questi poteri può invadere il campo che spetta all'altro.
Stavolta pare che una legge fatta dal parlamento e in vigore sia stata modificata dalla sentenza di un tribunale.
Di questo passo qualsiasi legge fatta dal parlamento può essere vanificata dalla sentenza di un tribunale.
A mio avviso la situazione è grave e certamente i padri fondatori della nostra Repubblica e della Costituzione della repubblica italiana non avevano in mente questa confusione tra i poteri.
Quando la situazione è difficile occorre stare ben stretti a ciò che è consolidato come valido, cioè la nostra Costituzione, che regolava anche le modalità per modificarla: cioè attraverso il parlamento e a certe condizioni. Non certo da un tribunale.
Ma ecco l'articolo:
Eugenetica alla bolognese
Un’ordinanza ignora la legge 40 e apre alla selezione degli embrioni
© IL FOGLIO – mercoledì 2 luglio – Editoriale – pagina 3
L’ordinanza del Tribunale di Bologna – che consente a una coppia senza alcun problema di sterilità (visto che ha già due figli) di accedere alla procreazione medicalmente assistita per selezionare embrioni indenni dalla distrofia di Duchenne – non è soltanto l’ennesima spallata giudiziaria alla legge 40.
E’ la dimostrazione che la lettera di quella legge può essere tranquillamente ignorata. Il provvedimento bolognese non trova infatti nessuna giustificazione giuridica. Nemmeno la sentenza dello scorso marzo, con cui
“Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità”: questo il testo della legge, inequivocabile. L’ordinanza di Bologna finge che non sia così, si inventa il diritto di scegliere l’embrione “sano” e stabilisce addirittura quanti embrioni produrre: “Un numero minimo di sei”, anche qui clamorosamente in contrasto con la lettera della legge, che prevede un massimo di tre.
Si sceglie la strada della normativa fai-da-te, si cambiano tutte le carte in tavola e si azzera la logica stessa di una normativa lungamente discussa, votata a larga maggioranza parlamentare e uscita indenne da un referendum abrogativo.
Il provvedimento del Tribunale di Bologna, sollecitato da una coppia fiorentina che si era vista negare – giustamente – le pratiche di fecondazione da un centro della loro città, vale per il singolo caso, ma è comunque devastante dal punto di vista del precedente.
Tecniche comunque problematiche, come sono quelle che modificano la generazione naturale, sono ammesse dal nostro ordinamento per superare gravi problemi di infertilità. Non per introdurre pratiche eugenetiche palesi, dando la possibilità di eliminare come materiale scadente gli embrioni “malati”, dopo averli fabbricati in provetta.

leggi anche QUI e QUI

