martedì, 14 luglio 2009

Il Miguel Mañara di O.V.Milosz inaugura il Meeting di Rimini

Mi ha sempre affascinato, tanto che ne ho parlato anche qui*; ed oggi scopro che il "Miguel Mañara" inaugurerà la prossima edizione del Meeting di Rimini. Eccone la presentazioone tratta dal sito del Meeting:

Miguel Mañara
Quest’anno ad inaugurare il Meeting il 23 di agosto sarà la rappresentazione dell’opera di Oscar V. Milosz, interpretato dall’attore Gigio Alberti, con la regia di Otello Cenci, musiche originali di Roberto Andreoni e Marina Valmaggi e opere pittoriche di Franco Vignazia.

di Otello Cenci

La trama
Siviglia. È notte inoltrata. Nella cella del Convento della Caridad Padre Miguel non riesce a prendere sonno. Tra ricordi e sogni rivive quegli incontri che gli hanno cambiato la vita. Don Fernando, l’anziano uomo d’armi che osò riprenderlo in pubblico con toni aspri e, nello stesso tempo, abbracciarlo come un figlio. Girolama, la giovane donna e sposa che infiammò il suo cuore di amore vero. L’abate che gli insegnò il valore del tempo e la forza del perdono. Lo storpio, nel quale riconobbe Cristo e per il quale invocò il miracolo. Diversi luoghi, persone diverse accomunate da uno stesso sguardo. Uno sguardo severo e allo stesso tempo dolce, dal quale Manara è rimasto più volte affascinato. Accadimenti straordinari a cui si è abbandonato fiducioso accettando i cambiamenti e i rischi che questi comportavano. Gli stessi fatti di sempre, gli eventi del passato visti sotto una diversa prospettiva, che disvela un disegno fino ad allora nascosto.

Il tema
‘Si, Girolama, dite il vero; non sono come ero. Vedo meglio; e pure non ero cieco; ma era la luce, forse, che mancava: perchè la luce esterna è cosa da poco; non è essa che ci illumina la vita. Voi avete acceso una lampada nel mio cuore.’ Questo brano del Miguel Manara, credo esemplifichi in maniera efficace il significato del titolo di quest’anno del Meeting. Tutti i sei quadri di quest’opera parlano di avvenimenti che conducono, a volte trascinano, avanti il protagonista nella sua interminabile ricerca. Ricerca di qualcuno o qualcosa che dia senso e gusto alle giornate che si ripetono. Così, specchiandosi nell’irrequieto desiderio di felicità del Don Giovanni spagnolo di Oscar Milosz, ci si commuove per quegli incontri a volte bruschi, a volte dolci che stravolgono e sorreggono il suo cammino. In questi personaggi, ciascuno rivede le persone particolarmente care e importanti della propria storia e riassapora il loro abbraccio sincero e incondizionato. Per questi motivi, pur essendo una storia ambientata in una Spagna rinascimentale, sarà facile per il pubblico immedesimarsi. Il motore delle azioni e l’intreccio che ne consegue, sono le stesse per gli uomini di tutti i tempi: l’attesa di qualcosa che colmi l’abisso della vita e la grazia di un incontro con una Presenza che dona nuova luce alle ‘solite cose’ di tutti i giorni.

Lo spettacolo
Lo spettacolo inaugurale del Meeting è per sua natura un evento. Un evento perchè presenta in prima assoluta, una nuova produzione che apre una settimana eccezionalmente ricca di contenuti culturali ed artistici internazionali. Un evento perchè è l’occasione per iniziare a confrontarsi con il tema della manifestazione attraverso il linguaggio scenico. Un evento perchè vi prendono parte ogni anno tremila persone. Quest’anno l’allestimento prevede la presenza di oltre 50 artisti tra attori, acrobati coro e orchestra. Grazie ai dipinti di Franco Vignazia e a grandi proiezioni realizzate su quattro differenti fondali, gli spettatori sono introdotti nei paesaggi e negli ambienti di Siviglia della metà del 1600. I costumi di Ilaria Ariemme e le musiche originali di Marina Valmaggi e Roberto Andreoni completano il panorama di un viaggio che auspico suggestivo e intenso.



QUI il programma provvisorio del Meeting di Rimini
____________
*
(...)Molti contemporanei non riescono a porre un atto di fede appassionato, perché sono convinti che nell’adorazione di Dio ci sia la sublimazione di una debolezza: il problema religioso sarebbe quindi un’artificiosa consolazione per gente “sfigata”; un uomo che ha l’ingegno, per realizzarsi non ha bisogno di Dio.

Il Miguel Mañara può essere dunque un libro che contesta la concezione secondo cui Dio si offre come risposta consolatoria laddove non c’è via di scampo, perché si è deboli, incapaci, inetti, “sfigati” appunto.

 In realtà vi è qualcosa di sospetto in "chi crede in Dio perché non si sa mai"… e dire che Dio salva solo ed esclusivamente dove finisce ogni attesa umana non è conforme alla fede cristiana. Anche perché il disprezzo della felicità terrena non è esente dall’incapacità di amare, mentre l’essenza del Cristianesimo è appunto l’amore.

 

Incontriamo Miguel in un banchetto di avvinazzati e lo sentiamo al culmine della noia, dell’amaro disgusto per l’abiezione in cui ha disperatamente cercato di colmare la sua sete di infinito.

Non ha ritegno alcuno nel confessare la nausea per una vita  che  “cerca la donna pura per macchiarla e l’impura per esserne macchiato” (come è stato detto da un critico a proposito del poeta maledetto Baudelaire).

Chi non teme di sfidare il coraggioso Miguel, famoso per le sue imprese non solo amatorie, è il vecchio amico di suo padre che dettaglia in modo deciso tutte le indegne imprese del giovane trentenne. Lo distruggerebbe perché Miguel non ha nemmeno la voglia di reagire, immerso com’è nella nausea per una vita che non ha mantenuto le promesse di felicità che si aspettava; ma subito dopo gli indica una alternativa: la possibilità di un’incontro con una donna vigorosa e casta, Girolama.

 

Segue la vicenda dell’incontro fra i due e Miguel  non ha certo ancora perso il suo istinto di “cacciatore”, ma questa volta trova in qualche modo pane per i suoi denti. Non lo disarma la scaltrezza di Girolama, ma la sua trasparente innocenza:

 

Il fatto che incomincerà a spianare più decisamente la strada verso la conversione è la morte di Girolama.

La giovane sposa ha aperto una strada nuova nella vita di Miguel. Il suo  breve apparire luminoso ha ridestato in lui una sete di assoluto e gli ha mostrato un oggetto degno. La morte di Girolama significherà il dolore e il ritrovamento di se stesso.

 

Chi ha provato un grande amore non si rassegna a un di meno: vuole ritrovare quella bellezza la cui perdita rende la vita insopportabile.

Così accade per Miguel.

Dopo qualche mese lo vediamo alla porta di un convento a dire tutta la sua amarezza e il disgusto per la vita piena di peccato che ha preceduto l’incontro con Girolama.

Ma il disgusto sembra riempire tutto l’orizzonte e gli impedisce il vero pentimento; il passato è troppo carico delle sue avventure amorose che il vero amore per Girolama illumina di tutta la loro mediocrità.

“Tu non hai il volto… perché ascolti il tuo dolore… penitenza non è dolore: essa è amore” Gli dice il superiore del convento. La vera penitenza, il pentimento non può venire dal dolore, ma dal riconoscimento  che la sete di infinito e di amore non è stata colmata dall’errore e tale riconoscimento è reso più facile quando nell’esperienza c’è stato un amore vero e bello come quello per Girolama.

 

Dio dunque non è risposta agli animi mediocri, ma anche risposta ad uomini della statura di Miguel che ha giocato tutta la sua vita nella ricerca dell’amore e dell’appagamento vero. Perché Dio è amore e totale felicità e ci ha fatto per l’amore e la felicità.

postato da AnnaV alle ore luglio 14, 2009 08:09 | link | commenti
categorie: recensione, meeting di rimini, miguel manara

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